L'UOMO SULLA PANCHINA - Un pugno a Roma, una donna in coma, gli zombie intorno

L'uomo sulla panchina

L'uomo sulla panchina

 Un uomo e una donna camminano insieme. Sembrano conoscersi, ma non è così. A un certo punto si fermano a discutere. La donna ha un atteggiamento aggressivo, lo spintona, gli molla un ceffone. L’uomo si avvicina minaccioso, lei lo allontana. Discutono per qualche secondo, poi si incamminano nuovamente. Dopo pochi passi, però, l’uomo porta il busto in avanti e le sputa in faccia. Lei si ritrae e cerca di colpirlo nuovamente al volto. Questa volta con meno convinzione, anche perché l’uomo solleva il braccio per proteggersi.

 Scene cui può accadere di assistere. Minacce, talvolta semplici sfoghi, magari tra amanti un po’ impetuosi dove la violenza compare simbolicamente ma quasi mai con l’intento preciso di fare male, solitamente finisce tutto lì.
 Non questa volta. L’uomo le era passato davanti, al tabacchi, nella fila per comprare il biglietto. Maricica Hahaianu, un’infermiera professionista di 32 anni, lo aveva rimproverato. Non contenta, lo aveva seguito anche una volta fuori dall’esercizio. Gli aveva usato violenza fisica e verbale. Lui potrebbe essere stato un po’ strafottente, e lei non è certo una da lasciar correre. Con noi romeni non si scherza, sembra gli abbia detto. E lui, il ventenne Alessio Burtone, non ha scherzato.

 L’uomo lascia cadere la giacca che porta sotto il braccio sinistro e con fredda, chirurgica determinazione le sferra un pugno al volto. Non è il gesto di qualcuno che ama, bensì di qualcuno che odia. La donna perde i sensi e cade all’indietro, inanimata, sembra una marionetta. E come una marionetta sbatte la testa al suolo, dopo un macabro, pesante atterraggio sulla parte posteriore del capo. L’uomo non mostra nessun segno di preoccupazione nel vederla riversa, immobile sul selciato in uno stato di agghiacciante incoscienza. Con la calma lucida e priva di rimorsi di chi sente di essersi fatto giustizia da sé, di chi si è liberato da un fastidio, raccoglie la giacca, gli effetti personali che sono fuoriusciti dalle tasche e, senza fretta, senza neppure volgere lo sguardo una sola volta verso la donna che giace a pochi passi da lui, si rimette in cammino. Come se nulla fosse successo.

 Questa è l’espressione chiave di ciò cui abbiamo assistito, immersi nell’unico reality show che possa fregiarsi di questo nome, pochi metri dopo un tabacchi, vicino alla metropolitana di Roma: come se nulla fosse successo.

 Ancor più agghiacciante dell’episodio in sé, appare infatti la figura di un altro uomo. Si nota poco. E’ seduto su una panchina, sulla sinistra della scena. Ha fatto la spesa e si è preso qualche minuto per riposare. Rispetto ai due che litigano, il terzo uomo è di spalle ma lo stesso segue tutta la scena, fino al tragico epilogo.

 Quando l’aggressore raccoglie le sue cose e si allontana (solo per essere fermato poco più in là da Manuel Milanese, un sottufficiale di passaggio che lo costringe a fermarsi), anche l’uomo sulla panchina raccoglie qualcosa: le buste della spesa. Poi lentamente, svogliatamente, con il passo pigro e indolente di chi esegue i consueti gesti di routine, si allontana. Passa a soli tre metri dal corpo inanimato della donna. Non ha paura che si tratti di una drogata, non ha paura, avvicinandosi, di prendersi un qualche male incurabile: lui sa cosa è successo, perché ha visto tutto. Sa che la donna giace al suolo perché è stata colpita da un uomo che si è allontanato. Lo stesso finge che nulla sia accaduto. Come se niente fosse, con l’andamento anonimo di chi vuol passare inosservato, prende la via di casa, per non girarsi che dopo una considerevole distanza, quando avverte che altri si stanno raccogliendo intorno al corpo della donna, quando può mescolarsi tra la folla e non si sente più costretto a rendersi protagonista di un gesto di carità, di un primo soccorso.

 Da un’altra panchina si avvicina velocemente un quarto uomo che sembra avere visto tutto. Neppure lui spende un solo istante per chinarsi su una donna priva di sensi, ma la supera accelerando, come timoroso di essere contaminato da una misteriosa epidemia, e si infila in una porta lì davanti. Forse va a chiamare qualcuno...

 Una vecchietta sopraggiunge, curva, un po’ claudicante, con la sua busta della spesa rossa. Passa vicino alla donna stesa a terra, senza fermarsi, quasi scavalcandola e senza risparmiarle un gesto di disprezzo con la mano. Questi drogati, sembra quasi voler dire...

 Lentamente, intorno alla donna rumena ormai in coma si forma un piccolo capannello di curiosi. Forse qualcuno ha già chiamato l’ambulanza ma per lunghi, interminabili minuti, almeno fino a quando non termina il video delle telecamere a circuito chiuso, nessuno si inginocchia accanto al corpo per sincerarsi delle sue condizioni. Spostare un paziente prima che venga effettuata una diagnosi è certamente sconsigliato, ma la compassione non è ancora vietata. Eppure non uno sguardo empatico, non una carezza, non una mano su quel viso di donna sofferente, forse immobile, come sprofondato in un eterno sonno dal quale un risveglio potrebbe essere impossibile.

 Quanti di voi, in una situazione analoga, avrebbero potuto comportarsi come quell'uomo sulla panchina? Non vi chiedo una risposta di istinto, dettata dalla forza dell’indignazione di chi osserva le cose al riparo dietro allo schermo di un computer. Siamo tutti eroi, siamo tutti paladini quando assistiamo a qualcosa che accade lontano, in un altro luogo, in un altro tempo.
 Vi chiedo invece di chiudere gli occhi, immedesimarvi nella scena e provare ad immaginare, in cuor vostro, con onestà innanzitutto verso voi stessi, come avreste reagito se fosse capitato a voi, così, all’improvviso.

 Le risposte sono anonime e in nessun modo è possibile risalire all’identità di chi partecipa al sondaggio, neppure se siete autenticati al blog. Quindi sentitevi liberi di essere sinceri con voi stessi e con la rete. Ho inoltre deciso di ridurre le possibili scelte a due, per evitare risposte di comodo.

 O siamo quell'uomo sulla panchina, o non lo siamo. Tertium non datur.

12/10/2010 In una situazione analoga, ti saresti comportato come l'uomo seduto sulla panchina?
  • Numero votanti: 1204
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Grazie per aver partecipato al sondaggio.


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Categorie: Società, Sicurezza