La carta dei cento per il libero Wi-Fi

Insieme ad Alessandro Gilioli di Piovono Rane, a Guido Scorza, a Sergio Maistrello e a Raffaele Bianco, pubblico all’unisono il testo condiviso de La carta dei cento per il libero Wi-Fi, l’appello della rete… anzi no… basta con sta rete! …l’appello di noi cittadini italiani per superare le gravi limitazioni alla diffusione del Wi-Fi imposto dal Decreto Pisanu. Siamo davvero stanchi di essere la retroguardia tecnologica del mondo civilizzato.

Dopo le recenti dichiarazioni di Maroni, tuttavia, il peggio è dietro l’angolo…


Il 31 dicembre 2009 sono in scadenza alcune disposizioni del cosiddetto Decreto Pisanu, Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale“, che assoggettano la concessione dell’accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi quali la richiesta di una speciale licenza al questore.
Lo stesso Decreto, inoltre, obbliga i gestori di tutti gli esercizi pubblici che offrono accesso a Internet all’identificazione degli utenti tramite documento d’identità . Queste norme furono introdotte per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale e senza discussione pubblica. Dovevano essere provvisorie, ed infatti sono già scadute due volte (fine 2007 e fine 2008) ma sono stata due volte prorogate.


Si tratta di norme che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica. Tra gli effetti di queste norme, ce n’è uno in particolare: il freno alla diffusione di Internet via Wi-Fi, cioè senza fili. Gli oneri causati dall’obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte. Non a caso l’Italia ha 4,806 accessi WiFi mentre in Francia ce ne sono cinque volte di più.

Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet. Nel mondo la Rete si apre sempre di più, grazie alle tecnologie wireless e ai tanti punti di accesso condivisi liberamente da privati, da istituzioni e da locali pubblici: in Italia invece abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, contrarie alla sua immediatezza ed efficacia e onerose anche da un punto di vista economico. Questa politica rappresenta una limitazione nei fatti al diritto dei cittadini all’accesso alla Rete e un ostacolo per la crescita civile, democratica, scientifica ed economica del nostro Paese.

Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.

FIRMATARI



Alberto Abruzzese, docente universitario
Paolo Ainio, ceo Banzai
Paolo Basilico, ceo Kairos
Paolo Barberis, presidente Dada
Elvira Berlingieri, giurista
Giovanni Boccia Artieri, docente universitario
Raffaele Bianco, consigliere comunale e blogger
Antonio Boccuzzi, parlamentare
Stefano Bonaga, docente universitario
Roberto Bonzio, giornalista e blogger
Dino Bortolotto, Assoprovider
Mercedes Bresso, presidente Regione Piemonte
Giulia Caira, artista
Giovanni Calia, docente universitario, Supervisor New Media
Alessandro Campi, docente universitario
Luisa Capelli, editrice
Marco Cappato, presidente Agorà Digitale
Roberto Casati, filosofo e docente CNRS Parigi
Marco Cavina, docente universitario
Giuseppe Civati, consigliere regionale e blogger
Gianluca Comin, presidente Federazione Relazioni Pubbliche italiana
Luca Conti, consulente e giornalista
Davide Corritore, vicepresidente Consiglio Comunale di Milano
Carlo Felice Dalla Pasqua, giornalista e blogger
Mafe De Baggis, consulente Web
Derrick De Kerkhove, docente universitario
Juan Carlos De Martin, docente universitario
Gianluca Dettori, imprenditore Web
Lorenzo Diana, Fondazione Caponnetto
Arturo Di Corinto, saggista e ricercatore
Alberto D’Ottavi, docente e blogger
Stefano Esposito, parlamentare
Alberto Fedel, ceo Newton Management Innovation
Mario Fezzi, avvocato
Franco Fileni, docente universitario
Ricky Filosa, direttore Italiachiamaitalia.net
Paolo Gentiloni, parlamentare
Marco Ghezzi, editore
Alessandro Gilioli, giornalista e blogger
Giorgio Gori, imprenditore
Giuseppe Granieri, saggista
Matteo Ulrico Hoepli, editore
Alessio Jacona, giornalista e blogger
Giorgio Jannis, progettista sociale e blogger
Manuela Kron, manager Nestlè
Daniela Lepore, urbanista, docente e blogger
Gad Lerner, giornalista
Alessandro Longo, giornalista e blogger
Francesco Loriga, Responsabile provincia WiFi – Provincia di Roma
Riccardo Luna, direttore Wired Italia
Sergio Maistrello, giornalista e blogger
Fabio Malagnino, giornalista e blogger
Massimo Mantellini, blogger
Alberto Marinelli, docente universitario
Ignazio Marino, parlamentare
Giacomo Marramao, filosofo, saggista e docente universitario
Carlo Massarini, conduttore radiotelevisivo
Marco Massarotto, consulente di comunicazione
Maria Grazia Mattei, MGM Digital Communication.
Giampiero Meani, St Microelectronics
Fabio Mini, generale ed ex vicecomandante Nato
Antonio Misiani, parlamentare e blogger
Marco Montemagno, imprenditore Web e conduttore Sky
Andrea Nativi, giornalista esperto di questioni militari
Riccardo Neri, produttore cinematografico
Luca Nicotra, Segretario Agorà Digitale
Gloria Origgi, docente CNRS Parigi
Marco Pancini, Google Italia
Lorenza Parisi, ricercatrice universitaria e blogger
Vittorio Pasteris, Giornalista
Piergiorgio Paterlini, scrittore
Matteo Penzo, cofounder Frontiers of Interaction
Gian Paolo Piazza, presidente Sunrise Advertising, responsabile settore informazione Legacoop Piemonte
Marco Pierani, Altroconsumo
Roberto Placido, vicepresidente del consiglio regionale del piemonte e blogger
Marco Revelli, storico e politologo
Stefano Rocco, Wired.it
Stefano Rodotà, giurista
Andrea Romano, direttore Fondazione Italia Futura
Gino Roncaglia, docente universitario
Massimo Russo, direttore di Kataweb
Claudio Sabelli Fioretti, giornalista e blogger
Francesco Sacco, docente universitario
Marcello Saponaro, consigliere regionale e blogger
Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Pd e blogger
Sergio Scalpelli, dirigente d’azienda
Tiziano Scarpa, scrittore
Guido Scorza, docente universitario, presidente Istituto politiche dell’innovazione
Antonio Sofi, giornalista e blogger
Luca Sofri, giornalista e blogger
Elena Stancanelli, scrittrice
Tommaso Tessarolo, direttore Current tv
Eva Teruzzi, direttore innovazione Fiera Milano
Irene Tinagli, docente universitaria
Antonio Tombolini, imprenditore
Andrea Toso, newmedia project manager
Antonio Tursi, saggista e docente universitario
Paolo Valdemarin, imprenditore
Gianni Vattimo, docente universitario
Andrea Verde, collaboratore fondazione Farefuturo
Giancarlo Vergori, manager
Michele Vianello, direttore del Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia
Luigi Vimercati, parlamentare
Vincenzo Vita, parlamentare
Vittorio Zambardino, giornalista e blogger
Giovanni Zanolin, assessore Pordenone
Marcella Zappaterra, presidente della Provincia di Ferrara
Giovanna Zucconi, giornalista e autrice

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20 risposte a La carta dei cento per il libero Wi-Fi

  • 17

    NON CI CREDO!

    PER UNA VOLTA REGGIO CALABRIA BATTE “IL NORD” SU QUALCOSA!! :D

     

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  • 16
    pisiu posiu

    Dato chela P2 ora governa l’Italia, Questi hanno paura di internet perchè non lo avevano previsto, e capiscono che la rete potrebbe scardinare molti poteri della politica ad esempio con il controllo dei consigli comunali come l’operazione “fiato sul collo” lanciata dal blog di Grillo, oppure sondaggi web quando c’è una proposta di legge per vedere se e quanto questa nuova legge sarà condivisa; oppure ancora l’informazione, confrontare ciò che dicono i media, con un blogger che fa da vero contraddittore, ecc.

    Cari politici state per diventare semi-inutili e molto superflui!!!

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  • 15
    Guastatore1986

    Per colpa di questi politici buffoni, noi siamo sempre indietro, rispetto agli altri Paesi

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  • 14
    Gato

    Ho letto i vari interventi quasi a favore della legge attuale. Tutti dicono essenzialmente la stessa storia, che bisogna essere rintracciabile chi si collega nel caso faccia delle cose illegali. Una volta una persona alla domanda perchè bisogna sapere chi si è collegata in un certo momento da quel punto mi ha risposto che volendo uno da internet puo far scoppiare delle bombe . Anche i martelli sono pericolosi, tra l’altro sono anche stati usati per degli omicidi, ma non ci si deve registrare per comprare uno.

    Possibile che solo in Italia c’è bisogno di registrarsi? Ma negli altri paesi non ci sono quelli che potrebbero approfitare per comettere dei reati informatici. Sono stato ultimamente in Repubblica Ceca, e per conettermi andavo in vari locali (ristoranti, bowling) che offrivano il collegamento wifi senza nessuna registrazione. Era un modo come un altro per attirare i clienti. Sono stato anche in Romania, dove trovavo la conessione gratuita e senza nessuna registrazione nei centri commerciale, in qualche piazza, ed anche in tanti locali. In più quelli che fanno i reati informatici sicuramente non lo fanno da una struttura dove si devono collegare in chiaro.

    Comunque, si vede che hanno raggiunto il loro scopo di mettere paura alla gente, che non guarda più la libertà persa, bensi “ma se qualcuno…..”

    P.S. Per la cronaca la mia rete wifi e non protetta.

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  • 13
    bhodi666

    @ Antonino

     

    Non intendevo banalizzare il tuo post o ridurlo ad un solo argomento, ho solo “preso in prestito” uno degli esempi che hai fatto, per ribadire che demonizzare internet non lo aiuta certamente. Il tuo intervento era sicuramente più ampio in quanto a concetti. Non credo che più regole equivalgano ad affossare la rete, perché ne bastano anche poche per farlo, se sono sbagliate.

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  • 12
    uruk-hai

    Il problema è che come al solito si demonizza uno strumento perchè non si ha la volontà di fare la giusta informazione su di esso. Internet è semplicemente uno strumento, quindi può essere utilizzato bene o male al pari di un’auto o di un coltello. Invece che ammazzare sul nascere questa tecnologia, perchè non si fa una campagna educativa in merito? Ci vuole molto a educare le persone a stare attenti a non mettere in rete dati personali o fare attenzione a chi vi si conosce? L’informatica è in pieno progresso e col cambiare delle generazioni diventerà sempre più parte della nostra vita, aumentando le capacità e conoscenze in merito, così come l’alfabetizzazione si è diffusa dal dopoguerra ad oggi.

    Già oggi ci sono persone capaci di entrare nei sistemi informatici più protetti del mondo, come quelle dei servizi di sicurezza degli stati, quindi di cosa parliamo? Se uno vuole fare il criminale in internet lo farà punto e basta, come ora chi vuole delinquere nella vita reale lo fa e basta. Proporre un controllo serrato della rete come vogliono fare equivale a impiantarci il famoso chip sottocutaneo per essere sempre controllati 24 ore su 24. Vi piacerebbe? A me no perchè anche se non ho nulla da nascondere è un’arma a doppio taglio. Cosa succederebbe in un regime totalitario se tutti avessimo un microchip impiantato? Eppure anche questa proposta (reale) viene fatta passare “per la nostra sicurezza”, quando ha il chiaro intento di controllarci per altri scopi.

    Credete veramente che con un controllo serrato della rete i terroristi diminuiranno? In realtà diminuiranno i blog come Byoblu, i siti di libera informazione. Per diminuire il terrorismo basta smetterla di depredare le nazioni altrui fermando il colonialismo occidentale. Se gli africani venissero qui a depredarci le risorse naturali, a mantenerci nella povertà e ignoranza non verrebbe anche a voi la voglia di pareggiare i conti? Senza contare che tutta la storia sul terrorismo è basata sulla più grande bufala di tutti i tempi, cioè l’11 settembre, che è oltre ogni dubbio un auto-attentato americano.

    Inoltre basta notare com’è cambiato l’uso del web negli ultimi 2 o 3 anni, che sta passando sempre più velocemente da un luogo di svago a luogo d’informazione libera. Oggi i siti più visitati al mondo sono quelli d’informazione, soprattutto quelli che trattano di politica. I crimini informatici ci sono sempre stati, allora perchè solo ora escono con la balla del terrorismo e dei crimini informatici?

    Come si dice sempre in rete riguardo alla protezione dai virus il miglior antivirus sei tu, intendendo che devi essere accorto di come e dove navighi, devi informarti su come proteggerti al meglio, tradotto l’informazione sta alla base di tutto.

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  • 11
    Pierluigi P.

    x Antonino e quelli d’accordo con lui

     

    Terroristi? Pedofili ? Ma di che numeri parliamo? Per quello che potrebbero fare queste diciamo per esagerare enormemente 10000 persone in tutta Italia(molto meno del 1%) su internet tu vuoi instaurare un sistema di controllo totale di identità che distrugge completamente la privacy ?

    Mettiamo pure che introducano quel sistema, pensi non sia hackerabile o comunque bypassabile in qualche maniera? Andresti a “punire” quindi milioni di persone che si troverebbero ad esempio tutte le pubblicità che trovano sui siti adattate ad personam , cosa che già accade con vari malaware.

    Smettiamola quindi di fomentare paure insensate , incitate spesso da spauracchi proposti dalla televisione che non hanno altro scopo se non insinuare paura e sfiducia negli altri.

    Per i pirati informatici poi non ne parliamo neppure: se sanno come entrare nei siti delle banche vuoi che questo provvedimento li possa fermare o rallentare?

     

    Personalmente io ho condiviso la mia rete pubblicamente per 3 mesi. Ho dovuto proteggerla solo perchè mi trovavo puntualmente sotto casa persone con i computer nelle auto che mi intasavano la banda . Un ente pubblico che condivida la rete ha solo aspetti positivi per me

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  • 10
    Antonino

    @ Body666

    credo che tu alluda al mio post, comunque sia se riassumi così il mio discorso fai capire tutt’altra cosa rispetto a quello che ho detto.

    Mi ripeto: internet DEVE crescere ed essere disponibile a tutti, specie alle nuove generazioni, libero e quanto più possibile libero da criminali.

    per come la metti tu invece sembra quasi un sillogismo: internet non cresce per colpa delle norme–>sei favorevole  alle norme–> non vuoi che internet cresca NO! non la penso così, non ho detto questo e non deve farmelo dire nessuno.

    Sono favorevole alle norme attuali perchè attualmente sono le sole che diano un briciolo di garanzia, non mi piacciono e come puoi leggere propongo qualcosa di diverso che da una parte rende l’accesso libero, dall’altra garantisce gli utenti.

     

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    • 10.1

      Premetto che non ho scritto io l’articolo e che quindi non conosco a fondo le argomentazioni  e il dibattito che si è sviluppato tra i cento firmatari del documento.  Ciò detto, credo che qui si stia lamentando l’eccessiva burocraticizzazione del collegamento alla rete, che sembra proprio non avere equivalenti all’estero.

      Esempio: poco tempo fa a Milano, al parco Sempione, il comune aveva predisposto una rete wi-fi per i cittadini. Piccolo particolare: per connettersi bisognava recarsi al comune, presentare carta d’identità e non so che altro, avere un codice identificativo univoco, passava del tempo… etc etc…
      Insomma… o eri uno che viveva al parco, oppure non ti passava neppure per la testa di perdere tutto questo tempo per poi, forse, navigare una domenica pomeriggio al parco.

      Stante il fatto che navigare in rete oggi significa per lo più, se non si utilizzano tecnologie che mascherano la reale provenienza (vedi Thor etc), essere riconoscibili a fronte di un’indagine della Polizia Postale, sono d’accordo che questa riconoscibilità, a tendere, debba essere possibile anche per la connettività mobile. Però deve essere resa molto più agile e bisogna lavorare in quella direzione, senza bloccare al momento lo sviluppo della rete in un paese che non ha bisogno di ulteriori zavorre.

      Io sono stato recentemente in un albergo, a Pescara. C’era una rete wireless. Gratuita. Era offerta da un operatore. Per navigare dovevi inserire un numero di documento e indicare il numero di cellulare, sul quale ricevevi all’istante un codice univoco.

      Questo è un modo agile e veloce. Andare in comune e fare una trafila di giorni per ogni singola città dove si passa, per vacanza o per lavoro, è una follia degna di un legislatore miope.

      Ulteriore analisi poi si potrebbe fare sul senso intimo della necessità di controllare a tutti i costi. Es: se non ci fosse la rete, con un semplice telefono e un fermo posta (che era anonimo) un terrorista o un pedofilo non potrebbero raggiungere gli stessi risultati? La rete accellera ma non è fattore discriminante. Per ovviare all’utilizzo scorretto di una tecnologia chiave per il progresso e per il benessere (anche a livello di informazione) fermiamo tutto un paese? Ma stiamo scherzando? Riflettiamo bene.

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    • 10.2
      Crono

      ecco,il metodo dell’albergo di pescara è esemplare

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  • 9
    moreno pavoni

    stesso problema

     

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  • 8
    bhodi666

    Non è per fare l’avvocato del diavolo, ma discutere riguardo l’anonimato in internet prendendo come esempio i “reati informatici”, “il terrorismo” e “la pedofilia” per esprimerne la pericolosità, lo considero un po’ come voler dire che forse sarebbe meglio smettere di produrre tutti gli autoveicoli, perché qualcuno potrebbe impadronirsi di una vettura e investire intenzionalmente una persona o andare a schiantarsi volontariamente contro una scolaresca in gita, compiendo una strage.

    La questione è sicuramente delicata. Da un lato c’è la tutela della privacy, mentre dall’altro la necessità che, se commetto qualche irregolarità, mi si possa rintracciare facilmente!!!! A parte questo, credo che sia importante aumentare i punti di accesso per la connessione alla rete. Molte, troppe persone, oggi, sono tagliate fuori da un mondo in continua evoluzione, che offre possibilità quasi illimitate!!!!

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  • 7

    Cosa ti puoi aspettare da gente come Roberto Maroni che afferma che il WEB è il nuovo covo dei nuovi estremisti e gruppi terroristi ?

    Sarebbe come dire che il CICLOSTILE era il rifugio dei vecchi brigatisti ;o))))

    Siam governati da autentici c*****ni!

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  • 6
    Crono

    anche io non sono d’accordo con l’articolo..l’identificazione su internet (nelle reti aperte) è necessaria altrimenti commettere crimini informatici rimanendo praticamente anonimi diventerà una pratica sempre più diffusa..ed ormai sappiamo fino a dove si può arrivare tramite un pc ed una connessione

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  • 5
    Antonino

    Ciao Claudio, mi permetto di esprimere il mio dissenso su quello riportato e non lo faccio come utente più o meno informato ma da sostenitore dello sviluppo tecnologico ed attore (per quel che ho potuto e che posso) dello stesso.

    L’articolo sul Wi-Fi rasenta il demagogico in quanto spiega solo quello che di negativo viene fuori dalle disposizioni in materia di comunicazioni (che per’altro non ne hanno colpa), non dice invece che è un forte deterrente per tutti i perditempo rompiballe che usano internet per diffondere virus o spam né dice nulla su reati più gravi che vorrei ricordare qui, altrimenti parliamo di aria fritta: terrorismo e pedopornografia (tanto per citarne due dei più detestabili).

    Tenendo conto di quanto sopra devo darti ampiamente ragione sul fatto che potremmo fare molto ma molto di più, concordo sul fatto che qualcuno/qualcosa non abbia poi tutta sta voglia di far decollare la digitalizzazione più volte predicata dallo stesso Silvio (e se lo ha detto lui e non si è fatto e lui tace…..è tutto dire).

    Allora? Allora semplicemente si deve fare prima di tutto formazione, bisogna che si faccia capire agli Italiani che internet non è solo e-mule bittorrent e facebook, non è solo gazzetta e pallone, internet racchiude QUASI tutto lo scibile umano, si hanno risorse inimmaginabili a silviuccio stesso per fare cose di ogni genere, ma dato per scontato che chi mi legge conosce le potenzialità della risorsa voglio tornare “a bomba”.

    Ti pongo questa domanda: te la senti di intestarti una rete aperta e far connettere chiunque ed accollarti tutta, e dico tutta, la responsabilità che ne deriva per quello che gli utenti fanno in rete?

    Se, come credo, hai risposto no devo farti la seconda e la terza domanda: non ti fidi? e perchè cittadino devo permettere che un pedofilo usi una risorsa importante com’è internet per far del male ai bambini o un truffatore possa arricchirsi senza che poi io possa difendermi perchè costui non si può rintracciare? dove tuteli il cittadino dando a tutti la possibilità di restare anonimi? non lo trovi dissonante con la storia delle donne musulmane a volto coperto? perchè devo avere la targa sulla macchina e pagare l’autostrada? Facciamo tana libera tutti e così non serve neppure la polizia!

    Invece poniamoci i problemi in chiave diversa e in modo propositivo, proponiamo (e io l’ho fatto) che l’accesso ad internet non necessiti della burocrazia di cui in narrativa, ma di contro chi compra un pc deve associare il proprio mac address al proprio nome, facciamo che tutte le schede di rete abbiano un intestatario, mettiamo quindi “una targa” al pc e che senza targa non si naviga, senza soggetto associato non si naviga, in modo da incentivare chi vuole navigare correttamente e punire chi rompe le scatole indiscriminatamente usando risorse utili agli utenti “tranquilli”.

    Spero che vengano rinnovate le disposizioni ma solo per dare il tempo di strutturare un sistema che permetta a tutti di navigare (possibilmente gratis) liberamente e A VOLTO SCOPERTO, onestà innanzitutto.

    P.s la Francia ha più installazioni ma ha un territorio molto più grande; mi viene quasi da proporre la valutazione della morfologia o la conta degli hotel…..

    Con ammirazione A. Vaccaro

     

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  • 4
    loress

    ot dal sito di ingv

    TERREMOTO ALL’INGV: IN PERICOLO LA RICERCA SISMOLOGICA E VULCANOLOGICA ITALIANA  

    Il Collegio di Istituto dell’INGV ha appreso con sorpresa e forte disappunto che una bozza di Decreto-legge datata 29 ottobre 2009 prevede una pesante ipotesi di riordino dell’INGV. Lo scenario delineato nella bozza di D.L. è allarmante: si vorrebbe trasferire, forzosamente e arbitrariamente, l’intero settore del monitoraggio dei terremoti al Dipartimento della Protezione Civile. La separazione tra monitoraggio e ricerca è un gravissimo errore e una palese anomalia a livello mondiale che porterebbe in breve tempo al collasso qualitativo di entrambe le attività. Questa operazione è in totale contraddizione con l’itinerario di riordino degli enti di ricerca già programmato e con il piano di integrazione delle infrastrutture di ricerca nazionali promosso dalla Commissione Europea e condiviso dal MIUR. Il Collegio di Istituto dell’INGV, in rappresentanza della comunità scientifica dell’ente, ha chiesto al Ministro Gelmini e al Sottosegretario Letta un intervento urgentissimo per scongiurare questa eventualità, oltre a un incontro per manifestare direttamente il forte dissenso su tale iniziativa.

     

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  • 3

    Negli altri paesi il Wi-Fi libero si sta diffondendo rapidamente creando anche nuove opportunità di lavoro.

    Non credo che la legge verrà abrogata, perchè gli operatori telefonici avrebbero minori entrate… Nei giorni scorsi ho letto(non mi ricordo dove) che la Brambilla vuole rendere il Wi-Fi libero solo per i turisti. E gli italiani?

    Beh, gli italiani se lo prendono solo a quel posto…

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  • 2
    cittadino

    Come faccio a firmare la carta?

     

    Spigno luigi cittadino italiano

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  • 1
    Alessandra

    Concordo in pieno. Non mi stupisce di trovare,  tra i nomi, quello di Derrick De Kerkhove, sempre attento alla rete. Sono più lieta però, di notare che tra i firmatari ci sono persone dell’intelligentia italiana che spesso, quando si parla di rete, latitano nell’ombra, spaventati dall’impatto che il mondo di internet può avere su di loro. Invece oggi ci sono. Onore a loro.

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