
Il Presidio della Memoria
Io mi ricordo.
Ricordo il gusto melmoso della
calce nei polmoni, quando la sera tornavo a casa
dopo avere passato un'intera giornata a L'Aquila, i primi devastanti giorni dopo il terremoto del 6 aprile. Ricordo la paura, lo sgomento, la consapevolezza di
avere respirato fibre di amianto. Ricordo il volto dei ragazzi della Casa dello Studente, accasciati in un fazzoletto di terra, lo sguardo fisso, i pochi pensieri sopravvissuti rivolti ai loro amici ancora sepolti sotto ai loro stessi libri. Ricordo gli operatori Rai che, uno alla volta, mi avvicinavano per raccontarmi di un'intervista, realizzata sei giorni prima ad un pazzo che gridava in senso contrario alla voce autoritaria della Commissione Grandi Rischi. Un'intervista destinata a giacere sotto alle macerie, insieme alle oltre 300 vittime accertate.

Terremoto a L'Aquila
Io mi ricordo, ricordo il coraggio e la disperazione di chi aveva perduto tutto. Ricordo
Stefania Pace, tra i primi a raccogliere le forze e la determinazione per
raccontare il terremoto con le parole di chi l'aveva vissuto, molto, troppo diverse da quelle dei telegiornali. A tal punto che la sua storia, in cui la Protezione Civile non rivestiva il ruolo dell'angelo salvatore ma quello, ben più sinistro, dell'angelo della morte,
doveva essere oscurata, in nome della protezione, sì, ma di quella
incivile, eretta a baluardo delle colpe, in nome della salvaguardia degli interessi di pochi.

L'uomo che ci ha salvati
E ricordo come l'informazione ufficiale si tenesse a distanza di sicurezza da quella dei blog, raccontando versioni di comodo della realtà, in nome del rispetto minuzioso di quel
Metodo Augustus secondo il quale i cittadini non dovevano avere un'opinione propria, ma scivolare anonimamente sui binari della versione ufficiale dei fatti. Salvo poi
avventarsi come un falco sulla rete, giocando
delittuosamente con le parole, inventando inesistenti atti di sciacallaggio mediatico per screditare chi accendeva i riflettori sugli angoli bui, sulle notizie eretiche come chiese sconsacrate, quando tanti, troppi cittadini iniziavano a mostrarsi diffidenti circa la favola dei camping estivi, degli aquilani che
vissero felici e contenti.

Le verità crollate
Io mi ricordo la fibrillazione di cento e mille funzionari di stato, soccorritori, politici, psicologi e giornalisti acquartierati nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito. Ricordo i terribili, agghiaccianti sospetti sui
clandestini che occupavano abusivamente il centro storico dell'Aquila. Corpi che forse nessuno avrebbe potuto reclamare. Uomini e donne che nell'agenda delle squadre di salvataggio non potevano avere la priorità, perché a nessuno sarebbe convenuto denunciarne la presenza. Informazioni quasi impossibili da verificare: meglio nasconderle, anche e soprattutto a se stessi, piuttosto che tentare di approfondire.

I morti che non vi dicono - Telecamera nascosta
Io mi ricordo Cristiano, l'operatore di ripresa Rai che
volle raccontarmi la sua storia. La storia di una troupe che aveva parlato con l'eretico, il folle, lo scienziato scomunicato la cui opinione divergeva dalle rassicurazioni ufficiali, quelle stesse rassicurazioni che
le cronache più recenti avrebbero smascherato come l'ennesima
distorsione fraudolenta della verità, mentre un piccolo tecnico di laboratorio
veniva riabilitato dalla magistratura che lo discolpava da ogni accusa e ne riconosceva la competenza, restituendogli d'ufficio il
diritto di parola, anche se nessuna parola ormai poteva raggiungere chi avrebbe potuto farne tesoro per mettersi in salvo.

7 Giorni: La videocassetta che uccide
Io ricordo queste e mille altre battaglie combattute da questo blog, dalla rete e dagli abruzzesi. E
per non dimenticare, tornerò a L'Aquila, il 6 marzo, a soli undici mesi da quell'aprile che resterà nei libri di storia per molto tempo a venire. Sarò con gli aquilani e con i ragazzi che hanno organizzato
Il Presidio della Memoria.
Sarò con tutti quelli che ricordano, e che
quella notte, alle 3.30, non ridevano.