
Sonia Alfano: l'attentato a Berlusconi è un falso
La storia insegna. Lo stesso concetto di
apprendimento implica quello di
storia. Un aspirante ingegnere impara quello che gli ingegneri del passato hanno scoperto: se fossimo tutti nati ieri, saremmo di nuovo nelle caverne. Per imparare, qualsiasi cosa significhi, non si può fare a meno della storia. Se non la conosci sei preda di chi l'ha studiata. Per questo la Gelmini
ci si è impegnata così a fondo. Voleva differenziare bene il popolo dei
predatori da quello delle
prede.
Benito Mussolini di attentati
ne subì molti. Tutti scampati miracolosamente: una volta grazie all'
OVRA -
la polizia politica segreta il cui compito, tra gli altri, era di vigilare sui giornali antigovernativi e reprimerli; una volta grazie alla scarsa mira di un quindicenne,
Anteo Zamboni, linciato sul posto -
in previsione di questo, Massimo Tartaglia è stato prontamente cinto e protetto dall'inefficientissima scorta personale del premier -, di cui in seguito non fu mai possibile dimostrare la reale colpevolezza; una volta grazie all'imprecisione di una malata di mente -
guarda caso -, tale
Violet Gibson, e via dicendo. Era un uomo amato,
proprio come Silvio Berlusconi. E proprio come Silvio Berlusconi amava dipingersi come un uomo invincibile, un superuomo. All'indomani dell'attentato della Gibson, e prima di recarsi in
Libia -
e dagli con queste coincidenze! - disse: "
Le pallottole passano e Mussolini resta".
Se le pallottole -
e le statuine - passano con risibili conseguenze, gli effetti sulla leadership restano, e si fanno sentire. I lupi sono pochi e le pecore molte, anzi troppe. I lupi fanno paura fino a quando le pecore sono convinte che sia giusto così. Per questo è necessario
educare gli agnelli ad una visione del mondo nella quale il lupo è fondamentale. Senza la
religione del lupo, le pecore sarebbero leoni, e i lupi sarebbero vegetariani.
All'indomani di ogni attentato, le pecore -
che, educate ai dieci comandamenti, aborrono la violenza - si sentono cattive. Tanto cattive. Per farsi perdonare e non andare all'inferno si offrono spontanemente al sacrificio, mentre il buon pastore che tentava di risvegliarle diventa il nemico, il cattivo consigliere, il
lucignolo da cui prendere le distanze per non finire a rosolare in un
barbecue.
Così, all'indomani degli attentati a Benito Mussolini, nel novembre 1926, nessuno ebbe nulla da obiettare se i passaporti vennero annullati, se vennero comminate sanzioni contro gli espatri clandestini, se vennero soppressi i blog -
oops, i giornali - antifascisti, soppressi i partiti e mandati a casa ben 120 parlamentari regolarmente eletti dal popolo. E neppure sembrò poi così strano che il 25 novembre 1926 venisse introdotta la pena di morte. Era giusto: la pecora cattiva sa che il suo destino è nel forno, con le patate.
Allo stesso modo, il 14 dicembre 2009, a nessuno parve strano che l'Italia dovesse gioco-forza censurare la rete,
inziando da facebook, proseguendo con il
Decreto Romani fino ad arrivare là, dove nessuna società civilizzata si era mai spinta prima.
La storia insegna, è vero. Purché dall'altra parte ci sia qualcuno disposto ad impararla.
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Non ci sono più gli attentati di una volta!
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Domani sera, giovedì 11 marzo, incontro pubblico: "Libero Web in Libero Stato", presso il circolo Arci di via S. Bartolo a Cintoia, 95. Dalle ore 20,45.
Interverranno: Guido Scorza, Luca Neri, Vincenzo Vita, Alessandro Gilioli, Marco Trotta, Claudio Messora, Piero Ricca.
Promotori: Claudio Messora, Popolo Viola Firenze, Qui Milano Libera, Grilli Firenze, Paolo Papillo. |