Presentiamo il nostro emendamento
C’è una parte del Disegno di Legge sulle Intercettazioni di cui nessuno parla. Non ne parlano i telegiornali, ma non ne parlano neppure i grandi giornali, come il Corriere o Repubblica. Non ne parlano neppure i piccoli giornali… insomma: non ne parla nessuno. Sono tutti – giustamente - molto concentrati sulla tutela del diritto dei cittadini italiani ad essere informati, e sulla tutela delle tasche degli editori rispetto alle pesanti sanzioni che potrebbero essere loro comminate nel caso in cui pubblicassero stralci di una qualsiasi intercettazione per la quale le indagini preliminari non si siano ancora concluse. Del Diritto di Rettifica applicato ai siti informatici nella rete italiana, invece, non parla nessuno.
Il Diritto di Rettifica arriva veramente da lontano. Per la precisione, dal 1948, in un’epoca nella quale non soltanto non esisteva ancora internet, ma la maggior parte delle persone non aveva neppure il telefono. Cosa voleva normare la legge sulla stampa del 1948, all’articolo 8, denominato “Risposte e Rettifiche“? In sostanza sanciva che se io mi fossi sentito diffamato da uno scritto pubblicato su un quotidiano, avrei avuto il diritto di richiedere una rettifica all’editore del quotidiano, il quale avrebbe avuto l’obbligo di pubblicarla, per non più di 30 righe e con le stesse caratteristiche tipografiche, nel tempo massimo di 48 ore. Altrimenti? Altrimenti l’editore sarebbe incorso in una sanzione che all’inizio degli anni ’90 è stata riaggiornata ad una finestra compresa tra i 15 milioni e i 25 milioni di vecchie lire. In euro, una cifra variabile tra gli 8 mila e i 13 mila euro.
Bene: con il DDL Intercettazioni l’attuale maggioranza di governo individua l’opportunità di introdurre il diritto di rettifica, pensato nel 1948, nella rete internet italiana del 2010. E lo fa così:
28. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
- dopo il terzo comma e` inserito il seguente: «Per le trasmissioni radiofoniche o televisive,le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilita` della notizia cui si riferiscono»;
- al quarto comma, dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»;
Notare che si introduce anche l’obbligo di pubblicare la rettifica senza nessuna possibilità di aggiungere commenti, in palese contraddizione con la libertà di espressione, consegnando di fatto le chiavi di casa propria senza avere la possibilità di proferir parola.
Ora, qual’è il pericolo che si ravvisa nell’introdurre il Diritto di Rettifica, così come è stato pensato nel 1948, nella rete italiana del 2010? Sgomberiamo immediatamente il tavolo da ogni dubbio: qui non c’è nessuno che davvero voglia impedire a qualcuno che dovesse sentire lesa la propria reputazione di rettificare con un proprio scritto nel quale controbattere con le argomentazioni più opportune. Semmai è vero il contrario, e cioè che talvolta si soffre per la mancanza di inclinazione al dialogo. Cominciamo però dal ribadire che è una norma, questa, che non trova corrispondenze in nessun altra democrazia cosiddetta liberale, e questo dovrebbe indurci a fare qualche riflessione. Ma soprattutto, per come è stata formulata, la norma presenta aspetti molto ostici.
Per esempio, la definizione si applica ai siti informatici. Ma che cos’è un sito informatico? Beh, qualsiasi cosa che sia raggiungibile mediante il protocollo http, che sia esposta nella forma di una pagina web e che permetta di mostrare qualcosa nella finestra di un browser, quella può definirsi a tutti gli effetti sito informatico. Vogliamo davvero sostenere che qualsiasi cosa compaia sulla rete nelle forme suddette debba soggetta alla normativa sul diritto di rettifica? Non so, tanto per capirci: il supermercato online che consente l’acquisto dei suoi prodotti, tra i quali magari ve n’è uno che richiama il cognome di un tizio, chessò… il signor Pomodoro, il quale potrebbe sentirsi gravemente leso perché il suo nobile lignaggio è accostato all’immagine di una verdura - fatto di una gravità inaudita – ecco: anche quello è un sito informatico. Deve consentire il diritto di rettifica? Il signor Pomodoro dovrebbe avere la possibilità di replicare con un testo non superiore alle 30 righe, da applicarsi con le stesse modalità grafiche, portando così alla situazione assurda che sotto all’immagine del pomodoro potremmo trovare scritto “Il signor Pomodoro ribadisce di non avere nulla a che fare con verze, zucchine e carote?“. Non avrebbe certamente senso, ma tale è l’interpretazione che dal testo della legge se ne potrebbe trarre. Meglio sarebbe stato se avessero specificato che “per i blog, e più in generale per i siti di informazione, è introdotto il Diritto di Rettifica“. Sarebbe stato più onesto.
Ma la parte più ostica di questa nuova/vecchia disciplina è rappresentata dal vincolo improrogabile delle 48 ore. Se è vero infatti che una testata tradizionale ha una struttura di ricezione delle richieste di rettifica e, di certo, uno studio legale alle spalle, il blogger non ha niente a che fare con tutto questo. Un blog è una realtà che va avanti tra mille difficoltà, con i propri mezzi. Spesso – come nel caso di Byoblu.Com – è condotto da una persona sola. Niente di più facile dunque che un blogger non abbia temporaneamente la connessione ad internet, o che magari gliel’abbiano staccata per morosità, o auguratamente che abbia deciso di farsi un week-end con la sua fidanzata, oppure ancora che sia fuori per un’inchiesta e l’eventuale richiesta di rettifica venga ritirata da un familiare che nulla sa della rete nè di come pubblicare un testo su un blog. In tutte queste situazioni un blogger avrebbe sicure difficoltà nell’ottemperare ad una richiesta di rettifica in sole 48 ore. Con la spiacevole conseguenza che chiudere un blog scomodo diventerebbe un gioco da ragazzi: basterebbe fargli pervenire una richiesta di rettifica quando è noto – perché pubblico – che il suo autore è magari in vacanza, per comminargli una sanzione di 13 mila euro a fronte della quale ogni blog indipendente sarebbe condannato a morte certa.
Non soltanto dunque i blog condotti da privati cittadini sarebbero indotti a chiudere, in aperto contrasto con lo spirito rinascimentale che vuole invece agevolare e incentivare la partecipazione democratica dei cittadini al processo di formazione culturale in tutta Europa e oltreoceano, ma coloro che vorrebbero avvicinarsi a questo processo democratico ne sarebbero dissuase, per la paura di vedersi comminare sanzioni così pesanti alle quali non sarebbero in grado di fare fronte.
E così, siccome la rete non la sta difendendo nessuno, siccome rischiamo di far precipitare la rete italiana in un medioevo digitale, e siccome anche la stessa opposizione latita su questo argomento, mi sono preso la briga di contattare un parlamentare interno alla maggioranza stessa, che in passato si è speso a favore della rete, scongiurando in più occasione alcuni pericoli reali. Mi riferisco all’On.Cassinelli, il quale mi ha detto di essere consapevole di questa grave minaccia, e di avere già provato a buttare giù una bozza, un draft contenente una proposta di emendamento che, una volta raffinata, potrebbe essere portata in discussione quando il DDL Intercettazioni approderà alla camera per la sua votazione, presumibilmente dopo la pausa estiva. La bozza che Cassinelli propone è la seguente.
ART. 15
Al comma 1, lettera a), sostituire il secondo periodo con il seguente: «per i siti e le pagine diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, con le stesse caratteristiche grafiche e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono, entro quarantotto ore dalla richiesta se la testata è registrata presso la cancelleria del Tribunale
come disposto dall’articolo 5, oppure entro sette giorni dalla richiesta se il sito o la pagina non è riconducibile ad alcuna testata registrata presso la cancelleria del Tribunale, ed in entrambi i casi devono rimanere visibili per un tempo almeno pari a quello in cui è rimasta visibile la notizia cui si riferiscono ».
Al comma 1, lettera d), sostituire le parole «per quanto riguarda i siti informatici» con le seguenti: «per quanto riguarda i siti e le pagine diffusi per via telematica».
Al comma 1, lettera e), sostituire le parole «o delle trasmissioni informatiche o telematiche» con le seguenti: «o dei siti e delle pagine diffusi per via telematica».
L’idea di Cassinelli, che ringrazio pubblicamente perché sembra essere il solo disposto a fare da sponda alla rete, è quella di differenziare i siti di informazione tra quelli che sono regolarmente registrati al tribunale e quelli che invece afferiscono a privati cittadini, ovvero non sono registrati come testate giornalistiche. Nel primo caso il limite di 48 ore sui tempi di pubblicazione della rettifica andrebbe mantenuto, mentre nel secondo caso il limite slitterebbe fino a 7 giorni.
Inoltre Cassinelli propone di cambiare la definizione dell’oggetto di questa normativa – cioè a chi si applica - da siti informatici a trasmissioni informatiche o telematiche.
L’approvazione del DDL Intercettazioni dovrebbe avvenire non prima del settembre prossimo. Quindi, insieme a Cassinelli, si è pensato di affidare alla rete il compito di cercare qualche alternativa, partendo da questa bozza, per mettere insieme le idee migliori e provare a presentarle. In altre parole, cari cittadini digitali, siccome al momento nessuno ci tutela, assumiamoci la responsabilità di elaborare noi qualche idea, e proviamo a sottoporla.
Le proposte verranno inizialmente raccolte sotto forma di commenti a questo articolo. Successivamente sarà possibile accorparle, discuterle nel merito e metterle ai voti.
C’è tempo ma poi neanche molto. Coraggio, diamoci da fare!
75 risposte a Presentiamo il nostro emendamento
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Sono d’accordissimo con te, Claudio. Ma devo dire che Federico mello, del Fatto Quotidiano, nella rubrica MondoWeb, ha fatto qualche commento sulla tematica. Non é esaustiva come tu sai fare ma, anche se quella rubrica non viene publicata nel sito internet, qualcosa é qualcosa….
saluti!
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Caro Claudio, la deriva birmana di berlusconi e dei suoi servi ignoranti e’, oltreche’ insopportabile, anche tecnicamente ottusa come ottusi e incapaci sono quei buffoni che cercano di legiferare tarpando quelle liberta’ di cui si riempiono la bocca. E’ inutile correre dietro ai legulei in malafede con i loro contorti strumenti. La soluzione e’ una diffusa, capillare, radicale disobbedienza civile che renda di fatto impossibile per i tribunali correre dietro a queste migliaia di supposti reati d’opinione o d’omissione. Questa casta di mediocri si abbattera’ ignorandola completamente. Li siamo stati a sentire pure troppo a lungo.
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salve
ma qual’ è il problema ??
basta che sposti fisicamente il sito in un server di un paese che non va d accordo con il nostro, e metti titolare del sito o administrator una persona di quel paese, ad esempio un gatto , cosi la sanzione andrà al gatto.
usi 2 o 3 proxy per inserire le notizie e rimani nell anonimato piu sicuro. anche i proxy devono essere di un paese che non vada d accordo con il nostro.
pero non si parla ancora di una cosa, se il titolare del sito non paga secondo me arrivano alla censura dei siti obbligando i server ad usare filtri per non far raggiungere l indirizzo fisico del sito. peggio della cina, viva la democrazia, ormai la mafia ci governa
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Al comma 1, lettera a), sostituire il secondo periodo con il seguente:
« per i siti e le pagine diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, con le stesse caratteristiche grafiche e la stessa visibilità della notizia a cui si riferiscono, entro quarantotto ore dalla CONFERMA DI RICEVUTA RICHIESTA se la testata è registrata presso la cancelleria del Tribunale come disposto dall’articolo 5, oppure entro sette giorni dalla CONFERMA DI RICEVUTA RICHIESTA DA PARTE DEL RESPONSABILE DELLA PUBBLICAZIONE DELLA NOTIZIA IN QUESTIONE se il sito o la pagina non è riconducibile ad alcuna testata registrata presso la cancelleria del Tribunale, ed in entrambi i casi devono rimanere visibili PER UN MINIMO DI QUATTORDICI GIORNI ED IN SEGUITO FINCHÉ LA NOTIZIA ORIGINALE RISULTERÁ VISIONABILE ».
Se pubblicai una notizia due anni fa e ora mi viene richiesta una retifica, non posso garantire che tale retifica rimanga pubblicata per due anni a sua volta, e comunque c’è bisogno di una conferma che ho ricevuto la richiesta di retifica in ogni caso, se la “redazione” è chiusa per ferie o il privato è in ferie o in viaggio, il termine deve decorrere dal momento della ricezione della richiesta.
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Peccato che molte raccomandate vengono ricevute dai parenti. E’ sempre vero nel caso di minorenni e spesso anche per ragazzi meno giovani. E prova tu a spiegare “alla mamma” che se il portinaio o il postino porta una raccomandata non devono firmare…
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Grazie Claudio, as usual.
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Ovviamente non si può accomunare i siti di informazione professionista con i blog di privati cittadini.
Io eviterei la parte riguardante le sanzioni ai blogger, dando la possibilità in caso di mancata pubblicazione della rettifica entro 7 giorni dalla sua ricevuta, di rivolgersi al gestore del dominio per permettere la pubblicazione coatta della rettifica, purché si riesca a dimostrare di aver tentato di chiedere la rettifica all’autore del post.
In questa maniera, anche se può sembrare brutto che qualcuno inserisca in modo forzoso qualcosa nel proprio sito, si salva il diritto di rettifica e si evitano brutte sorprese in caso di assenze prolungate.
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byoblu ha scritto :
” Peccato che molte raccomandate vengono ricevute dai parenti. E’ sempre vero nel caso di minorenni e spesso anche per ragazzi meno giovani. E prova tu a spiegare “alla mamma” che se il portinaio o il postino porta una raccomandata non devono firmare… “
ok riproviamo..
Al comma 1, lettera a), sostituire il secondo periodo con il seguente:
« per i siti e le pagine diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, con le stesse caratteristiche grafiche e la stessa visibilità della notizia a cui si riferiscono, entro quarantotto ore dalla conferma di ricevuta richiesta se la testata è registrata presso la cancelleria del Tribunale come disposto dall’articolo 5, oppure entro sette giorni dalla conferma di ricevuta richiesta se il sito o la pagina non è riconducibile ad alcuna testata registrata presso la cancelleria del Tribunale, prorogabili in caso di indisponibilità del soggetto fisico responsabile della notizia stessa tramite comunicazione alla polizia postale, ed in entrambi i casi devono rimanere visibili per un minimo di quattordici giorno ed in seguito finchè la notizia originale risulterà visionabile ».loading...
Ciao,
dato che il tuo è uno dei pochi commenti che cerca una soluzione reale anzichè ragionare sul fatto se sia giusta o meno la norma, (proposta con lo scopo palese di zittire), ti chiedo un giudizio sulla mia proposta, premesso che da programmatore che non ha mai usato un blog ho cercato una soluzione pragmatica e resistente a critiche al problema. Il post è il numero 36.
Grazie.
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Ho provato a riflettere sui possibili meccanismi automatici di rettifica, ma non mi viene in mente nulla. La tua proposta di un annetto fa sull’obbligo di trackback per i blog mi è sembrata abbastanza ragionevole, ma ha delle limitazioni: non tutti hanno un blog o hanno voglia o skill tecnologico adeguato per aprirselo, tanto più se l’unico scopo sarebbe quello di scriverci un solo post di risposta ad un altro blogger.
Poi ho pensato: ma perché cavolo dovremmo sbatterci tanto a trovare una soluzione?? Perché dovremmo aiutare queste mummie a rendere meno puzzolenti le vagonate di letame che ci riversano addosso?
Francamente non vedo cosa ci sia da emendare, questo approccio con la tecnologia da parte della gerontocrazia governativa è incorreggibile. Lasicassero stare le cose come sono, il mondo va avanti e non si sente proprio la necessità di obblighi, coercizioni, paletti, lacci e lacciuoli. Esiste già una legge contro la diffamazione, basta e avanza. Tutto il resto è soltanto un tentativo di mettere la mordacchia alla rete, perché questo è lo scopo vero. Non vorrai farmi credere che questa gentaglia è davvero preoccupata per il devastante e ormai incontrollabile fenomeno della diffamazione a mezzo internet! La verità è che continuano a prenderci per il culo: ci dicono che la legge sulle intercettazioni è a tutela della privacy, ma sappiamo che sono tutte cazzate e che lo scopo è imbavagliare la stampa libera (o quello che ne rimane). Ora ci dicono che la lege sull’obbligo di rettifica serve a tutelare l’onorabilità delle persone, ma figurati… e noi stiamo qui a dibattere come se questa fosse davvero la ratio della legge, che però è scritta tecnicamente male e allora lasciateci il badile, ci pensiamo noi a scavarci la fossa come si deve.
Insomma ci pisciano addosso e ci dicono che piove, e noi dovremmo collaborare? Ma perché scusa? Per aiutarli a trovare una formula chimica per rendere la merda insapore? Così poi avranno buon gioco a farcela ingoiare? No grazie, non ci sto. Aiutarli in questo significa legittimarli. Facessero pure le leggi che vogliono, ma non con la mia collaborazione.
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non tutti hanno un blog o hanno voglia o skill tecnologico adeguato per aprirselo, tanto più se l’unico scopo sarebbe quello di scriverci un solo post di risposta ad un altro blogger.
Avevo spiegato che, in questo caso, la legge dovrebbe prevedere che sia possibile rivolgersi a figure professionali apposite che gestiscono il tutto per te (e ci mettono dieci minuti). Chi? Per esempio potrebbe essere una funzione attribuita agli internet point. Quanto tempo ci vuole ad andare in un internet point e far fare la rettifica? Meno oppure uguale a quello che ci vuole per andare da un avvocato, ma sicuramente a molto meno della parcella dell’avvocato.
perché dovremmo collaborare?
Il tuo discorso non fa una grinza. Io però la vedo così: c’è un referendum e si farà, ma nel frattempo il diritto di rettifica, visto che nessuno se ne preoccupa, nè i politici nè i giornali, passerà così come’è, in una formulazione devastante che resterà in piedi molto a lungo, e nel frattempo potrà fare tutti i danni necessari a distruggere il giornalismo libero sulla blogosfera.
Quindi: “mentre” altrove si discute di referendum e si esce dall’aula del Senato per protesta, “qui” cerchiamo di preparare qualcosa che possa essere una valida proposta per settembre. Le due cose si possono e si devono “sommare”, non sono mutualmente esclusive. Dobbiamo cercare di limitare i danni.
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va bene va bene… messa in questi termini mi sembra accettabile. Se proprio serve, mi tappo il naso e sottoscrivo la proposta del trackback.
Per essere un cosa seria dovrebbe essere previsto:
- obbligo per i provider di predisporre dei servizi web facilmente accessibili e dedicati a chi desidera fare delle rettifiche senza aprirsi un blog o un sito appostiti. Il servizio dovrebbe avere la possibilità non solo di inserire testo formattato, ma anche di allegare documenti (PDF, immagini ecc.), ove non esista la possibilità di inserire permalink ai documenti in questione;
- per evitare abusi, l’accesso alle piattaforme di rettifica dovrebbe avvenire solo attraverso la registrazione e la dichiarazione della propria identità. Dovrebbe cioè essere equivalente ad aprire un sito web, per cui deve esserci un Registrant identificato. Basta una autocertificazione, ma dichiarare il falso in questo caso dovrebbe essere considerato reato penale. Altrimenti finisce che qualunque imbecille, invece di postare un normale commento, inserisce una rettifica anche se non ha nulla da dire o da rettificare. La rettifica dovrebbe essere riservata solo ai casi in cui chi è citato nel post (e solo lui o un suo rappresentante legale) desidera rettificare quello che lo riguarda;
- obbligo per i politici di fare un corso di informatica di base, onde evitare che in futuro abbiano a sfracellarci ancora i maroni con le loro cazzate.
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Paolo 2.0…..
giusto……mi sembra onesto quel che hai detto !!!!!!
se proprio si deve fare una cosa del genere, almeno si faccia bene !!!!!
e onestamente ti vado ammirando sempre piu byoblu !!!!!!!
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- obbligo per i politici di fare un corso di informatica di base, onde evitare che in futuro abbiano a sfracellarci ancora i maroni con le loro cazzate.
scusa… quando mi rialzo da terra, dove mi rotolo dal ridere, ti rispondo. Nel frattempo… grazie per la tua proposta!
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Ecco la mia proposta.
Sostituire l’intera legge con il seguente testo: “”.
Cioè con nulla, il diritto di rettifica è una stronzata per quanto riguarda la rete.
Se io diffamo qualcuno anche in rete sono già passibile delle leggi contro la diffamazione.
Poi come la mettiamo se la diffamazione è in un commento, cioè se io adesso diffamassi qualcuno, sarebbe Claudio Messora il responsabile? Una terza persona potrebbe danneggiare un blog scrivendoci commenti suscettibili di rettifica?
E se uno pretendesse una rettifica da un piccolo blog pur non avendo ragione, cioè anche se la notizia pubblicata fosse vera, il piccolo blog si troverebbe costretto a pubblicare una rettifica falsa per non incorrere in onerose spese legali?
In rete chiunque si può difendere scrivendo facilmente di sua iniziativa in un altro sito, facendo una pagina, un blog suo, inserendo commenti in blog, forum e altri spazi già esistenti. E tutti gli utenti possono facilmente verificare le cose dalla fonte che ritengono più opportuna, ad esempio se qualcuno diffama Claudio Messora io vado a vedere direttamente nel suo blog come si difende.
La rete incoraggia la discussione e il dialogo proprio perché è strutturata così, un sistema di rettifica non funzionerà mai veramente.
Introduciamo il diritto di rettifica in rete come in un qualsiasi altro paese europeo. Cioè inesistente.
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Come ho già detto sopra, il tuo discorso non fa una grinza. Però a settembre il diritto di rettifica, visto che nessuno se ne preoccupa, nè i politici nè i giornali, passerà così come è, in una formulazione devastante che resterà in piedi molto a lungo, e nel frattempo potrà fare tutti i danni necessari a distruggere il giornalismo libero sulla blogosfera.
Quindi: “mentre” altrove si discute di referendum e si esce dall’aula del Senato per protesta, “qui” cerchiamo di preparare qualcosa che possa essere una valida proposta per settembre. Le due cose si possono e si devono “sommare“, non sono mutualmente esclusive.
Dobbiamo cercare di limitare i danni.
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Harlock ha scritto :
” un sistema di rettifica non funzionerà mai veramente.Introduciamo il diritto di rettifica in rete come in un qualsiasi altro paese europeo. Cioè inesistente. “
In pratica se dovesse veramente passare ‘sta roba, diventerà una pseudo-farsa. Immagina tutti quelli che si sentono lesi dalla miriade di pagine web, video e quant’altro che troviamo nella rete, e cominciano a sparare raffiche di richieste di retifica. Qualcuno dovrà iniziare a lavorare tantissimo solo per rintracciare i vari soggetti a cui far avere la richiesta di retifica, generando altri costi per lo stato tra l’altro, e poi come glie lo spieghi a un google o un youtube che in Italia c’è una legge per la retifica sul Web e devono comunicare a qualcuno non ben specificato ancora, i dati in loro possesso come in caso di un reato? Per non parlare poi di cosa si farà nel caso che la persona o testata è residente all’estero e quindi non soggetto alla legge di retifica? Semmai potrebbe avere un senso se limitato unicamente a testate italiane di una certa dimensione e importanza, ma a questo punto, a cosa gli serve? Potenzialmente anche contenuti in mano a privati possono avere un traffico di tutto rispetto.
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agli ONOREVOLI e non:
questa pseudo-legge è una porcata veramente !!!!!
se il problema sono le publicazioni, si lascia liberi di scrivere ciò che si vuole a chiunque, ma se dopo le indagini viene dimostrato che cio che si è scritto è tutto sbagliato si fa pagare con 30 anni di galera (perche si è diffamato qualcuno sui giornali e su internet) ???????
ma il problema per voi (che state volendo questa pseudo-legge) non è solo la publicazione….
….infatti andate a colpire anche la magistratura, le indagini (con questa vostra pseudo-legge-porcata) i magistrati, i giudici e gli inquirenti in generale non potranno farle piu….PUNTO !!!!
i miei trisavoli (MICHELE ed EMERICO AMARI) HANNO CONTRIBUITO DI PRIMA PERSONA A SCRIVERE E FORMARE QUESTA COSTITUZIONE (a gratis) ED ORA IO DOVREI CONTRIBUIRE CON VOI PER DISTRUGGERLA !!!!!
ma che situazione assurda !!!!!!
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Ciao ragazzi, ho trovato questo appello in rete, lo segnalo a chi non lo avesse visto.
Ciao Claudio.
Appello all’UNESCO affinché
“L’UNIVERSO INTERNETTIANO, LA RETE, IL DIRITTO ALL’ ACCESSO”
siano dichiarati PATRIMONIO UNIVERSALE DELL’ UMANITA’
di Francesco Miglino
U N E S C O
Al Direttore per lo Sviluppo della Comunicazione (IPDC) ABDUL WAHEED KHAN 7 Place de Fontenoy, 75352 Paris 07 SP – France APPELLO ALL’ UNESCO AFFINCHE’ SIANO DICHIARATI PATRIMONIO UNIVERSALE DELL’ UMANITA’ L’UNIVERSO INTERNETTIANO, LA RETE , IL DIRITTO ALL’ ACCESSO.
Noi Donne ed Uomini abitanti della terra, avendo responsabilmente confrontato la qualità della nostra vita prima della creazione dell’universo internettiano con quella di oggi, testimoniamo che la nostra vita è diventata più ricca, intelligente e partecipativa delle sorti della società e del globo che ora percepiamo come casa comune da gestire e proteggere perchè controllabile e raggiungibile in ogni suo angolo.
Usciti dal nostro habitat, affacciati alla nostra finestra sul mondo, possiamo comunicare in tempo reale in modo bidirezionale e complesso, informarci, attingere ed allargare i nostri saperi, compiere operazioni logistiche che prima sottraevano tempo prezioso alla nostra quotidianità.
Possiamo dichiarare in tutta coscienza che oggi, senza l’universo internettiano la qualità della nostra esistenza sarebbe come quella di un uomo privato delle connessioni sinaptiche poichè è l’universo internettiano il più formidabile ed organico acceleratore di consapevolezza con cui è possibile acquisire saperi, realizzare scelte coscienti, incontrarsi ed unirsi ad altri uomini che reclamano progresso, giustizia e diritti da ogni angolo della terra e che progettano la costruzione di una società evoluta, colta e libera.
Le informazioni, prima affidate alla mediazione interessata dei possessori delle rotative, ora sono dirette e fanno luce con documenti probanti su problemi volutamente irrisolti e nascosti dal distorcente egoismo dei poteri dominanti.
Da ogni angolo della terra sperduto e prima ignorato dove si pratica la violenza dell’uomo sull’uomo, le vittime possono spezzare la solitudine facendo giungere la testimonianza delle proprie sofferenze nell’universo internettiano.
E’ scientificamente provato che è stato l’allargamento della nostra corteccia celebrale a favorire una più organica ed evoluta organizzazione delle sinapsi del nostro cervello ed a permettere che il soddisfacimento dei bisogni fisiologici non avvenisse più con il ricorso alle pulsioni istintuali, affrancandoci dalla schiavitù della nostra genetica.
E’ scientificamente provato che i miliardi di flussi sinaptici creati da miliardi di uomini che s’incontrano nell’universo internettiano allargano la circolazione delle idee e dei saperi e l’ uomo progredisce poiché liberato dalla schiavitù dell’ignoranza, da limitanti pregiudizi localistici, brutalità censorie, avvilenti disinformazioni pilotate da interessi precostituiti spesso antisociali.
Con la libera comunicazione nell’universo internettiano neutrale ogni uomo può emanciparsi, aumentare i neurotrasmettitori cerebrali in modo proporzionale al numero di quesiti enunciati e risolti da risposte competenti donate in rete, stimolare l’intelligenza creativa in ogni campo, approfondire esperienze diverse in luoghi prima irraggiungibili, confrontare pensieri e postulati seguiti da esaustive elaborazioni dialettiche e risposte congrue in tempo reale, accedere a banche dati, immergersi in variegate esplorazioni professionalizzanti con il conseguente aumento delle spine dendriniche e la creazione di nuovi punti d’ attracco per la connessione ed attivazione di altre cellule nervose.
Il cervello umano è il paradigma dell’attività sinaptica viva e palpitante animata in modo incessante da miliardi di connessioni di esseri umani che abitano e qualificano l’universo internettiano, gli stessi che, pervasi da un gratificante rapporto empatico verso gli altri, determinano il flusso informativo qualificato e l’offerta ad ampio raggio dei saperi favorendo il miglioramento della nostra specie con la crescita addizionale di neuroni e delle connessioni nella nostra corteccia celebrale. Oggi l’uomo scopre che la qualità della propria esistenza è proporzionale alla conoscenza e si rende conto che solo i saperi lo svincolano da assuefazioni sociali primordiali e lo esortano a costruire un nuovo modus vivendi in cui prioritarie siano le scelte benefiche coscienti per il bene comune. Relazionandosi nell’universo internettiano l’uomo che incontra la generosità in offerte creative gratuite, acquisisce il rispetto degli altri ed abbandona gli impulsi distruttivi, intuendo che, liberandosi dagli istinti predatori e dal cinismo, si può convivere in armonia, razionalizzare l’uso delle risorse, superare collettivamente la limitante lotta per il solo soddisfacimento dei bisogni elementari e, per la prima volta, sedersi collegialmente nell’agorà universale a riflettere sul come organizzare il proprio destino.
Nella storia di tutti i tempi mai l‘uomo ha creato un supremo e grandioso universo in cui immergersi svincolato finalmente da condizionanti ed opprimenti gerarchizzazioni sociali ed in assoluta libertà formarsi, esprimersi, rappresentarsi e realizzarsi facendo giungere il proprio apporto in ogni angolo del globo.
Stabilito che l’universo internettiano è bene comune come l’ aria e l’acqua, creato dall’uomo per il progresso dell’uomo, chiediamo all’UNESCO di proteggerlo da ingerenze e censure e di preservarne la neutralità dichiarando “PATRIMONIO UNIVERSALE DELL’ UMANITA’ L’ UNIVERSO INTERNETTIANO, LA RETE, IL DIRITTO ALL’ ACCESSO.
Francesco Miglino presidente Comitato Promotore Via torelli viollier, 33 20125 Milano (Italy) http://www.erainternettiana@yahoo.it–erainternettiana@gamil.com
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acimoto quel che hai scritto mi fa rabbrividire e mi ha fatto riflettere molto…..grazie !!!!!!
aggiungo che:
dall’italia parte tutto, la sicilia poi è la patria e l’inizio della massoneria occidentale materiale, da qui parte tutto (i primi atenei, i primi parlamenti, i primi statuti, ecc.. ecc..) poi a ruota quel che viene fatto qua, viene fatto in tutto il resto del mondo !!!!
non avete idea palermo com’è combinata !!!!!!
la mafia…….
è un etichetta ad un normalisimo comportamento umano anche detto favoritismo (io aiuto te, tu aiuti me) solo che in sicilia essendo la patria della civiltà occidentale si è evoluto ovviamente in maniera diversa…… è il luogo da cui si è cominciati per prima……
……qui ormai la mafia o il favoritismo è la regola della normalità……non si muove foglia se tu non ti allei ……anche e soprattutto in politica !!!!!!
vuoi aprire una saracinesca (termine derivato dal simbolo dei saraceni) e stai solo pensando di aprire una bottega ?????? gia sono li che parlano con te a mo di amici !!!!!!
sono dietro l’angolo pronti a farsi offrire un bel caffè per farsi due chiaccherate con te e su come gestire i pagamenti !!!!!!!
ma noi gia lo sappiamo percio partiamo sempre prevenuti e allora chi conosce lo zio peppino, chi conosce lo zio jakino si fa aiutare da loro in partenza !!!
vi ripeto questa qui è regola ed è stata esportata in tutto il mondo, in america, in cina, in giappone, in asia, in russia, in america latina…mancherebbe l’africa, ma non saprei !!!!!!
SONO D’ACCORDO CON LA PROPOSTA DI RENDERE INTERNET PATRIMONIO DELL’UMANITÀ !!!!!!
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Buon giorno, mantanendo la stima nei confronti di tutti quelli che si stanno facendo in quattro per riuscire a mantenere una parvenza di libertà di informazione, volevo ricordare che lo stato siamo noi!!Quindi stiamo mendicando un po di anni in meno di carcere o la possibilità di scrivere due riughe in più su questo o quell’ argomento a chi? a noi stessi!!
BASTA MENDICARE DEMOCRAZIA!!
Siccome non riusciamo(noi italiani) a coalizzarci per lottare una guerra comune contro lo strapotere di pochi criminali,secondo me sarebbe meglio non opporsi affatto e non aiutarli a smussare la legge da una parte e dall’altra in maniera che alla fine venga accettata.(Berlusconi ha gia detto che il disegno di legge verrà presentato così e se sarà accettato verrà poi migliorato in seguito!MIGLIORATO????)Sarebbe meglio proponessero la vigliaccata peggiore possibile,che il capo di stato firmerebbe,così gli verrebbero segate poi le gambe dalla corte europea e dalla corte costituzionale e non si sa mai che cadesse anche il governo così che ci liberiamo dello psiconano(speriamo che per questa mia affermazione non si appellino al diritto di rettifica)
So di non essrmi spiegato perfettamente quindi vi consiglio di andare a vedere il monologo di Travaglio tenuto al 2^festival del giornalismo d’inchiesta.(naturalmente è stato lui a prendere spunto dalle mie idee)
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Ti sei spiegato benissimo. Voglio anche qui specificare la mia posizione perchè è molto importante capirsi bene. Il DDL Intercettazioni nel suo insieme è quello che è, e mezza Italia fa sentire la sua voce.
Il problema è che tutti parlano delle intercettazioni, del diritto all’informazione e delle multe agli editori. NESSUNO parla dei blogger che verranno soffocati da una norma irragionevole. Se il DDL Intercettazioni a settembre passa alla camera, e non vi sono elementi attualmente per ritenere il contrario, passerà anche il DIRITTO DI RETTIFICA nel silenzio assordante dell’opinione pubblica e dei partiti politici anche dell’opposizione.
Anche se si fa un referendum, sapete quanto tempo ci vuole, sempre che si raccolga il quorum, prima che si possa fare, sempre che poi la gente voti per l’abolizione? Anni. Nel frattempo la blogosfera italiana sarà soffocata da una norma oscurantista e tecnologiamente insensata.
Allora, mentre già tutta l’Italia che contesta il DDL si prepara a fare un referendum, qui cerchiamo di limare il Diritto di Rettifica per renderlo meno devastante. E’ una strada parallela per consentire alla blogosfera di attraversare con meno danni possibili questo periodo che si spera di transizione tra l’approvazione della norma e la sua (eventuale) dismissione.
Io credo che sia ragionevole percorrere anche questa strada, visto che per l’appunto questa è una norma che tutti stanno ignorando, compresi come sono nella parte di difendere le proprie tasche.
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Vista così, come un momento di passaggio, che si cerca di fare in modo non procuri troppi danni, mi vedi perfettamente d’accordo, Ma mi sentirei privato della mia libertà di esprimermi in qualunque forma smussata dovesse passare la legge.E in più mi sentirei anche meno sicuro avendo la maggior parte dei criminali a piede libero.Ma non posso pensare che gli italiani accettino una situazione del genere. Deve succedere qualcosa!
Colgo l’occasione per dirti tutta la stima e l’ammirazione che provo verso di te e verso la causa che hai abbracciato!!!
Forza Claudio!!
(anche perchè fra un po sentiremo solo FORZA ITALIA sul nostro bel palco del teatrino delle ombre)
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anch’io in questo caso la penso come te….sannessuno !!!!!!
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Grazie Sannessuno, è giunto il momento di collaborare costruttivamente e mettere a frutto tutta l’enorme rete di contatti sviluppata. Può essere anche un interessante esperimento per il futuro.
Attendo dunque la tua proposta. A presto!
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Caro Claudio hai fatto davvero un altro bell’articolo.Non sono in grado di darti un consiglio in quanto non sono un esperto giurista.Ma sono sicuro che troverai qualcuno che farà qualche buona proposta.Vai avanti così.
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la mia proposta è di introdurre una distinzione netta fra la comunicazione giornalistica e la comunicazione delle persone.
La comunicazione giornalistica è l’informazione normalmente soggetta a norme giuridiche e regole mentre la comunicazione delle persone è la libertà di espressione diritto inalienabile.
La libertà di espressione non può essere soggetta a limiti, regole e controlli di nessun tipo e può essere espressa anche a mezzo internet con video convidisi, diari blog personali, forum di discussioni, e reti sociali di studio e lavoro (social network); tali strumenti non sono testate giornalistiche ma sono la realtà virtuale dei pensieri umani, coscienza collettiva, e non possono essere controllati, regolati, limitati e censurati in nessuno modo.
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Grazie Peppe.
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BELLA DISTINZIONE !!!!!!
complimenti matierno …..quel che dici è veramente la cosa più normale del mondo…
……e che loro con questa pseudo-legge-porcata vorrebbero rendere anormale !!!!!
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non l’ho scritto prima e pertanto lo faccio adesso.
Se fosse chiarita meglio la distinzione fra la comunicazione giornalistica e la comunicazione non esisterebbe nessun diritto di rettifica per i blogger perché lo stesso si applica solo ai giornalisti ed alle testate giornalistiche.
ciao a tutti
Peppe
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Ma valiamo proprio niente ?? Questo è un abuso e agli abusi bisogna rispondere se non ci si vuole trovare completamente dominati .
Quest’omino ci sta rompendo …oggi è venuto il postino a consegnarmi una delle tante lettere che “Equitalia” sta diffondendo senza fondo, per recuperare qualche spicciolo per campare….il postino mi ha salutato con buona domenica e buona festa e ricordando la partita Italica volevo aggiungere ..e forza Italia…non fosse che nemmeno l’ho pensato mi è scattato un senso di repulsione dovuto, si sa , all’arrogante e prepotente im..possesso (che però fa molto sesso..di capo) che quell’omuncolo insieme ad altri ominidi hanno perpetrato…ladri di libertà !!!!! e non si fermeranno , perchè sanno il danno che fanno e non l’ammetteranno e a ogni libertà rubata aumentano il loro potere…sono marci dentro…e si vede solo a guardarli…spaventano gli agnellini che sono tanti e giocano con i fanti facendo i finti santi…..Uscire fuori da questo movimento sarebbe la cosa più sensata, non fosse che è troppo evidente la mafiosità in corso di ominidi senza il minimo senso di sana civiltà , burattini di un sistema che va oltre la loro comprensione…tocca a chi sa fare capire a chi crede chissà che….Buon Proseguimento
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Ottimo come sempre però fatti la barba perchè mi sembri il mullah omar!!!
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non sono più bello? Mi sto preparando per andare in una caverna a registrare comunicati! :)))
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mi sa che sarà affollata la caverna, tocca organizzarci!!!
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Il disegno Cassinelli può essere un passo in avanti, ma chi richiede il DIRITTO DI RETTIFICA deve poter fornire documentazione sull’ estraneità della sua persona riguardo a quello che è stato pubblicato. E queste prove devono poter essere pubblicate senza remore. Sennò anche Riina può domandare il diritto di rettifica. I termini di questo diritto sono congrui: 2 giorni per le società, 7 giorni per un sito di un privato cittadino.
Il disegno Cassinelli mi impensierisce per un altro aspetto: frantuma la blogosfera italiana ed impedisce la costituzione di società a scopo informativo. Ipotizziamo che vi siano le condizioni per cui Claudio ed Enzo costituiscano una società per la gestione del blog “servizio informativo telematico”…A loro 2 è chiesto di avere la stessa struttura alle spalle di Repubblica online…
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7 giorni non è congruo per niente, e nemmeno 14 giorni o 6 mesi. Non deve esserci un’imposizione di questo tipo punto e basta. Almeno per un sito o blog che non sia considerato testata giornalistica a tutti gli effetti (registrato al registro nazionale dei giornali comecacchiosichiama… quello là insomma).
L’unico provvedimento accettabile sarebbe quello di trackback, ho postato un commento al nr. 8 e successive risposte.
Aggiungo che la pena per inadempienza del blogger dovrebbe essere una multina quasi simbolica. Che non si pensi di dare 10000 euri di multa a un poveraccio che ha un bloggettino da 10 visitatori all’anno (parenti inclusi) solo perché non sapeva o si è dimenticato di attivare il trackback. Multina per inadempienza, ed eventuali sanzioni o risarcimenti si possono sempre stabilire in sede civile o penale applicando le leggi già in vigore. Tutto il resto è del demonio.
PS: ah mi ero dimenticato di complimentrmi con Claudio per Internet4Giuliani. Documento molto interessante. Ora però tienici aggiornati sugli sviluppi, sono curioso di sapere come va a finire con il metodo Giuliani. Sarebbe fantastico un sequel Internet5Giuliani, lo comprerei sicuramente. Scusate l’OT ;-)
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PS: ah mi ero dimenticato di complimentrmi con Claudio per Internet4Giuliani. Documento molto interessante. Ora però tienici aggiornati sugli sviluppi, sono curioso di sapere come va a finire con il metodo Giuliani. Sarebbe fantastico un sequel Internet5Giuliani, lo comprerei sicuramente. Scusate l’OT ;-)
Grazie Paolo, se ti va di scrivere una specie di piccola recensione, la pubblichiamo.
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infatti !!!!!!!
in effeti un blog personale serve proprio ad espimere i propri pensieri !!!!!!
e quel punto si va a toccare la libertà di pensiero !!!!!!!
credo che vada contro qualsiasi principio !!!!!
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vuoi vedere che domani la russa se ne spunta che dobbiamo pensare in silenzio !!!!!
AHAHAHAHAHAHA !!!!!!
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Non avevo capito la tua intenzione di limitare i danni.
Mi sembra ragionevole, anche se io spero ancora in un’altra soluzione oltre all’emendamento e al referendum. Che da qui a settembre le proteste si svolgano anche su questo punto, e il diritto di rettifica alla fine non passi. Sarò un illuso, ma penso che ci sia questa possibilità, e che questo blog, che ormai ha una certa visibilità, possa contribuire alla questione. E penso addirittura che potrebbe venire “testa” quando Napolitano tira la monetina, e potrebbe non firmare.
Vorrei fare notare la clausola che uno deve pubblicare la rettifica “senza commenti”. Vuol dire che io devo scrivere nel blog o nel sito la rettifica, e poi non ne devo parlare, quindi non posso esprimere la mia opinione sulla vicenda, nemmeno se non diffama nessuno, nemmeno se è pacata e civile.
Non è questo leggermente in contrasto con questa frase: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”
Ho visto un commento condivisibile di “matierno” più avanti, la cui proposta vorrebbe mantenere la libertà di parola per coloro che non hanno testate giornalistiche professionali. Ma questo vorrebbe dire semplicemente non fare questa legge sul diritto di rettifica.
Io farei presente tutto questo all’onorevole Cassinelli, il quale se ci tiene ad internet e ad avere un certo consenso, potrebbe capire che è meglio non votare affatto questa legge, esercitando il libero arbitrio da parlamentare di cui in teoria dispone.
La sua proposta di emendamento attuale mi pare molto molto blanda. Chi ha un sito internet potrà addirittura fare una vacanza di una settimana, ma non di più. Per il resto non ho capito cosa significa tecnicamente parlare di “siti e pagine”.
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CACCHIO……!!!!!!!
ti straquoto caro Harlock…..ti straquoto !!!!!!
come cavolo ti si puo dare torto !!!!!!
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E’ meglio non farsi troppe illusioni: sia che Berlusconi sappia o no cos’è un computer, oramai mi sembra chiarissimo il tentativo di imbrigliare la Rete…Una norma per i BLOG DISGRAZIATAMENTE ci sarà…A questo punto è logico domandarsi quale possa essere attualmente la meno onerosa.
Il nostro Presidente, PENNA RAPIDA, firmerà: se se n’è fregato del diritto di 60 milioni di cittadini di essere uguali dinanzi alla Legge sul Lodo Alfano, possiamo solo immaginare se farà le barricate per pochi centinaia di persone, che per lui sono solo dei rompiscatole.
Il disegno Cassinelli, dato il clima di emergenza in cui vive la blogosfera italiana, è modificabile…Naturalmente non direi queste parole, ben sapendo che i blog trattano opinioni personali, se non fossimo ora allo stesso livello della KOREA DEL NORD. I diritti acquisiti sono la base della Democrazia, ma siamo scivolati in un REGIME….
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Mmhh, scusate se dico che comunque qua per ora, apparte dibattere se sia giusto o meno un decreto del genere, che mi pare non necessiti poi tanto di dibattimento visto che è palesemente una boiata e tutti sembrano di questa opinione, o esprimere il propio dissenso per parte o tutto il DDLnon ho visto grandi suggerimenti. Parliamoci chiaro, in questo post di Claudio si tratta di proporre come essere in***ati, si tratta di esprimere in legalese il concetto “sii dolce ti prego”. Fate finta di essere già stati arrestati per grave dissobedienza “informatica” e di dover mediare con il vosto compagno di cella a riguardo del vostro forzato rapporto amoroso, nella speranza che arrivi presto l’avvocato.
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mmmmmhh…..
sai secondo me tu hai ragione però in parte !!!!!!!!!
nel senso che comunque guardando anche questi commenti i politici (onorevoli) dovrebbero riflettere un po di piu su quello che stanno per fare !!!!!!!!!!
a me onestamente sembra strano il loro comportamento…….se non volevano combinare tutto sto casino (nel paese) e volevano farci star tranquilli per loro continuare a comandare tranquillamente, non credo che ci volesse poi tanto….. con tutto lo sfraccello che ci sta nel paese……
…..un po di progettini sul solare, sull’eolico, sull’uso dell’idrogeno, sulla raccolta differenziata dei rifiuti, magari un qualche progettino per cominciare ad introdurci alla fusione fredda e poi magari anche comiciare una pianificazione di nuovi tipi di abitazione con materiali e tecnologie sostenibili in tutti i luoghi a rischio tanto per cominciare….e secondo me stavamo tutti tranquilli a lavorare….
…loro mi danno come l’impressione che ci vogliano portare alla rivolta….che mi sembra che era una cosa che in italia ci voleva…o no ?????
in italia non ci serviva una scossa….bèh loro mi sembra che ce la stiano mettendo tutta !!!!!!
quindi in un certo senso a me i berluskini mi son piaciuti ….và, secondo me ci volevano…per darci una scossa a tutti !!!!!
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Il Diritto di Rettifica così com’è dovrebbe preoccupare di più il Governo e i suoi bugiardi di regime che non gli altri: Il dover continuamente smentire se stessi (mi viene in mente tutto quello che dicono di Di Pietro) diventerebbe dispendioso (anche per chi ha gruzzoli in nero per pagarsi le utili menzogne) e controproducente, ammesso che questa legge sia uguale per tutti, ma non c’è da fidarsi. La verità risaputa è che questi con la legge sulle intercettazioni vogliono pigliare due piccioni con una fava: impedire di scoprire i reati e neutralizzare l’informazione, soprattutto della rete in espansione. La preoccupazione per gli effetti di questa legge giustamente è grande ma non conviene andargli dietro e “contrattare” su l’ennesima schifezza fuorilegge. Credo anch’io che l’unica sia utilizzare un server straniero che non risponsa a leggi italiane (non credo sia necessario dare la colpa al gatto)…in attesa di tempi migliori….Saluti
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Grazie sia a te che a Cassinelli, anzitutto.Comunque la legge è così assurda, che il rimedio può essere peggiore del male.Scendere a compromessi significherebbe ammettere implicitamente una qualche validità della legge, che è improponibile. I giornali magari sopravviveranno,quelli con i mezzi per adire la Corte Europea, per far valere i “loro” diritti, ma la blogosfera italiana sparirà :i privati cittadini, alcuni addirittura minorenni, non possono sostenere neanche la sola minaccia di una multa. Chiuderebbe anche il giornalismo indipendente e libero, che non ci risulta abbia molte risorse : a meno che qualche mecenate non si faccia vivo, ma non credo disinteressatamente! La sola proposta di una legge così censoria è talmente grave e rivela una tale incompetenza, che non può essere concepita in una democrazia.Se la rete fa paura, va piuttosto “educata” e conosciuta, non repressa.
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Tutti abbiamo capito che questo disegno di legge, in particolare la parte che riguarda i blog, è atemporale.
Internet offre non solo la rettifica del blogger ma addirittura la replica(sia testuale che video) da parte di chi si sente tirato in ballo.
Basterebbe semplicemente rispondere ai commenti in un topic/post/articolo anche senza l’utilizzo della trackback…
Al massimo ci potrebbe essere l’obbligo da parte del blogger della rettifica in un nuovo articolo su misura appositamente per il presunto offeso.
Ma visto che questa peculiarità insieme alla condivisione sono proprio il punto di forza della rete, è ovvio che si cerca in tutti i modi di demonizzarle.
Allora dico la mia, prendendo spunto da quanto letto negli altri post.
Innanzitutto i 13.000 euro vanno eliminati, o meglio va riformulato il tutto.
Nessuna multa per i blogger(che siano essi famosi/non famosi) o per i giornali che non ricevono finanziamenti dallo Stato, 13.000 o più per tutte le testate giornalistiche che invece viceversa.
Riguardo il diritto di rettifica, in base alla frequenza delle visite in un intervallo temporale preciso, giorno/settimana/mese/anno, io personalmente proporrei settimana o mese, si potrebbe stilare una classifica dove ogni numero di visite determina il tempo necessario per l’applicazione del diritto di rettifica.
Cerco di essere più chiaro con un esempio(le visite e il periodo sono messe lì come esempio ma penso si potrebbe trovare una media più consona):
Visite per mese
blog con frequenza visite <= 1000 nessun diritto di rettifica, l’offeso può tranquillamente rispondere tramite il commento del post o tramite commento video.
blog con frequenza visite > 1000 e <=5000 diritto di rettifica entro un mese dalla ricezione dell’avviso(tramite mail E raccomandata o comunque tramite uno dei due).
blog con frequenza visite > 5000 e <=10000 diritto di rettifica entro tre settimane dalla ricezione dell’avviso(tramite mail E raccomandata o comunque tramite uno dei due).
blog con frequenza visite > 10000 diritto di rettifica entro due settimane dalla ricezione dell’avviso(tramite mail E raccomandata o comunque tramite uno dei due).
Se il diritto di rettifica non dovesse avvenire entro il termine prestabilito, si applicano le leggi vigenti attualmente riguardo ad esempio la diffamazione, se effettivamente dovesse esserci, o attraverso altre.
Se nessuna legge vigente si può applicare, semplicemente NON SI APPLICA nessuna legge.
Ciao a tutti!
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P.S. la divisione temporale va applicata solo per i blog e per i giornali che non ricevono finanziamenti dallo Stato, per i giornali che invece li ricevono rimane il termine delle 48 ore e dei 13.000 euro.
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