Michele Placido e l’etica del male di Renato Vallanzasca

Neppure la tv in bianco e nero aveva solo due colori. In mezzo ai due estremi ce n’erano un’infinità: tutte le gradazioni di grigio che era possibile rendere con un tubo catodico. Altrettante sono le nostre possibilità di giudizio. Non ci credete? Prendiamo la guerra, per esempio.

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Uno dice: la guerra è male. Lo dice anche l’art.11 della nostra Costituzione: noi ripudiamo la guerra. Si ripudia la guerra perché si ripudia ogni forma di violenza, di cui la guerra rappresenta l’estremo più brutale. Una delle declinazioni della guerra è la guerra civile: il popolo contro se stesso. Una specie di malattia autoimmune. Oppure la rivoluzione: il popolo contro i suoi governanti. Chiedetevi: facevano bene le brigate rosse ad attuare la strategia della tensione, disseminando le strade di morti innocenti per rovesciare un governo in cui non si riconoscevano? No, mi diranno la maggior parte di voi. Ora chiedetevi: farebbero bene i cittadini del Myanmar, i birmani, a rovesciare la tirannia dei militari? Sì, mi diranno la maggior parte di voi. E i dissidenti argentini, che il governo considerava terroristi e che diventavano – colpevoli o nodesaparecidos, magari gettati nelle vastità dell’oceano da un’altezza di migliaia di chilometri? Molti mi diranno ancora una volta un convinto . E la rivoluzione francese? E lo sbarco in Normandia? E Garibaldi? E le guerre di secessione americane? Qualcuno si dividerà, ed è la dimostrazione che una guerra, qualsiasi guerra, può essere ritenuta completamente inaccettabile, oppure non solo accettabile ma anzi giusta quando le condizioni della popolazione che la provoca rappresentano una giusta reazione a una serie di soprusi ritenuti intollerabili. Dipende dal quanto abbiamo spostato in basso l’asticella sotto alla quale vogliamo a tutti i costi passare.

 Michele Placido l’asticella dell’intolleranza al crimine deve averla sistemata molto in alto, perché in conferenza stampa alla Mostra di Venezia, durante la presentazione del film “Vallanzasca – Gli angeli del male“, ha definito il bel Renè « un criminale con la sua etica del male. Non ha mai tradito i suoi principi: non ammazzava a sangue freddo, non faceva saltare in aria innocenti, come hanno fatto la mafia o i terroristi. Ci sono persone che stanno in Parlamento che hanno fatto peggio di Vallanzasca ». Specifica anche che, a differenza dei mafiosi o dei criminali con i colletti bianchi, lui non aveva paura di imbracciare la pistola e rischiare la proprio vita per portare a termine il proprio disegno.

I familiari delle vittime sono basiti. La loro asticella è rasente al suolo: al di sotto non passa niente. Mi pare anche giusto.

Cosa si può dire? Dipende. Dal punto di vista meramente rappresentativo, con il metro dello scienziato dove la realtà conosce infinite gradazioni che vanno dal vero al verosimile ma in fondo nulla è davvero falso perché tutto è intrinsecamente soggettivo, Placido potrebbe anche essere compreso. Se fossi cioè costretto a scegliere tra Renato Vallanzasca e Totò Riina, forse sceglierei il primo, e davvero non so spiegarvi il perché. Ma la logica del meno peggio è ingannatrice: serve a sdoganare pensieri o persone altrimenti inaccettabili se non inseriti in situazioni ideali, artificiose, appositamente estremizzate per far saltare ogni sistema di valori. Siccome so che tu ripudi la guerra, insomma, io creo ad arte l’immagine di una situazione di emergenza, o paradossale, per sgretolare i tuoi principi facendo leva sull’elemento ancestrale della paura e indurti a pensieri tipici di uno stato di natura e non di una società civile.
Esempio a caso: l’Iraq nasconde armi di sterminio di massa che si sta preparando ad usare per disseminare l’occidente di morte e distruzione; voi, le vostri moglie e i vostri figli potreste venire uccisi, a meno che non si dichiari guerra a Saddam Hussein prima che sia troppo tardi. Ovviamente di fronte ad una minaccia tanto terribile, improbabile ed irrealistica, l’asticella del ripudio della guerra si abbassa quasi del tutto. Un altro esempio potrebbe essere: volete libero Gesù o Barabba? In realtà esiste un’altra soluzione: liberi entrambi, ma finisce per essere esclusa, estromessa da una falsa rappresentazione delle alternative. Il problema reale della folla infatti non è scegliere tra l’uno o l’altro prigioniero quanto lo stesso Pilato, che si inventa una contrapposizione tra due opzioni che lui, e solo lui, si è premunito di rendere mutualmente esclusive. La gente non dovrebbe dividersi in due fazioni a sostegno dell’una o dell’altra soluzione, ma unirsi nel rimuovere l’ostacolo che impedisce alla terza via di essere percorsa.

Allo stesso modo non è possibile elevare Renato Vallanzasca ad un rango etico superiore rispetto a quello di un mafioso, di un camorrista, di uno ndranghetaro o di un terrorista. Il perché lo si capisce leggendo la sua biografia, contando il numero di cadaveri che si è lasciato alle spalle per concedersi una vita di dissolutezze, ferocemente costruita rapina su rapina, omicidio su omicidio, efferatezza su efferatezza. Decidere se sia meglio il bel René o un parlamentare colluso con Cosa Nostra è un falso problema, perché è una scelta possibile solo in un sistema estremizzato, in uno di quei paradossi logici tanto cari agli indovinelli popolari. In realtà o sei un criminale oppure non lo sei. E’ possibile una gradazione solo nel sistema penale, e viene affidata alla magistratura in base all’entità del danno arrecato alla società, ma non a livello etico, che deve invece posizionare l’asticella ad un’altezza uguale per tutti, in maniera tale che al di sopra non possano passare né Renato Vallanzasca né Totò Riina, indipendentemente dalle ragioni per le quali uccidevano. Non esiste a livello etico una ragione accettabile per uccidere.

Come i palestinesi dell’anno zero avrebbero dovuto chiedere a Pilato di liberare sia Gesù che Barabba, così Michele Placido deve esprimere una ferma condanna sia di Renato Vallanzasca sia del criminale che siede in Parlamento. Altrimenti continuiamo a concederci il lusso di creare viatici, giustificazioni e distinguo, mentre l’Italia indebolita dalle continue deroghe al principio di legalità, il paese dei vabbuò, ha bisogno invece di asticelle ad altezza fissa, uguale per tutti.

Ha fatto bene, Michele Placido, a fare un film su Vallanzasca? Che domande… Certamente sì, e lo guarderò con piacere. Nelle articolate e imponderabili sfumature della comprensione umanistica, che trova nell’arte il suo sistema di rappresentazione ideale, Renato può essere avvicinato e forse risultare anche un uomo interessante, per gli interrogativi che pone e per la necessità di comprendere la natura di una psicologia che lo ha spinto a cavalcare la parabola delinquenziale fino alle sue estreme conseguenze, con alterne fortune, pagando lungamente e di tasca sua. L’arte può sublimare, arricchendo il nostro bagaglio umano ed emotivo, rendendoci empatici e capaci di una percezione superiore delle cose di questo mondo, e per questo non può essere limitata dal sentimento terreno del pregiudizio, che anzi nel pensiero laterale viene stemperato e disciolto.

Altro, invece, è quel rigido scheletro che sostiene una società di diritto, fatta di valori, principi e norme che sono la nostra unica garanzia a tutela della convivenza civile e delle libertà, personali e fisiche, conquistate nel sangue. E che dal sangue debbono decisamente potersi affrancare.

Per questo non è possibile riconoscere al male nessun tipo di etica. Parlare di etica del male è un paradosso fuorviante, una logica degli estremi che confonde, in un periodo storico dove tutto è già fin troppo confuso.

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15 risposte a Michele Placido e l’etica del male di Renato Vallanzasca

  • 4
    kautostar86

    davlak ha scritto :

     criminale alla Vallanzasca avverte un conflitto di fondo, che è quello dell’obbligo di accettare delle regole che non ha scelto e che gli sono imposte ma, PRIMA ANCORA, di venire precipitato sin dalla nascita in un sistema complesso di persone e, appunto regole, senza la possibilità di scegliere se farvi parte o meno, senza alternative. è quello che provo anche io, (e credo che spogliandosi di false moralità lo abbiano provato tutti gli esseri senzienti prima o poi) con la differenza che non ho mai avuto la forza di ribellarmi in senso estremo, e quindi ANCHE di delinquere. la figura di VALLANZASCA e di altri eroi del male, in questa ottica, assume una connotazione opposta a quella del mafioso che si, anche lui si ribella allo STATO

     

    Non sono per niente d’accordo, uno può anche rifiutare alcune regole della società, può anche ribellarsi in altri modi, ma più intelligenti, più creativi, senza uccidere nessuno!

    il NON UCCIDERE non è una regola di questa società, ma è una regola universale, che ha caratterizzato tutte le società umane, magari in gradi diversi, con atteggiamenti e sfumature diverse a seconda delle epoche, ma possiamo dire che NON UCCIDERE e NON AGGREDIRE- VIOLENTARE FISICAMENTE E PSICOLOGICAMENTE I NOSTRI SIMILI sono leggi morali UNIVERSALI, che fanno parte del cosiddetto DIRITTO NATURALE.

    Poi Vallanzasca ha passato quasi 2/3 della sua vita dietro le spalle, praticamente quasi tutta la sua vita, a parte pochi attimi di libertà!

    E uno così lo definisci “EROE DEL MALE”?mah io lo chiamerei FALLITO, SFIGATO, DEFICIENTE e altri aggettivi simili

    • 4.1
      kautostar86

      Poi Vallanzasca ha passato quasi 2/3 della sua vita dietro le spalle, praticamente quasi tutta la sua vita, a parte pochi attimi di libertà!

       

      Volevo scrivere “dietro le sbarre” no “dietro le spalle”…

  • 3
    Stem

    Sorvolando sullo sproloquio da bambino di seconda elementare che accantona qualche millennio di analisi ed evoluzione culturale e legale su uso della forza, guerra, nonviolenza..

    una sola cosa mi preme al momento: davvero placido è così ignorante da attribuire la strategia della tensione alle brigate rosse, o è anche lui parte di un oscuro (ma evideentemente di successo) disegno revisionista?

     

    • 3.1
      Angelo Abis

      Sorvolando sullo sproloquio da bambino di seconda elementare che accantona qualche millennio di analisi ed evoluzione culturale e legale su uso della forza, guerra, nonviolenza..

      Sorvolando sulla tua spocchiosa alterigia di chi offende evitando il confronto e omettendo di illuminare l’umanità intera con la profonda e millenaria rivelazione culturale di cui solo egli è depositario… [in poche parole critichi ma non ci fertilizzi con la sedicente superiorità della tua sapienza]

      …per quanto riguarda Placido: fosse ma fosse che sei pure un minimo complottista

    • 3.2
      Stem

      E’ vero: sono stato spocchioso.

      Di più: ho letto e risposto troppo in fretta – fraintendendo qualche parte (in particolare avevo capito che certi paragrafi fossero già una citazione di Placido)

      Insomma, ho agito come non vorrei, e so bene il fastidio che da essere dalla parte sbagliata di uno sfogo frettoloso. (peraltro su una tesi finale con cui concordo). Mi dispiace e mi scuso con tutti (compreso l’assente Michele Placido, cui però non giustifico la banalizzazione oggetto del post, per promuovere una pellicola..)

      Volevo segnalare la macroscopicamente strana attribuzione della strategia della tensione alle brigate rosse, che mi sorprendeva molto fosse di Placido -ok, ho riletto meglio-

      Poi, si, ci sono mille questioni diverse -la guerra e l’evoluzione culturale e del diritto di guerra, rapporto tra legalità e giustizia, differenza tra violenza ed uso della forza, uso legittimo o "giusto" della forza, approccio ai conflitti (dal personale all’internazionale), convenienza e giustificazione per l’oppresso dell’opzione violenta, letture della storia soprattutto con la lente militare, efficacia e durevolezza dei cambiamenti in relazione ai metodi ed alle dinamiche più o meno violente, teoria e pratica della nonviolenza (che non c’entra nulla con la passività, il quieto vivere, il porgi l’altra guancia o la vocazione al martirio, ma è in primis il riconoscere la violenza strutturale, far emergere ed affrontare costruttivamente il conflitto) eccetera eccetera.. -campi diversissimi ma legati, che accompagnano da tempo la storia umana e che può essere utile approfondire, ma non è questo il momento o il luogo,ammesso che ne sia capace. Chi vuole approfondire può trovare una vasta letteratura

      (ps. a scanso di equivoci, non sono di PaxChristi -manco credente se è per questo- o di Peacelink, che comunque stimo e ho seguito diversi anni fa)

       

    • 3.3
      Marcella M

      Oh mamma è arrivato il professorone!

      L’articolo è scritto divinamente e con ottimo e raffinato stile linguistico. Magari postaci i links, i siti web, il nome dei libri o delle tesi che hai scritto tu e che ti danno il diritto di ergerti in cattedra e venire qui a trattare gli altri in questo modo disprezzante. Altrimenti sciò!

    • 3.4
      Jhonny Seven

      Che c’è Stem… A uno di PaxCristi e PeaceLink proprio non va giù che ci siano delle occasioni nelle quali l’uso della forza è giustificabile? O sei tu che appiattisci tutto all’ombra della croce? Ci fu perfino uno, se non sbaglio, che prese un randello in mano e distrusse i banchetti dei mercanti davanti al tempio… un pericoloso terrorista palestinese.

      Ecchè ce vuoi fà… Fuori le ideologie, per favore!

    • 3.5

      Ciao Stem. Tanto di cappello. Raro trovare chi riesce a dire con semplicità "e’ vero, sono stato spocchioso". Uno ha paura di perderci la faccia e rimetterci in autorevolezza: al contrario acquista dignità e guadagna credibilità. Vallo a far capire. A me per primo! :)

  • 2
    Tritume

    Articolo FANTASTICO; complimenti Claudio!

  • 1

    Bellissimo questo articolo.

    • 1.1
      gibo

      Ho saputo che i Negramaro firmeranno la colonna sonora del film di Placido “Vallanzasca – Gli angeli del male”

  • 0
    Stem

    byoblu ha scritto :
    Ciao Stem. Tanto di cappello. Raro trovare chi riesce a dire con semplicità “e’ vero, sono stato spocchioso”. [..]

     

    Grazie per aver accettato le scuse, anche questo non è così scontato

    Da parte mia, devo imparare ad evitare di fare queste str..te (forse sono nella direzione giusta, ma evidentemente ce n’è ancora di starda).. anche solo a livello utilitaristico, ho perso e fatto perdere molto più tempo di quanto ne abbia “risparmiato” leggendo frettolosamente e soprattutto concentrandomi su un dettaglio secondario invece che sul senso dell’intero articolo..

    Non capiterà più, o almeno ci provo :)

  • -1

    byoblu ha scritto :
    Ciao Stem. Tanto di cappello. Raro trovare chi riesce a dire con semplicità “e’ vero, sono stato spocchioso”. Uno ha paura di perderci la faccia e rimetterci in autorevolezza: al contrario acquista dignità e guadagna credibilità. Vallo a far capire. A me per primo! :)

    e già …

    :)

  • -2
    davlak

    ho una mia personalissima “teoria del fuorilegge”.

    intendo quello comune, che non agisce per ideologia ma per puro tornaconto personale. che non si aggrega a macrostrutture come la mafia (tranne rare eccezioni a volte più che altro “fisiologiche” e in modo marginale rispetto all’attività criminosa svolta), cioè non si “organizza” su vasta scala, ma al massimo con pochi suoi simili per formare una banda.

    vallanzasca, ad esempio.

    io li capisco.

    è la figura del ribelle puro.

    magari Vallanzasca non sa nemmeno di cosa sto parlando. credo ci sia una motivazione di fondo che spinge a delinquere, e quindi alla rapina e, per incidens, a nuocere fisicamente al prossimo (dico per incidens perchè non è quella la finalità primaria dell’atto criminale, lo è invece il procurarsi il denaro, l’omicidio e il ferimento di altri uomini avviene al 99% perchè ostacolano il raggiungimento di quella finalità primaria).

    e quella motivazione di fondo è di natura psico-antropologica. 

    il criminale alla Vallanzasca avverte un conflitto di fondo, che è quello dell’obbligo di accettare delle regole che non ha scelto e che gli sono imposte ma, PRIMA ANCORA, di venire precipitato sin dalla nascita in un sistema complesso di persone e, appunto regole, senza la possibilità di scegliere se farvi parte o meno, senza alternative.

    è quello che provo anche io, (e credo che spogliandosi di false moralità lo abbiano provato tutti gli esseri senzienti prima o poi) con la differenza che non ho mai avuto la forza di ribellarmi in senso estremo, e quindi ANCHE di delinquere.

    la figura di VALLANZASCA e di altri eroi del male, in questa ottica, assume una connotazione opposta a quella del mafioso che si, anche lui si ribella allo STATO (inteso come insieme di regole e persone preconfezionato) per partecipare, però, a un anti-stato che garantisce un certo livello di “autonomia” però impone norme persino più costrittive e reazionarie, prive del carattere di “accomodamento” tipico di un corpo di leggi.

    capisco che questo mio commento potrà suscitare più di una reazione, ma è ESATTAMENTE ciò che penso; sia chiaro perciò che non sto difendendo VALLANZASCA e simili.

     

     

    • -2.1
      maghirko

      condivido, nel tuo commento ci vedo le riflessioni di Durkheim sulla devianza “un atto è criminale perchè urta la coscienza civile e non viceversa” quindi non urta la coscienza se è “solo” criminale e contemporaneamente viene interpretato come un coraggioso atto di ribellione ad un sistema globalmente ingiusto (infatti Placido dice che c’è di peggio in Parlamento…)

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