Presentiamo il nostro emendamento

 

 
C’è una parte del Disegno di Legge sulle Intercettazioni di cui nessuno parla. Non ne parlano i telegiornali, ma non ne parlano neppure i grandi giornali, come il Corriere o Repubblica. Non ne parlano neppure i piccoli giornali… insomma: non ne parla nessuno. Sono tutti – giustamente – molto concentrati sulla tutela del diritto dei cittadini italiani ad essere informati, e sulla tutela delle tasche degli editori rispetto alle pesanti sanzioni che potrebbero essere loro comminate nel caso in cui pubblicassero stralci di una qualsiasi intercettazione per la quale le indagini preliminari non si siano ancora concluse. Del Diritto di Rettifica applicato ai siti informatici nella rete italiana, invece, non parla nessuno.

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Il Diritto di Rettifica arriva veramente da lontano. Per la precisione, dal 1948, in un’epoca nella quale non soltanto non esisteva ancora internet, ma la maggior parte delle persone non aveva neppure il telefono. Cosa voleva normare la legge sulla stampa del 1948, all’articolo 8, denominato “Risposte e Rettifiche“? In sostanza sanciva che se io mi fossi sentito diffamato da uno scritto pubblicato su un quotidiano, avrei avuto il diritto di richiedere una rettifica all’editore del quotidiano, il quale avrebbe avuto l’obbligo di pubblicarla, per non più di 30 righe e con le stesse caratteristiche tipografiche, nel tempo massimo di 48 ore. Altrimenti? Altrimenti l’editore sarebbe incorso in una sanzione che all’inizio degli anni ’90 è stata riaggiornata ad una finestra compresa tra i 15 milioni e i 25 milioni di vecchie lire. In euro, una cifra variabile tra gli 8 mila e i 13 mila euro.

Bene: con il DDL Intercettazioni l’attuale maggioranza di governo individua l’opportunità di introdurre il diritto di rettifica, pensato nel 1948, nella rete internet italiana del 2010. E lo fa così:

28. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
  1. dopo il terzo comma e` inserito il seguente: «Per le trasmissioni radiofoniche o televisive,le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilita` della notizia cui si riferiscono»;
  2. al quarto comma, dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»;

Notare che si introduce anche l’obbligo di pubblicare la rettifica senza nessuna possibilità di aggiungere commenti, in palese contraddizione con la libertà di espressione, consegnando di fatto le chiavi di casa propria senza avere la possibilità di proferir parola.

Ora, qual’è il pericolo che si ravvisa nell’introdurre il Diritto di Rettifica, così come è stato pensato nel 1948, nella rete italiana del 2010? Sgomberiamo immediatamente il tavolo da ogni dubbio: qui non c’è nessuno che davvero voglia impedire a qualcuno che dovesse sentire lesa la propria reputazione di rettificare con un proprio scritto nel quale controbattere con le argomentazioni più opportune. Semmai è vero il contrario, e cioè che talvolta si soffre per la mancanza di inclinazione al dialogo. Cominciamo però dal ribadire che è una norma, questa, che non trova corrispondenze in nessun altra democrazia cosiddetta liberale, e questo dovrebbe indurci a fare qualche riflessione. Ma soprattutto, per come è stata formulata, la norma presenta aspetti molto ostici.

Per esempio, la definizione si applica ai siti informatici. Ma che cos’è un sito informatico? Beh, qualsiasi cosa che sia raggiungibile mediante il protocollo http, che sia esposta nella forma di una pagina web e che permetta di mostrare qualcosa nella finestra di un browser, quella può definirsi a tutti gli effetti sito informatico. Vogliamo davvero sostenere che qualsiasi cosa compaia sulla rete nelle forme suddette debba soggetta alla normativa sul diritto di rettifica? Non so, tanto per capirci: il supermercato online che consente l’acquisto dei suoi prodotti, tra i quali magari ve n’è uno che richiama il cognome di un tizio, chessò… il signor Pomodoro, il quale potrebbe sentirsi gravemente leso perché il suo nobile lignaggio è accostato all’immagine di una verdura – fatto di una gravità inaudita – ecco: anche quello è un sito informatico. Deve consentire il diritto di rettifica? Il signor Pomodoro dovrebbe avere la possibilità di replicare con un testo non superiore alle 30 righe, da applicarsi con le stesse modalità grafiche, portando così alla situazione assurda che sotto all’immagine del pomodoro potremmo trovare scritto “Il signor Pomodoro ribadisce di non avere nulla a che fare con verze, zucchine e carote?“. Non avrebbe certamente senso, ma tale è l’interpretazione che dal testo della legge se ne potrebbe trarre. Meglio sarebbe stato se avessero specificato che “per i blog, e più in generale per i siti di informazione, è introdotto il Diritto di Rettifica“. Sarebbe stato più onesto.

Ma la parte più ostica di questa nuova/vecchia disciplina è rappresentata dal vincolo improrogabile delle 48 ore. Se è vero infatti che una testata tradizionale ha una struttura di ricezione delle richieste di rettifica e, di certo, uno studio legale alle spalle, il blogger non ha niente a che fare con tutto questo. Un blog è una realtà che va avanti tra mille difficoltà, con i propri mezzi. Spesso – come nel caso di Byoblu.Com – è condotto da una persona sola. Niente di più facile dunque che un blogger non abbia temporaneamente la connessione ad internet, o che magari gliel’abbiano staccata per morosità, o auguratamente che abbia deciso di farsi un week-end con la sua fidanzata, oppure ancora che sia fuori per un’inchiesta e l’eventuale richiesta di rettifica venga ritirata da un familiare che nulla sa della rete nè di come pubblicare un testo su un blog. In tutte queste situazioni un blogger avrebbe sicure difficoltà nell’ottemperare ad una richiesta di rettifica in sole 48 ore. Con la spiacevole conseguenza che chiudere un blog scomodo diventerebbe un gioco da ragazzi: basterebbe fargli pervenire una richiesta di rettifica quando è noto – perché pubblico – che il suo autore è magari in vacanza, per comminargli una sanzione di 13 mila euro a fronte della quale ogni blog indipendente sarebbe condannato a morte certa.

Non soltanto dunque i blog condotti da privati cittadini sarebbero indotti a chiudere, in aperto contrasto con lo spirito rinascimentale che vuole invece agevolare e incentivare la partecipazione democratica dei cittadini al processo di formazione culturale in tutta Europa e oltreoceano, ma coloro che vorrebbero avvicinarsi a questo processo democratico ne sarebbero dissuase, per la paura di vedersi comminare sanzioni così pesanti alle quali non sarebbero in grado di fare fronte.

E così, siccome la rete non la sta difendendo nessuno, siccome rischiamo di far precipitare la rete italiana in un medioevo digitale, e siccome anche la stessa opposizione latita su questo argomento, mi sono preso la briga di contattare un parlamentare interno alla maggioranza stessa, che in passato si è speso a favore della rete, scongiurando in più occasione alcuni pericoli reali. Mi riferisco all’On.Cassinelli, il quale mi ha detto di essere consapevole di questa grave minaccia, e di avere già provato a buttare giù una bozza, un draft contenente una proposta di emendamento che, una volta raffinata,  potrebbe essere portata in discussione quando il DDL Intercettazioni approderà alla camera per la sua votazione, presumibilmente dopo la pausa estiva. La bozza che Cassinelli propone è la seguente.

PROPOSTA DI EMENDAMENTO
ART. 15

Al comma 1, lettera a), sostituire il secondo periodo con il seguente: «per i siti e le pagine diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono  pubblicate, con le stesse caratteristiche grafiche e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono, entro quarantotto ore dalla richiesta se la testata è registrata presso la cancelleria del Tribunale
come disposto dall’articolo 5, oppure entro sette giorni dalla richiesta se il sito o la pagina non è riconducibile ad alcuna testata registrata presso la cancelleria del Tribunale, ed in entrambi i casi devono rimanere visibili per un tempo almeno pari a quello in cui è rimasta visibile la notizia cui si riferiscono ».
Al comma 1, lettera d), sostituire le parole «per quanto riguarda i siti informatici» con le seguenti: «per quanto riguarda i siti e le pagine diffusi per via telematica».
Al comma 1, lettera e), sostituire le parole «o delle trasmissioni informatiche o telematiche» con le seguenti: «o dei siti e delle pagine diffusi per via telematica».

L’idea di Cassinelli, che ringrazio pubblicamente perché sembra essere il solo disposto a fare da sponda alla rete, è quella di differenziare i siti di informazione tra quelli che sono regolarmente registrati al tribunale e quelli che invece afferiscono a privati cittadini, ovvero non sono registrati come testate giornalistiche. Nel primo caso il limite di 48 ore sui tempi di pubblicazione della rettifica andrebbe mantenuto, mentre nel secondo caso il limite slitterebbe fino a 7 giorni.
Inoltre Cassinelli propone di cambiare la definizione dell’oggetto di questa normativa – cioè a chi si applica – da siti informatici a trasmissioni informatiche o telematiche.

L’approvazione del DDL Intercettazioni dovrebbe avvenire non prima del settembre prossimo. Quindi, insieme a Cassinelli, si è pensato di affidare alla rete il compito di cercare qualche alternativa, partendo da questa bozza, per mettere insieme le idee migliori e provare a presentarle. In altre parole, cari cittadini digitali, siccome al momento nessuno ci tutela, assumiamoci la responsabilità di elaborare noi qualche idea, e proviamo a sottoporla.

Le proposte verranno inizialmente raccolte sotto forma di commenti a questo articolo. Successivamente sarà possibile accorparle, discuterle nel merito e metterle ai voti.

C’è tempo ma poi neanche molto. Coraggio, diamoci da fare!

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75 risposte a Presentiamo il nostro emendamento

  • 42
    sannessuno

    Mi dispiace che tu ti sia sentito addirittura “insultato” non mi sembra di aver usato parole offensive o aver dato certezze era solo una mia opinione, ma forse anche questa è fra le “c**zate” che non si potranno più scrivere?

    Vorrei solo farti notare che noi siamo fra i pochi stati al mondo ad avere un registro o albo dei giornalisti, che è stato creato da Mussolini in maniera di essere sicuro che non venissero scritte quelle che tu chiami “c**zate”!

    Beh a me le c**zate piace sentirle tutte poi scremo io quello che voglio, se parliamo invece di diffamazione allora ci sono gia leggi ben precise che non hanno bisogno di essere riviste.

    Ti auguro non ti succeda mai di dover comunicare tramite un sito estero irrintracciabile perchè vorrebbe dire che siamo passati dal regime alla dittatura.

    Adesso dimmi se riguardando il tuo discorso non lo consideri leggermente di destra anche tu?

    Io non sono ne di destra ne di sinistra vorrei solo ci fosse qualcuno onesto a governarci,che facesse i nostri interessi senza nasconderci ciò che succede con incomprensibili leggi di censura.

    Forse ho un po esagerato dicendoti che sei un lettore di libero, comunque io leggo 3 quotidiani al giorno fra cui a volte anche libero e ti consiglio di provare anche tu ad attingere da fonti diverse magari ti si schiariscono un po le idee.

    Adesso sarà meglio tagliare questa discussione che questo spazio è dedicato a cose più costruttive

  • 41

    LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’ UOMO GUIDI LA PRIMAVERA ARABA

    28 giugno 2011 di francesco miglino

    SIGNOR PRESIDENTE BARAK OBAMA’,

    LA RINGRAZIAMO MOLTO PER I SUOI PUNTUALI INVITI A PARTECIPARE CON I NOSTRI INTERVENTI ALLE SUE  BATTAGLIE CIVILI PER L’ EMANCIPAZIONE ED IL PROGRESSO. NOI ADERIAMO AI SUOI ARGOMENTI CONSIDERANDOLA IL PRIMO PRESIDENTE DEL GLOBO, DEL VECCHIO MONDO DELLA POLITICA, GRADITO E VOTATO DALL’ UNIVERSO INTERNETTIANO.

    HA DATO FORZA AI BLOGGERS ED A QUEI GIOVANI ARABI CHE SI SONO CONOSCIUTI, FREQUENTATI E SONO CULTURALMENTE CRESCIUTI NELL’ UNIVERSO INTERNETTIANO PER POI UNIRSI SUL TERRITORIO PER LOTTARE SINO A PORTARE LA LIBERTA’ NEI LORO PAESI AVVILITI DA DITTATORI SANGUINARI E CORROTTI.

    ORA TOCCA ALLA COMUNITA’ INTERNETTIANA FORNIRE AI GIOVANI DELLA PRIMAVERA ARABA STRUMENTI CULTURALI IDONEI AFFINCHE’ SIANO IN GRADO DI DIRIGERE IL CAMBIAMENTO ED   OCCUPARE RUOLI FONDAMENTALI  NEI NUOVI ASSETTI SOCIALI.

    RITENIAMO CHE IL RINNOVAMENTO ARABO DEBBA CONOSCERE LE RAGIONI CHE HANNO PORTATO ALLA CREAZIONE DELL’ ONU ED ISPIRARSI AI PRINCIPI SCRITTI IN UNA DELLE PIU’ BELLE PAGINE DELLA STORIA DELLA CIVILTA’: LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’ UOMO.

    PER CREARE UNA BARRIERA IN GRADO DI RESPINGERE I PREVEDIBILI TENTATIVI DI RITORNO DEI CORROTTI ESPULSI, LE POPOLAZIONE ARABE DEBBONO ESSERE DIRETTAMENTE COINVOLTE NELLA COSTRUZIONE DELLA SOCIETA’ NUOVA CHE BANDISCE LA SUDDITANZA E PROMUOVE L’ UOMO COME PORTATORE DI DIRITTI SIN DALLA NASCITA,

    IL PARTITO INTERNETTIANO HA MESSO A DISPOSIZIONE IL PROGRAMMA CONVINTO CHE LA PRIMAVERA ARABA DEBBA ESSERE DIFESA ED INVITA I GIOVANI, CHE HANNO RISCHIATO LA VITA PER LA LIBERTA’, AD ELEGGERE, PER OGNI 100.000 ABITANTI, DEPUTATI INTERNETTIANI CAPACI DI DENUCIARE VIOLAZIONI ED ABUSI: COORDINARE I MIGLIORI CERVELLI PER DARE AI PROBLEMI DA RISOLVERE SOLUZIONI D’AVANGUARDIA MIRATE AL BENE COMUNE .

    I LEGALI DEL GRUPPO SAN FRANCESCO DEL PARTITO INTERNETTIANO STANNO ORGANIZZANDO GRUPPI DI PROFESSORI DI DIRITTO INTERNAZIONALE ARABI ED EUROPEI PER ISCRIVERE FRA I DIRITTI FONDAMENTALI IL DIRITTO ALL’ ACCESSO E FORMULARE ARTICOLAZIONI LEGISLATIVE E CODICI CODIFICATI PER MODULARE I POSTULATI DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’ UOMO NEL RISPETTO DEL COMUNE SENTIRE E DELLE TRADIZIONI DELLE POPOLAZIONI ARABE.

    EGREGIO SIGNOR PRESIDENTE BARAK OBAMA, ABBIAMO LA DIMOSTRAZIONE CHE LE NUOVE GENERAZIONI INFORMATIZZATE HANNO IL POTERE DI CAMBIARE LE SOCIETA’ CHE BASANO IL LORO POTERE SUL CONTROLLO E SULLA VIOLENZA POLIZIESCA, CHE DISPONENDO A LORO PIACIMENTO DEL DESTINO E DELLA VITA DEI PROPRI SIMILI, SEMBRAVANO IMMUTABILI.

    LA FUNZIONE PROPULSIVA NELLA LIBERAZIONE DEI POPOLI, APPARTIENE A COLORO CHE PERCORRONO GLI INFINITI SENTIERI DELL’ UNIVERSO INTERNETTIANO PER ACQUISIRE SAPERI, CONOSCENZE, DIALOGARE E CRESCERE CULTURALMENTE CON UOMINI PROBI E GENEROSI, CHE IN OGNI ANGOLO DELLA TERRA, LOTTANO PER L’ EMANCIPAZIONE COGNITIVA POSSIBILE IN UNA SOCIETA’ GIUSTA.

    EGREGIO PRESIDENTE BARAK OBAMA, GLI UOMINI LIBERI CHE UTILIZZANO LE ARCHITETTURE DIGITALI PER INTERVENIRE NEL SOCIALE SENTONO L’ ESIGENZA DI CREARE UN PROPRIO PARLAMENTO GLOBALE CON UN DEPUTATO PER OGNI 100.000 ABITANTI DEL PIANETA.

    URGE CREARE UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE CHE DIFFONDA IL PROGRESSO E SALVAGUARDI L’ AMBIENTE PROPONENDO PIANI DI SVILUPPO D’AVANGUARDIA IN TUTTI I SETTORI, DENUNCI E COMBATTA PREVARICAZIONI ED ABUSI CHE AVVENGONO IN OGNI ANGOLO DEL GLOBO.

    PER LA NASCENTE COMUNITA’ DIGITALE, CHE DOVRA’ AFFRONTARE DURISSIME LOTTE CONTRO LE LOBBIES ED I SUPER POTERI DECISIONALI DELLA FINANZA INTERNAZIONALE, LA SUA ESPERIENZA NEL VECCHIO MONDO DELLA POLITICA, SARA’ MOLTO PREZIOSA.

    Francesco miglino

  • 40
    bruno

    Qui potete trovare una petizione per l’ABROGAZIONE del comma 29, invece di limitarsi a modificarlo (che 7 giorni invece di 2 non cambiano nulla, a mio parere). A chi interessa….

    http://www.mobilitanti.it/dettaglio/110443/dettaglio.aspx?ID_DOC=110443

    Lo so l’iniziativa è targata da un partito, e a qualcuno può non piacere, cerchiamo di andare oltre e prendere quello che si può in un momento difficile per la rete. Al momento mi sembra l’iniziativa migliore, sicuramente molto migliore del tentativo di emendare il comma in questione.

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