
Un mondo in cui tutti ti danno ragione è noioso come giocare una partita a
Subbuteo da soli. Per questo sto apprezzando molto
i commenti al post di ieri. A differenza del dissenso politico, tuttavia, che genera fastidio e degenera immediatamente nel turpiloquio della più becera matrice ideologica, provo autentico divertimento e una sana simpatia nei confronti dei miei critici. Prima di tutto perché li sento spontanei, genuini, e non -
paradossalmente - tifosi partigiani come solo i professionisti dello squadrismo politico sanno essere. Secondariamente perché, credeteci o no, non ce l'avevo con loro.
Molte infatti le testimonianze a difesa degli
ultras, eppure io non solo non li ho mai esplicitamente menzionati, ma non ho neppure davvero in mente loro quando mi riferisco agli
alieni in mezzo a noi. Conosco decine di persone che, lungi dall'essere un ultrà, non parlano che di calcio dalla mattina alla sera, conoscono tutti gli importi degli ingaggi, discutono fino alla nausea della correttezza di un
giudizio arbitrale ma ti guardano con fastidio e disinteresse se snoccioli le cifre degli
appalti truccati, se sollevi la questione della
costituzionalità del Lodo Alfano o se parli di condannati per
associazione mafiosa premiati con la carica di Senatore. Gli stessi che si azzuffano per un
rigore rubato, chiudono invece non un occhio, ma entrambi sulla distruzione scientifica, metodica ed arrogante del
Principio di Legalità.
Non parlo degli ultras che, in qualche modo, sono professionisti del tifo organizzato e dunque può non sorprendere che tutto ruoti prevalentemente intorno al calcio. Parlo dei vostri colleghi di ufficio, dei dipendenti del supermercato che prendono un caffè alle macchinette, dell'autista di autobus che chiacchiera con i passeggeri, dei discorsi al bar, delle conversazioni spicce con l'edicolante, con i vicini di casa in ascensore, dei signori che portano a spasso il cane e delle loro mogli che, di riflesso, se ne lamentano sotto al casco del parrucchiere. Parlo dei vostri parenti, quelli che vi vengono a trovare la domenica, una volta al mese, o con cui passate le vacanze. Parlo anche di vostro fratello, talvolta perfino di vostro padre e del nonno che gioca a carte discutendo di Mourinho, Benitez, Lippi e Balotelli.
Cosa c'è di male nel coltivare un'interesse? Niente, se non che il
calcio è un interesse che, al pari di altri, ognuno di noi è libero di coltivare oppure no. La
politica invece non è un interesse, ma un preciso
dovere civico, trasversale, che dovrebbe accomunare tutti, cui tutti sono chiamati ad esprimere doverosa partecipazione. La politica, lo ricorderò a costo di essere banale e scontato, è l'attività di chi si occupa delle cose pubbliche, del bene comune. È l'arte, cioè, di gestire le proprie cose, di prendere decisioni sul quanto spendere, sul dove spendere e a chi dare i nostri soldi. Così come non è accettabile che in una famiglia ci si segga a tavola demandando sempre alle stesse persone la gestione della spesa, e sempre alle stesse persone l'incombenza di sparecchiare e lavare i piatti (salvo poi accorgersi alla seconda settimana che i soldi sono finiti e che per mangiare bisognerà indebitarsi o andare a rubare), allo stesso modo non è accettabile che un qualsiasi cittadino italiano abdichi ai suoi
diritti di cittadinanza, guadagnati al prezzo del
sangue di miliardi di persone che ci hanno preceduto, con il solo risultato di perpetuare con il suo voto disinformato e inconsapevole la stessa casta di
nobili parassiti -
loro sì, i veri alieni come le cavallette di Zeta la formica - che avevamo buttato dalla finestra per poi ritrovarcela nuovamente e comodamente
spaparanzata in salotto, con il telecomando di casa nostra in mano, mentre nostra moglie gli prepara da mangiare e i nostri figli gli fanno vento agitando la
Costituzione Italiana come un'hawaiana agita un
ventaglio.
Perché proprio il calcio e non, che ne so, i seguaci di un
comico predicatore? Perché il popolo della Gazzetta dello Sport è la maggioranza schiacciante di questo paese e, se solo mettesse un decimo delle energie che investe in bandiere e in cassette di birra a disposizione del dibattito politico, questo tornerebbe ad essere un paese di santi, di inventori e di navigatori, e non più quello dei corruttori, dei mafiosi e dei ducetti che, guardacaso, proprio con il
calcio hanno consolidato le loro
fortune elettorali. E poi perché, se è vero che prima ci si occupa di gestire il
bene comune dal quale discende quello individuale e poi dei propri personali interessi, allora perlomeno i tifosi dello
stadio Grillo hanno il merito di avere cominciato con il piede giusto, in maniera condivisibile o meno, ma di sicuro non giocano con la Playstation quando è il momento di
lavare i piatti.
Invito gli
ultras sensibili all'impegno sociale e civico nei confronti del proprio paese, e a giudicare da alcuni vostri commenti pare che ce ne siano, a condividere su questo blog le loro esperienze, perché possano servire da esempio, da vere e proprie muse ispiratrici per altri loro colleghi ancora poco organizzati.
Chissà che il vero
cavallo di Troia attraverso il quale cambiare l'Italia alla fine non sia il
sesso, come siamo sempre stati indotti a credere, ma proprio... il calcio!
Fai una microdonazione con Flattr 
|