La par condicio di Minzolingua

Minzolini Obama Pace Par Condicio

 Quando due non riescono a fare pace da soli, si chiama un paraculo. Il paraculo è colui che finge di dare ragione a tutti quando in realtà, nella migliore delle ipotesi, non sopporta nessuno dei due. Serve da parafulmine. L'orgoglio smisurato dei due contendenti può vantarsi di non avere ceduto di fronte al rivale, bensì di fronte a un terzo che aveva titolo di chiedere quelle stesse condizioni le quali, se poste dal nemico, sarebbero state totalmente inaccettabili.


  Una volta scontentate in maniera consensuale entrambe le parti, il paraculo si dilegua, fregiandosi del titolo di mediatore, ed è allora che la zuffa tra i contendenti ricomincia più violenta di prima.
  Viene da pensare che l'unico sistema per mettere d'accordo due litiganti, in natura, sia consentire loro di risolvere la questione a colpi di clava, fino al totale annientamento dell'uno o dell'altro. Quando questo non accade per un tempo eccessivamente lungo, è sempre consigliabile cercare il terzo, quello cioè che proverbialmente "gode".

  Obama ha annunciato di volersi candidare a "paraculo 2010" tra israeliani e palestinesi. Ovviamente, fino a che ci sarà qualcuno che gode, la pace resisterà giusto il tempo della durata del summit. Quattro foto, due strette di mani, qualche sorriso tirato... Poi ognuno tornerà in santa pace a occcupare, a farsi saltare in aria e ad embargare.

  Uno che a modo suo finge di mediare, almeno dal punto di vista informativo, è il nostro paraculo doc, Minzolingua, che in tema di raggiramento della Par Condicio ne sa una più del diavolo. Due sere fa, per lanciare il tema delle nuove prossime mediazioni di pace, si inventava una doppia intervista all'uomo della strada, una rappresentativa delle opinioni dell'israeliano medio, l'altra del palestinese tipo.

  Entrambi parlavano in arabo, sicuramente per un tempo di gran lunga superiore alla esigua sintesi della traduzione. Sulle immagini della ragazza israeliana, lo speaker italiano diceva: "Abbiamo provato in molti modi, ma con i terroristi non c'è niente da fare!". Su quelle del ragazzo palestinese, questa invece la traduzione: "Noi vogliamo la pace, ma i coloni se ne devono andare".

Uno dice: "bene, par condicio rispettata". Peccato che lato israeliano si mostri una ragazza ovvero, nell'immaginario comune, un simbolo di dolcezza e di vulnerabilità, mentre lato palestinese parli un ragazzo, che ricorda in maniera più immediata i kamikaze che si fanno saltare in aria.
 Ma soprattutto, all'intervistata di Tel Aviv si fa menzionare espressamente la parola "terroristi", dando un giudizio netto, privo di sfumature sulla natura della caratura umana della controparte. Il rappresentante arabo viene invece tradotto facendo riferimento ai suoi avversari con il termine generico di "coloni". Il colone, nell'immaginario collettivo, è un bonaccione con un grande cappello in testa che coltiva la terra e la sera festeggia intorno al fuoco al suono di banjo e armoniche a bocca.

  Molto probabilmente, par condicio sarebbe stata se al palestinese si fosse fatto dire: "Vogliamo la pace, ma Israele deve smetterla di occupare i nostri territori". Oppure, se gli occupanti si deformano in coloni, allora l'israeliana avrebbe dovuto deformare i terroristi in partigiani: "Abbiamo provato in molti modi, ma con i partigiani palestinesi non c'è niente da fare", perché uno che si fa esplodere sotto casa tua è certamente un terrorista, ma uno che a casa tua viene direttamente a viverci non è un colone: è un occupante. Il colone mette su casa dove c'è solo un niente abitato da nessuno. L'occupante è viceversa un invasore.

Sottigliezze, dite voi? Forse, ma anche questa è la grande illusione sull'obiettività dell'informazione.
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Categorie: Esteri, Politica, Informazione