
Letizia Battaglia
Letizia Battaglia guarda Palermo, attraverso il suo obiettivo, come una madre guarda un figlio attraverso i suoi occhi. Attenta alle sfumature, a tutte quelle impercettibili variazioni che passerebbero inosservate a chiunque non sia alimentato dal fuoco sacro dell'amore. Ed è forse quello il sentimento che nel lontano 1974 la spinse a raccontare, attraverso le immagini, gli
anni di piombo della sua città, iniziando ad immortalare le scene dei
delitti di mafia perché nessuno potesse girare impunemente la faccia dall'altra parte. Fu così che, scatto dopo scatto, finì per guadagnarsi il titolo di "fotografa della mafia".
All'Hotel Zagarella, l'8 giugno 1979, quando
Giulio Andreotti incontrò gli esattori mafiosi Salvo, lei c'era. E grazie a lei, grazie a quelle immagini pesanti, c'eravamo anche noi.
L'ho incontrata a Lodi, in occasione della mostra fotografica allestita in suo onore presso l'Università Statale di Milano. Mi ha lasciato un messaggio per
La Settimana Contro Le Mafie a Milano, una sette giorni di appuntamenti dedicati ai temi della legalità, delle mafie e della cittadinanza attiva, dal 17 al 23 maggio.
Perché la mafia non ha più la coppola in testa e la lupara in mano. La mafia, oggi, fa le leggi.
CON LA MAFIA NESSUN COMPROMESSO
intervista a Letizia Battaglia
Sono molto contenta che le mie foto siano state mostrate all'Università Statale di Milano, perché tra il 1972 e il 1974 io abitavo a Milano, venivo alla Statale e seguivo le battaglie del movimento studentesco. Per questo ho scelto la Statale per la mia mostra. Perchè? Perché penso che sia molto importante che queste foto, sulla mafia, che raccontano storie tragiche di Sicilia, vengano guardate specialmente dai giovani, che non sanno niente, che sanno forse solo che sono esistiti Falcone e Borsellino. Che sono esistiti, sì, che sono stati ammazzati, ma dietro a Falcone e Borsellino c'è una lunga storia di mafia, di violenza mafiosa, c'è una lunga guerra civile che ha visto cadere le persone migliori della nostra terra.
E allora Milano perché Milano forse non sa ancora cos'è veramente la mafia, il pericolo, e non sa che la mafia è già dentro alla città, dentro la regione, in tutta l'Italia, e che si è anche espansa, specialmente in Germania. Bisogna stare attenti. Per favore: state attenti. Cercate di capire cosa è successo. Cercate di capire i processi, di capire che i magistrati sono persone che si sacrificano perché si possa venire a capo di questa situazione che dura da oltre 100 anni e che nessun governo ha voluto veramente debellare, e che ora si è fatta governo. Purtroppo dentro il Parlamento, dentro il Senato, dentro la nostra Regione Sicilia e un po' dappertutto, purtroppo ora governano anche i mafiosi.
Credo che gli anni in cui ammazzavano tanto, in cui ammazzavano giudici, poliziotti, giornalisti e tanta brava gente, siano anni superati. La mafia si dice abbia fatto un patto con lo Stato: "dateci leggi che ci favoriscano negli appalti, nei lavori pubblici e così via, e noi non vi ammazzeremo più". Purtroppo la mafia continua, con il traffico della droga, con il pizzo, con il traffico di immigrati, con il traffico di armi. La mafia è laddove c'è denaro. Laddove c'è bellezza la mafia arriva e sporca, e deturpa.
Cosa fare? Il proprio dovere! Non accettare compromessi. Non essere ingenui! Capire cosa c'è dietro quando si parla di grandi opere, come ad esempio il ponte sullo stretto. Il ponte sullo stretto non serve a nessuno, non serve ai siciliani nè ai calabresi. Servirà soltanto a qualche politico per intascare tangenti e a qualche imprenditore per guadagnare molto. Bisogna stare molto attenti, molto. Le grandi super-strade, i grandi trafori a noi non servono. A noi serve una vita più pacata, più dolce, più tranquilla, più rispettosa. I grandi lavori non servono a niente. Abbiamo un'Italia deturpata, i fiumi inquinati, le coste inquinate, il cielo inquinato e pensiamo ai grandi lavori! Cerchiamo invece di organizzare una vita più sana, senza pensare ai grandi sfavillii, che poi non sono sfavillii di progetti moderni. Non c'è niente di moderno in un ponte o in una montagna traforata. Non c'è niente di moderno, niente di amabile, non c'è niente di buono.
La cittadinanza deve stare attenta, molto attenta a quello che avviene. E non deve accettare compromessi. Nessun piccolo compromesso, nessuna connivenza con la mafia, perché la mafia prende. Prende dapprima piano piano, e poi si prende tutto. Bisogna rispettare la vita degli altri e la nostra stessa vita nella più assoluta correttezza. Solo così potremo combattere la mafia, solo se noi sapremo fare il nostro dovere. Tutti noi, sostenendo il lavoro dei magistrati che è molto, molto pesante e, in questo periodo, molto poco sostenuto.