
Ormai è un
must. Un appuntamento fisso. Dovunque ci siano delle contestazioni, il giorno dopo sul Corriere arriva
Pierluigi Battista e si indigna.
Dopo
il vergognoso articolo in difesa di Del'Utri, nel quale il nostro ometteva di menzionare le due condanne per
concorso esterno in associazione mafiosa, prendendosola viceversa con i partigiani, poteva forse il vendicatore mascherato dei poteri forti evitare oggi agli italiani la sua usuale invettiva faziosa, priva di argomenti e democratica tanto quanto lo
squadrismo con il quale vuole etichettare gli italiani dalla schiena dritta? E poteva forse il Corriere esimersi dal pubblicarlo in prima pagina? Certo che non poteva. Gliene siamo grati, così possiamo fare un paio di precisazioni.
Il signor
Battista, un nome che curiosamente ricorda quello che la Walt Disney ha assegnato al
maggiordomo del potente zio Paperone, oggi però dimostra chi è il vero totalitarista. Dice, il difensore della democrazia:
« Purtroppo [esprimere il dissenso] sta diventando una moda. Ma è un errore essere accondiscendenti con una pessima abitudine, antiliberale e antidemocratica. »
E' un errore essere accondiscendenti! Male ha fatto dunque il Partito Democratico a non
reprimere, meglio se nel sangue, le signore di cinquant'anni, le mamme, i ragazzi armati di un libriccino rosso che simboleggia la lotta dei magistrati onesti e coraggiosi (il
coraggio, Battista, questo sconosciuto...) contro la mafia e contro ogni tipo di collusione. Male hanno fatto le forze dell'ordine a non arrestare, sbattere dentro e magari
picchiare come alla Diaz gli italiani che vogliono
istituzioni decorose e prive di qualsiasi collegamento con l'antistato, e che di fronte ai soprusi, alla prevaricazione, alla prepotenza dei potenti che ignorano le istanze del popolo non hanno altre armi che il fischio e gli striscioni.
Che poi tutto questo ieri non sarebbe successo se qualche esuberante energumeno non avesse impedito ai dissidenti (che
parola argentina) di esporre gli striscioni. Forse Battista ritiene che uno striscione non sia uno strumento accettabile di manifestazione del pensiero in uno stato democratico? Forse, come ebbe a dire il suo
maestro della repressione,
Francesco Cossiga, attribuirebbe gli onori e lo status di lotta politica più facilmente ai terroristi delle
Brigate Rosse, armati di mitra e bombe, piuttosto che a cittadini che si presentano con quattro cartelli, qualche agenda rossa, due striscioni, trick e ballacche? Non voglia mai il cielo.
« Sono sempre minoranze molto agguerrite e molto organizzate. Ma non sono il popolo. »
Non sono il popolo. Battista toglie lo
status di popolo, di persone con la cittadinanza italiana, a chi dissente e lo fa con i soli strumenti che questa
oligarchia telecratica lascia a disposizione della povera gente, quelli cioè che nei rapporti con la mafia stanno sempre dalla parte dei vessati e mai dei collusi. I manifestanti di Como e di Torino non sono il popolo. Se non sono il popolo, allora cosa sono? Bestie? Cacciamoli come Sarkozy fa con i Rom? Ghettizziamoli come Hitler faceva con gli ebrei? Cosa vuoi, Battista, l'istituzione di apposite zone ben demarcate, possibilmente circondate da mura e cancelli, dove questi che
nonsonoilpopolo possano dedicarsi ad attività produttive mentre al di fuori tutti gli altri, che
sono il popolo, partecipano alle
manifestazioni di regime, plaudenti e gaudiosi? Perché, anzi, non organizziamo qualche treno per una simpatica gita fuori porta e ce li carichiamo sopra? Così si imparano, questi che si permettono di fischiare quando parla uno dei trenta tiranni.
« Essendo pochi e conoscendo le debolezze dei media, sanno che dieci, venti, cinquanta fischiatori organizzati fanno più rumore [...] »
Cosa significa
fischiatori organizzati? Perché, quelli che parlano dal palco in turni preordinati, su invito delle segreterie, in nome e in rappresentanza del loro partito, non sono forse organizzati? Cosa c'è di male nell'essere organizzati? O non è piuttosto, il Battista, infastidito da un
popolo consapevole che ha finalmente gli strumenti per organizzare la conoscenza e, conscio dei propri diritti, decide democraticamente e di comune accordo di darsi appuntamento per esprimere la propria indignazione? Preferisci, Battista, un popolo di pecoroni ammaestrati dal circo di Maria De Filippi? E preferisci che a piegare i media a proprio piacimento sia sempre chi se li è comprati, e in qualche caso perfino costruiti su misura? Vuoi starci sempre tu in piedi sulla cattedra a fare sermoni? Ti infastidisce che finalmente la gente esca dai blog e da Facebook -
un vero e proprio ghetto ben congegnato per confinare il popolo nel virtuale lasciando le risorse naturali a disposizione della casta, che infatti non capisce di rete e si limita a cercare di controllarla - e si riversi nel mondo reale, esclusivo appannaggio di un ristretto super-popolo che lo gestisce in un clima di totale
autarchia?
« Fischiassero pure, ma la smettessero di farlo a nome di un loro inesistente popolo indignato. »
Pierluigi Battista compie l'operazione di
revisionismo storico più ardita di tutte, perché oltre a cancellare e rivedere il passato, addirittura si spinge a deformare e riscrivere il presente proprio mentre, ancora fumante, la storia lo sta modellando. Milioni di cittadini, ben rappresentati dalle percentuali crescenti ottenute alle scorse elezioni da alcuni movimenti politici e civici, oltre a centinaia di migliaia di italiani in piazza nei V-Day e durante il No B-Day, senza contare una buona parte di quei milioni di persone che grazie a questo sistema di corruttele, grazie a questa cortigianeria di giullari e buffoni si sono stancati perfino di dissentire, per Battista sono un
inesistente popolo indignato. Beh, IO ESISTO E SONO INDIGNATO.
05/09/2010 ANCHE IO ESISTO E SONO INDIGNATO
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