
7 Giorni: La videocassetta che uccide
Riporto l'articolo di
Sandra Amurri apparso
oggi su Il Fatto Quotidiano, a pagina 6, che da risalto all'inchiesta del blog "
7 Giorni: La Videocassetta che Uccide", inserita dalla Procura de L'Aquila tra le prove documentali che compongono le indagini che hanno portato all'invio di sette avvisi di garanzia per
omicidio colposo,
danneggiamento e
lesioni colpose ai membri della Commissione Grandi Rischi.
Il video "7 giorni: La videocassetta che uccide" è inserito tra gli extra di "
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SE QUEL NASTRO FOSSE STATO MOSTRATO PER INTERO
di Sandra Amurri
"La videocassetta della morte" [ndr: la videocassetta che uccide]: così si intitola, girata da una troupe del TG1 (e mai mandata in onda integralmente) il 31 marzo nella scuola elementare De Amicis, e poi consegnata alla Procura de L'Aquila da Sergio Bianchi, padre di uno dei 55 studenti morti. E' un altro frammento prezioso per l'inchiesta che vede indagati per omicidio colposo, danneggiamento e lesioni colpose 7 membri della Commissione Grandi Rischi. Nel video, pubblicato dopo due mesi dalla tragedia del 6 aprile che ha ingoiato 305 vite sul blog di Claudio Messore [ndr: Claudio Messora] e condiviso da molte bacheche di Facebook, si vedono immagini raccapriccianti. Se la scossa fosse arrivata di giorno anche quei bambini sarebbero morti come quelli della scuola di San Giuliano di Puglia. Sui banchi sommersi dai calcinacci libri lasciati aperti dai bambini fuggiti in preda al terrore dopo la scossa di 4.2 avvenuta gualche giorno prima. In terra, sul computer, pezzi enormi di cemento venuti giù dalle pareti. E un cartello appeso alla parete scritto a penna, forse da un'insegnante in cui si legge: "Attenzione suono intermittente ripararsi sotto il banco. Suono lungo uscire dall'edificio". Il terremoto si era già presentato a quei bimbi in tutta la sua forza distruttiva ma non era bastato per chiudere le scuole, le Università, la Casa dello Studente in cui sono morti 8 ragazzi, per informare la popolazione delle precauzioni da osservare come dormire vicino all'uscio pronti a fuggire o meglio in auto, per allestire una tendopoli. La sera stessa in cui è stato girato il video, la Protezione Civile per bocca del suo vice capo De Bernardinis l'ha rassicurata la popolazione invitandola a tornare nelle proprie case, spiegando che lo sciame sismico era il segno positivo dell'energia che si liberava.
Cassetta che comprende anche un'intervista, mai mandata in onda, a Giampaolo Giuliani che studia il radon come precursore sismico e che nel frattempo era stato indagato per procurato allarme, accusa archiviata, in cui il ricercatore dice: "Tra una settimana avremo certamente una scossa molto più forte. Questo si deduce dall'andamento del radon". Giuliani su richiesta del sindaco de L'Aquila Cialente aveva allestito nello scantinato della scuola De Amicis, dal febbraio 2008, la prima sala sismica al mondo per la previsione dei terremoti. La troupe riparte per Roma. Il pezzo sarebbe dovuto andare in onda al TG della sera ma nel frattempo le agenzie di stampa avevano battuto la notizia che la riunione della Commissione Grandi Rischi era terminata e il vice di Bertolaso aveva rassicurato tutti: i terremoti non si possono prevedere, forse dimenticando di aggiugere che se così è non si può prevedere neppure che non avvengano in una città annoverata da tutti gli studi - compresi quelli dell'Ingv - come ad alto rischio sismico. Situazione aggravata dalle condizioni degli edifici pubblici e privati. Voci, solo voci per ora che la magistratura dovrà verificare, raccontano che la giornalista, che nega qualsiasi pressione, venne raggiunta da telefonate "istituzionali" che le hanno chiesto di non mandare in onda quel servizio. Fatto sta che al TG1 quella sera nessuno ascoltò le parole di Giuliani. Il servizio si concludeva così: "Nessuna preoccupazione, avverte la Protezione Civile. E c'è chi in uno scantinato sta studiando un modo per prevenire i terremoti monitorando le emissioni di gas". Eppure grazie a quel qualcuno si sono salvate oltre 200 persone che seguivano il suo sito e quella notte hanno dormito in auto. Chissà come sarebbe andata se quelle parole di Giuliani fossero state fatte ascoltare mettendo al primo posto il dovere di informare contro il timore espresso dallo stesso Giuliani di disubbidire all'ordine di tacere e a qualche altro ordine ricevuto.