
Siete tutti deficienti
A volte si finisce per ritenere, erroneamente, che ci sia un
limite al peggio. L'ottimismo sarà anche il sale della vita, ma troppo sale fa male. Prendi Minzolini, per esempio, è riuscito nell'arduo compito di trasformare la redazione del TG1 in un gruppo di rivoltosi proseliti dell'
informazione in libertà vigilata. Ma
con la sua giaculatoria in onore di Bettino Craxi ha fatto di più, molto di più: ha ridefinito gli standard del
giornalismo governativo, oscurando perfino la chiara fama che il pur validissimo
Gianni Riotta si era guadagnato sul campo.
Di quest'ultimo ci restano alcune incontrovertibili ed indimenticabili
pietre miliari: pezzi come il servizio sull'
Orango Petronilla al TG1 delle 20, trasmesso in luogo della cronaca di
130mila persone radunate in piazza S.Carlo, a Torino, hanno fatto la
storia dell'informazione autoritaria in questo paese. Di più, sua era la conduzione del massimo organo di informazione nazionale quando una sua troupe, di ritorno da L'Aquila una settimana prima del terremoto con un'intervista a
Giampaolo Giuliani che li aveva avvertiti dell'appossimarsi di un forte sisma, veniva intercettata telefonicamente da due
alti profili istituzionali che mettevano in guardia la redazione del TG1 dal mandare in onda le parole del tecnico di laboratorio abruzzese. Quel che successe dopo,
lo sappiamo tutti.
Chi non ricorda questa bella pagina di ordinario
giornalismo manipolativo, può guardare questo video e leggerne l'interessante resoconto:
7 giorni, la videocassetta che uccide.
Come chiunque abbia servito la patria senza risparmiarsi, distinguendosi per dedizione e identificazione totale alla causa, così anche Riotta riceve la sua
medaglia al valore e viene dislocato al Sole 24 Ore (
importandovi la sua concezione della democrazia), similmente ad un generale in pensione che per passare il tempo si mette a dirigere il
circolo del bridge (nel frattempo, sotto la sua direzione il circolo del bridge
perde il 18,6% rispetto all'anno precedente). Del resto il problema non è mai chi riceve le
onorificenze, ma chi le dispensa: se non ci fosse quello, agli altri resterebbero solo i ricordi e, talvolta, la vergogna .
Ora Gianni Riotta avoca a sè la facoltà di
riottificare la rete, una rete a sua immagine e somiglianza, con un faraone, una casta di consiglieri e gli schiavi che parlano a comando. Lui e
la Carlucci sembrano fatti l'uno per l'altra: che ci sia del tenero? In un
articolo del circolo del bridge, il 10 gennaio scrive:
" L'informazione dell'opinione pubblica critica passerà sempre più dalla carta alla rete. Dunque non dobbiamo - come ci ammonisce Jaron Lanier - permettere ai teppisti di inquinarla con le loro farneticazioni e garantirne l'informazione, la cultura e l'eccellenza contro l'omogeneizzazione e il qualunquismo "
In
una lettera appassionata a Vittorio Zambardino di Repubblica, due giorni dopo, rincara la dose:
" Siamo tutti uguali, lo dice la Costituzione, ma se gli esperti, chi sa di un argomento, le persone serie, finiscono sporcati nel gulag degli insulti anonimi chi perde è il pubblico. [...] Chiedo che la verità, la serietà, la ragione e la tolleranza non siano più messi nell’angolo dai teppisti del Web, superpagati clown o anonimi frustrati."
Gianni Riotta insomma sostiene una
versione fascista della rete, con filtri militarizzati posti all'ingresso dei blog, mitraglia in pugno, a chiedere la carta di identità agli anonimi commentatori. Il suo timore è che, detto in soldoni, gli intellettuali, gli esperti, insomma
loro -
nella sua personale concezione a caste della vita - non riescano più a intessere le squisite elucubrazioni che il
loro ingegno ordisce per natura, adempiendo al destino di un
giornalismo ariano che irrora i
loro polpastrelli con ardite acrobazie linguistiche, scaturite da quella fonte primigenia che distilla intelletto puro di cui
loro, gli
esperti, sono custodi per discendenza divina.
Del resto, la concezione che Riotta ha di se stesso era già emersa nel post del 22 agosto 2009:
siete tutti deficienti. Per citarne un breve stralcio:
" Andate su qualunque sito di qualunque giornale italiano: il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Libero. Guardate i commenti dei lettori: sono tutti deficienti."
Gianni Riotta si vende come un
pioniere della rete, colui che
ruppe con i canoni del giornalismo della macchina da scrivere e del doppiopetto gessato per sperimentarsi nelle vesti di giornalista elettronico. Il suo disagio, e lo comprendo, sta tutto nell'assistere al lento, progressivo disfacimento della casta cui appartiene giacché, è inutile negarlo, sono proprio i giornalisti ad essere le prime vittime di questa
reazione autoimmune dell'informazione che divora se stessa, come una costola eretica che poco alla volta soppianta la dottrina principale, e con essa i suoi ideologi, le alte prelature, ogni ordine di rappresentanti e infine tutta la vecchia filosofia, spazzata via dalla
fiammata esplosiva di una bolla di combustibile fossile troppo a lungo compressa, relegata nelle viscere della subalternità.
Non viene in mente, al direttore del Sole24ore, che forse se le masse esibiscono un linguaggio così grossolano, ciò dipende anche dalla
autoreferenzialità delle caste, che nel tempo hanno sempre fatto cartello e impedito di creare un
meccanismo culturale virtuoso, fatto di vasi comunicanti tra i ceti più abbienti e quelli più poveri. Al figlio dell'onorevole e della grande firma si riservava la formazione accademica di Oxford, talvolta immeritatamente e a discapito del figlio dell'operaio, per il quale ancora oggi si confezionano impietosamente blister di volgarità popolari in pillole, somministrate in comode dosi televisive.
Cosa credevi di avere contribuito a creare, Gianni, con quegli stessi privilegi che stai difendendo? Se davvero vuoi elevare nel tuo prossimo la cosidetta
virtute e canoscenza, allora esci dal simposio dove te ne stai barricato, seduto su quintali di citazioni e sprofondato in un anacronistico corporativismo, e vai nelle piazze a
parlare con la gente.
La
stagione delle mummie è finita: buttati nella mischia e dai una mano anche tu.
Vedrai che ti sentirai più leggero.
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(*) in quanto pericoloso terrorista