il futuro dei social network

In merito all’espropriamento del mio account Google, (e quindi del mio canale YouTube, dell’account Adsense e di quello Analytics), di cui oggi riporta anche Beppe Grillo che ringrazio, vorrei precisare che il punto non è banalmente la cancellazione della posta o la semplice perdita dei dati. Si tratta di una questione più ampia e molto più centrale che non va ridotta a una semplice attività di backup. Tra l’altro, i backup dei contenuti video li ho tutti: svariati tera costantemente in aumento che mi costringono ad acquistare sempre nuove attrezzature, sulle quali è certo meglio non lesinare.

Chi si è impadronito delle mie credenziali, utilizzando un sistema che attualmente è materia di indagine, si è impadronito anche del mio account YouTube. Può farne quindi ciò che vuole, compreso eliminare singoli video, l’intero profilo o semplicemente inviare messaggi o scrivere commenti a nome mio, magari diffamatori.

Perché è così grave un’eventuale eliminazione dei contenuti, se si hanno i backup degli stessi?

 

Il valore degli sforzi nel web 2.0 non risiede come si potrebbe essere indotti a pensare nei file, che possono essere ricaricati, ma nella complessa costruzione relazionale conseguita con il duro lavoro di anni. Cancellare un account significa cancellare tutte le indicizzazioni nei motori di ricerca (di gran lunga il danno peggiore), tutto il patrimonio di commenti, le 10 mila iscrizioni, i 4 milioni di visualizzazioni che costituiscono un fondamentale strumento di comunicazione, di trasferimento di conoscenza. I contenuti, magari in settimane di sforzi e a colpi di gigabyt, possono essere ricaricati, ma le relazioni non si ricostruiscono se non in un tempo analogo perlomeno a quello che ci è voluto per crearle, dando per scontato che abbiano la stessa sorte.

Questa è la reale implicazione del danno, che dunque non si risolve semplicemente “con un backup”. E mi meraviglia continuare a sentire commenti semplicistici in tal senso.

Dovremmo piuttosto interrogarci sui diritti di cittadinanza digitale. Se investiamo tutta la nostra vita nella produzione di contenuti, e quindi nella valorizzazione del contenitore, costituendo dunque una ricchezza per chi offre i servizi digitali e non il contrario, per poi ritrovarci nudi di fronte a una serie di procedure automatiche quanto inefficaci, senza un numero di telefono da chiamare, senza un sistema per inoltrare un documento di identità, senza una risposta mentre il tuo lavoro va in fumo, allora c’è una asimmetria tra i nostri diritti e i nostri doveri che è bene cominciare ad affrontare. E non si tratta di una mera questione contrattuale, si tratta di guardare la luna e non il dito, perchè i contratti restano tali fintanto che non subentrano ragioni per modificarli. Domandiamoci: abbiamo ragioni per costruire insieme un percorso che abbia come obiettivo un mondo dove l’utente non è semplicemente un utonto, ma costituisce un prezioso valore da tutelare?

Avete per esempio lavorato per anni al vostro account Facebook, creando valore. Un incommensurabile valore relazionale, un tesoro di collegamenti, di immagini, documenti, pagine, eventi. Lo avete fatto contribuendo alla ricchezza e al valore di un’azienda che fonda sul vostro tempo la sua quotazione. Improvvisamente, una mattina, vi svegliate e vi accorgete che non avete più nulla. Non potete chiamare nessuno, se non rispondere a domande preconfezionate che non risolvono il vostro caso particolare, in seguito alle quali nessuno vi contatta, perché non siete nessuno, non valete più niente e non avete i ganci giusti per parlare con chi viceversa potrebbe risolvere tutto con una telefonata. Ma sarebbe giusto farla, quella telefonata? Non dovete chiedervi se ‘avete fatto il backup‘ o cosa diceva ‘la ventesima postilla della quarantunesima pagina del contratto‘. Dovete chiedervi: è giusto che io venga trattato così? Perchè sono le vostre aspirazioni, sono le vostre visioni che determinano il futuro in cui vivrete. E’ la vostra convinzione della necessità di un cambiamento che creerà le condizioni per un riequilibrio di questa enorme disparità di valore.

L’impossibilità di contattare chicchessia, nel momento in cui la tua vita relazionale web 2.0 va in fumo, per i motivi più disparati tra i quali la chiusura dell’account sic et simpliciter, senza spiegazioni da parte del fornitore di servizi (facebook in primis), deve essere oggetto di riflessione più approfondita. Anni di relazioni sociali sviluppate in rete sono un valore che necessita di maggiore attenzione e di maggiore tutela da parte di chi tutto sommato eroga un servizio che si basa esclusivamente sulla capacità produttiva degli utenti, sulla loro vita, quasi che fossero attori di un film che il produttore gira in un enorme reality show al quale tutti partecipano inconsapevolmente, senza scrittura, senza compenso, mentre i loro nomi gonfiano le quotazioni di borsa della casa di produzione. A maggior ragione in un tempo in cui si parla di nuvole (cloud computing) e un’oligarchia di pochi soggetti accentra ed esternalizza sempre di più i dati e perfino le applicazioni. Presto vivremo in un mondo dove i computer domestici torneranno ad essere terminali di un server remoto, localizzato e replicato da qualche parte, laggiù, nella nuvola. I nostri dati non saranno più nostri, i nostri software non saranno più nostri, o lo saranno fintantoché un abile cracker non riuscirà a sottrarci le chiavi di casa. Allora dormiremo fuori, non importa quanto freddo faccia e quanto ci sgoliamo, perché se resti senza documenti, senza abiti, senza accesso, sei solo un povero pazzo che urla per strada di notte.

Ogni evoluzione richiede la maturazione di processi cognitivi, di una disciplina in grado di gestirne le implicazioni e, talvolta, le complicazioni. Non tutto quello che si può fare, va fatto solo perchè è possibile farlo. Come la scienza dovrebbe avere l’obbligo etico di chiedersi: ‘è giusto farlo? ‘ prima di infilare una cannula nel cervello di una creatura vivente, così nell’era dei numeri puntati (2 punto 0, 3 punto 0) bisogna contemperare l’esigenza di avere strumenti sempre più evoluti con la cura e l’attenzione che si conviene all’inviolabilità della nostra persona, dei nostri valori, della nostra privacy e al rispetto che di questo patrimonio è giusto chiedere ed ottenere. Niente accade se non si forma la giusta consapevolezza, se nella coscienza collettiva non si realizza un’aspettativa.

E’ necessario prendere coscienza della visione che presiede ai nostri tempi e non ridurre tutta la nostra capacità di analisi e di predeterminazione del corso degli eventi sociali a una banale rappresentazione “contrattuale” o “tecnica”, come può essere ad esempio limitarsi a suggerire un backup o a ricordare i termini contrattuali.

Qui è in gioco qualcosa di più di una postilla contrattuale, magari vessatoria. E’ in gioco il modello di diffusione della conoscenza e dell’informazione che stiamo creando con le nostre mani e che lasceremo a chi verrà dopo di noi.


Ringrazio una mia affezionata lettrice, Marianna Micciarelli, che ha creato una pagina facebook in mio sostegno, e una petizione da firmare online per chiedere la restituzione del profilo YouTube e di tutti gli altri servizi.

 

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74 risposte a il futuro dei social network

  • 39

    Sentite condoglianze, proprio cosi´, lo stress che Lei ha subito e´ uguale a quello di un lutto. Le 8000 + 3000 persone che, in pochissime ore, hanno scelto di vedere il suo ultimo video Le devono essere di conforto, pochi hanno una cosi´ grande famiglia e nessuno una tale affezionata tribu´.

    Lasciamo stare le cause della fregatura: software-spia (keylogger, remote control, ecci ecci), iniezione sul database, cross site scripting, ,disattenzioni (password fragili o eterne, appresso nell’agendina, memorizzate nel browser).

    Lei ha imparato qualcosa ed ha l’occasione per diffordere una "buona parabola".

    Ma come, "maestro", potresti parlare di Linux (passione, volontariato, conoscenza, innovazione dal basso) e ti soffermi sul web 2.0,
    chiamandolo futuro???

    Mandare i dati nelle nuvole lo chiami "futuro", ma se negli anni ottanta gli eco-sistemi informatici funzionali erano Megaserver-client idiota, il futuro = passato? Il cloud computing ha senso se devi affittare tempo macchina ad un supercervellone nella speranza che il tuo algoritmo multidimensionale-cosmico, risolva il rebus sul "il perche´ degli Universi e di tutto quanto il resto".

    Altrimenti e´ solo una burla:
    – Affidare i dati aziendali ad un cloud? In comodato d’uso alla concorrenza?
    – Effettuare le transazioni in moneta virtuale? cosi` la finanza azzera il tempo nel ciclo del profitto? Mentre il conto corrente mi rende 0.01 e pago le spese di gestione?
    – Distribuire i video in cloud per non pagare la banda? E farla pagare ad ogni singolo utente che guarda il contenuto su strumenti mobili?

    Ma il web cloud non solo e´ il passato che ritorna, ma ritorna ancora piu´ fosco travestito da giovinetto per bene c’e´ uno spacciatore di dipendenza da bit… assaggia, assaggia, assaggia

    e´ divertente, svagante, gratis…
    poi dipendi e paga,
    per sempre!!

    DocumentiamoCi. perche´ non appena tutte le anime saranno elencate nel LibrodeiFaccioni ed avranno trasferito sulle nuvole i propri talenti, i cancelli scenderanno definitivamente e verra´ stabilito il prezzo. Sembra l’Apocalisse, ma e´ solo moderno business.

    Un consiglio, scontato compraun portatiluccio, pialla il disco fisso, installa un linux (se vuoi un tema in blu, byo vai per Kde) e chiedi ad un giovane di passarti conoscenza. Poi, passa parola.

     

     

     

     

     

     

    • 39.1

      Guarda che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. La pensiamo in maniera simile, anche perché sono abbastanza vecchio da ricordarmi quando al lab dell’università c’erano solo terminali ed un unico cervellone. L’ho detto nel video che non ti impongo di guardare perché è la registrazione di una diretta di quasi due ore.

      Ho due macchine con Ubuntu, ma il problema è che faccio post-produzione video pesante, ho hardware costoso che Premiere Pro CS5 sfrutta appieno su Windows7 64 bit. A parte gli investimenti, sarei lieto di passare integralmente anche l’ambiente di produzione a Linux, se trovassi qualcosa di analogo e soprattutto veloce (nello sfruttamento delle potenzialità dell’hardware) ma non ho trovato nulla. L’unica sembra Cinelerra, che però su Ubuntu (utlima versione) non esiste preconfigurato, e la compilazione da errore (non rispondono alle email di supporto).

      Quindi, siccome il tempo è oro e il mio in particolare, lavorando al blog 48 ore al giorno e avendo la necessità di essere rapido, veloce, efficace, dovrò tornare immediatamente alla configurazione di prima. In ogni caso Google sta lavorando al caso, e sembra che non sia proprio una banalità.

    • 39.2
      maxbol

      Potresti usare un PC con Windows 7 con Premiere Pro CS5 per i tuoi video e un PC con Linux per internet, anch’io certi lavori li faccio usando Phothoshop su Windows ma ho disattivato la scheda di rete in modo che per nessunissimo motivo si colleghi ad internet.

      Per il resto ai tutta la mia solidariete ti auguro di risolvere tutto al più presto.

  • 38
    danzatriceorientale

    Perdonatemi il cinismo e la crudezza, ma a questi di facebook e vari colossi non gliene può frega’ de meno di valori che non abbiano a che fare con quello della pecunia, ragion per cui finché sei buono a far camminare la fabbrica, OK, quando non servi più, ciao còre e chi s’è visto s’è visto.

    Magari i fondatori erano dei pezzenti, prima di farsi i soldi grazie a noi, ma poi, una volta arrivti in alto, byebye, ognuno è uno dei tanti: succede a chi guadagna la partnership u youtube, di montarsi la testa, quindi figuriamoci a chi, come Zuckerberg  i fondatore di google, si è fatto i milioni grazie all’utenza.

    Boicottarli serve a poco, in questi casi, se su milioni  milioni di utenti si cancellano per protesta soltanto in 500, ma se su 12 milioni se ne cancellassero più della metà? Il fatto è che oramai siamo talmente assuefatti a questi media e convinti che certe cose tanto a noi non accadranno mai, che non ce ne frega niente di protestare e boicottare un’azienda per solidarietà ed ecco poi a cosa si arriva.

  • 37
    kautostar86

    byoblu ha scritto :
    kautostar86 ha scritto : ” Ma il contratto tra un social network, e i suoi utenti, è un contratto tra privati, in cui la politica non c’entra nulla, youtube è tenuta al rispetto delle leggi, e della privacy di terze persone, e dei suoi utenti,” C’entra, nel momento in cui qualcosa diventa talmente diffusa da influire sul tessuto sociale e sul meccanismo di rappresentanza democratica, ci vogliono regole più chiare e trasparenti. Per esempio i contenuti. In un paese dove molti. sempre di più,  si formano un’opionione politica sulla base proprio dei contenuti pubblicati, se un soggetto ha la facoltà di rimuovere questi contenuti in maniera non trasparente, non c’è contratto che tenga: la politica ha precisamente l’obbligo di stabilire i limiti e i riferimenti normativi entro cui muoversi. Se no la politica cosa ci sta a fare? Sarebbe un Far West. Le cose cambiano, caro Kauto, proprio perché cambiano le sensibilità e qualcuno propone una nuova visione. E questo è precisamente il compito della politica. Ora: vogliamo lasciare che la politica faccia i suoi giochi comunque, ma sempre a svantaggio dei cittadini, come l’incontro a porte chiuse di Maroni con i player dei più grossi social network e il viaggetto premio della Polizia Postale in America? Ah, lì non è un banale contratto tra privati? Lì invece si può intervenire? Se si può intervenire lì, allora implicitamente è segno che la politica ha voce in capitolo. Usiamo questa voce per modificare la consapevolezza e creare una nuova alba nella percezione della cittadinanza digitale.

    Caro Byoblu, secondo me i politici non dovrebbero intromettersi troppo, perchè poi possono sempre usare questo potere per le finalità più meschine di censura e limitazione della libertà, quindi non giustifico nemmeno gli interventi di Maroni di cui parli.

    Mi vuoi dare un servizio? Bene, ma non può essere vessatorio. Stabiliamo un quadro di riferimento a cui tutti si dovranno adeguare. Se non si vorranno adeguare, se ne andranno. Vedrai che qualcuno disposto a raccogliere 60 milioni di utenti italiani dandogli qualche garanzia in più lo troviamo di sicuro. Stanne certo. Se poi vuoi continuare a dire.. “eh, ma il contratto dice…”, sei libero. Io voglio una generazione di cittadini che forgia e plasma il proprio futuro, non che subisce il futuro che forgiano gli altri.

    Io non ho detto “ehm ma il contratto dice”, io ho detto solo che allo stato attuale, essendo realisti, youtube il servizio particolare che vuoi tu te lo può dare solo a pagamento, e solo a chi rinuncia all’anonimato(anche se l’anonimato totale non esiste quasi mai, si può sempre risalire a qualcuno tramite l’ip)

    Pensandoci meglio qual’è il problema fondamentale? è che youtube ha una responsabilità penale sui contenuti che carichi, e per questo se riceve una segnalazione, o specialmente una diffida da uno studio legale, rimuove tutto senza pensarci 2 volte. Non essendo un vero editore, che glielo fa fare di rischiare il c**o per te?

    Come si potrebbe risolvere questo problema? io non me ne intendo molto, non so se è fattibile, ma si potrebbe risolvere tramite passaggio di proprietà formale.

    Ovvero vuoi pubblicare materiale, senza che venga mai rimosso da youtube, assumendoti personalmente tutte le responsabilità penali e civili della tua attività?potresti fare un contratto in cui youtube ti cede formalmente la proprietà di tutto lo spazio web che consumi. Per fare questo contratto dovresti fornire a youtube i tuoi dati personali verificabili, e a questo punto ogni segnalazione ai tuoi video verrebbe girata direttamente a te.

    Mettiamo che che l’avvocato Ghedini mandasse a youtube una diffida per diffamazione, se non rimuove un tuo video immediatamente. Youtube girerebbe la diffida direttamente a te, e darebbe a Ghedini i tuoi dati personali. Poi saresti tu a decidere se rischiare, e affrontare la denuncia, o togliere il tuo video!

    Youtube se ne laverebbe totalmente le mani.

    Penso che questo potrebbe essere un modo per impedire la sparizione improvissa dei video,  chi vuole gestirsi la sua attività senza interferenze, si assuma personalmente tutte responsabilità del materiale che produce e carica, e esoneri google e youtube da qualunque respondabilità in merito.

    Ovviamente però senza obblighi, chi non vuole assumersi tutta la responsabilità dei suoi video e dei suoi scritti, potrebbe continuare ad usare youtube alle condizioni attuali

    Che ne dici? potrebbe essere un compromesso accettabile?

    • 37.1

      Bravo. Lo vedi? Già solo da te sono arrivate due idee interessanti. Figurati se ci mettiamo intorno a un tavolo in dieci o in venti.

      Cmq non ti concentrare troppo su Youtube, qui l’attore più vessatorio è anzi Facebook, dove spesso i profili vengono rimossi da un giorno con l’altro e non per questioni di copyright. Oppure svaniscono le pagine con centinaia di migliaia di iscritti tre giorni prima delle elezioni…

  • 36

    Il furto d’identità penso che possa potenzialmente essere il danno peggiore che possa capitare a chi possiede una identità digitale, a seconda dell’uso che ne viene fatto da chi se ne impossessa.

    Pensiamo per esempio alle cose più catastrofiche di questo mondo, compiute sotto mentite spoglie: questo secondo me, se si verifica, è anche peggio della perdita di indicizzazione su google e della perdita della rete di relazioni, perché poi hai voglia a spiegare e dimostrare che quando ciò si è verificato non eri tu ma un’altra persona.

    Fortunatamente, però, questo non è il tuo caso.

    Purtroppo, nel momento stesso in cui ci creiamo una qualsiasi identità digitale, penso che non ci siano protezioni sufficienti per difendersi da questo genere di attacchi, ma solo le sole buone abitudini per mettere i bastoni tra le ruote a chi intende farlo.

    Viceversa, penso che si possano trovare valide alternative agli attuali social network (FB in primis) e a tutti i servizi che centralizzano le nostre identità, le nostre relazioni e i nostri contenuti.

    Mi riferisco in particolare a modelli di federated social network, cioè S/N distribuiti su architettura, anche se al momento il fatto che la massa critica sia sui socialcosi ci induce a concentrare lì la nostra presenza.

     

  • 35
    rudiano

    Bravo Claudio

    Raramente ho visto qualcuno riuscire a trasformare la rabbia in qualcosa di costruttivo così rapidamente. Mi riferisco al fatto che hai realmente pensato a noi, dove per noi intendo le persone che non hanno attenzione riguardo le implicazioni che hanno simili attacchi (come quello che hai ricevuto). Non avevo idea di alcune delle cose che hai menzionato, anche se ne avevo il sospetto. Tipo facebook: chi decide che il tuo post verrà letto sulla home page dei tuoi contatti? Mi è successo di condividere dei post un po’ scottanti e di non vederli pubblicati neppure sulla mia homepage… figuriamoci su quella degli altri.

    Se ti può confortare in qualche modo non posso che essere concorde con i tuoi sospetti. Io non ho dubbi che se sei stato attaccato volontariamente. Le prove servono ai fini legali, ma l’istinto mi dice che sei risultato scomodo a qualcuno.

    In questo video sei stato chiaro e illuminante… è il tuo stile… anche se questa volta si è potuto vedere il Claudio versione “inc**zato” (vorrei dire!!). Hai arricchito la mia conoscenza riguardo le lacune che spesso molti, me compreso, hanno riguardo il "vigilare" sulla libertà di informazione in rete. C’è una cosa più importante della libertà di espressione e cioè l’importanza della tutela "attiva" dello spazio che ci garantisce questa libertà. Fino ad oggi, credo molti di noi, non avevano la minima attenzione su questo aspetto. Ed è chiaro che bisogna prenderti come esempio, perché sei una persona che fa in modo che la propria libertà di espressione in rete sia strutturata per autoalimentarsi.

    Probabilmente siamo stati abituati già dalla prima repubblica che “qualcuno ce lo doveva dire", "qualcuno ci doveva pensare", “ qualcuno doveva provvedere”. “QUALCUNO” SIAMO NOI !!! Un susseguirsi di governi “troppo chioccia" (chiamiamoli così) ha trasformato 2 generazioni di italiani in "persone democraticamente impedite" (passami i termini). Come dei figli, rimasti troppo sotto la campana di vetro creata dai propri genitori, abbiamo dimenticato cosa sia realmente la libertà. Come canarini, troppo abituati alla gabbia, non sappiamo volare.

    Postare sul proprio blog è tecnicamente facile, che il blog sia conosciuto o poco conosciuto non ha importanza. Raggiungere più persone possibile è tecnicamente arduo, ma possibile. Garantire che in italia si possa fare per sempre è la prossima vera sfida.

    Un giorno tornerò a scrivere “italia” e “italiani” con la “i” maiuscola…

  • 34
    Anonimo

    Non funziona il “Contatti”!

    Lei ha scritto:

    Hanon trovato le pwd di Aruba (che Aruba stessa trasmette in chiaro all’atto della registrazione per email) .

    Io le rispondo: se hanno trovato la password di Aruba, NON È DETTO che lei abbia indovinato l’istante temporale (l’atto di registrazione). E NON È DETTO neppure che lei abbia indovinato la modalità di attacco hacking (la trasmissione, cioè, detto tra noi, man in the middle). Io ho un’idea che lei potrebbe non aver ancora avuto. Anzi, ci scommetto.

    MI CONTATTI se vuole all’indirizzo email scritto in questo commento.

    Saluti.

  • 33
    kautostar86

    byoblu ha scritto :
    Ecco. Sei tornato a ragionare in piccolo,. Non preoccuparti: è normale. Dentro al tuo cuore hai una manona che tiene il palloncino per la cordicella e non lo fa volare.Smettila di guardare il mondo per come è e inizia a pensare a come potrebbe essere. Avevi cominciato bene, prima. :)

     

    Caro Byoblu, io cerco solo di stare con i piedi per terra, infatti se volessi usare un mezzo per esprimermi probabilmente non userei Facebook(che tra l’altro è del tutto superfluo per comunicare con amici e conoscenti!), dopo aver letto le condizioni d’uso indecenti, ho capito che loro allo stato attuale possono fare quasi tutto quello che vogliono con i tuoi scritti, con le tue foto, con la tua identità, senza che tu possa reclamare quasi nulla!

    Cmq senza arrivare all’estremo, dell’assistenza personalizzata, e di servizi di qualità elevata, in realtà un sistema semplice semplice, ci sarebbe evitare che qualcuno ti freghi l’account. E cioè basterebbe collegare l’account youtube con un numero di cellulare.

    Se qualcuno te lo frega, basterebbe segnalarlo con una procedura automatica che magari ti invia un codice segreto via SMS sul tuo cellulare, per recuperare l’account.

    A quel punto basterebbe inserire  il codice, cambiare la password, e il canale è di nuovo tuo!

    Invece per proteggersi da attacchi e segnalazioni in massa fasulle, sinceramente non saprei come fare….

    • 33.1
      kautostar86

      Se hai idee migliori e applicabili, scrivile, proponile!

      A me in questo momento non mi viene in mente nulla. Tu dici che la politica italiana potrebbe regolamentare youtube o facebook, nel senso dei diritti degli utenti??

      Io non credo, la politica e la magistratura italiana potrebbero mettere in riga i social network, sulla base del rispetto del codice penale e civile italiano (per esempio  sanzionando giustamente google, per non aver rimosso tempestivamente quel video di violenza su un disabile!), e del rispetto della privacy.

      Ma il contratto tra un social network, e i suoi utenti, è un contratto tra privati, in cui la politica non c’entra nulla, youtube è tenuta al rispetto delle leggi, e della privacy di terze persone, e dei suoi utenti, ma tutto il resto è stabili dalle condizioni contrattuali che accetti esplicitamente nel momento in cui decidi di usare il servizio. E allo stato attuale non sono tenuti a nessun rispetto nei confronti di ogni account, cioè ti possono rimuovere video, o tutto il canale a loro libera discrezione, visto che lo spazio web in cui carichi i video, non è TUO, ma è proprietà di GOOGLE, e ognuno nel suo “territorio”(anche se virtuale) può far entrare o buttare fuori chi vuole, senza dover dare spiegazioni a nessuno!

      L’unica arma per convincere youtube a cambiare qualcosa, a migliorare le condizioni degli utenti, potrebbe essere un boicottaggio di massa.

      Ma non è una cosa facile da organizzare, visto che YOUTUBE ha praticamente il monopolio dei VIDEO NETWORK…

    • 33.2

      Caro Byoblu, io cerco solo di stare con i piedi per terra,

      ecco.. infatti. Stare con i piedi per terra è il modo migliore per fare ragionamenti terra a terra. Non rischi di cadere, ma di certo non volerai mai.

      infatti se volessi usare un mezzo per esprimermi probabilmente non userei Facebook(che tra l’altro è del tutto superfluo per comunicare con amici e conoscenti!), dopo aver letto le condizioni d’uso indecenti, ho capito che loro allo stato attuale possono fare quasi tutto quello che vogliono con i tuoi scritti, con le tue foto, con la tua identità, senza che tu possa reclamare quasi nulla!

      E’ quel “possono fare quello che vogliono” che è nel contempo giusto e sbagliato. E’ giusto in termini meramente contrattuali. E’ sbagliato in termini di analisi e di opportunità sociale.
      Può funzionare finchè un servizio, gratuito finchè si vuole, viene usato da una percentuale non significativa della popolazione. Quando esubera e arriva ad essere utilizzato da 17 milioni di persone (in pratica ben oltre la metà degli italiani che usano internet a vario titolo), si pone un problema di ordine democratico ed è necessario che al soggetto “privato” (Facebook) vengano chieste garanzie in grado di tutelare e preservare la Costituzione stessa. Se tu gestisci un servizio dentro il quale gran parte di un popolo può formarsi un’opinione politica, magari in prossimità delle elezioni, puoi essere un soggetto privato quanto vuoi, ma il rischio che tu possa manipolare il consenso, gestendo il flusso di informazioni, obbliga la scena politica ad una maggiore consapevolezza e creare un quadro normativo entro il quale devi muoverti se vuoi continuare ad operare. Altrimenti le società avrebbero smesso di esistere da tempo.

      Lo stesso discorso puoi farlo nel senso della tutela del patrimonio personale. Tu puoi anche non usare Facebook e non usare YouTube, ma milioni di persone lo fanno, ed è quindi diventato uno strumento di espressione tra i più influenti del nostro sistema sociale. Queste milioni di persone possono e devono trattare condizioni migliori per la loro maggior tutela rispetto alle attuali. “Saltare”, ogni tanto, contrapposto al tuo “restare con i piedi per terra”, ha proprio il significato di creare quella tensione sociale che serve come spinta per spostare di un metro il tiro alla fune dei diritti/doveri e dei famiosi “termini contrattuali”.

      Il fatto che a te non venga in mente una soluzione migliore, non significa che non ci sia. Non siamo mica dei padri eterni, ed è proprio questo il motivo per cui si creano dei tavoli di discussione: per beneficiare delle idee di tutti. Ma finchè si ragiona così: “Mbeh… sta scritto nel contratto”, non si sposta una paglia. E siccome andiamo verso un mondo dove non solo i dati, ma presto anche le applicazioni saranno nostre solo virtualmente, ma risiederanno chissàdove, nella nuvola, è giusto che si crei la consapevolezza di ottenere tutele maggiori, vincoli più stringenti, diritti meno volatili. Con un tavolo, appunto, un board dove se ne discuta e dove si possa spingere o tirare fino a trovare l’equilibrio giusto. Di certo, questo equilibrio non è “ti chiudo l’account da un giorno all’altro e non ti rispondo più”.

  • 32

    ciao Byoblu

    Sono massimo

    io ho il mio canale principale (pokko1974) e non mi è mai capitata una cosa del genere anche perchè questo account di youtube non è x niente associato a nessun account di google

    Da qualche settimana però ho creato un altro canale youtube (VideoKlip74) più come canale di "emergenza" che per altri motivi.Qui ho caricato pochi video uno ha raggiunto quasi 15000 visite…

    Bene,a differenza del primo canale questo ha un account google associato..

    Un giorno guardando il video di VideoKlip74  dal mio canale principale con mio grande stupore mi accorgo della presenza di un banner verde 500gratis.net

    Stupito sono entrato di corsa nell’altro canale pensando me lo avessero rubato,ma non era così fortunatamente…ho cambiato la password principale(che era semplicissima e di 5 cifre)con un’altra molto più complessa…e tutt’ora la situazione sembra tranquilla.

    Credo che l’anello debole sia la Mail di google facilmente hackerabile,più di hotmail che è una gruviera °.°

    Infatti sul mio canale principale che ,ripeto,non è associato a nessun account google, non ho mai avuto  questi problemi…

    Spero che tu riesca a recuperare il tuo canale e che tutto torni tranquillo come prima…assistenza youtube e/o google permettendo.

    Continua così e non arrenderti!

    Con Stima

    Massimo

  • 31
    Marco Poletto

    Penso che tu abbia colpito un problema gigantesco che riguarderà gli anni futuri. Non capisco perchè nessuno voglia vederlo: come in un video spieghi l’evoluzione dei "profeti" di pari passo va l’evoluzione dei sopraffattori. Google ha cominciato a comportarsi in maniera non più degna di fiducia da qualche anno. La sua grandezza, la grandezza di altre società web (eccetto forse wikimedia) impone a chiunque i dubbi che ti sei posto. Enormi, fondamentali, puri fino alla filosofia. La privacy viene scassinata attraverso il passaggio o la memorizzazione dei dati in rete il controllo è stretto e sempre più dettagliato. Il potere di queste aziende è qualcosa che non è mai esistito prima (pari alle opportunità che finora abbiamo avuto noi) e la distanza siderale unita alla quasi immaterialità di queste ditte incute terrore. Terrore perchè stiamo affidando buona parte delle nostre speranze e dei nostri pensieri in mano a questi signori che sembrano non dover rispondere a nessuno

  • 30
    M.C.

    Eccomi!!!… che fastidio, vero?

    Questa volta (sempre ringraziandoti dello spazio che ci metti a disposizione) vorrei chiederti una cosa per me importante (per farmi un’idea della tua vera essenza):

    Perché nell’elenco dei sostenitori del blog, oltre a mettere nome e cognome, (senza esserne autorizzato [almeno credo]) hai riportato accanto ad ogni nome il relativo importo: tu hai dato 1, tu hai dato 20, tu un misero euro! Cosa hai creduto di fare: mettere i più influenzabili in competizione tra loro?

  • 29
    Marco Poletto

    Penso che tu abbia colpito un problema gigantesco che riguarderà gli anni futuri. Non capisco perchè nessuno voglia vederlo: come in un video spieghi l’evoluzione dei "profeti" di pari passo va l’evoluzione dei sopraffattori. Google ha cominciato a comportarsi in maniera non più degna di fiducia da qualche anno. La sua grandezza, la grandezza di altre società web (eccetto forse wikimedia) impone a chiunque i dubbi che ti sei posto. Enormi, fondamentali, puri fino alla filosofia. La privacy viene scassinata attraverso il passaggio o la memorizzazione dei dati in rete il controllo è stretto e sempre più dettagliato. Il potere di queste aziende è qualcosa che non è mai esistito prima (pari alle opportunità che finora abbiamo avuto noi) e la distanza siderale unita alla quasi immaterialità di queste ditte incute terrore. Terrore perchè stiamo affidando buona parte delle nostre speranze e dei nostri pensieri in mano a questi signori che sembrano non dover rispondere a nessuno

  • 28

    Google mi ha disattiva un account dopo sei anni di onorato servizio. Ho perso tutte le email degli ultimi sei anni (là confluiva tutto quello che ricevevo), i dati analytics, adsense… una tragedia

  • 27
    Nicolo

    Salve Claudio. Mi dispiace per quello che ti è capitato ed è utile quello che ci spieghi.

    Per sapere la data di registrazione dell’account Gmail ti può aiutare una mail inviata da un account Gmail di un tuo amico come "Invito" a registrarti ("Invita in Gmail"). Anni fa si poteva entrare solo con invito. Controlla la data di ricezione di quella mail.

     

    So che ti sembrerò idiota con questo suggerimento ma è un modo per aiutare.

     

    Buona fortuna.

    Nicolò

  • 26

    kautostar86 ha scritto :
    Ma il contratto tra un social network, e i suoi utenti, è un contratto tra privati, in cui la politica non c’entra nulla, youtube è tenuta al rispetto delle leggi, e della privacy di terze persone, e dei suoi utenti,

    C’entra, nel momento in cui qualcosa diventa talmente diffusa da influire sul tessuto sociale e sul meccanismo di rappresentanza democratica, ci vogliono regole più chiare e trasparenti. Per esempio i contenuti. In un paese dove molti. sempre di più,  si formano un’opionione politica sulla base proprio dei contenuti pubblicati, se un soggetto ha la facoltà di rimuovere questi contenuti in maniera non trasparente, non c’è contratto che tenga: la politica ha precisamente l’obbligo di stabilire i limiti e i riferimenti normativi entro cui muoversi. Se no la politica cosa ci sta a fare? Sarebbe un Far West.

    Le cose cambiano, caro Kauto, proprio perché cambiano le sensibilità e qualcuno propone una nuova visione. E questo è precisamente il compito della politica. Ora: vogliamo lasciare che la politica faccia i suoi giochi comunque, ma sempre a svantaggio dei cittadini, come l’incontro a porte chiuse di Maroni con i player dei più grossi social network e il viaggetto premio della Polizia Postale in America? Ah, lì non è un banale contratto tra privati? Lì invece si può intervenire? Se si può intervenire lì, allora implicitamente è segno che la politica ha voce in capitolo. Usiamo questa voce per modificare la consapevolezza e creare una nuova alba nella percezione della cittadinanza digitale.

    Mi vuoi dare un servizio? Bene, ma non può essere vessatorio. Stabiliamo un quadro di riferimento a cui tutti si dovranno adeguare. Se non si vorranno adeguare, se ne andranno. Vedrai che qualcuno disposto a raccogliere 60 milioni di utenti italiani dandogli qualche garanzia in più lo troviamo di sicuro. Stanne certo.

    Se poi vuoi continuare a dire.. “eh, ma il contratto dice…”, sei libero. Io voglio una generazione di cittadini che forgia e plasma il proprio futuro, non che subisce il futuro che forgiano gli altri.

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