Il 41 bis ad personam di Giuseppe Graviano

L’11 dicembre 2009 Giuseppe Graviano si rifiuta di smentire o confermare le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza circa i rapporti tra cosa nostra, Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi.
Neppure cinque giorni dopo, il 16 dicembre, gli viene comminato un 41 bis ad personam.

L’avvocato di Graviano, Gaetano Giacobbe, sostiene che i magistrati hanno applicato la norma che stabilisce un tetto massimo per il carcere duro. Cumulati i periodi di detenzione diurna trascorsi al 41 bis, si sarebbe arrivati al tetto di tre anni previsto dalla legge e la Corte, quindi, avrebbe deciso che i tre anni sono passati. Ora, decidere se tre anni sono passati è un’uso creativo delle parole: tre anni sono passati oppure non sono passati, e per stabilirlo, più che una Corte di Assise, ci vuole un calendario.


La questione è avvolta da una nebbia densa che le agenzie non contribuiscono a diradare. Giuseppe Graviano è in carcere dal 27 gennaio 1994. Durante la sua detenzione è stato sottoposto più volte al regime di isolamento diurno. Se vogliamo arrivare a porci le domande giuste, conviene almeno farsi quelle vecchie. Ovvero: cosa dice realmente questo 41 bis?

Il 41 bis è stato introdotto con il comma 1 dell’articolo 10 della cosiddetta legge Gozzini, e dice così:

«1. In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il Ministro di grazia e giustizia ha facoltà di sospendere nell’istituto interessato o in parte di esso l’applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere motivata dalla necessità di ripristinare l’ordine e la sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al conseguimento del fine suddetto.»

Dopo le stragi di Capaci, il decreto legge 8/6/92 n.306, MODIFICHE URGENTI AL NUOVO CODICE DI PROCEDURA PENALE E PROVVEDIMENTI DI CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ MAFIOSA, all’articolo 19 – sospensione delle normali regole di trattamento penitenziario -, introduceva un

secondo comma:

« 2. Quando ricorrano gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica, anche a richiesta del Ministro dell’interno, il Ministro della giustizia ha altresì la facoltà di sospendere, in tutto o in parte, nei confronti dei detenuti o internati per taluno dei delitti di cui al primo periodo del comma 1 dell’articolo 4-bis, in relazione ai quali vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con un’associazione criminale, terroristica o eversiva, l’applicazione delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto contrasto con le esigenze di ordine e di sicurezza. La sospensione comporta le restrizioni necessarie per il soddisfacimento delle predette esigenze e per impedire i collegamenti con l’associazione di cui al periodo precedente

L’articolo 19, come annotato all’articolo 29 del decreto 8/6/92 di cui sopra, sarebbe dovuto cessare dopo tre anni dall’entrata in vigore della legge di conversione dello stesso, la n. 356 del 7 agosto 1992, ma successivi interventi legislativi ne hanno prorogato la validità di anno in anno, fino all’approvazione della legge 23/12/02 n. 279 che trasformava il 41 bis in un provvedimento permanente, cristallizzandolo nella sua forma attuale.

Quali sono allora questi benedetti tetti che il regime del 41 bis dispone per l’applicazione dei provvedimenti restrittivi? Il comma 2-bis dell’articolo 2 della legge del 23 dicembre 2002 recita così:

«I provvedimenti medesimi hanno durata non inferiore ad un anno e non superiore a due e sono prorogabili nelle stesse forme per periodi successivi, ciascuno pari ad un anno, purchè non risulti che la capacità del detenuto o dell’internato di mantenere contatti con associazioni criminali, terroristiche o eversive sia venuta meno

Quindi la sospensione delle normali regole di trattamento dei detenuti, come per esempio l’applicazione dell’isolamento totale, può durare da 12 a 24 mesi, prorogabili di 12 mesi in 12 mesi, illimitatamente. Se esiste un tetto di tre anni, cui fa riferimento l’avvocato di Graviano, non è nel 41 bis. Casomai è presente nell’articolo 72 del codice penale, anche se Graviano è sottoposto al cosiddetto regime di carcere duro, ove valgono per l’appunto tutte le considerazioni espresse in precedenza. E’ da ricordare che un detenuto sottoposto al 41 bis ha comunque diritto ad una permanenza all’aperto non superiore a quattro ore e limitata a gruppi di non oltre cinque persone. Tra parentesi, definire carcere duro un regime detentivo che ha consentito al boss mafioso stragista, reggente del mandamento di Brancaccio, di fare persino un figlio, solleva qualche perplessità.

Se la richiesta di porre fine all’isolamento diurno di Graviano si fosse riferita al dispositivo inerente al 41 bis, il comma 2-ter dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2002, n.279, avrebbe esplicitato ancor meglio la natura ad personam del provvedimento. I legali di Graviano hanno infatti presentato la richiesta di modifica del provvedimento a settembre, mentre il comma 2-ter recita:

«Il provvedimento che non accoglie l’istanza presentata dal detenuto, dall’internato o dal difensore è reclamabile ai sensi dei commi 2-quinquies e 2-sexies. In caso di mancata adozione del provvedimento a seguito di istanza del detenuto, dell’internato o del difensore, la stessa si intende non accolta decorsi trenta giorni dalla sua presentazione.»

Tra la presentazione della richiesta, a settembre, e il suo accoglimento, avvenuta in dicembre, sarebbero trascorsi più dei trenta giorni consentiti.

Resta il fatto che tra l’incarcerazione di Graviano, il 27 gennaio 1994, e l’accoglimento della cessazione dell’isolamento diurno sono passati non tre ma quasi 16 anni. Quante sono le probabilità che un tale evento si manifestasse esattamente cinque giorni dopo la mancata deposizione del boss mafioso?

Graviano potrebbe avere ricevuto un aiuto politico, come forma di gratitudine per essersi rifiutato di rendere testimonianza, o un aiuto giudiziario, per avere preteso l’ammorbidimento del 41 bis prima di vuotare il sacco in udienza, richiesta avanzata senza mezzi termini dallo stesso Graviano proprio in tribunale, l’11 dicembre scorso.

Resta il fatto che le richieste di Fabio Granata, vice presidente della commissione antimafia, al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, cui viene chiesto di “accertare immediatamente la legittimità delle procedure di revoca del 41 bis al boss mafioso Giuseppe Graviano, anche per dare una risposta trasparente da parte dello Stato alla sacrosanta indignazione dei parenti delle vittime delle stragi” non sembrano destinate ad essere accolte nell’immediato. Soprattutto perché Angelino Alfano e la sua scorta stanno festeggiando il capodanno alle Maldive, insieme a Schifani e al Ministro La Russa. Ma la crisi è sempre e solo per i poveri cristi?

A proposito: chi paga il viaggio e la permanenza delle scorte di lorsignori alle Maldive?

 

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14 risposte a Il 41 bis ad personam di Giuseppe Graviano

  • 4

    Ad ogni modo, è piuttosto sinistro che cinque giorni dopo la deposizione davanti al tribunale di suo fratelo Filippo, a cui Giuseppe si era sottratto per “motivi di salute causati dal 41 bis” la misura sia stata revocata parzialmente.

    Lo diceva già Marco Travaglio pochi giorni dopo l’udienza che ha “smentito” le dichiarazioni di Spatuzza: http://www.avanguardie.org/graviano-41-bis

  • 3
    acimoto

    no comment. 

  • 2

    Letto l’art. 41-bis L. 354/75 (http://www.camera.it/parlam/leggi/02279l.htm), segnalo che diversamente da quanto erroneamente riportato nel post

    “E’ da ricordare che un detenuto sottoposto al 41 bis ha comunque diritto ad una permanenza all’aperto non inferiore a quattro ore.”

    l’art. 2 c. 2-quater lett. f quantifica la limitazione della permanenza all’aperto

    ” … ad una durata non superiore a quattro ore al giorno fermo restando il limite minimo di cui al primo comma dell’articolo 10“.

    il limite minimo di ore d’aria previsto è pertanto, in base a al richiamato art. 10 L. 354/75, più basso

    Ai soggetti che non prestano lavoro all’aperto è consentito di permanere almeno per due ore al giorno all’aria aperta. Tale periodo di tempo può essere ridotto a non meno di un’ora al giorno soltanto per motivi eccezionali.”

  • 1
    Alberto

    Al Capone fu incriminato per evasione fiscale. La differenza è che allora non era richiesta l’autorizzazione a procedere al Congresso.

    Dico questo per esprimere il qui presente paradosso: per “insinuare” il “dubbio” che la gestione della cosa pubblica sia inquinata da metodi criminali occorre improvvisarsi azzeccagarbugli, mentre gli effetti reali, diciamo così “economici” in senso lato, ci hanno già travolto e stanno per travolgerci se possibile ancor di più.

    E’ come se durante l’affondamento del Titanic i passeggeri si ponessero dubbi inquietanti sulla lucidatura dei bottoni della giacca del comandante.

    Ma non provate pena per quei mentecatti che al ritorno dalle vacanze dovranno continuare ad arrampicarsi sugli specchi per coprire il loro stesso verminaio?

  • 0
    Vittorio78

    Purtroppo per noi Claudio, il limite max di tre anni alla pena dell’isolamento diurno (accessoria all’ergastolo se il condannato abbia commesso più delitti ciascuno dei quali singolarmente sanzionati con la massima pena detentiva ma frequentemente in giurisprudenza considerata una vera e propria sanzione penale a sé stante, ancorché in “abbinamento” al carcere a vita), è previsto all’art.72 del Codice Penale attualmente in viogore.

    Piuttosto, ma questo lavoro lasciamolo fare alle Procure della Repubblica che può fare opposizione al decreto del Tribunale, bisognerebbe verificare se il colleggio giudicante abbia correttamente calcolato la misura già scontata dal mafioso, perché l’esecuzione dell’isolamento diurno deve iniziare appena la relativa condanna all’ergastolo diviene irrevocabile, tenendo presente inoltre che la Cassazione si è già espressa nel senso che «la mancata previsione legislativa di un termine per l’esecuzione dell’isolamento diurno non contrasta con l’art. 27 terzo comma Cost., poiché il carattere afflittivo della misura è compatibile con la funzione rieducativa della pena, dal momento che, in costanza di isolamento, si ha solo attenuazione, ma non soppressione del trattamento penitenziario».

    Cionondimeno, i dubbi che avanzi sono delle legittime suggestioni che mi auguro vengano presto fugate.

    Buon anno e complimenti per il blog, Vittorio

    • 0.1
      Zosy

      Caro Vittorio! Mi dispiace smentirti ma l’art. 72 del codice penale da te citato non c’entra nulla con il caso Graviano.

      L’isolamento diurno in questione è quello previsto dall’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario quando ricorrano gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica, ossia quando sussistono elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con un’associazione criminale, terroristica o eversiva (dunque per impedire collegamenti con ambienti criminali). Trattasi nello specifico della sospensione, in tutto o in parte, dell’applicazione delle regole di trattamento e degli istituti previsti dalla legge dell’ordinamento penitenziario, che possano porsi in concreto contrasto con le esigenze di ordine e di sicurezza. La sospensione comporta le restrizioni necessarie per il soddisfacimento delle predette esigenze e per impedire i collegamenti con le associazioni suddette. Si tratta di un regime che non prevede limiti e che può essere prorogato (purchè naturalmente permangano i presupposti stabiliti dalla legge).

    • 0.2
      RIHOIR.it

      Aggiungo che, prendendo a riferimento gli esiti risultanti dal materiale d’agenzia, ed in particolare:

      – il decidente: Corte d’assise d’appello di Palermo

      – il riferimento della motivazione al “superamento del tetto massimo previsto dalla legge (coincidente con quello previsto dall’art 72 c.p.)”

      non mi sentirei più così sicuro, come ipotizzato nel mio commento immediatamente precedente, che il limite massimo previsto dall’art. 72 c.p. possa – limitatamente alla misura sovrapponibile all’isolamento diurno – essere derogato, ed in particolare ecceduto dall’art. 41-bis L. 354/75.

      La misura dell’isolamento diurno ex art. 72 c.p. o ad esso assimilabile (canonicamente, trattasi di isolamento diurno dal mondo esterno al carcere e in particolare dalla misura rieducativa del lavoro), è infatti solo una delle tante opzionabili da quello che è il più ampio pacchetto del c.d. “carcere duro” previsto dal 41-bis L. 354/75 lettere a)-f) comma 2-quater; in particolare, sub lettera a), vedi nelle possibili declinazioni dell'”adozione di misure di elevata sicurezza interna ed esterna“).

      Ho potuto reperire una definizione chiara di isolamento diurno ex art. 72 (“inasprimento delle condizioni detentive che si traduce nel trascorrere la parte principale della giornata all’interno dell’istituto penitenziario“) in un ordinanza della I Corte d’Assise di Roma (http://www.diritto.it/osservatori/esecuzione_penale/giuri_marcheselli3.html). Nella stessa ordinanza assume un significato centrale ai fini del presente post, il concetto di fungibilità – nel caso specifico, tra l’art. 72 ed l’art. 90 L. 354/75 (“Esigenze di sicurezza”), oggi abrogato.

      Non sono tuttavia ancora in grado di ricostruire come la giurisprudenza abbia formato l’interpretazione giurisprudenziale che subordina la seconda legge ordinaria all prima. Propenderei però, tra le categorie disegnate dall’art. 12 dispp. sulla legge in generale, a credere che si tratti di un’interpretazione sistematica).

       

    • 0.3

      A corredo dei miei ragionamenti sulle due ipotesi in pista, con probabilità e implicazioni differenti sulla futura condotta di Giuseppe Graviano, la riflessione del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, pubblicata da Repubblica lo scorso 3 gennaio

      http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/01/03/grasso-la-revoca-dell-isolamento-scelta-tecnica.html

    • 0.4

      Mi pare di cogliere le seguenti relazioni che qualificano come plausibili gli interventi precedenti. Parlo da non giurista, pertanto mi limiterò alle questioni più evidenti e importanti (senza alcun intento esaustivo), quali meri spunti di riflessione quindi:

      – l’art. 72 C.P. appare vincolante ed indirizzato al magistrato, mentre il 41-bis L. 354/75 appare discrezionale e sotto l’egida (sia per l’applicazione sia per la revoca) del Ministro della Giustizia. Già questo può fornire una chiara pista circa gli attori necessariamente correlati alle differenti ipotesi decisionali di cui il post tratta esse richiamando e quasi giustappondendo.

      – il riferimento dell’avvocato di Graviano non può che essere (almeno letteralmente) riconducibile al tetto stabilito dall’art. 72 (che appre un atto dovuto al carcerato), salva l’uteriore applicazione dei requisiti più discrezionali dati dal 41-bis. E salva l’osservazione del post per la quale il silenzio-rigetto della domanda dopo il termine di 30 giorni appare insuscettibile di valutazione discrezionale anche da parte del disponente Ministro ed anche quando a favore del reo, essendo epressamente disposta dalla legge 354/75.

      Sarà perciò assai facile trarre informazioni a breve – anche in presenza di un eventuale atto di natura mista o compresenza di atti di origine diversa – giudiziali e ministeriali – circa le quote di responsabilità del provvedimento, nonche è sulla rispettiva regolarità di tali quote provvedimentali e, per finire, se Graviano parlerà o, al contrario, farà per certo il pesce in barile.

      Saluti,

      cs

  • -1

    Grazie per questa lucida e argomentata analisi. Chissà perché invece i quotidiani nazionali preferiscono trattare l’argomento in questo confuso, contraddittorio, disastroso modo:

     

    http://ilnichilista.wordpress.com/2010/01/01/tolto-il-41-bis-a-graviano-anzi-no-cioe-forse/

     

    Già, chissà.

  • -2
    uruk-hai

    Non avevo dubbi. Se non siete convinti che l’ammorbidimento del 41-bis a Giuseppe Graviano sia stato adottato per “rinfrescare” il patto stato-mafia analizzate solo il seguente fatto: l’eversione è considerata in ogni stato un crimine tra i peggiori e tra i maggiormente puniti, giusto? Allora, la P2 è stata considerata una loggia massonica eversiva e i suoi iscritti sono stati interdetti dai pubblici uffici. Anno 2010, nazione italia, Presidente del Consiglio silvio berlusconi tessera P2 n° 1816…altro da aggiungere?

    Non mi stupisco per ciò che accade quotidianamente in questo non-paese, piuttosto mi lascia basito lo stupore delle altre persone, quasi non se l’aspettassero, quasi credessero di vivere in una nazione “normale” e civile.

  • -3
    dl31

    spero che se se ne deve discutere di quest’argomento lo si faccia in maniera tale da non renderlo un’argomento troppo banale…….guardate che stanno succedento cose troppo strane in questo paese…..non sono cose cosi normali !!!!!!

    voglio dire, vabbene guardare gli articoli e le leggi, ma non è che per un caso del genere servano le leggi per capire e farsi un idea……

    caspio ma umanamente parlando qua parlano i fatti da soli e meglio di qualunque altra spiegazione con le parole che si possa dare ad un evento simile……

    si vero, non si puo trovare una risposta secca, ma i dubbi portano tutti verso una sola strada, una sola direzione, siamo nella m**da !!!!!! se poi siamo arrivati a questo punto di parlare se sia normale una cosa del genere o no, allora siamo proprio affogati nella m**da……ma vi rendete conto a che punto siamo, o no ????????

  • -4
    Paolo 2.0

    Non sono laureato in giurisprudenza, tuttavia, avendo dato una letta all’art. 72 c.p., ritengo che Vittorio78 abbia torto quando dice che ivi sarebbe previsto il limite di tre anni all’isolamento diurno.

    A quanto mi è dato di capire, l’art 78 c.p., che prevede in taluni casi l’isolamento diurno fino ad un massimo di tre anni, fa parte delle “normali regole di trattamento dei detenuti”.

    La legge Gozzini, ed le normative intervenute a seguito delle stragi del 92, stabiliscono i casi in cui si possa derogare al normale trattamento detentivo.

    Nel caso specifico, per prima cosa bisognerebbe capire se Graviano era in isolamento diurno per effetto del normale trattamento detentivo previsto all’art. 72 c.p. o se tale pena accessoria gli era stata comminata a seguito dell’applicazione della legge 279 del 2002.

    In ogni caso, fosse anche vero il primo caso, nulla vieta ai giudici di proseguire con l’isolamento diurno oltre i tre anni se sussistono le condizioni di cui alla legge del 2002. Tanto più che Graviano, nel corso della sua detenzione in regime 41bis, ha continuato bellamente a gestire i suoi traffici e ad impartire ordini, arrivando perfino a fare un figlio (alla faccia del carcere duro). Nel caso specifico, pertanto, un eventuale prolungamento dell’isolamento diurno sarebbe a mio avviso più che giustificato.

  • -5
    Helene

    Che il loro aereo di ritorno possa esplodere alto nei cieli carbonizzandoli, pezzenti e mafiosi!

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