La verità sul caso Mediaset - Travaglio

Marco Travaglio censurato da Mediaset

 Tre giorni fa titolavo "Mediaset censura Travaglio". Il giorno dopo Piovono Rane indagava presso Google, e otteneva spiegazioni sommarie che ribaltavano la responsabilità su un perito nominato dal tribunale, incaricato di rimuovere i contenuti contestati da Mediaset nella causa civile intentata contro YouTube.
 Oggi Beppe rilancia sul suo blog.

 Ci siamo lasciati con la promessa di approfondire, e mi sono attivato. Procediamo con ordine.


 I video che vengono reclamati dai detentori del copyright, legittimamente o meno, non vengono rimossi da YouTube. In compenso, il portalone di videosharing mette a disposizione un meccanismo di rimozione indipendente che gli editori possono utilizzare in piena autonomia per oscurare i contenuti che ritengono lesivi dei loro diritti.
 Come funziona? Semplice: l'editore paga una squadra di amanuensi (il nostro perito dovrebbe averne circa una decina) che spulciano tra i video del tubo a caccia di video sospetti. Quando ne incrociano uno, non fanno altro che inserirlo - tramite un apposito bottone invisibile a noi comuni mortali - nel sistema di individuazione di materiale pirata che passa sotto al nome di CONTENT ID.

  Una volta che un video viene così reclamato, non solo vengono identificati in automatico tutti i video di contenuto sostanzialmente analogo, ma anche quelli che lo includono solo parzialmente. La parte lesa, a questo punto, ha facoltà di decidere quale comportamento debba assumere il sistema quando identifica un video che, a insindacabile giudizio dell'editore stesso e senza nessun altro tipo di verifica, gli appartiene. Può decidere di fare in modo che i suoi contenuti generino profitti (tramite l'inserimento in automatico di pubblicità), può usarli per generare statistiche di utilizzo (per esempio per campionare il suo pubblico estraendo informazioni circa la loro età, il sesso e così via) oppure, come nel nostro caso, può scegliere di rimuovere il contenuto identificato e bloccare ogni upload (caricamento) dello stesso materiale video, sia pure su canali differenti o incluso in maniera parziale. Al proprietario del canale ove risiedeva il video viene inviata una notifica, dove si comunica che - almeno in teoria - è possibile effettuare un reclamo per opporsi alla segnalazione, come ha fatto Casaleggio Associati per il video di Travaglio.

 Uno degli editori che ha diritto di vita o di morte sul lavoro di migliaia di videoblogger è, per l'appunto, Mediaset, ed esattamente in questi giorni ha messo al lavoro una squadra, capitanata dal nostro perito, che sta identificando e rimuovendo con certosina pazienza tutti e soli gli spezzoni del Grande Fratello.

 La versione ufficiale vuole che la puntata di Passaparola intitolata  "I Bertoladri" sia stata identificata dal perito Mediaset per errore. Come è possibile sbagliare così grossolanamente? Semplice: per cercare e identificare le puntate del Grande Fratello che quotidianamente vengono caricate, la squadra di cecchini specializzati passa al setaccio le classifiche che mostrano i video più popolari, dove - in quanto puttanate inguardabili - è molto probabile che stazionino gli spezzoni dei reality show. Il problema è che spesso, straniero in terra straniera, in quelle lande aliene staziona anche uno smarrito Marco travaglio con il suo Passaparola. Dopo una sterminata sequela di click sul pulsante "identifica video" - o come si chiama - è umanamente comprensibile che basti un tremolio della mano che imbraccia il mouse, o una piccola distrazione dovuta alla stanchezza e alla noia,  per cliccare sul contenuto adiacente a quello che si voleva contrassegnare.

Click. <==> Il contenuto fa Puff. <==> La censura è servita.

  La totale discrezionalità con la quale agli editori è concesso di appropriarsi di qualsiasi cosa, senza neppure tentare una procedura di mediazione con l'utente proprietario del canale, la dice lunga sull'arroganza dell'industria e sul potere intimidatorio delle cause civili intentate, in questo paese come in Spagna, dal gruppo Mediaset. Il Decreto Romani vuole elevare anche i videoblogger al rango di editori video, ma a questo carico aggiuntivo di oneri sospetto che non vi sia alcun onore, o nuovo diritto, a fare da contraltare. Un canale YouTube ben avviato, con migliaia di iscritti, può essere il frutto di anni di lavoro. Perché l'errore di un perito annoiato e distratto deve prevalere sul rispetto che si deve a ogni cittadino indistintamente? Non sarebbe meglio avviare un processo di colloquio con il creatore del canale, dove prima di rimuovere il contenuto gli si offre la possibilità di dimostrare che esso non viola alcun copyright?

  In questo caso è finita bene, ma probabilmente Casaleggio Associati dispone anche di un numero di telefono da comporre per accellerare le pratiche di reclamo. Non oso immaginare cosa succederebbe al videoblog della casalinga di Voghera: sono a centinaia i video che quotidianamente spariscono da YouTube, molti dei quali apparentemente contengono materiale originale che non viola nessun diritto.

 Siamo sicuri che lo strapotere degli editori non non generi nessuna forma di abuso?

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