
Sonia Alfano - Era mio padre
Beppe Alfano viveva in Svizzera. Non quella vera, ma la
svizzera siciliana, quella che i mafiosi definivano
provincia babba. Un po' come i
babbani per Harry Potter, ovvero gli umani sprovvisti di poteri magici, così il territorio di Messina era sprovvisto di mafiosi. Un
comune demafiosizzato. Almeno in apparenza...
In realtà, come in svizzera si esportano capitali per sottrarli al regime di tassazione italiana, la provincia babba pullulava di
mafiosi clandestini. Come se potesse esistere poi un mafioso regolarizzato. Ci andavano per passare le ferie in santa pace e, approfittando delle opportunità offerte dal telelavoro -
loro sì che erano avanti -, concludevano affari su affari.
E chi poteva raccontarlo, questo, se non un
insegnante di educazione tecnica? Forse un giornalista? ...non sia mai! Quello è solo un modo per appuntarsi un tesserino sulla camicia e usufruire di sconti e convenzioni. Beppe
il tesserino non ce l'aveva, non l'aveva mai avuto. Scriveva per la
Sicilia, -
5 mila lire a pezzo -, ma lo faceva per
passione. Ed è solo la passione che può spingerti a scoprire e denunciare il latitante
Nitto Santapaola, celato sotto le spoglie di
zio Filippo. E' solo per passione che puoi avviare un'indagine sul
traffico internazionale di armi, e solo grazie alla tua passione puoi individuare e denunciare un ganglo di
massoneria deviata, coperto da rito scozzese, che specula sul
traffico di arance.
Tanta passione, nessun tesserino: facendo due conti, oggi Beppe Alfano sarebbe stato un
blogger.
Fu freddato la sera dell'8
gennaio 1993, a Barcellona Pozzo di Gotto, con tre proiettili calibro 22.
Venerdì scorso ricorreva il diciassettesimo anniversario della sua morte. Come ogni anno, a
Barcellone Pozzo di Gotto si è tenuta la commemorazione di Beppe Alfano, che rappresenta l'intenzione di non estinguerne il ricordo, di seminare il germe della coscienza civica e di dare al suo sacrificio un senso superiore.
Ho raggiunto
Sonia Alfano telefonicamente. Le ho chiesto di parlare di suo padre. L'intervista, che potete ascoltare nel video, dura 24 minuti, ma vi posso assicurare che ne vale la pena. Dal minuto
18:38 in poi abbiamo parlato anche del
caso Tartaglia - Berlusconi, sul quale Sonia esprime una posizione coraggiosa.
Intervista a Sonia Alfano
CLAUDIO: senti Sonia, l'8 gennaio, due giorni fa, a Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina c'è stata la commemorazione per il 17° anno dalla morte di Beppe Alfano, tuo padre. Ti sentiresti di raccontarci chi era tuo padre e per quali ideali è morto e in quali circostanze?
SONIA: guarda, mio padre è persona assolutamente normalissima, con pregi, difetti, testardaggine. Una persona estremamente determinata e soprattutto molto buona e molto altruista. Quello che ho potuto apprezzare anche dopo la morte di mio padre, perché me l'hanno riferita tante altre persone, è che comunque lui aveva un profondo rispetto delle idee altrui. Io ho visto ai suoi funerali esponenti della sinistra siciliana, esponenti di spicco. Poi loro stessi mi raccontarono che più volte avevano avuto modo di confrontarsi con mio padre che invece era un uomo di destra, mi raccontavano insomma dei loro confronti, del fatto che comunque mio padre era uno di quelli che in maniera più determinata accettava questo confronto probabilmente perché forte delle proprie idee. Quindi la presenza di queste persone ai suoi funerali, gli attestati di stima da parte loro sicuramente mi hanno dato un elemento in più su cui riflettere, un elemento che fa poi il corollario della personalità di quest'uomo e mi ha confermato il fatto che comunque mio padre ha avuto anche la capacità – e questo penso che debba essere stato per lui molto forte – di guardare all'interno del proprio schieramento politico e di esaminarne le criticità e di metterle in piazza. Lui denunciò i suoi stessi colleghi di partito, li denunciò pubblicamente e per questo lui fu espulso da quello che ai tempi era il Movimento Sociale Italiano, fu espulso, gli strapparono la tessera. Lui mi ricordo che propose diverse interrogazioni parlamentari che riguardavano le truffe ai danni dei fondi europei e le propose a quelli che erano appunto gli esponenti del Movimento Sociale Italiano e non appena lui capì che questi personaggi lo stavano assolutamente palleggiando lui non esitò due minuti a prendere tutti i suoi carteggi e a proporre le interrogazioni a esponenti dell'allora PDS. Una persona che dal punto di vista politico e intellettuale io ho avuto la capacità di apprezzare anche perché sono arrivati questi attestati di stima. Poi se devo entrare nel privato o nell'intimo io devo dirti che è stato un padre straordinariamente presente, un padre con cui potevi discutere di tutto. Io ricordo che fin da ragazzina raccontavo a mio padre i miei problemi, problemi adolescenziali di ragazzina, le prime cottarelle, e ho trovato una persona molto attenta. Perché io ricordo che le miei compagne invece non parlava con i genitori, soprattutto con il padre, io invece a mio padre raccontavo tutto e lui è stato furbo, molto intelligente, perché l'età dell'adolescenza è un'età molto particolare, io la sto vivendo adesso con i miei figli. Se da genitore non riesci ad intavolare con loro un buon rapporto e non riesci a farti raccontare tutto quello che riempie la vita dei figli, a questo punto ti riesce più difficile controllare e vivere la crescita dei tuoi figli. Per cui mio padre per me è stato questo, una persona con cui poter discutere di tutto senza mai dimenticare il suo ruolo, il ruolo comunque di padre. Per me e per i miei fratelli è stata una persona estremamente presente, si interessava. Io ricordo che a casa nostra molto raramente si cenava o si pranzava con la televisione accesa perché lui voleva sapere tutto quello che si faceva a scuola, quello che si faceva con gli amici, di cosa si discuteva, era molto attento alle nostre amicizie, a chi frequentavamo. Era una persona che a distanza di diciassette anni ancora ti manca. Anzi io posso dirti che più passa il tempo e più manca la presenza di quest'uomo nella nostra famiglia, persona che – ti ripeto – ha sempre determinato il punto fermo in quella famiglia.
CLAUDIO: anche se tu probabilmente ne hai elencato le qualità e stai comunque percorrendo la tua carriera nel solco di quelli che erano i suoi ideali, i suoi principi. Ma a beneficio di quelli che non lo sanno, potresti raccontarci in quali circostanze è morto e che cosa stava facendo?
SONIA: lui intanto era un insegnante di educazione tecnica alle scuole medie, però ha sempre avuto l'hobby del giornalismo, proprio un pallino fisso. Giornalismo, soprattutto giornalismo di inchiesta, cronaca. Per cui lui ha cominciato prima con le radio private, poi le televisioni private, fino a quando è approdato alla carta stampata e ci è approdato perché ricordo che c'era stata l'ennesima guerra tra clan mafiosi e lui era stato l'unico in grado di leggere l'inizio di quella guerra e cominciò la sua attività con la carta stampata descrivendo il funerale blindato, la morte del figlio del capo mafia ed era una cosa molto particolare perché quella del figlio di Pino Chiofalo detto “Pinu u scieccu” e quello fu un funerale blindato, io ancora lo ricordo per quanto fossi ragazzina. Lui lo raccontò appostato davanti alla chiesa, su un edificio in costruzione, raccontò questo funerale che segnava l'inizio di una nuova guerra di mafia. Lui cominciò a scrivere di fatti di mafia cominciò ad indagare soprattutto. Ecco perché dico giornalismo di inchiesta. Lui arrivava sempre per primo sui luoghi dei delitti. Io ricordo che la nostra zona, la zona del messinese, Barcellona Pozzo di Gotto, più di 120 omicidi in pochissimi anni. Io ricordo che nel '92 al 7 gennaio c'erano già cinque morti ammazzati. Quindi comunque è una terra disgraziata sotto questo aspetto, terra chiamata sempre “provincia babba” perché nulla doveva succedere in quella zona perché serviva a garantire la roccaforte dei latitanti di un certo tipo come Nitto Santapaola o Bernardo Provenzano. Per cui le sue indagini erano le truffe ai danni dell'Unione Europe, truffa ai danni dell'Aima, nel campo delle arance. Aveva intercettato un traffico di armi internazionali con i paesi del sud America, traffico di droga, spaccio. Si era soffermato tantissimo sugli appalti del Comune di Barcellona, il piano regolatore e anche sull'Aies, una truffa ai danni dell'Aies. Credo personalmente che quello che probabilmente gli è costata la vita è stato il fatto che lui era riuscito a capire da solo che la persona che abitava da qualche tempo quasi di fronte a casa nostra, a circa 30 metri da casa nostra, e che era riverito da tutti, compreso un maresciallo dell'Arma dei carabinieri della locale Stazione, e tutti quanti a Barcellona lo chiamavano “zio Filippo”, mio padre capì subito che quello non era lo zio Filippo bensì era Nitto Santapaola. Lo raccontò a un magistrato che riteneva amico, lo raccontò soprattutto ad alcuni i carabinieri. Mio padre in alcuni appunti che furono poi ritrovati, furono poi salvati nella memoria del suo computer, lui scrive che appunto questa persona per lui è Nitto Santapaola e scrive soprattutto che a suo parere da qualche settimana tutti i venerdì sera dopo le 22.00 nei pressi di casa nostra a suo giudizio si riunivano esponenti di spicco di una loggia massonica coperta da rito scozzese. Lui scrive appunto nel suo computer...
CLAUDIO: coperta da... scusa?
SONIA: coperta da rito scozzese. È un rito molto particolare. Lui scrive nel suo computer che si riuniscono tutti i venerdì dopo le 22.00. Questo è un particolare agghiacciante se poi consideriamo che mio padre è morto proprio di venerdì, tra le 22.18 e le 22.22.
CLAUDIO: ma c'è una verità processuale?
SONIA: guarda, è una verità processuale molto parziale, della quale noi non ci siamo mai accontentati perché nel '99 è stato condannato a 30 anni con sentenza definitiva Giuseppe Gullotti perché ritenuto mandante militare, cioè il boss che diede l'assenso. Nel 2006 fu condannato a 21 anni e 6 mesi con sentenza definitiva Antonio Merlino, ritenuto il killer, cioè la mano armata. Però a noi mancano ancora i mandanti, cioè i cosiddetti mandanti di terzo livello, coloro i quali hanno deciso, hanno voluto questo delitto perché mio padre, così come riportato da pentiti del calibro di Di Matteo e di Brusca, mio padre aveva rotto le palle in quel territorio, scusate il termine. Però loro riportarono proprio questa cosa. Si fece proprio una riunione a San Giuseppe Jato alla presenza appunto dei corleonesi e i barcellonesi andarono lì nella persona di Giuseppe Gullotti che ricordo, per chi non lo sapesse, così come stabilito da Brusca nel corso delle sue dichiarazioni, Brusca ha detto che Giuseppe Gullotti, capomafia barcellonese, fornì ai palermitani il telecomando che fece saltare in aria Giovanni Falcone, la moglie e la scorta. Quindi immaginate bene che ruolo ha avuto in certe vicende importantissime il ruolo dei barcellonesi. Per cui, insomma, mio padre ha osteggiato e cercato di ostacolare il percorso di certi personaggi, comunque il percorso mafioso del sistema barcellonese. Per questo lui è stato fatto fuori la sera dell'8 gennaio 1993 mentre rientrava a casa dopo aver preso mia madre dal lavoro. Lui vide queste persone probabilmente, stava già rientrando, era già entrato nel portone, invece vide queste persone passare e probabilmente la sua attenzione è stata richiamata da quella che era la sua convinzione, la presenza di queste persone all'interno di una loggia massonica e rimise l'auto in modo, cercò di andare incontro a queste persone che poi alla fine ne decretarono la morte, gli spararono con tre colpi calibro 22.
CLAUDIO: è cambiata qualche cosa dopo 17 anni a Barcellona Pozzo di Gotto, secondo te?
SONIA: guarda Claudio, bisogna fare un'analisi molto approfondita, perché se no rischieremmo di essere molto qualunquisti. Barcellona ha sempre vissuto questo evento rifiutando, rifiutando anche la figura di mio padre, ma perché da una parte continuiamo ad avere a che fare coi personaggi a cui ovviamente la morte di mio padre forse continua a dare più fastidio adesso, a distanza di 17 anni, e che hanno sempre provveduto artatamente a mettere in giro voci che poi sono le stesse che circolarono su Pippo Fava, su Peppino Impastato, quindi una strategia della mafia, finché hanno screditato e continuano a cercare di screditare la sua figura dicendo che comunque quello non è un delitto di mafia ma un delitto maturato nell'ambiente passionale. Insomma le solite cattiverie studiate. Poi dall'altra c'è una parte della cittadinanza, che ovviamente è la stragrande maggioranza, che però ha paura a schierarsi perché quello è un posto dove si conoscono tutti e bene o male sono tutti imparentati. Quindi c'è la paura a schierarsi, a farsi vedere. Quello che più mi dà forza è che in questi ultimi anni sono stata contattata sempre più da molti ragazzi barcellonesi, ragazzini che comunque chiedono, si informano, voglio materiale processuale, poi si informano, alla fine capiscono, si rendono conto di che tipo di personaggi ci sono a Barcellona, dove c'è un magistrato che oggi ricopre il ruolo di Procuratore generale della Corte d'Assiste d'Appello di Messina, Franco Cassata, che era iscritto, è iscritto, perché è uno dei principali animatori della Corda Frates. Loro la definiscono un'associazione culturale, per me è un'associazione paramassonica. Considera che lui è iscritto a questa associazione culturale – tra virgolette – che si chiama Corda Frates. A questa loggia, a questa associazione ci è iscritto da tanto il senatore Domenico Nania, ci è iscritto il sindaco Candeloro Nania, e tu pensa che all'8 gennaio del '93 erano iscritti tutti questi personaggi e ci era iscritto anche Giuseppe Gullotti, il mandante dell'omicidio di mio padre. Per loro è assolutamente normale. Quando invece i ragazzi a Barcellona hanno la possibilità di poter leggere atti processuali, di potersi informare, eccetera, di poter anche decidere autonomamente, senza l'influenza magari delle proprie famiglie, dei propri amici, parenti, eccetera, si rendono conto di che razza di ambiente è e quindi se ne distaccano, mi hanno contattato, ci siamo conosciuti, abbiamo fatto delle iniziative insieme. Oggi come oggi se tu mi dovessi chiedere “Barcellona ha meritato la morte di tuo padre?”, io oggi come oggi ti dico no, però sono sicura che col tempo, passeranno tanti anni probabilmente, ma io sono sicura che col tempo cambierà la mia risposta, nel senso che comunque io sono sicura che alla fine vincerà mio padre e dimostrerà che la sua morte ne è valsa la pena, che Barcellona ha meritato la sua morte. Probabilmente io non so se riuscirò a vedere questa cosa, però poi ci saranno i miei figli, continueranno i miei figli in questo, ma io sono sicura che alla fine vincerà mio padre.
CLAUDIO: speriamo, speriamolo anche per tutta l'Italia. Ma se tuo padre fosse ancora vivo forse oggi sarebbe un blogger, avrebbe aperto un blog e queste verità sarebbero state scritte di suo pugno e sarebbero rimaste nella rete a beneficio di tutti. Sonia, per concludere, tu sei stata eletta con i voti della rete e adesso sei al Parlamento Europeo. Ci puoi raccontare in breve quali sono le battaglie che stai conducendo, di cosa ti occupi?
SONIA: guarda, io mi occupo di una commissione molto fondamentale, la Commissione Libertà pubbliche che si occupa anche di giustizia, di sicurezza, affari interni e immigrazione, e sono anche membro sostituto nella Commissione controllo di bilancio. Io mi occupo sostanzialmente di tantissime cose, ho portato al Parlamento Europeo con i miei colleghi la risoluzione sulla libertà di stampa in Italia, una cosa che ho voluto io e porta la mia firma, che poi i miei colleghi hanno sostenuto, così come porta la mia firma l'interrogazione sull'immigrazione e sulla violazione da parte dell'Italia di tutte le norme e di tutte le convenzioni rispetto ai respingimenti dei barconi quest'estate. Sono relatrice unica per il Parlamento per quanto riguarda la rete europea di prevenzione del crimine. Ho portato al Parlamento Europeo lo scandalo della legislazione italiana sulle morti bianche, sugli inceneritori. Adesso mi sto occupando del NO TAV. I miei colleghi del PdL dicono che sono un'antitaliana. Molto più semplicemente io mi ritengo un'antimafiosa e soprattutto cerco di difendere, per quello che mi è possibile, la mia costituzione. Proprio per questo motivo il primo atto che ho presentato al Parlamento italiano, noi ci siamo insediati il 14 luglio, io il 15 luglio, mi pare, ho presentato la prima interrogazione che era sul Lodo Alfano. Quindi il problema è questo, io non sono antitaliana, però se in Italia le istituzioni anziché difendere la propria Costituzione la attaccano allora io sono costretta ad agire in emergenza e quindi mi rivolgo a chi di dovere. Perché ricordiamoci, essere in un paese tra i 27 nell'Unione Europea, dovrebbe – sottolineo dovrebbe – comportare rispetto innanzitutto della Costituzione di appartenenza e poi rispetto delle leggi che sono state stipulate dai 27 paesi europei. Se consideriamo invece che l'Italia è il paese che tra i 27 ha più multe e più condanne da parte dell'Unione Europea e dalla parte della Corte di Giustizia Europea, forse ci rendiamo conto che in questo paese c'è qualcosa che non va e io prima di aiutare chi sta fuori dall'Unione Europea, io preferisco aiutare, ho il dovere di aiutare il mio paese e i miei concittadini. Poi, è ovvio, c'è qualcuno che può anche pensare e che la pensa - è giusto che sia così, vivaddio – in maniera assolutamente diversa da me, però questo dovrebbe avvenire sempre nell'ambito della correttezza e del confronto civile e a me francamente questo manca, devo dire. Perché io sono stata una dei pochissimi ad avere il coraggio – lo ribadisco – di condannare l'atto di violenza probabilmente subita da Berlusconi, ma sono stata una dei pochi a dire che pur condannando la violenza, ma l'avrei condannata per chiunque, non per Berlusconi, che pur condannando l'atto di violenza non ho sentito e non sento la necessità di manifestargli la mia solidarietà, tanto più che ho dei dubbi su quell'aggressione, dubbi che sono stati avvalorati da una trasmissione televisiva tedesca e che soltanto in Italia facciamo finta di non sapere. La verità è che in Italia c'è la maggior parte degli italiani che hanno dei dubbi sulla veridicità di quell'aggressione ma pochi hanno il coraggio di dirlo, perché altrimenti rischieremmo di essere impopolari. Io invece preferisco essere impopolare e dire quello che penso. Io dubito dell'aggressione. Dubito perché purtroppo siamo un popolo che non ha memoria. Abbiamo dimenticato quello che è accaduto venti anni fa, quello che ha fatto Gelli, Andreotti, eccetera. Ma pensa se possiamo ricordare quello che è successo il 9, il 10 di dicembre, per esempio l'11 dicembre quando Berlusconi era a Bonn, al Congresso del PPE (Partito Popolare Europeo) e tra un disegno e l'altro, perché lui stava disegnando gli slip femminili e questo nessuna televisione, nessun giornale italiano lo ha pubblicato, lo ha pubblicato la stampa britannica. Mentre lui stava disegnando slip femminili ha fatto il suo intervento attaccando ovviamente l'istituzione italiana, la Costituzione italiana. Ricordiamoci cosa è successo in quei giorni, quando Fini e Napolitano, il Presidente della Repubblica, chiedevano a Berlusconi conto e ragione delle sue dichiarazioni. Berlusconi era in discesa libera, era in caduta libera in questo paese. Si parlava già di elezioni. Arriva poi quella statuetta del duomo, non so di che materiale è, ma poteva anche essere un modellino riprodotto in cartapesta, arriva quella statuetta e all'improvviso Berlusconi viene beatificato e dimentichiamo tutti quanti, soprattutto la gran parte dell'opposizione dimentica chi è Berlusconi, cioè un corruttore, un frequentatore di mafiosi, visto che lui reclama e sponsorizza la sua amicizia con Vittorio Mangano, dimentichiamo tutti quanti che lui è tessera 1816 della loggia P2. Dimentichiamo tutto questo. Io non lo dimentico. Io condanno l'atto di violenza perché probabilmente è stato subito da Berlusconi, però perché nessuno ha condannato la violenza che hanno subito gli immigrati e che continuano a subire gli immigrati, i clandestini che sembrano essere il problema dell'Italia? Però nessuno parla degli immigrati che passano invece alla frontiera, dai valichi dell'Italia, del nord Italia, perché è frutto di un accordo tacito con la Romania. Questo non lo dice nessuno, non lo dice assolutamente nessuno perché si rischia di essere impopolare. Allora io preferisco essere impopolare, però preferisco dire quello che penso ed essere soprattutto coerente con me stessa. Questo è un paese che dimentica di essere stato un popolo di emigranti. Ma se noi fossimo stati trattati così dagli americani quando siamo andati in America a fare fortuna con le valigie di cartone? Ma stiamo scherzando?
CLAUDIO: noi siamo andati in America con le valigie di cartone e abbiamo esportato la mafia. Ci siamo contraddistinti.
SONIA: appunto. Noi la stiamo esportando dovunque, perché l'abbiamo esportata in Germania, in Spagna, in Olanda, in Belgio. Adesso facciamo tutti i buoni e abbiamo al governo dei ministri che parlano di leggi razziali, che parlano dell'operazione “White Christmas”, ve la ricordate, no? Io impazzisco a sentire queste cose. Ministri che oggi sono ministri della repubblica che hanno detto che col tricolore si pulivano il sedere. Io fossi stato Napolitano...
CLAUDIO: hanno bruciato la bandiera.
SONIA: hanno bruciato la bandiera. Ma stanno scherzando? Questa è gente che ha giurato, che intasca i nostri soldi, che parla di Roma ladrona, però da Roma ladrona muove i tasti del comando e intascano i soldini da parte di Roma ladrona. Allora io non me la sento, non ci sto. Io ho un grandissimo rispetto per le istituzioni. Io ho amato profondamente Sandro Pertini e credo che se tornassimo indietro oggi queste cose ma neanche lontanamente, neanche in minima parte esisterebbero.
CLAUDIO: Sonia, adesso c'è un grosso movimento di cittadini sostenuti da una rete nuova di informazione libera. Ieri, come sai, eravamo al No Craxi Day a Milano, c'era anche Grillo, Di Pietro, c'ero io e c'era Piero Ricca, c'era Martinelli, poi anche Giulio Cavalli con la sua scorta e tanti tanti altri. La speranza è quella che continuando a sensibilizzare, a fare informazione vera, lasciando poi semplicemente parlare gli interlocutori senza tagli, senza cuciture, senza dirottare le interviste per nascondere o manipolare le idee e i contenuti, magari le persone, anche grazie al vostro preziosissimo lavoro che state conducendo per noi, fuori dal Parlamento italiano, in Europa, gli italiani comincino, un po' come i barcellonesi del resto, a uscire dalle loro case e a rendersi conto e a cercare di cambiare le cose.
Io ti ringrazio tantissimo per questo tuo intervento e a questo punto speriamo di risentirci presto con delle novità che arrivano da Bruxelles.
Grazie Sonia.
SONIA: grazie Claudio.
Trascrizione di MariaLaura Borruso
A Barcellona Pozzo di Gotto c'era anche Helene Benedetti, una che è sempre in pista. Ecco il suo resoconto.
Il pullmann che ammutolì l'omertà mafiosa
di Helene Benedetti - InformareXResistere
L’8 gennaio a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, c’è stata la commemorazione per il 17° anniversario dalla morte di Beppe Alfano, insegnante con la passione per il giornalismo ucciso per mano della mafia.
Nessuno ne ha parlato: né i giornali di sinistra, né i giornali di destra, né il giornale nato qualche mese fa e che tutti vantavano e sventolavano come un traguardo per la libertà di informazione. Sembra quasi che anche per la cosiddetta informazione libera le vittime di mafia non facciano notizia. Persone che in nome della verità, della giustizia e dell’informazione hanno dato la propria vita non interessano ai giornalisti. Nessuno li ricorda. Si preferisce parlare sempre e solo di Berlusconi. come se tutto i mali del nostro paese nascessero e si esaurissero ad Arcore.
A Barcellona Pozzo di Gotto è radicata una forte organizzazione di stampo massonico-mafioso, ma la gente si è sempre ostinata a fingere di ignorarlo, non solo evitando di partecipare alla commemorazione annuale organizzata dalla figlia di Beppe Alfano, Sonia, ma cercando anche di denigrare un uomo morto anche per loro, per amore del proprio paese, per amore della verità e della giustizia.
Guai a dire che a Barcellona Pozzo di Gotto c’è la mafia! Ogni anno, puntuali come un orologio svizzero, secondo uno schema collaudato e funzionale - in uso nel sistema mafioso come nel sistema paese - si presentavano finti contestatori ad urlare che Beppe Alfano fu stato ucciso per un delitto passionale, nonostante la verità processuale sia un'altra.
In occasione della commemorazione, noi liberi cittadini provenienti da tutta l'Italia, decisi a combattere la mafia, abbiamo così organizzato un autobus. Venivamo da L’aquila, da Pescara, da Vasto, da Bologna, da Lamezia Terme, da Perugia, da Eboli, da Roma... ci siamo incontrati tutti a Roma, e poi sulla strada abbiamo raccolto altri cittadini, tutti ugualmente arrabbiati e consapevoli che non avrebbero trovato un'atmosfera idilliaca, ma convinti della necessità di scendere in campo!
Barcellona Pozzo di Gotto è un paese dove la mafia la guardi dritta negli occhi. Se ne sente il puzzo, riesci quasi a toccarla. Dietro le finestre si intravedono gli abitanti immobili, che non hanno nessuna intenzione di scendere per commemorare un uomo cui la vita è stata tolta anche per loro. I più curiosi scendono in strada, con aria indifferente, appoggiati ai muri o alle macchine parcheggiate. Osservano questi strani individui che hanno fatto chilometri per venire a dimostrare che bastano un po’ di buona volontà e determinazione.
Quest'anno, per la prima volta, non c'è stata nessuna contestazione, solo una commemorazione degna, piena di applausi, di occhi lucidi, di sorrisi densi di solidarietà. Per noi è stata come una vittoria. Si, abbiamo vinto una piccola battaglia: l’8 gennaio 2010 un pullman di gente onesta ha capito che la mafia si può perlomeno mettere a tacere. Adesso non ci fermeranno più.
Cari barcellonesi, vi aspettavamo. Eravamo li per liberarvi dalle vostre paure, per incoraggiarvi, per iniziare insieme a voi un cammino difficile ma pieno di speranza. C'eravamo e ci saremo anche l’anno prossimo. Saremo il doppio, saremo sempre di più, fino a quando tutti i barcellonesi onesti non scenderanno in strada insieme a noi!
1, 2 , 3, 4, 5, 10, 100 passi!