Becchini si nasce

 Il mondo va così. C’è gente che deve fare molto poco per avere grandi risultati, e gente che deve fare tanto, tantissimo per avere risultati scarsi. Ci sono consiglieri regionali che a vent’anni guadagnano decine di migliaia di euro perché sono figli del capo (di fatto privatizzando la cosa pubblica con il consenso dei cittadini), ci sono cantanti che vanno a San Remo e non sanno cantare, ma sono figli dei grandi divi dello spettacolo, ci sono cognati che prendono appalti perché sono fratelli della donna giusta e così via. Tutti insieme formano la casta, una vera e propria dinastia di possidenti che di fatto presiedono le posizioni chiave della società e occupano tutti gli sbocchi che contano.

 

Poi ci sono quegli altri. Quelli che per prendersi una laurea devono sudare sette camicie, perché non solo frequentano aule da 800 studenti e 1 solo docente, ma spesso devono anche servire ai tavoli per mantenersi agli studi. Quelli che per trovare lavoro devono fare decine di concorsi, devono essere giovani ma avere alle spalle tre o quattro master e una consolidata e decennale esperienza in attività analoghe, nello stesso tempo senza essere sovraqualificati per la mansione di usciere della segretaria del portaborse del viceassistente alla segreteria particolare del consulente strategico alle pulizie dei locali di carico e scarico merci. Quelli che se vogliono aprirsi un’attività in proprio devono stare attenti a non entrare in competizione con gli affari monopolistici del cosiddetto libero mercato, altrimenti devono farsi volontariamente assorbire oppure rassegnarsi a trovare chiuse le porte dei finanziamenti, l’accesso ai bandi pubblici per l’assegnazione degli appalti, le opportunità di comparire su qualsiasi media, ogni flessibilità nella definizione e nel rispetto dei termini di pagamento, ogni speranza di beneficiare di un iter giudiziario equilibrato e ragionevole. Quelli che se vogliono accedere alla libera professione devono strisciare o scomparire, conformarsi o soccombere, accontentarsi delle briciole o lasciare l’Italia. Quelli che possono avere tutte le idee geniali che vogliono ma non se li filerà mai nessuno, e poi vedono quotidianamente iniziative imprenditoriali banali e insulse venire incensate sui giornali come l’idea del secolo, finanziate con centinaia di migliaia di euro e promozionate in ogni salotto che conta. Tutti insieme formano la plebe, una sconfinata massa di pesci piccoli che si dimenano nella padella allo scopo di  scavalcarne i bordi ed evitare la frittura, ma che se non vengono presi a simpatia da qualche stupida mocciosetta rampolla di una casata nobiliare, che li mette nel suo acquario personale finchè non gli vengono a noia, l’unico risultato che possono sperare di ottenere è un salto con triplo avvitamento carpiato nella brace.

Classe del padre
classe occupazionale attuale
borgh. cl. m. imp. p. b. urb. p. b. agr. cl. op. urb. cl. o. agr.
borghesia 31,2 45,3 15,0 1,2 6,9 0,4
classe media impiegatizia 18,5 51,4 13,2 0,2 16,2 0,5
piccola borghesia urbana 10,5 29,0 34,7 0,7 24,3 0,8
piccola borghesia agricola 4,2 21,1 20,5 13,1 36,5 4,6
classe operaia urbana 5,1 30,2 18,1 0,5 45,1 1,0
classe operaia agricola 1,4 17,9 19,6 2,9 46,8 11,4
totale 9,3 32,0 21,1 2,1 33,6 1,9

fonte: Istat, Rapporto annuale. La situazione del Paese nel 1997, Roma, ISTAT, 1998, p.239

« Tutti questi dati mostrano chiaramente che in Italia le opportunità di mobilità sociale sono distribuite in modo diseguale e dipendono in misura  significativa dalla classe di origine. Per fare un solo esempio, possiamo vedere che essere figlio di un medico (cioé avere un origine borghese) oppure di un tornitore (cioé provenire dalla classe operaia urbana) non è la stessa cosa: le probabilità di diventare libero professionista, imprenditore o dirigente – cioé di accedere alle posizioni di vertice della gerarchia sociale – nel primo caso sono relativamente alte (31,2%), mentre nel secondo sono decisamente basse (5,1%). I figli della borghesia sono in netto vantaggio sui figli degli operai dell’industria e dei servizi anche nella competizione per l’accesso alla classe media impiegatizia (45,3% contro 30,2%). »

[Maurizio Pisati, “La mobilità sociale”, p.47]

E così, tanto per rafforzare il concetto di meritocraziae contribuire alla realizzazione del grande sogno americano, quell’illusione delle pari opportunità che Hollywood si è incaricato di esportare e somministrare come un pusher rifornisce di acidi e anfetamine eserciti di giovani alienati -, lo scorso 18 ottobre Unicredit ha siglato un accordo con UILCA. L’hanno chiamato Protocollo Piano di Riorganizzazione.

Giù giù giù, quasi alla fine, a pagina 26 si legge quanto segue:

 

Ovvero: « UniCredit […] conferma che non sarà posta in essere alcuna limitazione connessa al vincolo parentale nei confronti dei figli di dipendenti cessati per pensionamento volontario in possesso dei requisiti richiesti per la selezione (laurea triennale e conoscenza della lingua inglese), determinando, a parità di valutazione in sede di selezione, una priorità nell’assunzione. »

Alberto Sordi, nell’indimenticabile Un borghese piccolo piccolo, mostrava in tutta la sua amarezza lo spaccato di una piccola piccola Italia, dove per far entrare i figli in banca i genitori erano disposti a qualsiasi cosa, perfino ad umiliarsi di fronte a piccoli piccoli burocrati dalle spalline della giacca perennemente innevate di forfora.

Da oggi tutto questo non sarà più necessario. Non importa quanto le pari opportunità nell’accesso al mondo del lavoro siano un valore riconosciuto, un principio costitutivo alla base di una società moderna e fluida immersa nel libero mercato: il familismo viene finalmente e formalmente riconosciuto come uno scrimine fondamentale per la selezione del personale. Si cacciano i vecchi e si assumono i loro figli, e poi i figli dei loro figli, e poi i loro pronipoti, creando caste di uomini semi-liberi il cui senso di responsabilità verso la prole li indurrà a chinare la testa e non mettere a rischio il futuro di un figlio per il peccato di superbia di chi rivendica migliori condizioni lavorative.

Per tutti gli altri non resta che rimanere studenti a vita, per iniziare poi uno stage a 60 anni, magari gratuito, avviando nel contempo i propri figli alla professione di becchino, perché l’unico lavoro che i padri saranno in grado di passare ai figli con matematica certezza sarà la costruzione di almeno una bara.
Forse due, se i genitori avranno l’accortezza di non separarsi in vita.

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4 risposte a Becchini si nasce

  • 3
    Marsicano

    Siamo tutti responsabili, abbiamo accettato per anni questo stato di cose. Chi non ha mai cercato raccomandazioni o non le ha mai accettate quando gli è stato proposto non ha fatto una gran fine. Io ne sono l’esempio vivente! Dopo aver rifiutato varie raccomandazioni in cambio di favori vari per le mie “mal sane” idee, mi trovo a fare lo sguattero informatico a 800 euro al mese (dipende da quanti giorni lavorativi ci sono in un mese, altrimenti diventano 750) a 35 anni. Però c’è una contropartita forte, io in uno specchio mi ci posso guardare……….

  • 2
    Pippo

    Vedere il video mi ha messo una ceryta malinconia

    i personaggi sono tutti morti Aberto Sordi, Romolo Valli (il dotto Spaziani) ed anche Vincenzo Crocitti (il figlio ragioniere) e che e morto prematuramente meno di un mese fa.

    Anche se il film era terribile rappresntava un’italia che nelle sue contraddizioni foprse era meglio di quella attuale.

    tornanndo al tema però, per quel che ricordo, fino a qualche anno fa era una vera e propria prassi che il posto in banca si tramandasse di padre in figlio (alcuni miei compagni di scuola oggi padri di famiglia ne anno usufruito)

    quindi la Unicredit non ha fatto altro che tornare al passato

    speriamo di non tornare ancora più indietro (al feudalesimo con i vassalli i valvasssini e valvassori) però dipende da noi

     

     

  • 1
    daliatreviso

    Ora hanno reso “ereditabile”, da papi in figlio, anche il LEGITTIMO IMPEDIMENTO!!! 

  • 0

    A queste categorie da Te magistralmente descritte, aggiungerei, con il tuo permesso, altre due: 1) I RACCOMANDATI ; 2) I  PAGANTI. E perché? Ti spiego subito. Io, che ho qualche anno più di Te, ricordo bene i politici e la politica al tempo della DC e subito dopo . All’epoca,  se volevi  ottenere un posto di lavoro ti dovevi  raccomandare col politico o porta borse di turno, il quale, una volta soppesata la tua forza in termini di voti, dava il “placet” per  l’assunzione. In virtù di tale deprecato fenomeno una miriade di “cretini” ha occupato e, tutt’oggi,  occupa posti chiave nella pubblica Amministrazione appoggiandosi e servendosi delle persone che valgono e facendosi  belli con le penne degli altri che non hanno avuto la possibilità di raggiungere il posto politico. Ecco perché l’Italia è piena di mezze figure!  Veniamo ora all’altra categoria quella dei “PAGANTI”  .  Finito il periodo triste dei cd. “Raccomandati”  in Italia la politica non aveva più bisogno di servirsi  di coloro i quali portavano voti. E perché? Perchè i voti glieli assicurava la mafia che garantiva ai politici il posto a Montecitorio. E allora che succedeva?  Succedeva che  i politici (non tutti per la verità)  non dovendosi  più preoccupare di essere eletti  avevano cambiato tattica e barattavano i posti di lavoro col tintinnar dei risonanti scudi. Chi voleva garantito un posto di lavoro doveva “PAGARE”  fior di quattrini. Se ne parlò tanto, all’epoca,  (siamo a cavallo degli anni: 1960-70 e oltre) . Ai “raccomandati di ferro” furono   sostituiti  i “paganti” In linea di massima questo era l’andazzo ma ciò non esclude, ovviamente, che ci fossero le dovute eccezioni di gente che occupava posti di lavoro anche servendosi dei propri meriti. Un cordiale saluto da Fernando

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