Quei mafiosi dell'antimafia

Quei mafiosi dell'antimafia

Quei mafiosi dell'antimafia


 Mentre il web fa di tutto per recuperare questo paese di corrotti a un minimo sindacale di senso civico e di onestà, la televisione manda in pasto a milioni di cittadini anestetizzati il solito prototipo di bellimbusto tutto muscoli e poco cervello, che esalta la mafia italiana in un improbabile competizione con quella messicana. Non si chiama apologia di reato? Ah già... quello si fa solo qui da noi, in rete.


 Ovviamente la stampa che si occupa di gossip, che non ha un cazzo cui pensare tutto il giorno se non trovare nuove droghe da somministrare alle coltivazioni biologiche di forza produttiva che chiamiamo masse, ci si butta sopra con discreta convinzione, anche se Morgan e le sue sigarette di cocaina restano pur sempre il vero problema degli italiani.

 Altrettanto ovviamente, in questa repubblica pantelevisiva fondata sul reality show, se un politico, al secolo Lucio Barani, in forze al PDL - e quando mai? - pone sullo stesso piano mafia ed antimafia, ciò risulta argomento meritevole di interesse alcuno. Del resto, da un onorevole che ha dichiarato Aulla comune depietrizzato, che ha fatto erigere una statua commemorativa a Bettino Craxi e che ha cambiato il nome di Piazza Giacomo Matteotti in Piazza dei Martirti di Tangentopoli - la realtrà supera la fantasia - ci si può aspettare questo e altro.

 A combattere contro l'ormai prossimo decesso dell'indignazione non restano che i cittadini, gli unici a fare informazione, visto che il TG1 è stato colonizzato da una colonia di organismi alieni chiamata redazione.

 Grazie al meetup di Viareggio. Non mollate.



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Categorie: Politica, Giustizia