
L'Italia è
invasa dagli stranieri. Sono
barbari della cultura, distruggono, devastano, saccheggiano, impongono gabelle, impediscono al mercato di crescere ed evolversi. Sono parassiti, succhiatori di sangue, prendono ai poveri per dare ai ricchi, tengono in vita malati terminali, mummie che si sbriciolerebbero di fronte a qualsiasi
pensiero intelligente, ibernano i loro privilegi e li mantengono inalterati nel tempo, producono a ciclo continuo vasetti di
cazzi loro e non imprimono nessuna data di scadenza.
Hanno colonizzato tutto, infestato ogni poltrona, riempito di servi e vassalli tutte le vie di accesso al palazzo. Se la suonano e se la cantano.
Inscenano teatrini per intrattenere le folle, assumono burattini e servono fandonie decorate con bigiotteria di infima qualità, perline colorate in cambio della vita e della terra degli indios
: la
nostra vita, la
nostra terra.
Sono in tanti. Arrivano ben vestiti. Ti parlano di
libertà e ti imbavagliano. Ti parlano di
diritti e te li alienano. Ti parlano di riduzione delle
tasse e te le aumentano. Ti parlano di
futuro e te lo rubano. Ti parlano di
cultura e ti rendono più ignorante. Si fanno chiamare Bondi, Romani,
Maroni,
D'Alia, Levi,
Carlucci,
Barbareschi, hanno molti nomi ma un solo
padrone. E il padrone non ha nome. Si nasconde, come Bin Laden, come il
padre nostro che è nei cieli, come il
capro solforoso che è negli
inferi, come la vecchia terrificante strega dalle lunghe dita unghiate che beve code di rospo e influenza le decisioni del Re, sotto la minaccia di scatenare la
collera degli dei.
Dopo avere cercato di imporre la
carta di identità per ogni singolo bit trasferito in rete (Carlucci), dopo avere provato a chiudere i blog su indicazione diretta del Ministero degli Interni, avendo a
insindacabile giudizio loro ravvisato
apologia di reato magari nell'ultimo e più insignificante dei commenti a un post, scavalcando la magistratura (D'Alia), dopo avere sentenziato che
internet è un luogo di libertà ma va assolutamente
regolamentato, a
loro vantaggio (Barbareschi), dopo avere cercato di equiparare un blogger a una testata giornalistica e di farlo iscrivere al registro degli operatori della comunicazione (Levi-Prodi), dopo avere
cercato di applicare a internet la legge sulla stampa promulgata
nel 1948, dopo avere paragonato i social network ai gruppi terroristici degli anni '70 (Schifani), dopo avere minacciato di
chiudere Facebook salvo poi accordarsi privatamente con gli operatori del settore per dare luogo ad una
censura insidiosa, invisibile e silenziosa, contro la quale è difficile organizzarsi (Maroni), dopo avere addirittura osato proporre un permesso ministeriale per trasmettere in
diretta streaming dalla propria scrivania, dopo avere negato 800 milioni di euro per lo sviluppo della
banda larga -
o meno angusta - mentre il resto dell'Europa sta dichiarando internet un
diritto fondamentale dell'uomo e garantisce ad ogni cittadino 100 Mbit o più di velocità di connessione, dopo tutte queste vessazioni, uniche nel panorama legislativo dell'occidente democratico, oggi sono in arrivo altre due colossali offese all'intelligenza digitale: il
Decreto Romani e l'estensione dell'
Equo Compenso.
Con il primo,
sua maestà il premier intende tutelare gli interessi presenti e futuri della sua
dinastia regale, salvaguardando Mediaset dalla crescita di piccoli ma fastidiosi videoproduttori indipendenti, videoblogger e web-tv. Costoro non potranno più utilizzare la rete per immettere immagini in movimento -
come attualmente è possibile fare sui grossi portali di videosharing - senza ottenere preventivamente un
permesso governativo, equiparando a tutti gli effetti un videoblogger, così come chi vuole condividere i filmini delle vacanze, a una
rete televisiva vera e propria. Un abominio che fa scempio della
libertà di espressione e che cerca ancora una volta di tutelare il
monopolio dell'informazione e della raccolta pubblicitaria che
grazie a Craxi è stato conferito, per diritto divino, a Silvio Berlusconi e a tutta la sua genealogia discendente.
Con il secondo si intende
rubare ai poveri per dare ai ricchi, costringendo tutti i cittadini italiani, già gravati da un inaccettabile
digital divide, a
ingrassare le casse della SIAE, partendo da un presupposto fortemente illiberale e avverso al principio giuridico della presunzione di innocenza. Non potendo più sostenere il
diritto d'autore, disciplina che per anni ha reso
fortune da milioni di euro a pochi artisti, sempre gli stessi
dai tempi in cui Berta filava, e
impoverito tutti gli altri, indipendentemente dalla loro bravura ma in funzione della sola appartenenza o estraneità alle
baronie del mondo dello spettacolo, Bondi vuole essere per la SIAE quello che Craxi fu per Berlusconi: il legislatore che non legifera nell'interesse dei cittadini, ma in quello degli interessi corporativi, per permettere loro di continuare a perpetrare un
modello perdente che gli adattamenti evolutivi del mercato, favoriti dalla rete, premono per modificare e rendere più aperto e democratico. D'ora in poi se acquisterete telefoni cellulari, hard disk, chiavette e qualsiasi dispositivo contenente una memoria ram, rom, flash o un pallottoliere, pagherete senza saperlo una
gabella significativa e proporzionale alla dimensione in gigabyte della memoria fisica disponibile. Perchè? Perché si presuppone che la userete per farvi copie private di film e brani musicali. Non importa se usate la capacità di memorizzazione del vostro apparecchio per conservare documenti importanti, le foto di vostro figlio o i filmini delle vacanze: dovete pagare, siete
pirati, siete
criminali, per voi la presunzione di innocenza non vale. In tempi nei quali la quantità di memoria disponibile aumenta vertiginosamente di mese in mese, diventando nel contempo via via sempre più conveniente da acquistare,
Bondi è il primo caso al mondo di Ministro che vuole
penalizzare l'innovazione, per dirla
con le parole di Confindustria.
Adesso basta.
Io voglio vivere in un paese dove il mio Presidente
parla al paese attraverso YouTube e
non disabilita i commenti, perché un Presidente della Repubblica non deve
avere paura di sapere cosa penso.
Voglio vivere in un paese dove posso ricevere gli aggiornamenti Twitter dai parlamentari, dove
i ministri hanno un blog e dialogano sulla rete, dove le
campagne elettorali si fanno sui
social network, alla pari, senza il rischio che i grossi monopolisti dell'informazione partano con un
serbatoio di consensi illimitato e immeritato, in una
competizione sleale e antidemocratica che privilegia faccendieri e
trafficanti di organi istituzionali a discapito di chi ha davvero le idee per cambiare questo paese.
Voglio vivere in un paese dove la banda larga è considerata un diritto fondamentale di ogni cittadino, elevandola a
diritto costituzionale. Queste sono le modifiche alla Costituzione che voglio. Come è avvenuto in Francia, come è avvenuto in Finlandia, come è avvenuto in Spagna e in Germania.
Voglio vivere in un paese dove la gente
guarda meno la televisione e naviga di più, leggendo e informandosi in rete.
Come in America, dove
un ultrasettantacinquenne su 4 legge e si informa sui blog.
Come in America, dove non importa quanti gruppi aperti da buontemponi in vena di triviale goliardia inneggino all'eliminazione fisica del Presidente, perché
Obama non si sognerebbe mai di andare alla CNN a dire che Facebook deve essere chiuso.
Come in America, dove a giugno 2009 la percentuale di penetrazione della banda larga nella abitazioni residenziali era superiore al
26%, contro un
19% italiano che ci colloca al
22° posto della classifica dei paesi OECD. Sì, come in America.
Per questo io, voi, noi tutti andremo davanti all'
ambasciata americana, a piedi nudi, incatenati, battendo i piedi per terra al suono dei tamburi, a
passo di schiavo, reggendo tutti insieme un unico enorme striscione:
Mr. President, help internet in Italy
Io e
Enzo Di Frenna vogliamo raccontare al mondo come il governo italiano stia riducendo la rete in totale
schiavitù, e cominceremo da lì, verso la fine di febbraio.
Iscrivetevi al
gruppo facebook e diffondete l'iniziativa. Iniziamo a far rullare questi tamburi.
DIFFONDI L'INIZIATIVA SUL TUO BLOG
Iscriviti al gruppo su facebook.(*)
(*) in quanto pericoloso terrorista