L’anacronismo della retorica berlusconiana


Berlusconi è ossessionato dall’amicizia. Oggi, dopo un primo intervento al Senato dove ha subito l’inflizione della lettura come perverso e raffinato strumento di tortura – e dunque è risultato misurato, quasi plastico nella sua edulcorata finzione -, nel pomeriggio è tornato a parlare a braccio, esibendosi nella parte che gli riesce meglio e, francamente, che risulta più convincente e credibile. Un discorso che mi prendo la briga di riportare per intero, perché credo possa insegnare molto del berlusconismo e della distorsione istituzionale che ha deformato il volto della politica.

 

Silvio Berlusconi vive e interpreta se stesso come un condottiero medioevale, alle cui doti di intermediazione e alla cui capacità relazionale erano affidate per intero le sorti di tutta la comunità. La fioritura di una società, nel culto di se stesso che Berlusconi professa, non dipende dalla complessa tela di rapporti e connessioni disegnata tra i ruoli e le funzioni che lo sviluppo delle scienze politiche ha identificato nel corso di un elaborato processo di raffinamento progressivo che noi chiamiamo civiltà. No, il benessere economico e perfino spirituale dipendono esclusivamente dalle sue personali qualità, capaci da sole di sostituirsi a un insieme di regole pletoriche ed inefficaci, scritte per individui meno dotati che non lo eguagliano per spirito di iniziativa, per meriti, per competenze e per tutte quelle qualità individuali nelle quali supremamente eccelle.

Non stupisce dunque se egli crede profondamente nel rapporto personale come unico approccio possibile alla costruzione di rapporti proficui con gli stati esteri, essendo nella sua retorica tale rapporto non già un collegamento tra collettivi che si scambiano valori, servizi, cultura, di cui il Presidente del Consiglio si fa tramite all’interno del perimetro discrezionale che la Costituzione gli assegna, ma fondamentalmente un rapporto tra due soli uomini, i quali devono andare d’accordo. I sentimenti individuali, che Berlusconi sottolinea menando vanto di suscitare, sono in realtà superflui nel quadro dei rapporti diplomatici tanto quanto una profonda amicizia tra i presidenti di gruppi industriali diversi sia richiesta per sviluppare un accordo di collaborazione reciproca. Anzi, potremmo dire che un forte legame personale negli affari, così come in politica, risulti perfino controproducente, poichè si corre il rischio di piegare gli interessi aziendali, o come in questo caso gli interessi di un paese, alla necessità di non arrecare danno all’amico o di favorirlo senza che questo trovi giustificazione in alcuna ragione di stato. E’ un altro tipo di conflitto di interessi: tanto più un ruolo politico è spersonalizzato, tanto meglio esso verrà servito.

Eppure Berlusconi non perde occasione per affermare che la sua personale amicizia con Putin, con Medvedev, con Erdogan, con Obama e perfino con Gheddafi sia la chiave che permette alle delegazioni diplomatiche di funzionare e costruire rapporti di proficua collaborazione, riportando così l’orologio dello studio delle scienze sociali indietro di mille anni, senza che nessuno gli chieda conto di affermazioni paradossali e prive di senso in una democrazia moderna. Segno che non solo il grado di istruzione del cittadino non è abbastanza elevato per comprendere il funzionamento di una macchina meravigliosa che è chiamato a manutenere ogni cinque anni, ma che neppure la competenza e la preparazione della politica è sufficiente a isolare la retorica berlusconiana lasciandola annaspare nelle sue contraddizioni, come si farebbe con uno sciamano che irrompesse in una sala operatoria pretendendo di trapanare il cranio con un omero di scimmia temperato in mano.

Alla luce di queste riflessioni, diventa interessante leggere ed ascoltare i discorsi di Silvio Berlusconi imparando a farne l’analisi illogica per isolare e comprendere quegli elementi chiave i quali, costruiti uno sull’altro in una successione che sfida le costruzioni impossibili di Maurits Cornelis Escher, contribuiscono a rappresentare quel teatrino dell’assurdo nel quale siamo inesorabilmente sprofondati da oltre 15 anni.

E’ tempo di crescere e riappropriarsi del tempo… Il nostro.

Berlusconi al Senato.

 Risposta agli interventi dei senatori in aula.

 Io credo davvero che la storia chiarirà che quelle cose sono state fatte dal Presidente del Consiglio italiano. E grazie alla sua capacità di sucitare amicizia, rispetto e stima nei suoi interlocutori, anche per non essere soltanto un politico, e tantomeno un politico di professione, ma per avere avuto una storia personale che lo ha fatto diventare un Tycoon e che agli occhi soprattutto degli anglosassoni questo fatto è un fatto che incute ammirazione e rispetto, per tutto questo io sono intervenuto in maniera assolutamente positiva in tutte le vicende e in molte altre vicende che lei, Senatore, ha ricordato. Vedremo se la storiadarà ragione a me. Io sono sicuro che darà a me e non a lei.  Bene, poi per quanto riguarda anche le osservazioni venute fuori dalle dichiarazioni dei funzionari di questa o di quella ambasciata che molto spesso recuperano le loro osservazioni leggendo certi giornali, e certamente non i giornali amici nostri, io vi prego di riandare alle dichiarazioni di Barack Obama, alle dichiarazioni di Hillary Clinton, e prima di loro alle dichiarazioni di Bill Clinton, di George Bush e di tanti altri protagonisti della politica internazionale.Per quanto riguarda la Russia io ho un’amicizia personale forte sia con Vladimir Putin che con Dmitry Medvedev. Ritengo che siano delle persone che vogliono veramente portare la Russia ad essere una vera democrazia, ma il percorso da un totalitarismo alla democrazia è un percorso difficile, è un percorso lungo, è un percorso che richiede molti sforzi e molto tempo. Io conosco questi signori profondamente. Ho colloquiato con loro per ore ed ore e dentro di me si è formato questo convincimento. La Russia per noi? La Russia per noi è un fornitore importante. Prendiamo da loro quasi il 30% dell’energia che consumiamo, e le nostre imprese trovano in Russia uno spazio enorme per intraprendere delle attività positive. Quindi io, in Russia, come d’altronde in altri paesi, ho svolto da imprenditore prestato alla politica il ruolo di un agente che cura gli interessi delle aziende italiane, prima di tutto le aziende italiane di cui noi siamo titolari, come l’Eni, come l’Enel, come Finmeccanica, e abbiamo portato a casa contratti assolutamente importanti per importi che vanno oltre i 3 punti di PIL in questi due anni, e con opere che ci siamo aggiudicati proprio, io credo, grazie all’intervento del governo italiano, tra l’altro abbiamo visto l’opera, che è la più importante opera del mondo, che è il raddoppio del canale di Panama per una nostra impresa italiana. In tutte queste vicende… Southstream… Ricordo che Southstream è stato firmato dal governo Prodi, e non dal nostro governo, noi l’abbiamo soltanto continuato a sostenere perché riteniamo che il passaggio attraverso l’Ucraina dei rifornimenti di gas all’Europa sia sottoposto alle difficili condizioni di quel paese, e quindi che in qualunque momento ci sarebbe potuto essere o ci potrà essere un blocco di quel passaggio, e quindi è un fatto di sicurezza far sì che ci possa essere un’adduzione di gas fuori dal territorio dell’Ucraina e fuori dalle sue acque territoriali. E proprio per l’intervento personale mio, per l’amicizia che ho saputo accendere con Tayyip Erdogan, il premier turco, ho ottenuto che il gasdotto potesse passare nelle acque territoriali turche del Mar Nero e non nelle acque dell’Ucraina, e di questo evidentemente la Federazione Russa mi è grata. Ecco, io credo che noi abbiamo tutto l’interesse ad avere questo rapporto con la Federazione Russa. Permettetemi uno spunto polemico. Voi stavate con l’Unione Sovietica quando non dovevate starci, e adesso che dovreste avere a cuore la Russia, siete contro la Federazione Russa.
Una sola cosa, vorrei dare al Senatore Zaia questa assicurazione: grazie a Dio, lavorando in un paese che amo e che mi ha dato questa possibilità, ho conseguito una fortuna personale e familiare che non avrei mai pensato di poter conseguire. Garantisco sui miei figli e sui miei sei nipoti che non c’è un solo dollaro di tutta questa operazione di diplomazia commerciale che è entrato ed entrerà nelle mie tasche. Lo garantisco nella maniera più assoluta.

Per quanto riguarda altri fatti che attengono alla realtà, qualcuno ha detto L’Aquila, come se all’Aquila in Abruzzo il governo avesse demeritato. Noi siamo intervenuti con assoluta efficacia e tempestività. In pochi mesi abbiamo realizzato le abitazioni per tutte le famiglie che avevano visto la loro casa completamente distrutta. Abbiamo dato alle altre famiglie i mezzi per ristrutturare la casa, e oggi all’Aquila e nei comuni dei quartieri sono aperti più di diecimila cantieri. Per il centro dell’Aquila stavamo portando via le macerie. Una delibera del Consiglio Comunale dell’Aquila ci ha chiesto di non farlo per dare una spinta alle aziende locali a cui avrebbe dovuto essere affidata questa cura, naturalmente dietro un compenso economico. Per ultimo, il centro dell’Aquila richiederà molti anni per la ricostruzione, ed è molto semplice capire perché, perché ogni fabbricato dovrà essere sottoposto a un’indagine tecnica approfondita, da cui risulterà se si potrà operare nella direzione della ristrutturazione o se invece bisognerà demolire il fabbricato e ricostruirlo ab imis con le tecniche antisismiche. Quindi per L’Aquila noi abbiamo fatto in maniera assolutamente superlativa tutto ciò che si doveva fare da parte del governo nazionale, e ultima cosa: è stato tentato di gettare del fango sulle attività della Protezione Civile per quanto riguarda gli appalti. E’ intervenuta la Corte dei Conti, è intervenuta l’Autorità dei Lavori Pubblici, i risultati sono stati i seguenti: i contratti sono stati costruiti in maniera assolutamente esemplare, onesta, l’esecuzione dei contratti è stata fatta nei tempi dichiarati, ai prezzi dichiarati. Non c’è stato nessun ricorso di nessuno che abbia perso un appalto, quindi il nostro intervento dell’Aquila io lo rivendico come un intervento di grande spessore e valore a merito del mio governo.

Napoli. I rifiuti a Napoli. In 58 giorni abbiamo eliminato la questione dei rifiuti che era diventata una vera tragedia nazionale. Non soltanto per i cittadini di Napoli, della Campania, ma per le immagini drammatiche che sono state trasmesse su tutte le televisioni del mondo e per il fatto che tutti i telegiornali del mondo si erano occupati di questa vicenda, e i nostri prodotti, il Made in Italy, il nostro turismo ha sofferto di questo grandemente. Abbiamo lasciato dopo due mesi la vicenda indicando esattamente alle istituzioni locali che cosa si doveva fare perché altrimenti nel giro di due anni, due anni e mezzo ci sarebbe stato un ritorno possibile a quella situazione allora risolta. Le autorità locali e massimamente il Comune di Napoli, affidato alla conduzione della sinistra, non hanno fatto assolutamente nulla. Non sono stati indicati o aperti altri impianti di interramento, non sono stati neppure fatti gli appalti per i termovalorizzatori che in numero di tre sono necessari per risolvere definitivamente il problema dei rifiuti a Napoli.

Ci si fa l’accusa di essere noi a non saper far crescere il PIL italiano di più dell’1,5%, mentre quello di altri stati europei cresce di più. Ma gli altri stati europei non hanno avuto in carico le stesse negative eredità che abbiamo avuto noi. Uno: il debito pubblico creato dai governi che dal 1980 al 1992 hanno saputo moltiplicarlo per otto volte. Il Partito Comunista ha votato il 90% delle decisioni di quei governi. Due: la sinistra ecologista ha stoppato le nostre centrali nucleari. Eravamo all’avanguardia, perché mi sembra che un certo Enrico Fermi fosse stato l’inventore della possibilità di produrre energia attraverso le centrali nucleari. La Francia ha seguito un percorso opposto e oggi, con le sue centrali nucleari che sono sicurissime, produce l’85% del suo fabbisogno, col che l’Italia paga dal 30% al 50% di più le energie che consumiamo con le nostre imprese, con le nostre fabbriche, con le famiglie, il che ci pone in una difficoltà enorme nel competere con i prodotti delle aziende francesi e tedesche. Terza cosa: le infrastrutture, anche per il fatto degli ecologismi di sinistra, e per la mancanza di mezzi dovuti al pagamento degli interessi per l’alto debito che era stato messo insieme, noi da 30 anni non abbiamo praticamente realizzato infrastrutture, il che fa costare i nostri prodotti in maniera drammatica, per il costo della logistica superiore a quello degli altri paesi, e rende meno facile, meno sicuro anche il trasferimento oltre che delle merci anche dei cittadini al nostro interno. Quarta cosa che abbiamo ereditato: una pubblica amministrazione pletorica, inefficiente, che molto spesso arriva a svolgere un ruolo di oppressione burocratica nei confronti delle aziende e dei cittadini. E a questo proposito il ministro Brunetta ha presentato al Consiglio dei Ministri il piano definitivo per la digitalizzazione di tutta la pubblica amministrazione in modo che nel giro di 18 mesi tutti i cittadini e tutte le imprese italiane, attraverso il loro computer e attraverso internet, potranno colloquiare e svolgere tutte le pratiche con le istituzioni locali e centrali invece di spendere, ogni famiglia, 18 giorni per recarsi presso gli uffici pubblici come avviene oggi. Comunque questa è un’eredità pesante che abbiamo ricevuto, se è vero come è vero che la pubblica amministrazione ci costa 4500EUR a testa contro i 3500EUR che costa in paesi come la Spagna, come la Germania, come l’Olanda.

Infine la giustizia. Abbiamo una giustizia civile, non parlo per amor di patria della giustizia penale, che ha tempi impossibili, 8 anni di media per una causa di lavoro, 9 anni in media per farsi pagare una fattura che un’azienda ha scritto ad un’azienda in modo corretto, tempi assolutamente impossibili che si trasformano in costi per tutte le nostre aziende e che inducono molte aziende straniere che vorrebbero fare investimenti in Italia ad astenersene.

Ci sarebbero molte altre cose da dire ma credo che anche nella discussione alla Camera potrà essere completato il discorso e quindi chiudo, sempre ancora rivolgendomi agli amici del FLI e chiedendo veramente a loro di passare una notte piena di riflessioni e augurandomi che davvero la notte porti consiglio. Chiedo pertanto a nome del governo di porre la questione di fiducia sull’approvazione della proposta di risoluzione numero 1 presentata dai senatori Gasparri, Bricolo e Quagliarello.

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3 risposte a L’anacronismo della retorica berlusconiana

  • 2
    DB

    Ottima, illuminata e illuminante, descrizione della prospettiva Berlusconiana.

    Questa visione è appunto condivisa anche dai suoi sostenitori che cercano l’Eroe, con una storia alle spalle e cantori per intonarla, che gli permetta di credere ancora in qualcosa.

    La realtà di fatto è che è normale e naturale preferire il personaggio piuttosto che una grigia macchina esecutiva, Berlusconi questo lo sa e lo ha sfruttato per bene, dimostrando che i vincoli imposti lungo la storia per evitare i personalisimi diventano di fatto perfettamente inutili se venduti al popolo come catene contro il benessere tanto agognato.

    Comunque…

    Davvero bell’articolo, mi hai fatto sentire il bisogno di iscrivermi a Flattr per supportarti ;-)

    • 2.1

      Spero di non averti fatto sentire solo il bisogno ;))
      Grazie per avere supportato e, forse, condiviso idee e rilfessioni che spesso la gente tralascia in nome della rapidità e dell’informazione in pillole.

  • 1
    roberto p.
    roberto p.

    … la distanza tra il paese reale e il paese di palazzo cresce sempre di più…

    … queste parole scavano un profondo fossato, in questa distanza, che sarà  molto   difficile riempire …

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