Il mercato nero della democrazia


Sintonia tra Obama e Medvedev: “potrebbero servire altri mezzi per rendere pacifico il programma nucleare iraniano”.

  Esportare democrazia sta diventando il più grosso business del 2000. Presto inseriranno un apposito corso nelle facoltà di Economia e Commercio, mentre i contrabbandieri si stanno già organizzando per importarla clandestinamente e rivenderla sul mercato nero. La Cina è al lavoro per produrne imitazioni pressocché indistinguibili dall’originale, con tanto di Costituzione tarocca, disponibili in due versioni: quelle con un premier alto e di colore e quelle con un premer nano e improcessabile. La Clementoni invece ne sta facendo un gioco da tavolo: chi finisce sulla casellina di Fallujah si becca le bombe al fosforo, mentre chi finisce in prigione viene torturato e umiliato dagli altri giocatori.

Per finire, la Settimana Enigmistica sta per lanciare un concorso a premi nel quale bisogna aiutare la Susy a trovare una buona scusa per invadere un altro paese, ma occhio: gli attentati ai grattacieli, le armi di distruzione di massa e lo spauracchio del nucleare non valgono. L’hanno già usati.

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6 risposte a Il mercato nero della democrazia

  • 1

    Il primo sospetto su Obama l’ho avuto quando leggendo sulle “riviste che tengo nel cesso” (Caparezza, Felici Ma Trimoni”) trovai sbandierata a reti unificate la storiella di Obama, della sua inarrestabile ascesa sostenuta dal basso. Mi sembrò così totalitaria, prive di voci fuori dal coro (eccetto un patetico “ma è negro!”), e così stranamente pubblicizzata dalle riviste patinate del Berlusca (il quale, a regola, avrebbe dovuto esserne terrorizzato essendo lui l’esatto opposto [basso, vecchio, dittatore e col cerone invece che alto, giovane, democratico e nero]) che subito mi lasciò un tarlo in testa. Tarlo che ha continuato a nutrirsi dei dubbi che, documentandosi su YouTube o su internet, facilmente trovavano di che mangiare. Il Nobel per la pace “preventivo” è stato un eccesso di zelo che ha mostrato il pirandelliano strappo nel cielo di carta.

    E’ un gioco vecchio, che va avanti a colpi di scena, roba che il Berlusca fa da anni. Lo faccio anche io col mio gatto e mi stupisco di come funzioni sempre: si agita la mano destra vistosamente, attirando l’attenzione dell’animale. Dopodichè, con la sinistra lo si importuna senza che lui capisca da dove viene il pericolo.

    Il fatto che gli americani lo facciano su scala planetaria, dato il loro potere mediatico e sociale, rende l’effetto che avevamo col Berlusca ancora più forte: “Guarda, ci credono tutti”.

  • 0
    uluc

    ah ah ah, “il quesito della susy”, fantastico.

    presto a puntate su topolino uscirà il kit di “paperinik esportatore”.

  • -1

    Il paradosso della democrazia

    “La democrazia è ripugnante. Disprezza le masse ma le vezzeggia perché votano e portano voti “. (Carmelo Bene)

    Il significato di democrazia sta sempre più svuotandosi dei suoi postulati originari essenziali, ossia sta acquisendo un significato che è in netta contraddizione con la definizione (antiquata a quanto pare) stessa  di democrazia. Adesso questo significato contradditorio è quello di oligarchia o se vogliamo dittattura velata da valori svalutati (sviliti) democratici. Il popolo conta come numero e come potenziale suggestionabile e strumentalizzabile (vedi Menem e Berlusconi) tramite i media in mano a pochi (alcuni egregi – nell’etimo fuori dal gregge), o almeno, questo sarebbe in ultima analisi i loro intenti e l’interesse che vi ruota attorno . Per questo si esporta la democrazia, il più grande business del secolo scorso e dell’attuale millennio. Il popolo non ha voce sua propria e deve per forza di cose demandare la sua volontà (già di per sé formattabile) attraverso i suoi rappresentanti, che hanno altro a cui badare, magari agli interessi delle multinazionali.

    Quando il popolo poi si ribella ai faccendieri della politica ottiene come risposta una esplicita dittatura. Non volete farvi ingannare, allora si passa alle maniere esplicite, al pugno di ferro.

    Cosa c’è di più esplicito e agghiaciante per comprendere la nostra Italietta se non la testimonianza di una persona molto vicina al premier? Siamo ad Annozero. Le parole di Veronica Lario vengono a concretizzarsi nella voce e nel volto della bravissima Monica Guerritore, parole estremamente toccanti che creano un’atmosfera inverosimile, da tragedia greca, atmosfera però mica tanto irreale e non propriamente suggestiva. Onde evitare l’equivoco della verificabilità delle parole scritte di Veronica  Lario, mi sono dato la briga di ritrascriverle, in modo tale che siano più usufruibili per la riflessione (chi volesse farla!), evitando così di offrire il destro a una cavillo possibile, inattendibile, dovuto all’interpretazione, seppur splendida, di Monica Guerritore. Riporto la versione integrale.

    MICHELE SANTORO : – Se io a Veronica chiedessi perché ha deciso di divorziare, cosa mi risponderebbe?

    MONICA GUERRITORE / VERONICA LARIO: – Sono convinta che a questo punto non sia più dignitoso che io mi fermi. La strada del mio matrimonio è segnata. Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni. Chiudo il sipario sulla mia vita coniugale. Io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire. Non posso più andare a braccetto con questo spettacolo. Qualcuno ha scritto… che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido. Quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore tutto in nome del potere. Figure di vergini che si offrono al drago, per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica. E, per una strana alchimia, il paese tutto concede tutto giustifica al suo imperatore.

    MICHELE SANTORO : – Se io potessi chiedere a Veronica Lario, ma secondo lei veramente c’è un’Italia da Basso Impero? Cosa mi risponderebbe?

    MONICA GUERRITORE / VERONICA LARIO: – Mi domando in che paese viviamo. Come sia possibile accettare un metodo politico come quello che si è cercato di utilizzare per la composizione delle liste elettorali. In Italia la storia va da Nilde Iotti alla Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito, né un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza, la mancanza di ritegno del potere. E questo va contro le donne in genere, soprattutto contro quelle che sono state in prima linea e che ancora lo sono a difesa dei propri diritti. Mio marito insegue lo spirito di Napoleone, non di un dittatore. Il vero pericolo in questo paese e che la dittatura arrivi dopo di lui, se muore la politica, come temo stia succedendo.

    MICHELE SANTORO : – … E se io dicessi, Signora Veronica, l’accusano di aver resa pubblica una vicenda privata, lei come risponderebbe?

    MONICA GUERRITORE / VERONICA LARIO: – Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questa linea di condotta incontra un unico limite: la mia dignità di donna, che deve costituire un esempio per i propri figli, diverso, in ragione della loro età e del loro sesso. Devo dare alle mie figlie l’esempio di una donna che sa tutelare la propria dignità. E voglio aiutare mio figlio a mettere il rispetto per le donne tra i valori fondamentali. Io ho fatto del mio meglio: tutto ciò che ho creduto possibile. Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto, di fare altrettanto come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile. Credevo che avessero capito. Mi sono sbagliata. Adesso dico: Basta. Perché mio marito è andato al compleanno di Noemi? La cosa ha sorpreso molto anche me. Anche perché non è venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli, pure essendo stato invitato.

    MICHELE SANTORO : – E se [Noemi] fosse sua figlia cosa ha risposto [Veronica]?

    MONICA GUERRITORE / VERONICA LARIO: – Magari fosse sua figlia.

    MICHELE SANTORO : – Quando Libero ha titolato “Veronica velina ingrata” e ha mostrato tre sue fotografie; una con il suo seno nudo, Veronica ha commentato così.

    MONICA GUERRITORE / VERONICA LARIO: – Mi sono sentita come davanti a un plotone di esecuzione, un secondo prima della fucilazione. Sono molto preoccupata per quello che potrà accadere ma ho la libertà per andare avanti.

    MONICA GUERRITORE : – Ecco, queste sono le parole di Veronica Lario, il suo pensiero, le sue accuse, anche le sue tenerezze, la sua forza. Sono le sue parole scritte, non è stato cambiato niente. Io penso che dare voce e volto a queste parole possa aiutare ad approfondire, a chiarire il senso e il significato di quello che lei ci ha detto.

    Strane cose cose succedono in questo paese anche nella rete! Ho digitato sul motore di ricerca interno della Rai il nome di “Veronica Lario”… Non ci credereste!:-) Non ha prodotto nessun risultato. Questo video tratto da Annozero su Youtube non è commentabile, infatti leggiamo espressamente: “L’aggiunta dei commenti per questo video è stata disattivata“. Il cittadino più uguale di tutti gli altri ha protetto la sua privacy-libertà, così come fa per la sua personale e personalizzabile democrazia (ormai un affare suo che non dovrebbe riguardare noi popolani). La solita pappardella della prevenzione alla strumentalizzazione e allo sciacallaggio mediatico. Libero (giornale libero secondo i dettami del presidente) ha pubblicato la foto di Veronica con le tette al vento e poi il nome di Veronica Lario scompare dalla RAI. Finché scompaiono soltanto i nomi! Dobbiamo rassegnarci a ben altre sparizioni.

    A quanto pare, quando si vuole sp****nare qualcuno ingombrante, avendo in mente un obiettivo ben preciso, non si hanno tanti riguardi, fosse anche la first lady.

    Le dichiarazioni di Veronica Lario presentate da Monica Guerritore – Anno Zero 

    “Il vero pericolo in questo paese e che la dittatura arrivi dopo di lui, se muore la politica, come temo stia succedendo” (Veronica Lario).

    Penso che queste parole possano rivelarsi profetiche.

  • -2
    blastlikecrazy

    La democrazia e’ il sistema politico del pollaio umano. E questo che vogliono esportare gli americano, o meglio chi c’e’ dietro il governo “democratico americano”

    Governo di polli condizionato dai media che creano la finta realta’ che condiziona il pensiero dei polli umani che credono di poter decidere qualche cosa votando e di poter scegliere. Questa si chiama democrazia, il governo delle masse, che tra’ l’altro anche se funzionasse non tutelera’ mai le minoranze perche’ e’ la maggioranza che decide.

    Invece, forse se lo sono dimenticati gli americani e sicuramente anche gli italiani, esiste la “repubblica” esattamente questo e’ quello che dovrebbero essere gli stati uniti ed anche l’Italia. Una repubblica con una costituzione intoccabile che cerca di tutelare i diritti di tutti. Invece e’ stata introdotta questa “democrazia” che sostituisce la repubblica. Della costituzione non si parla piu’ anzi i finti politici della democrazia la trovano quasi una cosa scomoda. Se non ci fosse lei la “democrazia del pollaio” potrebbe non avere piu’ rivali e trionfare indisturbata.

    La “democrazia” nasce nel pollaio americano e noi l’abbiamo solo importata.

    Berlusconi vuole  fare tutto. Possiede i media e vuole fare anche il presidente del consiglio. In america si dividono  i ruoli.  Ci sono i proprietari dei media e poi ci sono i presidenti. Comunque tutti servono le stesse persone. Non sono loro che contano. 

    Chi conta non si espone in prima fila se no il gioco non funziona piu’ e anche i polli potrebbero accorgersi del trucco. In italia gia’ si sono uniti i proprietari dei media e i presidenti del consiglio in un unico personaggio e la gente si lamenta. Obama rispetto a Berlusconi e’ un prodotto molto piu’ sofisticato e studiato per ottenere il risultato voluto. Berlusconi e’ piu’ grezzo e prevedibile. Resta pero’ il fatto che sia lui che obama sono solo i servi degli inventori della democrazia.

    I banchieri sono i padroni e i creatori della democrazia da esportazione. Sono loro il vero male, i burattinai che fanno girare il teatrino. Son gli stessi dietro al governo americano e sono gli stessi dietro a quello servile italiano. Pero’ la gente prefersce lamentarsi di berlusconi o del burattino di turno alla presidenza USA e non vuole andare alla radice del problema. Fino a che le banche centrali private stamperanno il denaro le “democrazie” fioriranno, le repubbliche moriranno e l’uomo cadra’ in schiavitu’ pensando di essere libero.

    • -2.1
      teleabuso

      Mi sembra un discorso più che sensato, ma che sviluppa  problemi alquanto complessi e intricati, finendo in zone d’ombre poco praticabili e in vicoli ciechi senza via d’uscita; mentre, come al solito, quasi quotidianamente, subiamo l’assalto incondizionato di questi nostri governanti (mandatari o mandanti che siano); restiamo invischiati dunque nell’urgenza del momento e  negli improrogabili problemi contingenti (spesso tramati da questi artefici insensati e senza scrupoli). Se l’industria della Governativa s.p2.a. del Berlusca propone una legge ammazza democrazia e/o ammaza giustizia, poco serve (per quanto veritiero possa essere) attribuire la causalità alle banche o relegare la responsabilità a persone che tessono nell’ombra (la cui esistenza è indubitabile). Bisogna fermare il biscione d’Arcore (o chi per lui) a tutti costi!

      Divagazione filosofessa

      Siamo giocati passivamente dal gioco, anche se sembriamo o ci illudiamo di essere una sua componente-controparte attiva. La stessa distinzione, giustamente rilevata, tra repubblica e democrazia, diventa irrilevante. Il problema sollevato comunque resta; allo stesso modo dobbiamo considerarci, a tutti gli effetti, dei polli di batteria, non c’è scampo: questa è la condizione (dis)umana. Siamo i polli di questa gabbia che è il sistema; tutto sta nel rendere questa gabbia-sistema possibilmente (più) vivibile, trovarvi in essa degli appropriati punti di fuga. Un martitio catartico. La libertà è un concetto di per sé alquanto vago e discutibile, oltre che controverso. “On n’échappe pas à la machine“. Carmelo Bene diceva paradossalmente di liberarsi dalla libertà, di sputarci sopra, poiché “niente è più vincolante della libertà”. Logica paradossale, ma tutt’altro che menzognera. La nostra libertà è condizionata dalla macchina del sistema, sia essa materiale che ideologica. Siamo vittime di questo miraggio, di questa credulità; ne siamo così vincolati che spesso abbiamo bisogno di distrarci e sognare di poter volare, sentire i nostri piedi sollevarsi da terra. Anche Berlusca, Dell’Utri, Mavalà Ghedini, le persone al di sopra di ogni sospetto, sono dei sognatori-tessitori di sogni, ma essi non faranno altro che produrre mostri a rotta di collo, ovvero: gli incubi che subentreranno ai sogni altrui. 

  • -3
    Alberto

    Nei tempi “bui” della fine presidenza Bush ci preoccupavamo di un nuovo Iraq in Iran. Nei tempi “luminosi” della nuova presidenza Obama ci preoccupiamo della nuova strategia “preventiva”. Che sia disco verde a Israele o nuove geopolitiche con altri figli di buona donna il risultato è lo stesso, non è cambiato nulla, preoccupati stiamo, e con ottime ragioni. Ma quand’è che anche i polli nel loro piccolo s’inc**zeranno? Occhi aperti!

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