Da Romani a Google: l’Italia verso la Cina?

 


Non è un paese per Internet. Questo s’era capito. Mettete insieme una classe politica interessata a mantenere i suoi privilegi, economici ed affaristici, e un corpus normativo obsoleto e palesemente inadeguato ad arbitrare un tessuto sociale avanti anni luce: questa è l’italia di oggi.

La sentenza di ieri, che condanna tre manager Google al carcere per via di un video caricato, da altri, su Youtube, fa il giro del mondo e anima la blogosfera e le diplomazie. L’ambasciatore americano si accorge finalmente di come siamo messi male e ci manda a dire che così non va. Google trasecola, credeva di avere questi problemi solo a Pechino, e ci manda a dire che così non va. Il New York Times ha perso ogni remora ad infilare sistematicamente le parole Italia e Cina nel corpo degli  stessi articoli, perché è evidente che così non va.

Togliamo i fondi alla banda larga unico, il nostro, tra i paesi europei – proprio mentre l’Europa la dichiara un diritto legale; facciamo causa a YouTube per centinaia di milioni di euro perché vi si possono trovare spezzoni di televisione spazzatura che sono già andati in onda, privi dunque di qualunque valore economico; cerchiamo di vessare l’informazione libera in ogni modo, grazie ai disegni di legge di fini legislatori quali la Carlucci, D’Alia, Barbareschi e tanti altri esperti di rete, guidati da un presidente che sa raccontare barzellette ma non sa fare una ricerca su Google – il che oggi, effettivamente, equivale ad una barzellettacerchiamo di equiparare i videoblogger e chi carica i filmini delle vacanze a un editore televisivo del calibro di Mediaset e Rai, con tutti gli obblighi e la burocrazie che ne conseguono. C’è di che sprofondare e nascondere la testa sotto al mausoleo di Arcore per i giorni a venire.

La vittima, il grande agnello sacrificale che non servirà tuttavia a redimere nessuno, si chiama Net Neutrality: il principio invalso nel legislatore europeo secondo il quale il patrimonio di connessioni e dispositivi che chiamiamo Rete è un mezzo, uno strumento che mette in collegamento le persone e non può essere piegato a interessi particolaristici, deve essere a disposizione di tutti in egual misura e, soprattutto, non può essere messo sotto accusa. Non serve una misura normativa per Internet, non più di quanto serva per la telefonia tradizionale, per una coppia di walkie-talkie, per il tam tam o per un sistema ingegnoso di segnali di fumo. La responsabilità di un mezzo è tutta in chi lo usa, viceversa colpevolizzare lo strumento significa impedirgli di essere utile ad altre persone che ne fanno un uso positivo.

I social network sono strumenti, non soggetti giuridici. Dobbiamo incentivare la cultura della rete, insegnare agli italiani ad essere cittadini digitali, pienamente consapevoli del mezzo, delle sue potenzialità e degli strumenti di controllo che offre, in maniera autonoma e indipendente. Non serve un sms di stato che avverta tua moglie quando visiti un sito a luci rosse: basta avviare un software incluso nelle più recenti versioni dei più noti sistemi operativi, e il pericolo educativo sarà in massima parte scongiurato. Casomai, saranno papà e mamma a vedersela con i loro ragazzacci, non Romani.

Il risultato di questa sentenza internetticida, se dovesse passare in giudicato, sarà che nel nostro paese l’offerta di servizi di condivisione video sarà a rischio. Su YouTube, in Italia,  vengono caricate 20 ore di video ogni minuto. Avete idea di quali costi dovrebbe sostenere Google per visionare in tempo reale tutto il materiale prima di abilitarlo? E quand’anche fosse disposta a spendere cifre da capogiro per il personale necessario – cosa che incentiverebbe non di poco l’innovazione – quanto tempo ci vorrebbe? Il tempo sufficiente a far invecchiare una notizia o l’attualità di un contenuto video. In altre parole, un freno ulteriore e fattivo all’appetibilità dell’informazione libera che sfrutta la condivisione video. E poi: chi decide cosa è ammissibile e cosa no? Uno staff? Sulla base di quali criteri? Combattiamo la censura di stato per istituire de facto quella esercitata legalmente dagli intermediari della comunicazione?

La situazione sta rapidamente precipitando. Di questo e di altro parleremo a Firenze, l’11 marzo, presso il circolo Arci di via S. Bartolo a Cintoia, 95, dalle ore 20,45 in poi. Byoblu.Com, Qui Milano Libera, Popolo viola di Firenze, Grilli Firenze e Paolo Papillo promuovono il secondo convegno del ciclo “Libero Web in Libero Stato“, dopo il successo del primo incontro di Milano.
Tra i relatori Guido Scorza, Claudio Messora, Luca Neri, il senatore Vincenzo Vita e molti altri, moderati da Piero Ricca.

Fate il possibile per non mancare.

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19 risposte a Da Romani a Google: l’Italia verso la Cina?

  • 5
    blastlikecrazy

    La guerra contro l’informazione libera continua, dopo tartaglia questo episodio ed il primo risultato e’ la censura al video di travaglio con scusa banale. Sembrerebbe una situazione disastrosa, ma guardandola da un’altro punto di vista non e’ cosi’ male.

    Volevamo che la stampa estera cominci a parlare di questa situazione??? Ora sicuramente ne parleranno anche perche’ coinvolta una societa’ leader come you tube e la sentenza e’ una buffonata delle piu’ grandi. E’ come se qualcuno attacca un poster che mostri la commissione di un reato sul muro di una casa ed il proprietario della stessa venga denunciato. Secondo me’ si stanno tirando la zappa sui piedi. 

    Dovremmo rallegrarci perche’ questo significa che il sistema ha paura!!!! Vuol dire che stiamo vincendo noi. Non riescono piu’ a controllare l’informazione libera. La realta’ che ci circonda comincia a non essere piu’ solo il risultato dell’indottrinamento televisivo, ma la vera informazione sta’ modificando notevolmente quello che il sistema vorrebbe che noi pensassimo.  La verita’ fa male specialmente ai criminali che controllano la nostra nazione. 

    Quindi non disperiamoci. E evidente che You tube non puo’ controllare i video caricati da tutti. E’ impossibile e non lo fara’ mai. L’unica soluzione sarebbe chiudere you tube in italia, ma anche questo non penso che sia cosi’ facile da ottenere.

     

  • 4
    Rem

    Dobbiamo rassegnarci a una reazione forte,direi che i tristi segnali di una deriva autoritaria sono nell’aria e non sono per niente occultati da venti cospirazionistici clandestini,sono belli evidenti e lampeggianti.

    Purtroppo non cedereanno di un solo centimetro dalle loro pretese,scandali innominabili li stanno coinvolgendo da ogni parte,fossimo in olanda,germania,belgio o peggio in Francia,le masse sarebbero insorte senza pietaa’ nei loro confronti,da noi non fa’ nemmeno piu’ notizia la vergognosa proscrizione sul caso Mills,indigna ma ben poco un DiGirolamo chiaramente Ndranghetista,non ci inferocisce un Cosentino camorrista che mantiene carica e privilegi nonostante un mandato di arresto inevaso,permettiamo ai media di definire eroe un cane maledetto come Bertolas che ha mangiato centinaia di milioni di euro al popolo in false emergenze.

    Non c’e’ speranza che la massa si risvegli e qualcuno dovra’ fare qualcosa,io un biglietto per l’estero lo metto in preventivo,perche’ in un paese che ritornera’ fascista e con gentaglia come questa cui la coscienza e’ solo un appendice inutile,penso sia inutile stare,le conseguenze saranno lacrime e sangue e credetemi non possono farne a meno,la rabbia inconsulta sta montando,ma  e’ stupida,mal diretta e poco organizzata,piena di furbetti che tentano di ricavarci qualcosa,per cui e’ domabile  e sara’ domata con facilita’…..

    Non ci riesco a credere che siamo arrivati sin qui con oltre la meta’ della popolazione che idolatra dei cani che latrano,incompetenti politicamente oltretutto……

  • 3

    Ho pubblicato il tuo video sul mio blog. Comunque penso che lo dicesti proprio tu, Claudio, qualche tempo fa: manca l’alfabetizzazione informatica più elementare. Se a stento molte persone sanno accendere un computer, figurarsi se sanno come utilizzare i rimedi di parental control, o anche come (banalmente) controllare la cronologia dei siti visitati, inserire i blocchi per un certo tipo di siti, o comunque avere il pc con cui si naviga in un luogo comune della casa in modo da poter facilmente controllare le attività on line dei ragazzi, almeno quando sono più piccoli.

    Sono norme di buon senso, che peraltro non richiedono nemmeno un alto tasso di educazione informatica, che come minimo consentirebbero di mandare un segnale ai ragazzini: guarda che non puoi fare tutto quello che ti pare, ogni volta che ti pare.

    Fermo restando che sono dell’idea che a partire dai sedici anni in su penso che ogni ragazzo (anche se in piena tempesta ormonale) ormai sia abbastanza in grado da capire ciò che fa, specie se ha imparato alla velocità della luce ad usare un pc e quindi gli si possa da un lato insegnare a comportarsi bene, d’altro canto a responsabilizzarlo.

  • 2
    daliatreviso

    D.D.D.   

    Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza.    Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione non è forse di per se sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri!!  (Joseph Pulitzer)

  • 1
    Ambient84

    Caro Byoblu, se credessi direi: “oh mio Dio”.

    Pensavo a quale “mente eccelsa” avesse potuto partorire il decreto Romani da una parte, la sentenza che condanna google dall’altra.

    Dopo una profonda e serissima riflessione ho deciso di accendere la tv per cercare una risposta. Dove se non in tv! Li si che ci sono esempi di menti eccelse, di politici con M maiuscola.

    Dj Aniceto: “bevete più latte.. il latte fa bene… il latte conviene… a tutte le età…”. Collaboratore di Gasparri, facente parte di un “gruppo di consultazione” contro le droghe. Lavora in discoteca e certamente saprà come muoversi. Anche se ho qualche riserva!

    Io penso la politica come un rapporto di trasparenza e collaborazione fra cittadini di uno stato, alleato con altri stati, che rifiutano la guerra, la violenza e la fame, che accettano ogni religione, cultura e che non si fanno prendere per il c**o!

    Invece le menti eccelse, gli specialisti, non sono altro che moralisti scenici, personaggi mediocri scelti in base a tre criteri: visibilità, spettacolarità, fedeltà.

    “Oh poveri Noi”. Grazie per quello che fai Claudio.

  • 0
    FiumePoinquinato

    Bè allora bioblu che hai intenzione di fare? Qui fanno l’ennesimo insulto e la gente non fa niente, non muovete un dito, parli parli, fai qualcosa allora o te ne stai fermo ancora?

  • -1
    stalin

    no scusate, vorrei capire.

    ma la magistratura, specie se milanese, non ha sempre ragione?

    chi erano quegli altri che avevano sempre ragione?!?

    i professionisti dell’indignazione, stanno sempre a stracciarsi le vesti in difesa della vituperata – dal demone di arcore – magistratura meneghina ed ora, che succede?

    il tribunale di milano, ha condannato a sei mesi di reclusione tre dirigenti del motore di ricerca per violazione della privacy.

    andate a manifestare sotto le aule del palazzo di giustizia, no?!?

    portatevi le sciarpe viola e tutti gli altri addobbi funebri che vi pare.

    questa, cari professionisti, è propriamente i-p-o-c-r-i-s-i-a.

    e poi…e per fortuna che secondo le didascalie di questo blog…non si possono pubblicare:

    * messaggi con linguaggio offensivo
    * messaggi che contengono turpiloquio
    * messaggi con contenuto razzista o sessista
    * messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane
    (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)

    si può, si può…

    sono state evocate, nell’ordine…guerra civile, fucili, deriva autoritaria, masse insurrezionaliste senza pietà, cani maledetti ( che latrano pure ), gentaglia.

    e credo pure il solito binomio…fascismo&mafia!

     

    e le cavallette?!?

  • -2
    karmen

    il potere ella rete?

    E’ dimostrato che è possibile controllare anche la rete, filtrando, censurando, ammonendo, sanzionando…

    chi grida “la rete è il futuro” rincorre una chimera…

    è ormai utopia e non si fermeranno… i fatti danno ragione a chi senza mostrare troppo i denti ha agito girando a proprio vantaggio ogni situazione scomoda.

    non è rassegnazione è amara constatazione

    Karmen

  • -3
    dl31

    se scappiamo siamo dei codardi !!!!!

    dobbiamo restare ed organizzarci !!!!

    anche perche se vi guardate meglio intorno non ci sono luoghi tanto migliori dell’italia….direi che siamo quasi combinati tutti alla stessa maniera…anzi in cina non si puo respirare, in mexico non puoi camminare per strada, in russia fate voi, in africa idem, in arabia o marocco idem con patate, in australia penso sia il regno dei rettiliani, ….non c’è posto migliore dell’italia credo per il momento…

    quindi non facciamo i codardi ed organizziamoci !!!!   ma non solo parlando sul blog…dobbiamo incontrarci !!!!!!

  • -4

    Forse sarebbe il caso di condannare i costruttori di armi più che google.

  • -5

    Ciao a tutti….

    In merito al post leggetevi questo!

    Mi piacerebbe sentire che ne pensi Claudio!!!

     

    Violazione della privacy: e qui casca Google!

    Avv. Valentina Frediani

    Google condannata per violazione della privacy. Ci stupiamo? Non direi che ci sia molto da stupirsi, direi piuttosto incredibile che succeda solo oggi e con Google.

    La famiglia del disabile oggetto di aggressione pubblicata  in rete aveva a suo tempo ritirato la denuncia a seguito di chiarimenti con Google, ma la condanna è arrivata lo stesso. Perché?

    Perche in Italia – anche se fin troppi sia tecnici del settore giuridico che semplici utenti lo ignorano – la violazione della privacy comporta la procedibilità d’ufficio. L’aspetto non è affatto di sola rilevanza tecnica: trattare illecitamente dei dati non è “riparabile” semplicemente nei confronti del singolo oggetto di illecito, perché viene un po’ considerato come un danno alla società. Quindi denuncia o non denuncia, la Procura può procedere autonomamente.  La responsabilità che il Tribunale ha sollevato a Google è quella di aver mancato di controllare i video immessi sulla piattaforma. 

    E da un punto di vista giuridico non vedo di cosa ci si debba stupire.

    Per lo meno alla luce dell’attuale normativa. Difatti, se da una parte la normativa europea è più che chiara delineando la non responsabilità di chi mette a disposizione degli spazi web, dall’altra laddove il titolare del medesimo possa esercitare o eserciti comunque un minimo di controllo e di gestione, rientra nella condivisione di responsabilità giuridica di che cosa viene pubblicato e passa su quelle pagine o in quegli spazi.

    Questo non equivale a responsabilità nel caso di messa a disposizione di un  motore di ricerca: nessuna responsabilità può essere mossa in carico a Google che intervenendo snaturerebbe con atto “arbitrario” il senso del motore di ricerca, sul quale peraltro tutto questo controllo non credo possa esercitare.

    Ma nel caso di disponibilità di uno spazio, di una piattaforma definita non neutrale  la responsabilità di consentire  l’immissione ma soprattutto il permanere  di certi contenuti, può configurarsi.

    Google dal canto suo ritiene impensabile dover rispondere per condotte di terzi: basandosi su  una tesi giuridica simile Google dovrebbe trasformarsi in un vero”sorvegliatore”.   

    Eppure  per la legge italiana in effetti potrebbe.

    Gira e rigira si torna sempre al solito problema: se da una parte in effetti “stona” ritenere Google responsabile, dall’altra il problema non è mai CHI mette a disposizione uno spazio ma L’USO CHE NE VIENE FATTO. E tutto questo perché: chiunque può fare qualsiasi cosa. Che nella logica della rete è un bel concetto che fa respirare libertà, nella posizione di chi subisce certi atteggiamenti, diviene una trappola senza scampo.

    Sarebbe pensabile che gli stessi ragazzi si fossero messi in una pubblica piazza a prendere a calci e pugni un disabile? No. Se fosse successo qualcuno sarebbe intervenuto, le persone sarebbero state identificate e portate  – nel caso di specie – dinnanzi al Tribunale dei Minori.

    Allora perché può invece succedere di  caricare un video simile e lasciare che il mondo ne conosca i contenuti? Perché quelle persone  –  illudendosi  – hanno ritenuto che la rete fosse sinonimo di  dispersione ed anonimato.

    Forse si dovrebbe ricominciare da questo punto, anche sotto il profilo giuridico. La rete non dà percezione del disvalore di quello che si fa. Per un solo motivo: non si sono limiti. Non li vogliamo? Rete=libertà. Ok, basta non finire dalla parte di chi ha subito, di chi viene diffamato, di chi rimane indicizzato e si porta dietro per una fetta di vita tutto quello che la rete raccoglie. Anche se a metterlo su sono dei delinquenti o semplicemente degli inetti. Non per buttarla sul sociale, ma giuridicamente evidentemente qualcosa non funziona. Carenza di normativa ad hoc, che non diventi proibitiva ma che disciplini e tuteli. Ma questo il legislatore vuole affrontarlo?

    http://www.consulentelegaleprivacy.it/approfondimentidett.asp?id=160

    • -5.1
      sofiaastori

      nella prima parte spiega i termini tecnici del percorso legale-evabbè, è un legale e lo può fare- ma nella seconda pone il problema della privacy che qui, secondo me, non calza.

      Da quello che ho capito, i genitori si sono sentiti offesi dal clamore che ne è stato fatto poi dai media, facendo addirittura passare il figlio per un down e non per un autistico quale lui era; senza contare che proprio grazie al video pubblicato, Google è stata in grado di fornire le generalità dei colpevoli e quindi, di smascherare e porre fine all’incubo di quel povero ragazzo.

      Sì, penso proprio che questo avvocato, se vuole richiamare l’attenzione sui pericoli della privacy nella rete, deve trovare un altro caso…

       

       

  • -6
    skatro

    Appena il video “Mr. President..” sarà pronto cominceremo a farlo girare, tutta Italia deve sapere. Tutto il mondo deve sapere. E’ la nostra ultima speranza, io ci conto.

  • -7
    kiyiara

    chi avesse registrato il video censurato avrebbe ora il dovere di linkarlo su fb e tuti in massa postarlo nella propria bacheca.. tuttiiiiiiiiiiiiii

  • -8
    dl31

    e vabbè byoblu piu di quello che fa che dovrebbe fare…

    gia per come parliamo a causa di questo governo ci potrebbero anche arrestare….

    dobbiamo essere noi per le strade a parlare…

    ragazzi la situazione è difficile per il momento…pero mettiamocela tutta e non facciamoci trascinare in una guerra civile….perche secondo me è quello che vogliono provocare…

  • -9
    Superkon

    ma claudio non ti fa rabbia che sono gli stessi italiani a mettersi da soli catene e vincoli?…..finiremo come i paesi della baltico? dove immigrare sar lunica scelta di vita e il governo corrotto o no vieterebbe di lasciare il paese…..cavolo….voglio scendere in piazza e finire per sputare sangue invece che continuare a sopportare questa realtà ……ho 18 anni ho paura di come trovare lavoro e come mantenere i miei figli (se ne avrò).

    Con tutti questi tagli….arrivera la guerra civile?….. loro con i fucili noi  disarmati =(

    finiremo come un famoso gioco di ruolo !Fallout 3!?….distrutti dalle bombe atomichee(da noi dovrebbero essere e centrali nucleari) costretti a vivere sotto terra….=D?

     

    poi si lamentano tanto che su internet la gente parla solo se su anonime spoglie=D eppure qua io e tutti gli altri non abbiamo problemi a mettere i nostri nomi

  • -10

    Claudio hai visto che proprio oggi YouTube ha censurato il Passaparola di Marco Travaglio dedicato ai Bertoladri?

    “Questo video non è più disponibile a causa di un reclamo di violazione del copyright da parte di Mediaset”.

    Ma da quando in qua Mediaset detiene i diritti su Marco che ci parla dal suo studio?!

    Se non fosse anche ridicolo sarebbe solo vergognoso!

  • -11
    teleabuso

    Facendo un conto alla carlona (ma mica poi tanto errato), si dovrebbero analizzare dunque 20 ore di video al minuto, ovvero 1200 ore di video in un’ora. Nell’arco delle 24 ore ci vorrebberero degli impiegati-vagliatori che facciano diciamo quattro turni di 6 ore. È ovvio che una persona non può concentrarsi per 6 ore consecutive, quindi l’orario effettivo di lavoro sarà forse di 8 ore. Ma anche ammettendo queste 6 ore di turno lavorativo, si dovrebbero impiegare 4800 persone che se pagate, ammettiamo, alla modica cifra di 50 euro al giorno (compresse trattenute ecc…), la spesa per la gestione di questo controllo-censura preventivo si aggirerebbe intorno alle 240.000  euro al giorno che in un mese sono 7.200.000 di euro e in un anno (di 360 giorni) sarebbero 2.592.000.000 euro.
    Come si è detto precedentemente, in realtà il personale sarebbe più numeroso, probabilmente forse sulle 6.000 unità poiché il turno lavorativo effettivo di un addetto sarebbe di otto ore per poter controllare 6 ore di video. Il controllo ovviamente consiste solo nel vedere il video optando se scartarlo o conservarlo onde poterlo inserire nella piattaforma di condivisione. Presumo che ci vogliano 3 o 4 miliardi di euro l’anno per poter gestire questo vaglio preventivo.
    Poi se si vorrà controllare fotogramma per fotogramma onde prevenire messaggi subliminali di stampo terroristico o incitamento alla violenza, penso non basterebbero nemmeno 50.000 persone addetti a questo servizio di ispezione.
    Il costo a chi verrà addebitato? in parte all’utente?… Ma in questo modo ci sarà sicuramente un crollo dell’offerta…

     

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LIGHTS OUT TERRORE NEL BUIO TRAILER ITA HD UFFICIALEIl trailer HD ITA (in italiano) di Lights Out: terrore nel buio. #NonSpegnereLaLuce I migliori film horror a casa tua: Film Horror al Cinema. Dal produttore James Wan (“L’evocazione-The Conjuring”), è in arrivo il racconto di un terrore sconosciuto in...==> GUARDA TUTTO ==>