Nuvole fosche all'orizzonte

Premio Agenda Rossa: Claudio Messora

Premio Agenda Rossa: Claudio Messora


  Venerdì mattina, a Chieti, si è tenuto il Premio Agenda Rossa, organizzato dall'Associazione Chieti Resiste, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Chieti. Il Premio Agenda Rossa premia chi si distingue, nel suo specifico ambito di influenza, per contribuire a riportare l'impegno civico al centro dei valori di questa società. Io sono stato premiato per la difesa e per il contributo alla libertà di informazione in rete. Non so se fra tutti io fossi quello che più di altri lo meritava, ma di certo ha pesato il lungo impegno profuso in una terra dilaniata dal terremoto, fin da quando, quel 6 aprile, mi sono ritrovato in una città distrutta, che non avrebbe di certo sfigurato all'indomani della fine della seconda guerra mondiale.
 
 Appena mi sarà possibile, pubblicherò anche gli interventi di Vauro Senesi, Giulia Innocenzi, Daniele Silvestri e Cecilia Sala, la ragazzina appena quattordicenne simbolo delle nuove generazioni che sfidano il Grande Fratello, Uomini e Donne e l'Isola dei Famosi per parlare di mafia, per difendere la Costituzione, per avvicinare al cielo, il braccio teso, il simulacro di quell'agenda rossa di Paolo Borsellino che sparì misteriosamente, dopo essere stata requisita dallo Stato quel tragico 19 luglio 1992. Grazie Cecilia perché rappresenti il seme che germoglia nel deserto.

 La situazione, è inutile negarlo, è tragica, e non sarò io a fingere il contrario. Sbaglia chi parla del Decreto Interpretativo come dell'ennesima legge ad-personam. In realtà, si tratta della prima legge di un nuovo ventennio fascista, promulgata da un Presidente della Repubblica che è in parlamento da oltre mezzo secolo, tanto da avere perso ogni legame con il popolo che si onora di rappresentare e avere preso a confondersi con gli arredamenti, con le esigenze di auto-conservazione del potere, smarrendo il significato più autentico della parola democrazia e confondendo le intenzioni originarie dei padri costituenti.

 Si sente dire che non era ragionevole escludere uno dei principali partiti politici dalla competizione elettorale. Ci si giustifica asserendo che milioni di elettori non potevano essere privati del loro diritto al voto. Sono assurdità senza senso, ignobili mistificazioni concepite da menti intellettualmente disoneste, incapaci di mantenere la schiena dritta di fronte all'eventualità di dispiacere all'oligarchia dei potenti, di scontrarsi con la volontà dei predoni. Una democrazia si regge sul concetto di popolo sovrano e sulla suddivisione dei poteri. Quello politico si costituisce attraverso un corpo di regole, attenendosi alle quali i cittadini possono presentare formalmente l'elenco dei loro rappresentanti perché possano essere proposti a quell'assemblea plenaria che si esprime con il rito elettorale. La pletora di candidati alle prossime elezioni regionali è stata correttamente presentata. Alcuni movimenti sono stati in grado di offrire le loro proposte seguendo l'iter previsto dalla Costituzione italiana e dalle leggi. Altri movimenti hanno fallito. Tutto ciò è il cuore, l'essenza stessa della democrazia. Chi riesce a rispettare i requisiti è dentro, chi non riesce è fuori. Indipendentemente dall'importanza, dal peso sociale dei sostenitori delle liste che sono arrivate fuori tempo massimo, oppure con vizi formali e sostanziali, i cittadini italiani sono comunque in grado di esprimere appieno il loro diritto al voto. Diritto al voto non significa possibilità di votare chi mi pare, ma la facoltà di votare all'interno della rosa dei candidati che risultano regolarmente iscritti alla competizione elettorale. Nessuno quindi avrebbe perso il diritto al voto. Solo, avrebbero dovuto scegliere candidati diversi da quelli che il solito gruppo di accentratori di potere continua ad offire da diversi anni a questa parte. Quanto alla ragionevolezza circa l'esclusione di uno dei più grossi partiti, l'unica cosa di una certa ragionevolezza è che la dimensione del partito che si candida a partecipare ad una competizione elettorale è un parametro ininfluente, che laddove venisse applicato traccia un incolmabile solco tra uno stato democratico e una dittatura dichiarata, che si distingue proprio perché prende in considerazione l'interesse dei pochi rispetto alla volontà dei molti, e che piega la legge al soddisfacimento dei bisogni del più forte, anziché esprimere norme e regolamenti a tutela dell'uguaglianza dei diritti. Cosa sarebbe successo se a restare fuori dalle liste delle regionali fosse stato un partito o un movimento minore, per esempio l'Italia dei Valori? Berlusconi si sarebbe precipitato da Napolitano e avrebbe parimenti convocato un Consiglio dei Ministri d'urgenza a tutela dei cittadini rappresentati da Antonio Di Pietro? E quanti altri movimenti di cittadini non saranno presenti in questa tornata elettorale, proprio perché non sono riusciti a racimolare il numero di firme autenticate necessarie ad iscriversi alla competizione elettorale?

 Era dunque ragionevole escludere un movimento sostenuto da milioni di cittadini, se questo movimento aveva fallito nel rappresentare quegli stessi cittadini di cui si faceva portavoce. Più che ragionevole, era democratico. Esattamente e dannatamente democratico.
 
  Con l'atto prepotente, violento e vigliacco che il Governo si è arrogato nell'emanare questo decreto d'urgenza, e con l'avallo che il Capo dello Stato gli ha conferito mediante una firma che suona come una condanna a morte, l'Italia è di fatto entrata in una fase buia della sua storia, e i suoi cittadini hanno ufficialmente perso ogni rappresentanza all'interno del comitato di affaristi che decide delle loro sorti.
 
 I titoli spudorati delle prime pagine di alcuni quotidiani, tra cui spicca il Giornale di Vittorio Feltri, suonano offensivi e francamente ormai insopportabili in questo loro degenerante disprezzo non solo delle più elementari regole della società, ma anche dell'intelligenza e della dignità del popolo italiano.

 Chissà se la nascita degli anni di piombo non sia stata favorita da un clima di tensione sociale simile a questo.

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