Vittorio Feltri, Fini come Spatuzza

Feltri giornalista imbarazzante

Feltri giornalista imbarazzante


 Feltri è imbarazzante. Per se stesso e per i suoi lettori prima di tutto. Forse farebbe meglio a smettere di fare il giornalista e a concentrarsi su quello che gli riesce meglio: il giustiziere, l'esecutore materiale di stragi mediatiche che non risparmiano nessuno degli oppositori di Berlusconi. Ha mandato alla berlina Boffo, l'ha chiamato omosessuale attenzionato, poi ha chiesto scusa come se l'avesse semplicemente urtato con il carrello al supermercato. Ha deriso e mortificato, peraltro vanamente, le abitudini private del giudice Mesiano, reo di avere fumato qualche sigaretta nell'attesa di entrare dal barbiere, nonché di avere indossato calzini troppo sgargianti.  Boffo aveva osato criticare il puttaniere di palazzo Grazioli, Mesiano aveva applicato il codice civile e stabilito un equo risarcimento in seguito alla sentenza che ha certificato il furto della Mondadori.
 Gianfranco Fini ha subito sorti anche peggiori: dopo un fuoco incrociato che non accenna a placarsi, ieri si è implicitamente preso anche del mafioso: Il Giornale ha accostato il suo nome a quello di Gaspare Spatuzza, tra gli idoli della piazza del No B. Day.

 Feltri ormai è il braccio armato del PDL, lo chiamano Feltrinator, il Feltrinatore. Ironia della sorte: proprio lui che dà del giustizialista a chiunque osa pronunciare il termine legalità.
 "Scusi, Boffo, lei come si permette di accostare il termine moralità a quello di Silvio Berlusconi? Si dimetta, è stato feltrinato."
 "Scusi, Mussolini, lei come si permette di appartenere allo stesso movimento politico di Fini? Ho dei suoi video a luci rosse: è stata feltrinata."


 Come Feltri ce ne sono parecchi così, tutti uguali. C'è faccia di marmo Belpietrator, che ultimamente ha belpietrato perfino Spatuzza. Poi c'è faccia di bebé (eufemismo) Mario Giordano, the Giordanetor, che oggi su Libero ha giordanato tutti, dalla Mannoia a tutta la famiglia Borsellino, da Rosa Calipari a Dario Fo e Franca Rame, da Giorgio Bocca a Paola Turci, da Olga D'Antona a Samuele Bersani, Beppino Englaro, Mina Welby, Benigni e la moglie tuttofare, Fabio Fazio, Margherita Hack e tanti tanti altri... Margio Giordano è il giordanatore a largo raggio: non si concentra su uno da sputtanare in particolare, forse non ne è neppure in grado, no: lui sputtana un po' tutti, come un antibiotico a largo spettro, come le bombe a grappolo. Tutti quelli che non hanno avuto l'onore di essere stati feltrinati o belpietrati, vengono giordanati in una passata unica.
 Curioso come uno così si trovi ad accusare gli altri di firmare qualsiasi cosa, di aderire a qualsiasi causa, indistintamente. Lui che giordana qualsiasi cosa, basta che respiri e che abbia anche una sola possibilità di creare un problema alla merce che il suo giornale deve spacciare.

  Feltri però è unico. Nel suo baby-editoriale di ieri, che potrebbe andare bene come apertura del Corriere dei Piccoli, dice che gli italiani che manifestano sono come bambini invidiosi di quello che non hanno. Se parla della democrazia, ha ragione. Siamo tutti invidiosi di chi l'ha acquistata a un prezzo di favore e l'ha sottratta ai legittimi proprietari: i cittadini. Invece, quelli invidiosi dei festini hard a palazzo Grazioli o delle erezioni di Topolanek a Villa Certosa casomai sono i suoi accoliti, che vorrebbero essere come lui e corrono dietro alla sua auto blu nella speranza che Silvio getti qualche avanzo di escort dal finestrino, come fanno i cani che inseguono le macchine, o i pesci che nuotano nella scia delle navi.

  Feltri è unico perché nella foga di feltrinare tutto e tutti, si scorda di non contraddirsi da solo. Così, mentre Sivlio Berlusconi dice che la mafia non è un problema serio e che strozzerebbe chi scrive libri o gira fiction sulla piovra, a lui scappa che la mafia non è mai stata debellata, che permea la società civile e che l'Italia è costretta a convivere con questo cancro. Ancora, mentre Berlusconi si vanta di avere appena catturato due pericolosi boss mafiosi - come se l'avesse presi lui personalmente e non le forze dell'ordine - poco più in là Feltri arriva a dire che i latitanti si potrebbero catturare in cinque minuti - basterebbe suonare al citofono di casa loro - ma che non si fa perché evidentemente ci sono delle collusioni. Come a dire che anche le catture sono programmate ad orologeria per imbonire un pubblico di teleaddomesticati.

 Per questo trovo che Feltri sia unico, Anzi, se io fossi il suo editore lo troverei anche decisamente imbarazzante. Ha una tale eiaculatio precox da iper-difensivismo che alla fine, nell'orgia orgasmica dell'attacco becero, a testa bassa, tipica di certi energumeni con il corpo simile a una montagna e la testa di un bambino, finisce invariabilmente per darsi la zappa sui piedi da solo. Ci vuole talmente tanta poca energia intellettuale per svelare i meccanismi elementari alla base dei suoi articoli che ci riuscirebbe perfino Mario Giordano, se iniziasse a scrivere per Repubblica.

 Lo confesso, ci sono giorni in cui compro Il Giornale solo per il gusto di divertirmi a smontare Feltri come il manichino del corpo umano in una lezione di anatomia. A volte, anche a me piace vincere facile.


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