La guerra di Piero
«Per Natale regalatevi e regalate ai vostri amici una tessera del Pdl: ci darete più forza per continuare a resistere e a lavorare per il bene di tutti». [Silvio Berlusconi]
Tanto per cominciare mi chiedo una cosa: ma se Silvio Berlusconi ha bisogno di forze per
continuare a resistere, e se l'Italia dei Valori e Salvatore Borsellino continuano a gridare con tutte le loro forze che bisogna
continuare a resistere, da cosa stanno davvero resistendo tutti quanti? No, perché se qui tutti resistono, non resta più nessuno ad
aggredire, causando questa benedetta resistenza. Forse che sono tutti impegnati a resistere
contro gli italiani che vogliono un paese normale?
La storia insegna che i re chiamano alla guerra i sudditi: i secondi marciano
incontro alla morte mentre i primi se la spassano e giocano al
piccolo stratega intorno a tavole sontuosamente imbandite, protetti dai loro maestosi castelli. Lo fanno per tenere impegnati i popoli e dare loro
qualcosa da fare, di modo che non rivolgano le loro sgradite attenzioni al palazzo. In tempi di
pace e prosperità, si sa, non c'è bisogno di seguire nessun leader: senza l'urgenza e il senso di precarietà che solo una crisi o la paura sanno generare, sarebbe molto difficile per pochi individui giustificare l'accumulo di ingenti ricchezze e condurre stili di vita esageratamente lussuosi.
Crediamo di essere così
diversi? Comunisti e cosiddetti berluschini, fascisti e anarchici, cristiani e musulmani... non siamo forse tutti quanti il prodotto delle nostre convinzioni? E le nostre convinzioni non si formano e si rafforzano forse nell'appartenenza a un manipolo di persone, unite dalla certezza di
stare resistendo a qualcosa? Tutti, indistintamente, vogliamo sicurezza per noi e per le persone che amiamo. Tutti abbiamo bisogno di una casa e di cibo. Tutti crediamo in qualcosa di superiore, che sia il Dio degli ebrei, quello di Maometto, la filosofia di Nietzsche o l'idolatria per le regole del creato che chiamiamo scienza. Dunque, cosa ci differenzia?
Gli ordini. Sono
gli ordini a renderci diversi. E gli ordini vengono sempre impartiti dall'alto. Gli ordini richiamano alle armi e inneggiano alla
resistenza. Sono gli ordini a farci
indossare una casacca, e indossare una casacca è il passo che precede l'alzare il fucile verso un altro
uomo, quello che ha addosso una casacca di colore diverso.
E se cominciassimo, lentamente, piano piano, dapprima sottovoce e poi via via sempre più sicuri, determinati, divertiti al punto da sembrare insolenti... se cominciassimo, uno ad uno ed
uno dopo l'altro, a mandarli
tutti affanculo?