Se i magistrati parlano solo attraverso le sentenze

Angelino Alfano - Meno giudici in tv

 Alfano dice che i magistrati non devono andare in tv. Ha ragione: in televisione ci deve andare solo Dell'Utri, magari accompagnato da Cicchitto e Belpietro nell'aula bunker di Bruno Vespa. Del resto, che un magistrato sia un cittadino diversamente libero, lo pensa anche Carlo Nordio, che dice: «mai devono andare in tv i magistrati giudicanti, perché il giudice parla solo attraverso le sentenze».

 Finalmente ho capito perché la giustizia è ingolfata: i giudici parlano solo attraverso le sentenze. Sono costretti a scrivere dispositivi anche per andare dal panettiere. Si presentano di fronte al bancone, dispiegano l’atto ufficiale e proclamano solennemente:

« Visto il diritto di ogni cittadini a sostentarsi; Vista la licenza di questo pubblico esercizio a vendere i prodotti della panificazione; Vista la disponibilità delle scorte di magazzino, questo collegio

intima

 all’esercente di consegnare al portatore di codesto atto esecutivo due etti di focaccia e un chilo di grissini alle olive. »

 Seguendo lo stesso principio, se Alfano, La Russa e colleghi perdessero meno tempo a giocare all’onorevole davanti alle telecamere, lavorerebbero di più e non avrebbero bisogno di fare l’alba per produrre una legge incostituzionale. Ogni riferimento al DDL sul processo breve è del tutto casuale.

 Se tuttavia si vuole introdurre il principio che un magistrato non abbia diritto a partecipare al dibattito pubblico, allora, per non incorrere in una sicura eccezione di incostituzionalità da parte della consulta, bisognerà estendere questo limite a tutti i cittadini italiani e a tutte le professioni.

 Così, un idraulico parlerà solo attraverso le chiavi inglesi, un arbitro di calcio potrà esprimersi solo con il fischietto, Brunetta sarà costretto a sviluppare un linguaggio cifrato basato sul numero di giri dei tornelli mentre alla D’Addario potrebbe andare meglio: avrebbe addirittura facoltà di scegliere se esprimersi con le piccole o con le grandi labbra. Su Marrazzo, data la delicatezza della questione, sarebbe meglio parlarne, anche per evitare di infastidire gli interlocutori con fastidiose flatulenze.
 Per Berlusconi parlerebbero solo Spatuzza e i Graviano, al posto di Alfano potrebbe pronunciarsi solo e soltanto Niccolò Ghedini, la Carfagna dovrebbe comunicare solo dalle pagine di un calendario, La Russa sarebbe finalmente costretto al silenzio, non capendosi bene cosa faccia di preciso e a cosa serva, e Napolitano potrebbe continuare a monitare come sempre, nell’attesa che l’Italia si schianti definitivamente contro il muro del default.

 Un’Italia così potrebbe anche piacermi: ma ve li immaginate Fede, Minzolini, Vespa, Belpietro, Feltri, Giordano e Liguori costretti a parlare con la lingua estroflessa, ben distesa a penzoloni fuori dalle labbra? Sarebbe una scena esilarante.


Dal Corriere della Sera:

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Categorie: Giustizia