Antonio Di Pietro Presidente in Campania

Una forza politica nasce con l’obiettivo di fare le leggi. Per fare le leggi deve governare. Per governare ha due modi: raccogliere da sola più voti di chiunque altro, oppure coalizzarsi con un’altra forza politica e sommare i voti, nella speranza di raggranellarne di più rispetto alle altre coalizioni.

Finché è all’opposizione, una forza politica può solo lamentarsi, e di lamentele in questi anni ne abbiamo sentite molte, moltissime: piove, governo piduista; Berlusconi mafioso; il conflitto di interessi; le leggi ad personam; fatti processare, buffone; c’è un rigurgito di fascismo; il regime; la Cina è vicina; il bavaglio all’informazione… Ci piace così tanto stare a casa ad allevarci un fegato di dimensioni spropositate, crogiolandoci nella cantilena dei nostri leitmotiv preferiti?

A qualcuno forse sì. A qualcuno piace. Per esempio, a chi fa i soldi restando all’opposizione perpetua, a chi vive di solo antiberlusconismo, a chi ha talmente interiorizzato la retorica della resistenza, che vuole resistere a prescindere, sempre e comunque, e se gli dicessero che la guerra è finita continuerebbe a resistere da solo, perché è l’unica cosa che sa fare.

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Di Pietro si è stufato. L’ha detto e l’ha ripetuto mille volte, al Congresso, che vuole portare la nave in porto. La nave è il suo partito, il porto è la maggioranza. Forse, dopo anni ed anni di resistenza, si è stancato e ha deciso che vuole far resistere un po’ anche gli altri. Forse sogna di vedere Gasparri che fa interviste in rete, lamentandosi del controllo sull’informazione. Magari fantastica di AnniZero in seconda serata su RaiUno, dal lunedì al venerdì, e di Bruni Vespa una volta a settimana su RaiDue, messi costantemente sotto inchiesta dalla commissione di vigilanza. Oppure, molto semplicemente, non vede l’ora di rimuovere legittimi impedimenti, lodi alfano e immunità parlamentari, perché vedere Berlusconi costretto a comparire in un’aula di tribunale non ha prezzo, con Mastercard.

Ma il mare è grosso, infestato da squali e bucanieri. La nave in porto, da solo, Tonino il Molisano Volante non ce l’avrebbe mai portata. E allora si trova una scorta: si allea con i galeoni del PD – Pirati Democratici, e veleggia alla conquista della Tortuga. Fa niente se all’interno di qualche galeone si nasconde anche qualche galeotto: l’alternativa sarebbe restare per sempre in mare aperto, con la sola certezza che i viveri iniziano a scarseggiare, e la ciurma a rumoreggiare. Cantare “Quindici uomini, quindici uomini sulla cassa comune” non basta più a nessuno. Così raduna la flotta e, vento in poppa, fa rotta verso il suo destino.

Sulla strada ci sono alcune isole da spartirsi, per la precisione 13. Non può prendersele tutte, non può cederle tutte. Così è la vita, pena lo scioglimento delle alleanze. Su ogni galeone infuriano le discussioni. Qualcuno si prende a pugni. Di marinai ubriachi, si sa, sono piene le stive, ma non se ne può fare a meno: qualcuno a cazzare la randa bisognerà pur mettercelo.
Diverse casse di rum e qualche occhio nero dopo, le isole vengono suddivise più o meno equamente. In Isla Calabra si riesce perfino ad imporre un candidato come Pippo Calippo, cavaliere del Lavoro e paladino dell’antimafia. Isla Campana, invece, dopo furiose zuffe e appelli caduti nel vuoto, viene destinata a Vincenzo De Luca, un Pirata Democratico molto pirata e molto poco democratico.

De Luca dice di aver favorito l’erogazione della cassa integrazione agli operai della Ideal Standard di Salerno, dipingendosi come una specie di Robin Hood. In realtà, sarebbe l’opposto: avrebbe sostenuto la chiusura dell’azienda “per favorire vari gruppi imprenditoriali, allo scopo di conseguire indebite erogazioni di denaro”. Avrebbe venduto i suoli dell’ex Ideal Standard a varie società emiliane, a un prezzo infinitesimo rispetto a quelli di mercato, allo scopo dichiarato di realizzare un parco marino, il Sea Park, come da copione mai realizzato, modificando addirittura la destinazione d’uso dei terreni dell’amico Vincenzo Grieco in maniera che passassero da agricoli a turistici. Un affaruccio che ha reso 29 miliardi di lire in fondi neri, che insieme ad altri 6 miliardi extra ha sbancato il gruppo emiliano, senza peraltro garantirgli la proprietà dei terreni.
Oltre a queste amenità, De Luca è noto a Salerno come sindaco-sceriffo. “Li prenderemo a calci nei denti e li butteremo a mare“, dice dei clandestini. Promette di tagliare le consulenze, ma pone suoi uomini chiave ovunque: nell’Agenzia per lo sviluppo dell’area di Salerno, nelle società partecipate dal Comune, nelle Asl dove è stata assunta perfino la moglie, con un concorso dubbio che le è costato un rinvio a giudizio. Dice di volersi opporre alla camorra ma un suo uomo di fiducia, dopo essere stato rinviato a giudizio per 416bis, accusato di avere rapporti con il clan Forte, fu candidato al consiglio provinciale di Salerno.

La cosa è seccante anziché no! L’ammiraglio De Magistris, impegnato a bonificare le Cayman, non è della partita. Nessuno ci mette una pezza e così, nel computo delle richieste e delle concessioni, il Molisano Volante decide che Isla Campana si può sacrificare, pur di non sfasciare la flotta e di procedere speditamente alla conquista della Tortuga. Del resto, Barbanera Bersani non è più disposto a trattare. O gli si lascia l’isola, o l’attacco ai filibustieri va in fumo.

Chi ha seguito i commenti al post “Volete libero Gesù o Barabba?“, sa che ci sono andato cauto. Sono consapevole dell’enorme difficoltà di avere una grande, sconfinata mappa distesa sul tavolo ed essere costretti a spostare carri armati e bandierine nella sola disposizione possibile affinché una strategia fallimentare abbia almeno una possibilità di successo. Traducendo: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, specialmente proseguendo nell’allegoria del Molisano Volante. Sono allergico anche ai mal di pancia istantanei e al ripudio del lavoro di vent’anni pronunciato dalla sera alla mattina. Nessuno è perfetto e questo implica che le valutazioni scaturiscono dalla media dei voti: una singola bocciatura non può pregiudicare l’anno scolastico.
Cionondimeno, per il Partito della Legalità, digerire la candidatura di uno come De Luca è impossibile. Tonino vuole navigare a tutti i costi, ma lo fa in una distesa d’acqua, la rete, che è piena di scogli affilati che affiorano appena sotto la superficie. Difficilmente arriverebbe in porto, senza guardare dove sbatte la chiglia.

Per avere un’idea più consistente della vostra opinione, lunedì ho lanciato questo sondaggio:

 

E’ ancora aperto (si può votare qui), ma il quadro non è così catastrofico come vorrebbe suggerire il tenore dei commenti, probabilmente viziati dal fatto che i più contrari, l’8%, sono anche i più motivati ad esprimere il loro completo dissenso. Il 53% degli elettori afferma in realtà di poter tollerare questa scelta, mentre permane un pur considerevole 39% di scettici che mettono il loro appoggio a Italia dei Valori in forte discussione per il futuro.

Italia dei Valori è chiamata a compiere una scelta forte, questa volta a tutela e in rappresentanza dei suoi elettori, quel popolo residente che dalla madrepatria sostiene economicamente e ideologicamente le scorribande del Molisano Volante. Con il loro voto, i cittadini sono i veri soci finanziatori del partito di Di Pietro, che trae la sua fonte di sostentamento – e che fonte – dal gettito dei rimborsi elettorali.

Non perdere la faccia, Tonino. E’ certamente difficile, ma puoi ancora ribaltare la situazione. De Magistris non poteva accettare la candidatura alla Presidenza delle Regione Campania? Comprensibile. Nessun’altro nome spendibile è disponibile a rappresentare la coalizione? Benissimo. Fai un gesto eclatante, simbolico, chiaro ed inequivocabile: dimettiti dalla carica di Presidente, per la quale il Congresso ti ha appena riconfermato – complice l’assenza di alternative credibili – e imponi a Barbanera Bersani la tua candidatura alla Presidenza della Campania.
Massimo Donadi o Carlo Costantini possono sostituirti egregiamente alla guida del Partito per qualche tempo: tu puoi ancora compiere un gesto nobile, solenne, riabilitante, che verrà accolto entusiasticamente dai tuoi elettori e ti guadagnerà le simpatie e la stima anche degli scettici. Un gesto che i campani ti riconosceranno dal profondo e che resterà negli annali della politica; un gesto che chiuderà la bocca ai vari Alessandro Sallusti, Vittorio Feltri, Maurizio Belpietro, al PDL, a chi ti chiama giustizialista e a tutti i critici dell’Italia dei Valori; un gesto che stringerebbe una nuova e più duratura alleanza con il popolo di Grillo, di Travaglio, con il Fatto Quotidiano, con la rete e i suoi blogger, e che potrebbe perfino rappresentare un punto di saldatura con Micromega.

Un gesto che, qualora non venisse accettato, metterebbe chiaramente in risalto chi, all’interno della coalizione, vuole davvero la candidatura di un pluri-rinviato a giudizio alla presidenza di una regione che merita di riscattarsi, che merita di provare ad essere pulita, che si merita Antonio Di Pietro Presidente.

 

Antonio, resta su Isla Campana. Altrimenti, ritirati dalla coalizione.

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