
VIOLA - Federico Mello (storia del Popolo Viola)
Il Fatto Quotidiano sarà anche un giornale fazioso, in un mondo dove gli stessi fatti sono considerati
faziosi rispetto alle invenzioni, alle ricostruzioni di pura fantasia che hanno la pretesa di costituire la sola, incontrovertibile, irrefutabile versione della realtà. Sarà anche un quotidiano fazioso, quindi, ma è l'unico che si occupi di internet in maniera stabile, con una pagina dedicata, più o meno tutti i giorni:
Mondo Web, a cura di
Federico Mello.
Ed è proprio scartabellando la rete alla ricerca di contenuti da mettere in risalto, che Federico si imbatte in una paginetta su Facebook, fresca di giornata come un ovetto ancora caldo, che cresce a vista d'occhio. Gli iscritti chiedono le dimissioni di Berlusconi, al quale sono ansiosi di intitolare
nientepopodimeno che un'intera giornata. Sta nascendo il
No Berlusconi Day ma, soprattutto, sono i primi teneri vagiti di movimento destinato ad essere ricordato a lungo: il
Popolo Viola.
Nel mondo dello spettacolo, e quindi in Mediaset, il viola porta
sfiga. Per lunghi anni non se n'è capito il motivo, forse perché lo si cercava in qualche episodio del passato. Invece la regolare
consecutio, l'ordinario nesso temporale causa-effetto, andava banalmente invertita: il
peccato originale, cioè, doveva ancora avvenire. Ogni volta che registi, sceneggiatori, fonici, tecnici luce, presentatori, cabarettisti, veline e show-girl storcevano la bocca in una smorfia di disgusto di fronte ad una qualsiasi tonlità di fuchsia, lo facevano perché avevano già in mente piazza
San Giovanni, ma non quella delle majorette, dei cappellini e dei deportati aquilani costretti a presentarsi per saldare la cambiale del progetta CASE, no: quella delle centinaia di migliaia di persone giunte spontaneamente da ogni parte d'Italia, a spese proprie, cui facevano eco centinaia di altre piazze in Italia e nel mondo, da Milano a Londra, da Bali a Sidney, il 5 dicembre 2009.
Insieme a Raiperunanotte, organizzata autonomamente e diffusa attraverso canali che l'oligopolio televisivo
del Discepolo 1816, fino a pochissimo tempo fa, non poteva neanche immaginare, il
No Berlusconi Day rappresenta simbolicamente il punto di svolta, il superamento delle
Colonne d'Ercole, il doppiamento di Capo di Buona Speranza, la dimostrazione del
teorema dell'informazione libera.
Dopo avere eseguito la prova empirica, dopo avere condotto con successo l'esperimento di laboratorio teso a portare i calcoli dei blogger dalla carta elettronica al mondo reale, ora sappiamo che un nuovo modello di informazione e di partecipazione politica è possibile, sappiamo che fuori dai
coni segnaletici posti dagli strateghi della casta a delimitare e delineare il nostro cammino, fuori dagli scenari di controllo ideati dai visionari che piegano la sociologia al conseguimento degli obiettivi di pochi, fuori dai binari gentilmente deposti sul cammino delle masse, perché non abbiano a seguire sentieri riservati ai soli capo-caccia e non possano godere delle riserve e dei verdi pascoli destinati alle dinastie regnanti, è possibile avventurarsi e riscrivere mappe e confini, è possibile ritrovarsi e costruire autonomamente nuovi insediamenti, è possibile destare l'attenzione di tanti altri e liberare metaforicamente nuove mandrie, durante la loro noiosa transumanza tra un reality-show e un telegiornale ufficiale, attratte da inaspettati segnali colorati, suoni di festa, canti familiari e danze intorno al fuoco.
Il resto? E' solo questione di tempo. Basta non fermarsi proprio adesso.