La nostra lunga notte dei cristalli

Un aquilano agli italiani

Un aquilano agli italiani


 Sta salendo. Non la scorgete anche voi? E' una marea. Lentamente, senza che ve ne rendiate conto, inizia a bagnarvi i piedi. E a puzzare.

 E' liquame. Ha un odore nausabondo. Arriva dai tombini. Anche le fogne, perfino loro non ne vogliono più sapere, e iniziano a restituirlo. Presto sommergerà ogni cosa, perché la possibilità di escretare, di evacuare rifiuti ha un limite, sia nel mondo naturale come nell'ecosistema di una società. L'ambiente, mari, fiumi, laghi, ha un corrispettivo nel paesaggio interiore di un popolo, dove dimorano la dignità e la morale, i valori che lo tengono unito e che sono lo specchio, il riflesso del suo stato di salute.


 Il nostro paesaggio interiore è ormai compromesso, avvelenato da fetidi sversamenti di maleodorante promiscuità, da purulente infezioni di illegalità e corruzione, dal disprezzo di ogni regola, dalla contaminazione progressiva delle oasi di solildarietà, delle aree protette dove ancora sopravvive l'onestà intellettuale, delle fonti dove abbeverarsi alla idee lungimiranti, ai pensieri profondi, illuminati e trasparenti di chi ha realizzato le travi portanti, i muri maestri del castello della civiltà. I valori che hanno edificato il telaio sociale ci sono stati tramandati nelle scritture laiche. Oggi quei testi ardono nel braciere della volgarità e della miseria, nel rogo acceso dai nuovi barbari dell'etere e divampato in questa lunga, eterna notte dei cristalli, quei vetri che proteggono gli schermi televisivi e che li rendono impermeabili alle nostre menti.

  Non si può mangiare per sempre: così facendo si trasforma ogni risorsa in una sconfinata distesa di merda. I criminali mangiano sulle spalle della povera gente. Gli imprenditori siedono a tavola con i criminali. I politici apparechiano la tavola e scondinzolano nell'attesa degli scarti.  Tutti pensano solo a riempirsi la pancia e a svuotare quella del pueblo, e per riuscirci cospirano senza tregua, impegnano preziose risorse legislative per difendere i loro interessi e lasciano inalterati i problemi dei cittadini. Quante leggi e quante discussioni utili al paese si potevano affrontare in questo estenuante susseguirsi di mesi passati a dibattere sulle inesistenti questioni legate alla privacy dei cittadini, di cui non frega niente a nessuno se non ai politici e ai criminali, ormai tristemente sinonimi?

 E' un mondo al contrario. Minzolini va guardato rovesciando gambe all'aria il televisore. Solo così si ristabilirà la corretta prospettiva delle cose. La gente inizia a non poterne più. I primi ad accorgersene sono quelli che hanno perso tutto. La rivoluzione culturale partirà dal centro Italia, dall'Aquila, e lentamente si espanderà come un vaccino, come un antidoto, come penicillina su queste spore fungine che infestano le nostre arterie togliendo ossigeno alle nostre menti e divorando le sostanze nutritizie in cambio di nauseabondi escrementi, il loro pattume morale.

 Non lasciate soli gli aquilani. Loro sono l'ariete che tenta di fare breccia. Imbracciamolo e facciamo in modo che si abbatta sul muro delle informazioni. Loro hanno il coraggio, noi la forza.

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Categorie: Politica, Società, Criminalità, Informazione