
Diciamoci la verità. All'attentato a
Maurizio Belpietro non ci crede nessuno. A parte Libero e il Giornale, s'intende, e forse non ci credono neppure loro. Poi, che nessuno possa dirlo con franchezza, non ci piove. Tranne
i soliti che si radono la lingua tutte le mattine, gli altri sono tenuti a ballare il walzer dell'ipocrisia, magari a dentri stretti e con un sorriso tirato.
La zattera di fortuna sul quale si è imbarcato
Alessandro N., l'agente scelto che ha estratto la pistola per sparare tre colpi, fa acqua da tutte le parti. Fa acqua per il giudice
D'Ambrosio, al quale l'esuberante uomo della scorta aveva sventato, con le stesse modalità, un attentato nel '95, ricavandone una promozione. Il giudice non ha mai creduto alla versione del suo solerte protettore ed è davvero singolare che, in un paese dove da quindici anni gli uomini delle scorte si girano i pollici lamentando l'ormai cronica assenza di attentatori, allo stesso agente capitino ben due episodi e con le stesse curiose modalità.
Fa acqua per gli investigatori, che a distanza di quasi una settimana non hanno trovato un solo indizio che confermi le dichiarazioni rese da
A.N.. A ridosso del muretto di cinta che il fantasma dell'aggressore avrebbe dovuto saltare c'è una siepe alta circa due metri. Impossibile scavalcare senza spezzare almeno un rametto, eppure così sembrerebbe essere stato. Forse l'attentatore aveva i trampoli magici di
Paperinik. Nelle strade oltre il muro di recinzione, poi, le telecamere di sorveglianza abbondano. Un pazzo che corre con una camicia vistosa, vestito in maniera stravagante, avrebbe dovuto essere catturato almeno da un fotogramma. Invece aveva indossato il mantello dell'invisibilità di
Harry Potter. Ma allora perché sparare all'agente? Gli sarebbe bastato attendere, immobile, che A.N. gli passasse accanto nella sua discesa lungo la tromba delle scale. A meno che sotto le spoglie dell'agente non si trovasse in realtà il mago
Silente, in allontanamento dopo avere accompagnato
Voldemort nella sua abitazione. E anche fosse, perché non usare l'incantesimo della
pietrificazione istantanea, anziché usare una pistola inceppata? Metodi bislacchi, che non convincono, insomma.
La zattera, o meglio il gommone bucato, fa acqua anche per i giornalisti. Non c'è un giornale (ho detto
giornale), da Repubblica al Corriere al Fatto, che non abbia usato toni eufemisticamente "prudenti" nei suoi articoli, evidenziando marcatamente le incongruenze e lo strano curriculum dell'agente di scorta. Perfino il
TG5 ha ricordato come
A.N. avesse già in passato sfruttato un episodio simile per guadagnarsi una promozione, il che è tutto dire.
Adesso scopriamo, ma chissà perché non mi sorprende, che fa acqua anche per i
poliziotti, secondo i quali l'agente di tutela del direttore di Libero si sarebbe inventato tutto.
Invenzione solitaria di
A.N., macchinazione del centro-destra o realtà, sta di fatto che per la casalinga di Voghera -
e non solo per lei - ormai Belpietro è assurto al ruolo di vittima del
clima di odio orchestrato dai soliti mandanti morali. Tra i quali, manco a farlo apposta, ora si annoverano
honoris-causa tutti coloro che incautamente hanno ostentato un esercizio minimo delle loro facoltà critiche.
Cogito ergo comunista sum, insomma.
Se Belpietro ha potuto andare a piangere, paragonandosi a Roberto Saviano, su tutte le televisioni a reti unificate, in quanti invece leggeranno questo timoroso trafiletto pubblicato sull'edizione locale di ieri del Corriere della Sera, a pagina 27?
E leggete anche questo:
il muretto era troppo alto per permettere una qualsiasi fuga.
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ATTENTATO A MAURIZIO BELPIETRO