
Katyn: il genocidio negato
Quello che è successo due giorni fa in Russia sortisce gli stessi effetti di un vero e proprio
colpo di stato che azzera i vertici di un paese membro dell'Unione Europea. Se i rapporti tra la
Polonia e il regno di
Vladimir Putin, infatti, fossero improntati ad una solida cordialità, non ci sarebbe motivo di dubitare circa le dinamiche della
tragedia occorsa sui cieli di
Smolensk. Tuttavia, la Polonia è sempre stata considerata dalla Russia come una
provincia romana sulla quale estendere la propria influenza ed allungare la zampetta, un po' come fa il gatto con il topo quando quest'ultimo tenta di riguadagnarsi la libertà. E non è necessario risalire alla seconda guerra mondiale per leggere con chiarezza le dinamiche in gioco: è sufficiente guardarsi alle spalle di una
manciata di mesi.
Ma nessuno lo fa. Quindi, come al solito, armiamoci di tanta buona volontà e rimbocchiamoci le maniche. Vedrete che la strada è in discesa.
Questa è una storia che arriva da lontano. Per la precisione, nasce il 23 agosto 1939 con il
Patto Molotov-Ribbentrop, in forze del quale la Germania nazista e l'URSS giocano a spartirsi la Polonia come la iena e lo sciacallo si contendono i brandelli di carne di un'antilope. Così, per la parte che le competeva, la Russia di Stalin deportò e uccise circa
22mila cittadini polacchi nella
foresta di Katyń, a pochi passi da
Smolensk -
vi dice niente? Almeno
ottomila di questi erano
alti ufficiali, mentre gli altri erano in ogni caso guide, gendarmi, poliziotti e secondini.
A togliere ogni dubbio sulla chiara volontà di
decapitazione dell'intera elité polacca, basti ricordare che Stalin ordinò contestualmente anche la
deportazione in Kazakhstan e in Siberia delle famiglie degli ufficiali assassinati, senza risparmiare i bambini. L'obiettivo era quello di impedire che per almeno due generazioni la Polonia avesse una classe dirigente che potesse in qualche modo intralciare i piani espansionistici russi e tedeschi.
Il fattarello restò sconosciuto fino al 1943, altrimenti la Polonia non avrebbe mai acconsentito, nel 1941, a firmare con l'URSS un accordo per contrastare la Germania che nel frattempo, a dispetto del Patto Molotov-Ribbentrop, si era rivoltata contro i pericolosi
bolscevichi mangiabambini, più che altro per ingraziarsi gli inglesi e indurli a soprassedere dall'invadere la Germania.
Invece gli inglesi si allearono con i russi, in un'inedito asse capitalismo-comunismo che lasciò perplesso perfino
Hitler, l'anticomunista per eccellenza, il salvatore del mondo che si ergeva come un baluardo contro il pericolo rosso e che elogiava
Mussolini, definito un
uomo di grandezza secolare, per essere stato il primo ad aver allontanato il pericolo comunista dall'Europa. Poi, con calma, sarebbe arrivato anche
Berlusconi.
Dopo che i corpi dei primi
4000 polacchi furono trovati in una fossa comune, nella foresta di Katyń, la Russia fece
orecchie da mercante. Fino al 1989, quando alcuni studiosi sovietici rivelarono che Stalin aveva effettivamente
ordinato il massacro, cosa che indusse
Gorbaciov, nel 1990, a chiedere scusa, ma senza rivelare dove fossero i documenti che autorizzavano l'
uccisione a sangue freddo di 25mila polacchi, peraltro senza che fosse stato loro addebitato nessun capo di imputazione.
Qui la storia si fa interessante. Nel
settembre 2004 alcuni funzionari russi annunciarono di voler trasferire la documentazione, che nel frattempo qualcuno aveva tirato fuori, alle autorità polacche perchè facessero luce sui fatti di 63 anni prima. Bisognava solo attendere che venissero
declassificate.
Invece nel marzo 2005 il pubblico ministero capo russo
Alexander Savenikov dichiara che il massacro non fu affatto un genocidio, né tantomeno un crimine di guerra o contro l'umanità, e che "
non esistevano le basi per parlarne in termini giuridici". Sarà! Sta di fatto che
ben 116 dei
183 volumi di documenti che gli investigatori hanno raccolto durante le indagini sono stati rigorosamente
coperti da segreto. Idem per le motivazioni finali di archiviazione.
Così il parlamento polacco, il
Sejm -
lo stesso che l'anno scorso si è rifiutato di acquistare milioni di euro di dosi di inutile vaccino contro l'influenza suina, attirandosi le ire delle lobby farmaceutiche e le maledizioni di più di un alto funzionario della WHO -, il 22 marzo 2005 approva all'unanimità un atto con il quale si richiede che sugli archivi russi venga
tolto il segreto e che il massacro venga classificato come
genocidio. Una definizione che non è di semplice nomenclatura, perché avrebbe implicazioni internazionali, economiche e di immagine non di poco conto.
Per tutta risposta, lo scorso settembre Russia e Bielorussia
spaventano la Polonia simulando attacchi nucleari sul suo territorio.
13mila soldati per l'operazione in codice "
West", oltre all'aviazione e all'
armata rossa, dispiegati per fronteggiare l'ipotetico aggressore polacco in un'esercitazione molto -
diciamo così - realistica, condotta anche entro i confini della Polonia, con l'attacco di spiagge e gasdotti.
La Polonia protesta formalmente con la Commissione Europea, definendo quanto accaduto "
un tentativo di metterci al nostro posto. Non dimenticate che tutto questo accade proprio nel 70° anniversario dell'invasione sovietica della Polonia". La segreteria del Presidente
Lech Kaczynski, nella circostanza, dichiara: "
Non abbiamo gradito l'impressione che hanno dato queste esercitazioni. Il loro stesso nome ci riporta ai tempi del Patto di Varsavia". I grandi mainstream di informazione nostrani tacciono, troppo impegnati a riprendere le grandi strette di mano e gli incontri cordiali che intercorrono tra Putin e Berlusconi, il grande
mangiatore di bolscevichi in linea con l'eredità di Mussolini e, sotto questo punto di vista, in perfetta sintonia con le idiosincrasie di Hitler.
Inoltre, nonostante Mosca e Minsk avessero insistito sul fatto che l'
Operazione West aveva l'obiettivo di assicurare la stabilità strategica della regione dell'Est Europeo, un polacco illlustre,
Lech Walesa, e l'ex presidente della Repubblica Ceca
Vaclav Havel, scrivono nientemeno che a
Barack Obama per avvertirlo che "
la Russia è tornata, nelle vesti di un potere revisionista che persegue un'agenda da 19° secolo con le tattiche e i metodi in uso nel 21° secolo".
Ma l'ultima parola doveva essere scritta lo scorso sabato sera. L'aereo -
un Tupolet TU-154 - che stava portando il Presidente
Lech Kaczynsky, le istituzioni al gran completo e tutto lo
stato maggiore polacco in Russia, per le commemorazioni del
70° anniversario dal massacro della
foresta di Katyń, si è misteriosamente schiantato proprio a Smolensk,
esattamente dove nel 1939 la Russia aveva già decapitato in una sola notte l'intero establishment polacco.
L'unica cosa certa, a questo punto, è che i fascicoli delle indagini russe sul
genocidio ordinato da Stalin resteranno secretati ancora per molto, molto tempo.