Diffida su diffida

 


Diffida su diffida viene su la grande rete,
che paura… che paura che ci fa!

Qualcuno ricorderà l’inchiesta di cui si è occupato Enzo Di Frenna, pubblicata su questo blog nel post Le verità della Rete su Juan Ruiz Naupari. Puntuale come un orologio svizzero, anzi, come una clessidra peruviana o ancora meglio come un calendario maya, è arrivata la diffida con richiesta di rimozione immediata di tutto il materiale pubblicato – clicca qui per scaricarla.

Byoblu.Com è un habituè, avendo ricevuto già una prima diffida con richiesta di rimozione e rettifica ed un’ingiunzione di sequestro preventivo.

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Intendiamoci: basta con i luoghi comuni. Una diffida è uno strumento legale perfettamente lecito. Se io scrivo qualcosa di lesivo per la dignità o la professionalità di qualcuno, è giusto che questo signor qualcuno abbia a disposizione uno strumento per tutelarsi. Questo vale sicuramente per la diffamazione perpetrata a mezzo stampa oppure con mezzi di radiodiffusione come la radio e la televisione: se Minzolini o Fede dicessero una balla al TG1 e al TG4  – si parla ovviamente per assurdo – e se questa balla dovesse ledere la mia reputazione, non avendo io una televisione ad personamsempre per assurdo: chi volete che abbia una televisione tutta sua? – sarei costretto a diffidarlo dal reiterare la diffamazione e a chiedere una smentita ufficiale, una rettifica che nessun altro potrebbe trasmettere se non lo stesso Minzolini o lo stesso Fede – ai quali nessuno peraltro chiederebbe mai di rimuovere un servizio che è già andato in onda, come non si potrebbe rimuovere da tutte le copie stampate di un giornale un articolo lesivo di chicchessia.

Per la rete il discorso è diverso. La rete non è un media gerarchico o piramidale. Qui da noi, tutti possono avere la propria televisione ad personam, e dunque tutti possono replicare contestando la veridicità delle affermazioni contenute in un blog

Semmai, la partita si gioca sulla visibilità del blog. Il blog più letto in Italia è quello di Beppe Grillo. Se Grillo diffama il signor Pinco Pallino, sarà difficile che i lettori di Grillo possano leggere la replica pubblicata sul blog del signor Pallino. A questo si potrebbe facilmente ovviare imponendo per legge un meccanismo automatico che metta in correlazione i due articoli. Il meccanismo c’è già e si chiama trackback. Visto che una legge bisogna farla – e tentano di fare quella sbagliata –  tanto vale stabilire che ogni blog deve mettere a disposizione un sistema di trackback con le caratteristiche necessarie ad agganciare le repliche, magari sviluppando un protocollo per identificare le rettifiche degli interessati ed evidenziarle con un apposito simbolo. Complicato? Ma va… per niente. La difficoltà non è tecnica: serve solo la volontà politica.

Dopo il mio post Il Diritto di Rettifica nel Web 2.0: trackback e blog reactions“, qualcuno ha avanzato poi una seconda perplessità: non tutti sono capaci di aprire e scrivere su un blog. Vero. Come è vero che non tutti sono capaci di scrivere una lettera dai contenuti legali: è per questo che esistono gli avvocati. Per meno, molto meno dell’importo che serve per pagare un avvocato, ci si potrebbe rivolgere ad una figura professionale apposita (creando nuovi posti di lavoro) che potrebbe facilmente e rapidamente creare un blog – a costo zero – e pubblicare la nostra comunicazione di rettifica. Il tutto ad una frazione del costo di un consulente legale (non serve una laurea per aprire un blog, scrivere un post e correlarlo ad un altro post impostando un trackback). Ci sono decine di internet point in ogni città che sarebbero felici di offrire questo servizio.

Non si può applicare la legge sulla stampa, pensata nel 1948, alla rete. Sarebbe come applicare i codici in voga ai tempi della Santa Inquisizione alla ricerca scientifica del XXI secolo. Me chi lo spiega ad un governo che spende miliardi di euro per un ponte, ne incamera ancor di più con una legge pensata per legittimitare i capitali mafiosi, e poi non trova 800 milioni per sviluppare la banda larga, condannando un intero paese e tutti i suoi cittadini al medioevo delle comunicazioni?

Ricevo e pubblico la risposta di Enzo Di Frenna alla lettera di diffida di Lorenzo Profeti, legale rappresentante di Inkarri.

Inkarri e Juan Ruiz: il bavaglio a Enzodifrennablog.it

  In merito alla mia video-inchiesta “Le verità della Rete su Juan Ruiz Naupari” mi scrive l’avvocato Angelo Averni, a difesa dell’Associazione Inkarri Italia e per conto del sig. Lorenzo Profeti, che mi risulta esserne presidente, ma non ha mai fornito copia dello Statuto e Atto Costitutivo che più volte gli ho richiesto attraverso lo studio del suo commercialista, né ha mai risposto alle mie mail e telefonate per chiarimenti.  L’avvocato Averni mi chiede di rimuovere ogni post e video inerenti a Inkarri e al sig.Juan Ruiz Figueroa. Le dico subito, caro avvocato, che i video rimarranno dove sono ed anche i post. Le ricordo che ai sensi della Legge sulla Stampa n° 47 del 1948 (che include il diritto di cronaca e il diritto di critica) e ai sensi della Legge n° 69 del 1963 che regola l’Ordine dei Giornalisti, rientra nelle mie funzioni porre domande e cercare notizie. Dunque la sua lettera è un tentativo di limitare la libertà d’informazione e di espressione, attraverso il mezzo Internet, che respingo con fermezza e decisione al mittente. Se un giornale, ad esempio, pubblicasse qualcosa di inesatto, si può mandare una lettera di rettifica con elementi circostanziati, oppure sporgere querela. Ma certamente non si chiede – con una lettera generica – di distruggere le pagine degli articoli di tutte le copie pubblicate. Dunque, finche un giudice non provi un eventuale reato di diffamazione – e la invito a procedere se vuole – tutto rimane dov’è.Nella sua lettera usa frasi generiche e non circostanziate, e non smonta nulla che non sia ampiamente documenato nella mia inchiesta. In un’eventuale sede di tribunale sarò dunque ben lieto di fornire i molti elementi in mio possesso, tra cui foto, video, testimonianze raccolte tra gli ex ederenti Inkarri e nei mesi in cui mi sono infiltrato come giornalista, e molto altro ancora.Lei scrive che avrei diffamato il sig. Figueroa e Inkarri, che l’Ayahuasca non è illegale, che nel processo di Perugia gli imputanti sono stati assolti, e mi diffida dal pubblicare altro materiale con qualunque mezzo d’informazione. La lettera completa è comunque sul mio blog.Da come è scritta questa lettera mi sono detto: è un avvocato giovane e sicuramente svolge la professione da poco. Infatti dall’Albo degli avvocati – pubblico e disponibile su Internet – vedo che lei è nato nel 1967, ha dunque 42 anni, ed è iscritto all’Albo dal 2001: dunque opera, tutto sommato, da pochi anni.
Le dico, avvocato Averni, che non ha letto bene il mio blog, il cui indirizzo non è enzodifrenna.it come lei scrive -ecco vede – ma enzodifrennablog.it, come è indicato qui.
In corsivo poi cita la legge 49 del 2009 e sbaglia pure anno, perché è la 49 del 2006, detta Fini Giovannardi, che abbatte la distinzione tra droghe leggere e pesanti. Dunque ne desumo che forse non visto bene i miei video.

L’Ayahuasca è una miscela di due piante che – decotte e trasformate in bevanda liquida – contengono DMT, cioè dimetiltriptamina. La pianta che contine DMT in dosi elevate è la Psichotria Viridis, responsabile dell’effetto allucinatorio. La DMT è inserita nella TABELLA 1 della legge 49/2006 – eccola qua – e dunque lei scrive un’ulteriore imprecisione, poiché – come conferma anche la Direzione Centrale Antidroga – se si viene colti nell’uso di tale sostanza dove risulti che la DMT sia massicciamente presente come principio attivo, si rischia l’arresto e il carcere dai 6 ai 20 anni, con ammende che vanno dai 26 mila a 260 mila euro.

In un mio recente post – del 3 novembre 2009 – ho pubblicato notizie su come viene venduta e distribuita l’Ayahuasca in Europa, già pronta in formato liquido. I corrieri di una qualunque organizzazione – quasi sempre europei perché passano inosservati – comprano bottiglie ad alto concentrato di Ayahuasca – che chiamano “la madre” – dove il principio attivo DMT è ben superiore alla soglia prevista dalla legge. La madre, conservata in frigo, viene poi diluita e distribuita. Dunque le confermo ciò che ho detto: se un qualunque aderente di una qualunque associazione venisse sorpreso con una bottiglia di “sostanza madre” c’è il rischio reale di arresto e carcere. Di indagini sull’uso di Ayahuasca, chiamata anche Yagè, ce ne sono molte nel mondo. Il caso più recente in Spagna, a gennaio 2009, ha portato all’arresto dei membri di un’associazione che la vendeva a caro prezzo. Ecco il comunicato ufficiale della Polizia Spagnola, egregio avvocato.

E veniamo ad altri punti. Lei dice di parlare in nome del sig. Profeti, ma prende le difese del sig. Juan Ruiz Figueroa, rivelando tra l’altro – per la prima volta ufficialmente – che il suo cognome non è Naupari come si presenta in Internet – ecco, vede? – ma Figueroa, come avevo rivelato nel mio primo video su You Tube.

Dunque a che titolo lei difende questo peruviano che guadagna somme sorprendenti? Se lei avesse visto bene i miei post e i miei video, riferisco che Figueora è esperto di Ayahuasca è questo dato è incontestabile: ci sono siti e blog di suoi allievi che ne parlano, c’è una pagina su Inkarri.es – cioè Espagna – dove si presentava un congresso sull’Ayahuasca Vision da lui organizzato – poi fatta sparire dopo pochi giorni dalla pubblicazione della mia video-inchiesta – ecco vede, ora non c’è più, e poi c’è un filmato – in mio possesso – dove Ruiz Figueroa tiene una video conferenza in Internet su Justin Tv dove gli utenti in chat, mentre interagiscono col maestro, fanno riferimento a cerimonie e Ayahuasca. Forse farebbe bene ad avvicinarsi allo schermo la prossima volta, così non le sfuggono alcuni dettagli.

E’ dunque un reato essere esperto di una pianta? Mi può citare cortesemente un articolo del Codice Penale o Civile?

A questo punto, però, lei mi fornisce lo spunto per qualche domanda: come mai, caro avvocato, lei prende la difesa degli imputati nel processo di Perugia arrestati per detezione di Ayahuasca liquida? Perché ci tiene a dire che non è illegale l’uso di Ayahuasca in Italia? Sta forse ammettendo che i membri di Inkarri ne fanno uso? Mi faccia sapere, per favore. Anzi, le faccio domande pubbliche: gli aderenti di Inkarri hanno mai usato o distribuito Ayahuasca liquida durante le cerimonie con il signor Juan Ruiz Figueroa? E l’hanno mai pagata? E il sig. Figueora che dice? Anzi, guardi: glielo chiedo in spagnolo:

Los miembros de Inkarri han usado o distribuido alguna vez Ayahuasca líquida durante las ceremonias con el peruano Juan Ruiz Figueroa? ¿Han pagado alguna vez por ella? ¿Y usted, Señor Figueroa?, le hablo a usted, ¿me oye? Usted que es un maestro de verdad diga la verdad, ahora, delante de sus usuarios en Internet: ¿ha usado alguna vez Ayahuasca en sus ceremonias por todo el mundo? Son preguntas simples. ¿O quizás, tiene miedo de las preguntas, Señor Figueroa? Le he escrito muchas veces y espero con ilusión una respuesta suya.”

In italiano: “Gli aderenti di Inkarri hanno mai usato o distribuito Ayahuasca liquida durante le cerimonie con il peruviano Juan Ruiz Figueroa? L’hanno mai pagata? E lei sig. Figueroa, dico a lei, mi sente? Lei che è un maestro di verità dicxa la verità, ora, davanti ai suoi utenti in Internet: ha mai usato Ayahuasca nelle sue cerimonie in giro per il mondo? Sono semplici domande. O forse ha paura paure delle domande, signor Juan Ruiz? Le ho scritto tante volte e aspetto volentieri una sua risposta.

Come vede, avvocato. sono semplici domande, che ho posto continuamente ai dirigenti e membri Inkarri, senza mai ricevere risposta. Tra l’altro, i membri di Inkarri usano continuamente parole come “verità”, “luce”, “onestà”, “etica espiritual”, e così via.

Se avesse guardato attentamente il mio secondo video su You Tube, avrebbe sentito che ho ampiamente citato l’archiviazione del caso di Perugia: “Il procedimento fu poi archiviato perché, come descrive una documentata tesi universitaria, le percentuali di DMT nell’Ayahusca liquida sequestrata andavano dallo 0,02 allo 0,05”.

Dunque c’è completezza d’informazione. E dico anche che la sentenza si rifà alla vecchia legge 300 del 1990, mentre nel 2006 – anno di archiviazione – è arrivata la legge 49/2006, ben più dura. Oggi, per intenderci, si può essere arrestati anche per una semplice piantina di canapa.

Come poi forse saprà, il Santo Daime è una chiesa di natura religiosa sudamericana e sono stati scagionati anche perché è emerso che non c’era business sull’uso dell’Ayahuasca.

Ora le fornisco un dato interessante: ascolti bene.
Gli stessi dirigenti e membri di Inkarri Italia hanno dato vita all’Università Pneuma – con sede a Tuenno, in provincia di Trento, in via 4 ville 12, gestita – come risulta da Internet – dai signori Renzo Menapace e Carmen Pizzolli, coadiuvati da Lorenzo Profeti e Francesca Crognale. Sul sito universidadpneuma.org c’era un calendario fitto di appuntamenti del sig. Figueroa, con corsi, seminari e viaggi… incluse cerimonie ben pagate. Dopo appena qualche giorno dalla pubblicazione della mia video-inchiesta, il sito è sparito. Come mai? Che c’era da nascondere?

Allora vediamo. Il Ministero della Pubblica Istruzione mi ha comunicato ufficialmente che nessun soggetto privato può aprire una università o usare tale termine in Italia, e indica i riferimenti normativi che le allegherò volentieri alla mia risposta scritta.
Ed ora veniamo allo scoop: la Direzione Università del Ministero dell’Istruzione mi comunica – ufficialmente – che nessuna Università Pneuma è registrata ai sensi di legge. Ecco. Vede? Ma vediamo adesso una cosa curiosa: in questo filmato che risale ad agosto 2009 si vede che sul sito Inkarri.it, cliccando alla voce “Pneuma” appare questo testo. Oggi, cliccando nel profilo dello sciamano Juan Ruiz – come per magia – il testo è sparito, ed esce una pagina che si affretta a dire che la Università Pneuma non è riconosciuta in Italia.

Allora di che parliamo, caro avvocato?
MI pare che il sig, Lorenzo Profeti abbia avuto a disposizione oltre due mesi per rispondere alle mie domande.

Si tenga aggiornato seguendo il mio blog attentamente.
A breve arriverà il quarto video…

 Enzo Di Frenna
http://www.enzodifrennablog.it/

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5 risposte a Diffida su diffida

  • 1
    Melly

    ce ne fossero di più, di Enzo Frenna, di Claudio Messora e altri che hanno coraggio, determinazione e sopratutto onestà d’animo… Grazie per la vostra informazione preziosa, spero il “popolo” della rete cresca ed acquisti forza per raggiungere una vera libertà di informazione, ed una piena possibilità di crescita per le persone, attualmente “vittime” del programma di abbrutimento e lobotomizzazione del grande vecchio…

  • 0

    Avete stufato de racconta’ la verità!

    Avete stufato de fa’ ragiona’ le persone!

    Avete stufato de denuncia’ le cose che non vanno!

     

    Io me vado a vede’ il GF delle Filippine coi sottotitoli in Cecoslovacco.

    E’ molto più istruttivo di voi!

  • -1
    teleabuso

    Ho già avuto modo di leggere, ieri o ieri l’altro, questa diffida fatta dall’avvocatino e la replica ad hoc di Enzo Di Frenna. Mi è molto piaciuta anche se non è che capisco molto di leggi. La faccenda comunque è spiegata abbastanza chiaramente, in modo limpido, tant’è vero che l’ho capita anch’io.  Ce ne fossero in Rai di persone che fanno inchieste e indagini come Di Frenna e le spiegassero poi altrettanto chiaramente al vasto pubblico! Idem per byoblu-Messora.

  • -2

    Ho imparato una nuova cosa e una nuova persona grazie a Byoblu. Grazie!

  • -3

    Il ragionamento sulla rete e sui tradizionali mezzi d’informazione non fa una piega.

    Un giornale ha una divisione dei ruoli e responsabilità ( direttore, capo redattore, giornalisti etc etc. ) quindi inquadrabili da leggi che regolamentano la libertà di stampa. Alla rete non potrà mai essere applicata perchè è un mezzo aperto ed in continuo aggiornamento. Non riescono a limitare il fenomeno del file sharing ( scaricare materiale protetto da copy- right ),

    non riuscivano in Cina ed Iran a limitare l’informazione libera della rete censurando alcune parole nel motore di ricerca Google ( perchè usavano programmini come ultrasurf o hotspot ).

    In rete finirono le dichiarazioni dei redditi 2005 degli italiani anche se il sito del ministero aveva chiuso le pagine dopo mezza giornata.

    In rete finirono i programmi di collaborazione nucleare della Casa Bianca e si trovavano anche i siti con planimetrie delle aree dei reattori.

    In rete rubano i codici di sicurezza delle Carte di Credito.

    Questi esempi legali e non dimostrano solo che il mondo virtuale non ha paletti e non possono essere affissi perchè non è il mondo reale.

    Loro fanno solo un terrorismo psicologico volto ad incutere timore.

     

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