La fine dei blog italiani

 

Non è che ci sia davvero qualcuno contrario all’idea che sia giusto e doveroso chiedere scusa e rettificare quando si sbaglia. Il punto sono i modi e i tempi. Est modus in rebus. Cum granu salis. In medio stat virtus. Tocca a voi.

Già la sola idea di applicare una legge pensata nel 1948, la legge sulla stampa, al mondo multimediale e iperconnesso del 2010 è aberrante come ostinarsi ad utilizzare il fax invece di scansionare un documento e inviarlo per email. Tanto vale rimettere la Terra al centro dell’universo e ricominciare daccapo con gli esperimenti sulla caduta dei gravi.
Secondariamente, stiamo parlando di un provvedimento oscurantista quanto la demonizzazione dei primi cinematografi, del telefono o del rock’n’roll. Mentre l’Europa sancisce infatti la tutela delle nuove forme di espressione digitali che riportano il cittadino al centro del dibattito politico e culturale, considerate una nuova forma di Rinascimento dopo un lungo medioevo della comunicazione dominato dalla libertà di parola ma dal divieto di essere ascoltati, l’Italia legifera in senso contrario e sta per assestare un durissimo ed esclusivo colpo all’informazione dal basso.

Del resto, dobbiamo o non dobbiamo distinguerci per fare l’interesse delle lobby sempre e ad ogni costo? Vogliamo o non vogliamo salvare l’editoria dalla lenta e inesorabile migrazione dei lettori verso il web? E’ necessario o non è necessario conservare i privilegi dei pensatori autorizzati, inseriti in questa o in quella corrente e foraggiati adeguatamente per tutta la stagione del campionato? E bisogna o non bisogna evitare infine che chiunque possa dire qualsiasi cosa, finendo così per dare attuazione nientemento che ad un articolo della sovversiva Costituzione?

Bene. Se almeno su questo siamo tutti d’accordo, allora il Diritto di Rettifica casca come il cacio sui maccheroni. Apparentemente diamo corso all’applicazione del diritto a non essere diffamati; concretamente rendiamo invece impossibile per un blogger scrivere di qualsiasi cosa che non siano ricette di cucina o racconti delle vacanze, in quest’ultimo caso stando attenti però a non parlare male dell’albergatore.

Tra una settimana, se non cambia qualcosa, insieme al DDL Intercettazioni passa anche l’equiparazione di tutti i siti informatici (?) ai soggetti regolamentati dalla legge sulla stampa del 1948, per quanto riguarda il dovere di ottemperare alla rettifica di informazioni ritenute, arbitrariamente, lesive della reputazione di un soggetto terzo.

Cosa significa? Supponiamo che io scriva qualcosa che Tizio o Caio ritengono lesivo nei loro confronti. Bene: Tizio o Caio mi fanno scrivere dal loro legale una bella raccomandata A/R dove mi si chiede di rettificare. Innanzitutto osserviamo che la rettifica ha senso in un mondo dove gli spazi di comunicazione sono limitati e non accessibili, e quindi non nella rete internet dove tutti possono, a costo zero e senza competenze informatiche, diffondere una loro versione dei fatti che la blogosfera ha tutti gli strumenti per mettere in rilievo e contrapporre alle informazioni ritenute lesive. La vera norma inernetticida, tuttavia, si manifesta con l’obbligo di ottemperare alla richiesta di rettifica entro 48 ore dalla data di ricezione della comunicazione. Altrimenti? 13mila euro di multa.

Siete intelligenti. Voi capite che alla prima sanzione un qualsiasi blog, compreso questo che già sta lottando per sopravvivere anche senza multe, recherà in calce l’intestazione “chiuso per pignoramento“. Perchè? Non certo perché non vuole rettificare, anche ammesso che fosse giusto farlo, ma per motivi di ordine pratico.
Un blogger non ha una redazione nè un ufficio con una segretaria. Questo significa che una raccomandata può essere ricevuta dal portinaio, dalla mamma, dal gatto, o giacere per due settimane nella casella della posta. Anche qualora la comunicazione pervenisse all’incauto avventore dell’Art.21, non è detto che questi sia nelle condizioni di poter rettificare entro 48 ore.
Facciamo il mio caso, che sono già uno iper-connesso. Non sempre sono a casa, davanti al computer. Capita che per lunghi periodi io girovaghi per lo stivale a caccia di immagini, notizie, contraddizioni. E vi garantisco che trovare una connessione ragionevole, nel paese della banda stretta e degli 800 milioni rubati, se non siete in una ricca e florida metropoli può diventare un’impresa ai limiti dell’impossibile. Spesso leggi la posta elettronica dal cellulare, in piedi con una gamba sola su uno sgabello per aumentare la ricezione, e il blog non è fatto per essere aggiornato agevolmente da un dispositivo mobile. Non il mio. Quest’estate, ad esempio, ho passato una settimana in Puglia, per parlare di rete e informazione libera, in un paesino dove non arrivava neppure il telefono, altro che banda larga, e ho soggiornato in un fantastico, meraviglioso trullo dove il cellulare era utile come fermacarte. Una situazione idilliaca per quanto riguarda l’attenuazione dello stress, ma di certo non ideale per chi deve rettificare entro 48 ore.
In più c’è anche il caso - non il mio – che un blogger incauto decida di prendersi una piccola vacanzina al mare, in montagna o in qualche spiaggia caraibica.

Se passa il DDL Intercettazioni senza che nessuno ripresenti gli emendamenti che fanno fuori l’equiparazione alla legge sulla stampa, per chiudere un blog come questo basterà attendere il momento più opportuno, magari studiando gli spostamenti dell’autore, e poi inviare una raffica di richieste di rettifica quando lui presumibilmente non è in grado di ottemperare entro le 48 ore richieste. A 13mila euro a botta, senza le spalle grosse di un ufficio legale competente e ben dimensionato, si spezzano le gambe a qualsiasi privato cittadino e alle sue smanie da libertà di parola.

Alzi la mano chi, fra una settimana, avrà ancora voglia di continuare a rischiare.

 p.s. manco a dirlo, questo accade solo nell’Italia antistorica a cavallo tra il XX e il XXI secolo, in totale controtendenza con l’espansione dei diritti digitali che sta fiorendo in tutta Europa, con il novero della banda larga tra i diritti fondamentali di cittadinanza.

 

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27 risposte a La fine dei blog italiani

  • 16
    bristol

    non mi sembra molto corretto quaste levata di scudi su un ddl, che da quel che scrivete incute terrore e toglie la liberta’ di scrivere quello che si vuole.Se io sul blog scrivo nefandezze non vere,atte a screditare una qualsiasi persona,fino ad oggi ero libero di farlo,fregandomene se qualche migliaio di persone leggono le porcherie scritte da me,senza pensare al danno che reco alla persona tirata in ballo.Con questa legge,se offendo e dico nefandezze e scrivo non verita’,e’ giusto che rettifichi il mio pensiero,dove e’ il problema?Forse molti hanno la coscienza sporca?

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    • 16.1

      Bristol,

       non hai capito. Provo a spiegarti per punti

      1. Se io scrivo cose lesive sul tuo conto, tu mi denunci per diffamazione e, se ho torto, pago. Punto. La legge c’è già, quindi non è corretto dire che fino ad oggi ognuno faceva quel che gli pare. Non è così. Internet non è un luogo speciale. Internet è soggetto alla legge come qualsiasi altro aspetto della vita quotidiana.

      2. Il Diritto di Rettifica è stato pensato nel 1948 nell’ambito della legge sulla stampa. Oltre sessant’anni fa, quando il mondo dei mass.media era profondamente diverso, quando cioè per rivolgerti ad un vasto pubblico avevi bisogno di un giornale o della televisione, cosa che non era alla portata di tutti. Quindi se volevi rettificare, avevi bisogno giocoforza che l’editore ti prestasse il suo quotidiano o il suo tg per rettificare, e c’era bisogno di una legge. Oggi non è così. Il fatto stesso che tu ti senta diffamato da un blog, significa che un blog ha la stessa pluripotenza di un giornale. E siccome avere una pagina su internet è alla portata di chiunque, siccome è gratuito e siccome anche chi proprio è negato può sempre andare in un internet pointo farsi assistere dal nipotino o da un consulente a un decimo della cifra e del tempo che spenderebbe per un avvocato, e siccome inoltre la blogosfera è autotracciante, per cui le risposte a un articolo sono reperibili per chiunque, del diritto di rettifica in rete non c’è alcun bisogno, tant’è vero (e questo dovrebbe farti riflettere) che NON ESISTE DA NESSUNA PARTE AL MONDO.

      3. Se proprio vogliamo essere un paese speciale, più simile alla Cina che a una pseudo-democrazia occidentale, e vogliamo introdurre il diritto di rettifica, serve davvero applicare gli stretti margini di 48 ore, previsti da una legge del 1948 per la redazione di un quotidiano, che evidentemente è sempre, tutti i giorni, sul pezzo, e ha una forza lavoro per processare le richieste, una ad una, ed evaderle? Lo comprendi che se applichi questa rigida tempistica a un blog, che non ha una redazione, ottieni facilmente lo scopo di far chiudere in ogni momento un’attività di informazione semplicmente mandando una richiesta di rettifica quando un blogger, o perché è via per lavoro, o perché è in vacanza, o perché non ha la connessione o per mille motivi, non può rettificare entro 48 ore? La multa di 13.000 euro lo ucciderebbe all’istante.

      4. Una redazione che lavora per la stampa, per di più, ha a disposizione un ufficio legale con le spalle forti. Se arriva una richeista di rettifica da un altro ufficio legale, e la redazione ritiene di essere nel giusto, può scegliere di non pubblicare alcuna rettifica e opporre il suo ufficio legale. Un blogger non ha scelta: verrebbe schiacciato all’istante se non rettifica. Quindi stai dando in mano uno strumento, INESISTENTE in tutto il resto del mondo civilizzato, a chi commette qualche magagna per imbavagliare le voci libere. Uno strumento legale per applicare una forma di censura non apertamente dichiarata ma evidente a chiunque compia dei semplici ragionamenti.

      Se io ti diffamo, pago già adesso, e tu già adesso puoi rettificare su internet. Internet non è la stampa e sono passati oltre sessant’anni. Sveglia!

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  • 15
    mario genero

    La gente disperata ha solo internet su cui appoggiarsi, se tappi anche quello per un processo fisiologico parte la rivoluzione..

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  • 14
    duxcunctator

    Ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato; purtroppo non ne ho a sufficienza per una risposta analitica e quindi mi limito ad una risposta sintetica.

     

    E’ di pochissimi giorni fa l’affermazione, inauditamente “complottista”, di Napolitano, il quale ha affermato che su Ustica “c’è stato un intrigo internazionale”.

    Questo è un esempio di evidenza ABBACINANTE di “truth-picking” (selezione di verità, allo stesso modo in cui si fa “stock-picking”, selezione dei titoli azionari: non è linguaggio da iniziati, è semplicemente una colpevole deformazione professionale. Il mio background è finanziario.) finalizzato a gatekeeping (“sorveglianza della soglia” al fine di evitare che i dominati possano scorgere il disegno COMPLESSIVO dei dominatori). Nel caso di Napolitano, il gatekeeping è addirittura “istituzionale”.

    Che poi un’unica persona non possa essere “specializzato” su tutte le verità conculcate (come tu correttamente mi ricordavi), è affermazione semplicemente ovvia. Da qui nasce, difatti, la doppia esigenza di:

    1) avere una visione omnicomprensiva (che è cosa ben diversa rispetto allo sposare un visione “settaria”)

    2) fare un “Fronte Comune” per unire le singole forze ed energie.

    Ma sono due approcci che a Lorsignori dispiacciono assai. Tanto più se perseguiti contemporaneamente.

     

    Comunque, che i medesimi abbiano deciso di mettere fine all’anomalia di Internet (o di convertirla interamente al perseguimento dei loro fini) anche questa è cosa sempre più evidente.

    A riprova di ciò, l’approvazione passata in Senato dell’emendamento all’art 50-bis del “Decreto Sicurezza” proposto da D’Alia:

    http://forum.escogitur.com/index.php?topic=40778.msg49395;topicseen#msg49395

     

    «Art. 50-bis.

    (Repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecitecompiuta a mezzo internet)

            1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

            2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

            3. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell’interno e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce, ai fini dell’attuazione del presente articolo, i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

            4. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministero dello sviluppo economico.

            5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.».

    Mi sembra cosa assai più grave del decreto ammazza-blog su cui hai portato l’attenzione, condividi?

    Se ne avevi già parlato, mi scuso in anticipo.

    +Christus Vincit+

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  • 13
    s.

    Mitici…..!

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  • 12
    aldolib

    Scusate, premettendo che non conosco il testo del Decreto, capisco che per rettificare una notizia da un giornale si debba agire in modo formale: l’interessato chiede la rettifica alla redazione che la passa alle stampe. Invece, nel fantastico mondo dei blog la rettifica la potrebbe fare direttamente l’interessato ed in maniera immediata. In questo modo non si scaricherebbe sulle spalle del blog l’onere della rettifica: credi che una notizia non sia veritiera o che possa danneggiarti? vuoi rettificare? Fallo tu direttamente.

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  • 11
    sebastiano

    son uno che in italia non ha avuto il coraggio di restare. tanto di cappello a coloro che per scelta ci vogliono continuar a vivere

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  • 10
    kautostar86

    Se le cose stanno davvero come dici tu, è una cosa assurda, fatta o per ignoranza della rete, o per mettere a tacere i blogger più piccoli, o un po per entrambe le cose.

    Non esiste già il reato di diffamazione, calunnia, ingiuria? dovrebbe bastare quello, poi è ovvio che se uno diffama davvero, perde la causa, e viene condannato a pagare una multa di 1000 e passa euro, ci penserà molto bene, prima di scrivere falsità contro qualcuno sul suo blog!

    Anche se aggirare la legge non dovrebbe essere difficile ( e anche qui si vede l’ignoranza dei legislatori) è comunque una legge assurda.

     

    PS. dove posso trovare il testo preciso di questa legge?

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  • 9
    skatro

    questo è il nono attacco alla rete, vero..?

    :(

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  • 8
    duxcunctator

    Di questi tempi, i blog veramente scomodi, dove si trova di tutto (dal signoraggio, alle scie chimiche, al Trattato di Lisbona, all’11/9, al Codex Alimentarius, al microchip prossimo venturo, alla massoneria, al satanismo, alla rosa rossa, alla sinarchia, agli OGM, a kankropoli, alle vaccinazioni farlocche e dannose, all’11/9 (che è poi il 10/4) polacco, all’Italia berlusconizzata, al programma Rinascita della P2 spacciato per riforme del PDL, a Fini servo di quelli del Britannia, a Usraele che attacca da dieci anni i paesi arabi, a Grillo utile marionetta di quelli di JP Morgan, a Di Pietro arruolato da quelli che hanno finanziato le altre “rivoluzioni colorate” e per l’Italia hanno deciso che dovesse essere viola, al PD che è un PDL senza L, alla storia sistematicamente falsificata, all’informazione nelle mani di Lorsignori, ai gatekeeper che fanno, nel caso migliore, “truth-picking”, come l’autore di questo blog), li gestiscono in un altro modo:

    ci pensa direttamente la IANA (aka Internet Assigned Number Authority) a DE-ASSEGNARE il dominio dalla sera alla mattina, all’insaputa del provider (americano, in questo caso)

     

    Se volete approfondire:

    http://www.escogitur.blogspot.com

    In attesa di essere, se Dio vuole, nuovamente on line su http://www.forum.escogitur.com

    +Christus Vincit+

     

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    • 8.1
      duxcunctator

      Poi, è ovvio che per tutte le altre situazioni, meno radicalmente scomode, Lorsignori andranno ad utilizzare, in Italia, questa legge liberticida. Che ha lo scopo di far chiudere bottega ai piccoli e far rimanere solo quelli che si sono già configurati come carrozzoni (tipo il blog di grillo)

      Comunque, a salvaguardia della precisione: se il decreto prevede il dovere di rettifica entro 48 ore dalla RICEZIONE della raccomandata, si sarebbe perlomeno al riparo (al momento: poi è chiaro che, una volta passata in questa versione, gli sarà semplice trasformare, tra sei mesi o due anni, il “dalla ricezione” in “dalla spedizione”) da tutti i malfunzionamenti postali. O dall’arrivo della raccomandata in propria assenza (basta lasciar detto a mamma/portinaia/gatto) di NON ritirare raccomandate fino al proprio ritorno.

      E, per coloro che hanno già la sana abitudine di ritirare MAI le raccomandate a casa a casa ma di farlo in posta, in blocchi unici e solo dopo aver visto il mittente, non si innescherebbe neanche la corsa affannosa all’aggiornamento del blog.

      Ma qui siamo già entrati nelle contro-misure di sopravvivenza all’italiana

      Resta squallido che una legge (che sarà legale ma resta illegittima) ci costringa a farvi ricorso.

       

       

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    • 8.2

      Ne desumo che mi hai fatto un complimento, inserendomi nella lista dei cattivi (sì), ma tra quelli meno cattivi. Ne sono entusiasta. E’ già qualcosa. Solo che sembra che per te, tutti quelli che non parlano di tutte le cose che hai elencato, siano obbligatoriamente “cattivi”.

      Innanzitutto vorrei osservare che non c’è una classifica di “cose scomode” nè un manuale del perfetto blogger d’informazione che prescrive di parlare di scie chimiche se uno non ne vuole parlare, così come non c’è l’obbligo di aprire un blog di cucina se uno vuole aprirne uno di motori. Sarebbe come dire a Michelangelo che il suo Mosè non conta niente perché ci sono quelli che si occupano di fare la statua della libertà. Quindi non partirei già con il piede sbagliato di chi arriva con la patente di quello veramente coraggioso (= scomodo) e guarda gli altri che si occupano magari di “semplice” politica (sai com’è, i cittadini dovrebbero occuparsi di quello) come dall’alto in basso.

      Detto questo, sono andato a vedere cosa significasse truth-picker (non mi riguardo la dicitura esatta). Non ho trovato niente. Si vede che è una roba da iniziati. Allora ho applicato un metodo deduttivo (o induttivo, dipende), e ho fatto la cara vecchia analisi – logica. Truth = verità; To Pick = prendere, quindi scegliere. Quindi, se ho capito bene (ma correggimi pure) io sarei uno che dice sì delle verità, ma che si sceglie quelle che gli fanno più comodo. Corretto?

      Questo è l’atteggiamento sbagliato di chi pare aver fondato una setta, entra in casa degli altri all’improvviso, per portare la sua verità cui convertirsi, e poi si inc**za perché uno mgari non apre, perché è sotto la doccia o è impegnato. Un’atteggiamento meno invasivo e da “lobby della controinformazione” probabilmente sortirebbe effetti più accoglienti.

      Ora ti spiego perché, come dici tu, sono un truth-picker. Come immaginerai, a qualsiasi osservatore onesto parlare di qualcosa implica tempo. Tanto tempo. Per lo meno se ne vuoi parlare con cognizione di causa. Devi documentarti, fare controlli incrociati, comunicare in maniera chiara, semplice, magari realizzare video etc. Questa complessità aumenta con la trattazione di tematiche che per essere verificate richiedono molto di più della semplice osservazione logica.

      Se Berlusconi dice agli abruzzesi: votatemi che fra sei giorni vi faccio dare 16 miliardi dal CIPE (vedi La grande balla di Berlusconi in Abruzzo), è facile accorgersi, sei giorni dopo, che il CIPE non ha dato una mazza. Ci sono i documenti. E figurati che nonostante questo i giornali non ne parlano.

      Se invece tu mi parli di signoraggio, io non mi posso evidentemente affidare solo alle tue dichiarazioni, ma devo poter verificare. Verificare però è una procedura quasi impossibile, in parte per la mancanza di competenze in materia (non sono laureato in economia, e in questo genere di cose la competenza tecnica è essenziale, perché non puoi parlare di come modificare un reattore di un 747 se non sei un ingegnere), in parte per la natura stessa del problema: non posso andare da Trichet, da Draghi con un microfono e dirgli: “salve, mi dia un’ora del suo tempo per spiegarmi dall’a alla z come funziona questa cosa qui”. Anche perché se per assurdo decidesse pure di calcolarmisi, tranquillo che non capirei una mazza della sua risposta. Dunque dovrei portarmi dietro un esperto, organizzare un confronto. Secondo te è fattibile? Non certo per me. Se scrivessi di signoraggio (e su questo blog il tema l’ha affrontata il senatore Rossi di PBC), non potrei dire nulla di più nè di meno di quello che c’è scritto su molti altri siti dedicati al tema. E soprattutto non potrei dare notizie certe, quindi non ne scrivo, proprio perché sono un Truth-picker, e non un lie-picker.

      Quand’anche poi mi impuntassi per andare a fondo, questo richiederebbe (per come intendo io un inchiesta di questo genere) mesi e mesi di lavoro. Soldi per spostarsi (voglio verificare, andare alla BCE, fare interviste incrociate). Questo è un blog curato solo da me, che già mi assorbe 48 ore al giorno. Chi lo mantiene, e soprattutto: chi mi mantiene nel frattempo?

      Lo stesso dicasi per le scie-chimiche e così via. E per di più, se anche sul tuo blog ci fosse tutto un lungo trattato che dimostra scientificamente una tesi, non è detto che io abbia il tempo di leggermelo tutto, capirlo a fondo, fare domande, ascoltare risposte e così via…
       Non a caso ci sono tanti blog, tanti siti, tanti portali, ognuno specializzato nella sua materia.

      Quindi non capisco perché mai tu venga qui a inserirmi nella tua lista dei cattivi. Io non mi permetto di venire da te a inserirti nella lista dei cosiddetti complottisti. Me ne guardo bene, non fosse altro che per una questione di rispetto. Ti prego di non fare altrettanto.

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    • 8.3

      p.s. io non voglio vivere con la paura delle raccomandate. Non sono Che -Guevara. Voglio una vita tranquilla. Voglio la dignità di poter vivere nel 2010 anche in questo paese, e continuerò a ripeterlo fino alla morte.

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  • 7

    “Già la sola idea di applicare una legge pensata nel 1948la legge sulla stampa, al mondo multimediale e iperconnesso del 2010 è aberrante come ostinarsi ad utilizzare il fax invece di scansionare un documento e inviarlo per email. Tanto vale rimettere la Terra al centro dell’universo e ricominciare daccapo con gli esperimenti sulla caduta dei gravi.”

    Questa affermazione è davvero bellissima, è uno squarcio tridimensionale sulla situazione anacronistica e paradossale che rappresentiamo oggi…

     

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  • 6
    ramthas

    SONO D’ACCORDO CON CLAUDIO AL 300%

    byoblu ha scritto :
    innanzitutto se blogghi da un internet point lo fai dopo aver dato il tuo documento di identità al gestore, e quindi a termini di legge sei rintracciabile. Ma poi dobbiamo smetterla di ragionare in termini di fuggiaschi. L’informazione indipendente dei blogger ha già dei problemi ad arrivare alla stragrande maggioranza delle persone, figurati se dobbiamo renderla clandestina. Qui si rivendica il diritto di avere un blog e non dover aprire niente di niente in Svizzera, alle Galapagos, sotto falso nome, passando per bot.net, reti clandestine o quant’altro..Io voglio bloggare e rivendico quello che ovunque è un diritto, tranne che – probabilmente tra dieci giorni – in Italia.  Andasse Maroni a fare le sue conferenze stampa in Svizzera.

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    • 6.1
      fabrizio furoi italia

      si essere d’accordo posso esserlo anche io

      ma tanto fra dieci giorni , lo spaete benissimo che le cose  se non succede nulla saranno cosi’ quindi , tanto vale comincioare a trovare un piano B.

      tanto in italia si sa , tutti parlano e nessuno fa nulla …

      sono piu’ di tre anni che ci sono abituati ormai si sono asseufatti tutti , quindi anche sui blog tra dieci giorni potrete scrivere LIBERAMENTE sulle grandi informazioni che gli italiani meritano : dell’ecografia della velina alla sagra del gnocco fritto di vattelapesca , perfettamente allineati  con le linee editoriali dei telegiornali italiani.

      Vi ha messo sotto dittatura e neanche ve ne siete accorti …

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  • 5

    Vedi, il problema è che nessuno ti cancellerà nessun blog. Lo chiuderai da solo. O subito, per la paura di una possibile sanzione, oppure dopo che ti saranno arrivati i primi 15mila euro di multa.

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    • 5.1
      bjsasha

      Oh sì, ne sono certo… Molti lo chiuderanno. E molti (ma non è un auspicio… :) si prenderanno la multa che non pagheranno mai (…qualcuno, prima o poi, si ricorderà che esistono delle istituzioni europee in grado di difendere i cittadini dagli eccessi e arbitrii dei propri governanti…, o no?)… Cosicchè l’erario, quando si troverà di fronte a queste problematiche, e quando – comunque – le Majors si accorgeranno che i propri utenti si stanno togliendo dalle loro piattaforme, l’inconveniente verrà a galla! Da quel momento do tempo, ai baldi governanti, non più di un mese per scusarsi e tornare sui loroo passi… GOOGLE; WORDPRESS; LIBERO (Wind Infostrada); STYLE.IT (leggi Condé Nast); YAHOO;TISCALI; ALTAVISTA; VIRGILIO (che significa Telecom Italia); e tanti altri, non certo dei novellini,… Pensi che se ne staranno con le mani in mano, mentre tutt’intorno a loro iniziano a sfaldarsi quelle solide fondamenta (nate con il web 2.0 e il sistema del weblog) che assicurano loro entrate cui non vorranno certamente rinunciare? Io dico di no. Ecco perchè, pur condividendo e plaudendo il lavoro tuo, di Enzo di Frenna, di Guido Scorza e di tanti altri impegnati in questa battaglia, ritengo utile – qualora il ddl dovesse proseguire per la sua strada – iniziare il dialogo con le grandi piattaforme presenti nel web.

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  • 4
    bjsasha

    Quando si accorgeranno che la gente non solo non bada all’obbligo, ma addirittura per un bel pezzo, manco ne conoscerà l’esistenza…, allora forse si chiederanno in che cosa hanno sbagliato. Di più, si chiederanno se sia necessario quell’obbligo …ché vorrò vederli a far cancellare le centinaia di migliaia di blog aperti nelle più svariate piattaforme… Come pure vorrò vedere/sentire cosa ne penseranno le “Majors” del web, titolari di quelle piattaforme che fatturano milioni di $ /   per le pubblicità proprio in virtù del traffico garantito dagli utenti/blogjockey…

    Tranquilli… quando pesteranno i piedi (con le prime, probabili – se gli utenti non recepiscono l’obbligo – cancellazioni di blog) a questi giganti, e quest’ultimi inizieranno a perdere soldi a palate, vedrete come li metteranno  in riga…!!! ^__^

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  • 3
    fabrizio fuori italia

    ma se io bloggo da internet point , nel senso se scrivo il mio articolo e poi lo posto da un internet point, accedo al blog dagli internet point o dagli spazi pubblici , quindi senza ip fisso

    come fanno a trovarmi ?   muovono la digos come per il trota ?

    non hanno di meglio da fare ?

    e poi , cion le l entezze della posta , se i vivo in francia , svizzera , caraibi e domicilio li il mio blog, come faccio a rettificare nelle 48 ore ?

    bisogna attrezzarsi , qui si vuole fare la guerra , ma bisogna combattere … 

    o renderanno legali l email come la raccomandate A/R ?

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    • 3.1

      innanzitutto se blogghi da un internet point lo fai dopo aver dato il tuo documento di identità al gestore, e quindi a termini di legge sei rintracciabile.

      Ma poi dobbiamo smetterla di ragionare in termini di fuggiaschi. L’informazione indipendente dei blogger ha già dei problemi ad arrivare alla stragrande maggioranza delle persone, figurati se dobbiamo renderla clandestina. Qui si rivendica il diritto di avere un blog e non dover aprire niente di niente in Svizzera, alle Galapagos, sotto falso nome, passando per bot.net, reti clandestine o quant’altro..
      Io voglio bloggare e rivendico quello che ovunque è un diritto, tranne che – probabilmente tra dieci giorni – in Italia. 

      Andasse Maroni a fare le sue conferenze stampa in Svizzera.

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    • 3.2
      fabrizio fuori italia

      ah si ? 

      qui ,in francia negli negli internet point , ti siedi e fai quello che vuoi , nessuno chiede nulla ( ah già ma qui non siamo nel fascismo siamo in una repubblica laica e civile) !!!

      io personalmente cambiero’ il mio indirizzo con uno di un hotel nelle galapagos , cosicché la notifica me la manderanno a colpi di piroga ..

      non é da fuggiaschi , a questo punto diventa partigianeria …

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    • 3.3
      cesarenzo

      ciao Claudio. Hai ragione, se non si cerca di combattere avranno comunque vinto…non si può inserire una “rettifica automatica” formalmente conforme alla legge ma che li esponga pubblicamente al ridicolo? non si riesce a trovare un sistema legittimo di “disattivare” questi provvedimenti? siamo o non siamo il paese del “fatta la legge trovato l’inganno”? usiamo i loro metodi…

      tieni duro

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  • 2
    mfmanca

    Mi sono sempre chiesto una cosa… ma questo ddl riuscirà ad imporsi anche oltre i confini nazionali?

    Mi spiego: se invece di aprire un blog su un sito o provider italiano lo aprite qui in Svizzera, anche il provider svizzero dovrà sottostare ad una legge italiana??

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    • 2.1

      Non è il provider che devo ottemperare, ma il blogger.

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    • 2.2
      mfmanca

      A quel punto, mi inoltri il contenuto del post via mail e io, residente in svizzera, lo posto sul MIO blog che chiameremo byored.com e che punta a server svizzeri.

      Tutto quello che ti rimarrebbe poi da fare e un bel redirect dal tuo byoblu.com a byored.com.

      Riuscirebbero ancora ad applicare il ddl?

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  • 1
    robynat

    (…) deve anche misurarsi con le pistole puntate alle tempie di chi informa, di chi dissente e di chi è comunque fuori linea. I manovratori non devono essere importunati con critiche, appelli, istanze e neppure con la satira. La casta degli “eletti” si arroga il diritto di stabilire insindacabilmente quali sono i suoi alleati e quali sono i suoi nemici, mira ad ottenere una privacy blindata per imperare sulla politica, sull’economia e soprattutto sulle leggi. (…) Se lo spirito della Democrazia fosse applicato effettivamente si guarderebbe alla critica delle opposizioni come stimolo per migliorare l’azione dei Governi. Solo per citare qualche caso, ci consta invece che il talk show di Serena Dandini è stato "attenzionato", che Michele Santoro ha subito una denuncia con annessa domanda di risarcimento per aver realizzato una trasmissione sulla Sanità, che Michel Abbatangelo è stato citato in giudizio a motivo della satira fatta sul suo blog (…)

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