Nel governo Berlusconi tutto è ad-personam. Questi sono i rischi della privatizzazione di uno Stato: se prima era "cosa nostra", adesso è "cosa loro".
Gli organi di controllo istituzionale sono nati a garanzia del rispetto delle regole. Un po' come dire: fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. Per questo i gradi di giudizio sono almeno tre. Per questo l'AGCOM vigila sul rispetto del contratto di servizio Rai. Per questo il Presidente della Repubblica ha il potere di firma, cioè vigila -
dovrebbe - sull'attività legislativa, nonostante questa sia già stata vagliata ed approvata da due camere. Per questo la Consulta vigila sulla costituzionalità delle leggi.
Da quando è "cosa loro", invece, lo Stato italiano ha un solo organo di garanzia: loro. Ovvero ciò che più gli aggrada, ciò che gli pare, ciò che gli serve.
Angelino Alfano è ormai caduto in una tranche ipnotica e confonde totalmente le relazioni di causa-effetto. Succede, quando tutto quello che fai o dici non ti viene contestato, mai. Anzi: più straparli e più vieni apprezzato.
Durante la conferenza stampa sui risultati ottenuti contro la mafia ha dichiarato che ad ogni
osservatore sereno appare evidente che il Governo ha ottenuto risultati strepitosi nella lotto contro "cosa nostra", e infatti adesso è "cosa loro". Alfano ha inequivocabilmente dimostrato le sue asserzioni esibendo
prove concrete, come il fatto che
tutti i boss mafiosi citati nella fiction "il capo dei capi", programmata su Mediaset, erano morti oppure al
41bis. Anche in una
Repubblica Pantelevisiva come quella italiana, nella quale -
beninteso: ai soli osservatori sereni - sembra del tutto normale misurare i risultati della propria attività governativa in base alle sceneggiature delle fiction, appare comunque eccessivo fabbricarsi le prove in maniera così smaccata -
una fiction è finzione per definizione - e poi esibirle gongolando come se ci si trovasse di fronte ad un
popolo di telecomandati.
Ma l'apice del delirio Alfano l'ha toccato quando, nel corso della stessa conferenza stampa, ha temerariamente ridefinito il concetto di
utilità di una legge. Secondo Alfano, infatti, il solo fatto che una legge -
emanata da loro - venga poi applicata -
sfido chiunque a non applicare una legge una volta che sia stata promulgata - è un
criterio sufficiente a definirla utile, cioè una legge buona. Un po' come dire: io ti tiro un calcio nei coglioni, e poi per il solo fatto di avertelo tirato significa che ho fatto bene.
Non contento, oggi Angelino "
cosa loro" ha rincarato la dose, sfidando senza scomporsi tutte le leggi della
logica elementare. Incalzato a commentare l'eccezione di incostituzionalità che i giudici di Milano hanno sollevato circa l'approvazione con iter ordinario del
legittimo impedimento, che incidendo sui comandamenti della Costituzione avrebbe dovuto essere discusso con una procedura diversa da quella ordinaria, ha così commentato:
"Sulla valutazione che arriverà dalla Corte costituzionale noi siamo tranquilli, perché riteniamo che l'iter ordinario sia legittimo, visto che abbiamo approvato una legge ordinaria."
Un po' come andare
contromano in autostrada e poi, all'agente di polizia stradale impegnato a chiamare la
neurodeliri, dichiarare laconicamente: "
sulla direzione di marcia imboccata sono tranquillo, visto che sono entrato dalla rampa di uscita."
E' disponibile, in tutte le librerie, la nuova riedizione, con rifiniture di pregio, della "
Logica Razionale" di Angelino Alfano. Edita dalla Mondadori. E da chi se no?.