Quando i dottori ti visitavano!

Quando ero piccolo, avevo un dottore. Un tipo strano. Soleva raccomandare a mia madre: se il bambino al terzo giorno non è sfebbrato, mi chiami che vengo subito. Pensate: veniva davvero! Certo, le sue pratiche rasentavano la stregoneria, così in bilico tra un rito voodoo e certe danze sciamaniche, però infondevano sicurezza. La mamma diceva: “sta arrivando il dottore”, e già ti sentivi meglio. Poi ti cambiava le mutandine e la canottiera, ti dava una rinfrescata nonostante il mal di gola, tanto per conservare il giusto decoro che si deve al cospetto di un estraneo, dava aria alla camera da letto per cinque minuti e poi via sotto le coperte, ad aspettare il fatidico suono del campanello.

 

 

Il dottor Gandullia entrava, rasato di tutto punto, gradevolmente profumato, la valigetta rigonfia di carte, fialette e siringhe. Dopo un breve colloquio informativo sui sintomi del paziente, sostenuto rigorosamente in piedi nell’ingresso al cospetto di una mamma apprensiva, senza ulteriori indugi e con voce profonda, autorevole, chiedeva di visitarmi. Poi con passo deciso e volitivo faceva il suo ingresso in camera.

La sua presenza era di per sé miracolosa: nulla avrebbe potuto accaderti perché qualcuno si stava finalmente occupando di te. E nessuno meglio di lui, di quell’invincibile eroe spauracchio di microbi e batteri, avrebbe saputo guarirti. Forse anche con la sola imposizione delle mani, quelle mani curate, con le unghie pulite e tagliate alla lunghezza giusta, né troppo corte né troppo lunghe, in modo da lasciare una sottile falce di luna bianca tra la fine del polpastrello e le scatole dei medicinali che si rigirava tra le dita, con quel rumore ovattato e sordo di cartoncino sottile così piacevole a sentirsi.

Era a quel punto che il rito dell’esorcismo di santa madre scienza aveva inizio. Per prima cosa estraeva dalla borsa una specie di legnetto piatto che ti appoggiava sulla lingua, il più in fondo possibile, tanto che a stento trattenevi un conato di vomito. Poi ti infilava un utensile a martello nell’orecchio, prima in quello destro poi in quello sinistro, o viceversa, e ci guardava dentro attraverso un piccolo foro. Accendeva una lucetta e guardava… Non era forse molto piacevole, ma tu accettavi di buon grado, perché se dentro c’era qualcosa di cattivo, lui l’avrebbe trovato. A quel punto, finalmente, ti chiedeva di toglierti la canottierina (ed ecco perché conveniva indossarla pulita), inforcava una specie di bastone da rabdomante, appeso alle orecchie quasi fosse la cavezza di un cavallo, e ti appoggiava un dischetto metallico sulla schiena. Auscultava, o perlomeno così diceva. Prima dovevi tossire. Fa niente che non ti veniva, dovevi sforzarti, sennò non ti poteva auscultare. Dovevi fare respiri profondi e tossire. Nessuno mi ha mai chiesto di dire trentatré, perlomeno non Gandullia: quella del dica trentatré pare fosse solo una leggenda. Ma il pezzo forte era quando ti appoggiava due dita sulla cassa toracica e ci picchiettava sopra con l’altra mano. Era come se qualcuno ti bussasse dentro: vibravi come la pelle di un tamburo e ti riempivi di armoniche manco fossi una chitarra. Lo trovavo sensuale, mi faceva strano.

Alla fine del rituale, il dottore aveva raccolto dati sufficienti per formulare la sua diagnosi, e potevi scommetterci che era giusta. Con una penna elegante, talvolta una stilografica, tracciava segni incomprensibili su un foglietto di carta intestata, una specie di linguaggio in codice che i farmacisti imparavano a decifrare solo dopo cinque anni di esami universitari. C’erano dentro fialette per aerosol, fermenti lattici in caso di dissenteria, sciroppi per la tosse, vitamine, enormi pastiglie che non deglutivi senza averle divise perlomeno in due con un coltello, talvolta antibiotici e magari punture ricostituenti. Poi strappava la ricetta dal blocchetto con un rumore secco, deciso, una lacerazione netta che sanciva l’emissione di un verdetto, la soluzione del caso, la spiegazione del mistero. Che tu avessi questa o quella malattia, che ti fossi beccato questo o quest’altro virus, Gandullia te lo diceva solamente dopo averti esaminato approfonditamente, dopo averti provato personalmente la febbre e dopo avere parlato con mamma per sapere cos’avevi fatto, dove eri andato, con chi avevi trascorso gli ultimi giorni e cos’avevi mangiato prima di ammalarti. Ma, certo, non esistevano ancora i cellulari e l’era degli sms era ancora di là da venire.

Oggi, per fortuna, i bambini non sono più sottoposti a queste pratiche barbare. La scienza ha fatto passi da gigante. I medici della mutua non fanno più visite a domicilio. Sembra infatti che uscire di casa o meno non abbia effetto alcuno sul peggioramento dello stato febbrile. Così, se proprio é necessario, ti fissano un appuntamento nel loro studio. Fa niente che vestire un bimbo con 39 di febbre e portarlo fuori, magari d’inverno, costringendolo in piedi ad aspettare in una sala d’attesa piena di agenti patogeni in sospensione, possa nel migliore dei casi rappresentare un disagio: loro non escono, punto e basta. A meno che non ti incazzi, si intende.
Le diagnosi, poi, si sono adeguate ai tempi. Perlopiù si fanno al telefono. I progressi nel campo della medicina consentono infatti di effettuare sia l’anamnesi che l’esame obiettivo del paziente già attraverso l’analisi della voce della mamma, del papà o dei nonni che chiamano, talvolta perfino  a partire dal semplice messaggio lasciato nella casella vocale del medico incurante. “Il bambino ha la febbre da 5 giorni? E’ inutile che me lo porta: è una forma influenzale, sta girando.” Se insisti sei ossessivo e iper-protettivo. Terapie coadiuvanti? Le devi chiedere tu, il medico non ha tempo da perdere e la sua parola d’ordine è: non prescrivere farmaci se non è questione di vita o di morte, neppure se a pagarli non è la mutua. L’aerosol? Non fa niente. I fermenti lattici? Non servono. Lo sciroppo per la tosse? A che pro? Le malattie devono fare il loro decorso. Se il decorso è la morte, non c’è problema: i decessi sono sempre naturali. Chiamare la guardia medica è solo una perdita di tempo. La notte di Natale mio figlio, cinque anni, aveva oltre 40 di febbre, vomito, dissenteria, tosse… Mi hanno risposto che uscire era inutile, tanto non potevano farci niente. Era una forma influenzale. Sta girando. Se l’indomani non fosse migliorato, magari avrei dovuto avvertire il pediatra. Gli ho risposto che se non fosse migliorato sarei venuto personalmente ad avvertire loro, ad uno ad uno, non il pediatra.

Cercare il pediatra, del resto, oggi come oggi è inutile. I genitori che possono permetterselo pagano costosi onorari a professionisti privati, nella speranza di incappare in qualcuno che ci azzecca. Già, perché una delle nuove discipline introdotte dalla medicina moderna è la diagnosi creativa. Provate a far vedere lo stesso bambino a tre pediatri diversi, nello stesso giorno. Ne uscirete con tre diagnosi diverse: uno vi parlerà di scarlattina e prescriverà dieci giorni di antibiotici (senza fare nessun antibiogramma); l’altro vi parlerà di faringite e vi ordinerà di sospendere immediatamente gli antibiotici; il terzo infine estrarrà a sorte una patologia dall’urna delle diagnosi non uscite sulla ruota della vostra zona e prescriverà farmaci equivalenti in misura sufficiente a compiacere i rappresentanti delle case farmaceutiche che di tanto in tanto gli fanno visita. Vi fa male la spalla? Il vostro medico generico vi prescrive le onde d’urto. Fa niente che avete una lesione degenerativa al tendine sovraspinato e sarebbe bastata una risonanza magnetica per accorgersene. Avete la prostata gonfia, vi alzate cinque volte a notte per fare pipì e il vostro getto di urina non arriva a superare la punta del glande? Bastano gli esami del sangue per escludere qualsiasi patologia anche grave: inutile procedere ad ulteriori accertamenti: with compliments del sistema sanitario nazionale, compratevi un pappagallo e non fatela tanto lunga (in tutti i sensi). Avete un’ulcera gastrica che al confronto i pozzi petroliferi iracheni sono una fresca catena di piscine naturali sulle Dolomiti? Per farvi prescrivere una scatola di Axagon dovrete superare una colluttazione fisica con il vostro medico di base. Lo stesso per convincerlo che vostro padre non è solo un po’ strano, ma ha l’Alzheimer e dunque necessita di una inadeguata terapia farmacologica di contenimento.

Viceversa, i genitori che non possono spendere centinaia di euro in costosi pediatri privati oggi si consorziano in appositi forum, cimentandosi nelle ormai consuete  diagnosi fai-da-te. Non hanno una sanità pubblica e neppure possono permettersene una privata, ma hanno la rete e sono alla continua, avida, disperata ricerca di informazioni, di consulti, di esperienze da mettere in condivisione, anche solo per cogliere in fallo il loro medico della mutua costringendolo a uscire dalla sua pigrizia mentale e a sfogliare il suo annuario alla ricerca di medicine di cui aveva completamente dimenticato l’esistenza. Discutono di tachipirina, di dosaggi e diluizioni di principi attivi con perizia quasi maniacale, conoscono i bugiardini a memoria e sono molto più empatici, attenti e scrupolosi della loro controparte scientifica. Talvolta si trovano a emettere pareri ufficiosi che concordano reciprocamente in misura perfino maggiore rispetto alla convergenza delle diagnosi ufficiali. So di alcuni che si vestono di tutto punto e accorrono al domicilio dei piccoli pazienti, a qualsiasi ora del giorno e della notte, prodighi di buoni consigli sull’alimentazione più opportuna, sui rimedi naturali più efficaci, sui pro e sui contro dei medicinali da scaffale.

I genitori, abbandonati a se stessi da un servizio sanitario sempre più assente, volenti o nolenti hanno imparato ad arrangiarsi, perché della medicina telepatica, novella riedizione dello sciamanesimo archetipico, quando è in gioco la salute dei loro figli non sanno che farsene.

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35 risposte a Quando i dottori ti visitavano!

  • 24
    botz

    buongiorno Claudio,

    Mi chiamo Matteo, premetto che faccio il medico in Veneto (anche della Guardia o Continuità assistenziale) e leggo il tuo blog spesso dal periodo del terremoto in Abruzzo. Le cose che hai scritto mi trovano mediamente concorde, solo che purtroppo mi dispiaccio molto del fatto che tu generalizzi troppo (alcuni nei commenti lo fanno notare, parlando bene del loro medico). Come in tutti i lavori ci sono quelli che lavorano di più e quelli che lavorano meno, quelli più o meno preparati… Questo è un dato di fatto.. Se non ti sono venuti a vedere a casa un bambino di 5 anni con 40 di febbre, probabilmente hanno sbagliato, e questo è un errore. Però ripeto che come ci sono molti professionisti che fanno il loro lavoro con coscienza ce ne possono essere altri che lo fanno un po più all’ "acqua di rose". Un bicchiere di acqua limpida ha bisogno di pochi spruzzi di inchiostro nero per apparire sporco. La tua accusa spero responsabilizzino quelli che hanno qualcosa da farsi perdonare e allo stesso tempo non facciano inc**zare chi fa il proprio lavoro con coscienza.

    poi se posso aggiungere un’altra cosa:

    Immagina.. Io quelle poche cose che so di politica e di attualità le so grazie a persone come te, Travaglio, Grillo e altri.. E sono tutte cose che non conosco.. Però l’ambiente della sanità lo conosco, so di tutto il marcio che c’è, che non mi metto neanche a dire.. Ma so anche che molte, anzi moltissime delle persone che ci lavorano, sono oneste e appassionate. Per questo la generalizzazione che hai fatto mi pare sbagliata, anzi quasi offensiva. So che il tuo post era uno sfogo a una situazione in cui non sapevi cosa fare.. e nonostante questo non perdo la fiducia di credere alle cose che dici e che scrivi. Non voglio nessun tipo di scuse, perchè so che il commento che ho scritto è moralistico e in questo mondo "i moralisti hanno sempre ragione, anche quelli finti"… ma era una cosa che mi sono sentito di scrivere.

    ringraziandoti per il lavoro che fai ti saluto

    Matteo

    • 24.1
      botz

      Ciao Claudio,

      Io ero in accordo con il tuo post, mi dispiaceva solo che fosse fatto troppo in generale. Per quando riguarda la legge, bè… Un medico che riceva una richiesta di aiuto dovrebbe intervenire per quello che dice la medicina legale, anche se sappia già di cosa si tratti.. La guardia medica, la medicina e pediatria di base tra le proprie prestazioni offrono i domiciliari e la reperibilità per cui sono cose che ci sono, che devono essere usate ovviamente nella maniera giusta (del tipo: "in ambulatorio si aspetta troppo faccio venire il medico a casa"…questo è sbagliato…e mi è anche capitato).. in più anche il buon senso dovrebbe fare capire che un bambino o un anziano se restano a casa è meglio.. Poi c’è un altro problema: il periodo..in questo periodo c’è un lavoro che è per lo meno doppio se non triplo rispetto al solito, per cui può essere, e mi è capitato, di chedere a dei genitori di portarmi il bambino, perchè se no se sono sempre in giro a domiciliari gli altri utenti cosa fanno? In breve…. I medici sono troppo pochi.. se pensi che la guardia medica serve in 1-2-3 medici un bacino che seguono 10-20 medici di base…capisci il carico di lavoro soprattuto nei week end e periodi di festa.. Il tutto senza voler giustificare nessuno.

    • 24.2

      Caro Matteo,
       ogni grido disperato non ha (quasi) mai il senso di segnare un conflitto irrisolvibile, ma ha il significato al contrario di cercare di risvegliare le coscienze e suscitare una reazione positiva, che crei terreno fertile per far maturare una nuova e diversa conssapevolezza.

      In questo caso, sono i medici come te che dovrebbero essere i primi a indignarsi e cercare di portare al centro dell’agenda il dibattito sulla questione, perché questi medici, quelli cioè di cui non solo parlo nel post, ma che molti lamentano anche tra i commenti e ancor di più sono quelli che non commentano ma hanno esperienze negative, screditano tutta la professionalità di figure positive, che pure ovviamente esistono come in qualunque settore della società.

      Aiutaci a capire cosa dice la legge in tal proposito: quando un medico, specialmente un pediatra ma non solo, è obbligato ad uscire e quando no? A quali condizioni? Quale regolamento lo esplicita? Un’inchiesta del genere, lungi dal danneggiare la categoria, può fungere da scintilla per un migliore rapporto medico – paziente, che possa recuperare tutti quei valori che, a partire da Ippocrate in poi, sono alla base del tuo impegno come di quello, sono sicuro, di tanti altri.

      Purtroppo l’esperienza negativa degli ultimi anni non coinvolge soltanto me, ma tutti i miei amici, colleghi e famigliari. Possiamo cambiare questo stato di cose, anche avvalendoci della consulenza di esperti come te? In che modo? Ecco, questa è la maniera costruttiva di porre la questione, sulla quale sono sicuro che non avrai difficoltà a concordare, da buon lettore di questo blog. :)

  • 23
    ALEssia

    Ciao a tutti! Io non avevo mai avuto grandi problemi di salute fino allo scorso anno quando ho iniziato ad ammalarmi con una frequenza di 1-2 volte al mese. All’inizio pensavo "sarà l’età" sono passata agli enta!!! Poi ho smesso di ridere e mi sono recata dal mio medico che, se chiamato viene anche a casa, ma è necessario estorcergli le informazioni, di sua sponte non parla. Sono arrivata giugno a suon di antibiotici ammalandomi due volte e sentendomi dire "a settembre fai il vaccino"…… e fino a settembre?????????????

    Decine di domande alle quali non ho mai avuto risposta, scatole su scatole di antibiotici che mi hanno procurato un’infezione intestinale ma l’origine delle mie malattie è tutt’ora un mistero…. Comunque sono ancora viva, di questi tempi c’è da rallegrarsene.

     Ciao a tutti ;)

  • 22
    sil lan

    Caro Claudio, a proposito di “dottori”, non crederai a ciò che ti dico: mia mamma ha 95 anni, gode di buona salute e risiede in una piccolissima frazione dell’Oltrepò Pavese, in provincia di Pavia.

     Il suo “medico di famiglia” (cioè della mutua) tutte le settimane passa da lei per “vedere come sta”, le misura la pressione, le controlla la gola, ausculta i polmoni, a volte le prescrive qualche farmaco, accetta un caffè, la saluta e se ne va…

    So bene che si tratta di un caso eccezionale, ma proprio per questo ho voluto testimoniarlo. Che le persone “umane” si trovino ormai solo nei piccoli (piccolissimi) paesi di campagna?

  • 21
    arabrab

    Io ho una figlia di sette anni e in sette anni ho avuto la fortuna di cambiare, sette pediatri, uno all’anno e non certo perchè io ho cambiato casa….

    Certo è stata una bella fortuna, sette diversi punti di vista….

  • 20
    Bactereo

    scusate volevo dire


    buon anno

  • 19
    Francy

    Me ne son capitate talmente tante che penso neanche di riuscire a loggarmi più.

    Tra le tante, abbiamo rischiato di conoscerci al buzzi, perchè la mattina di natale eravamo nella stessa identica situazione, con la stessa voglia di scrivere questo post, e i bambini che stavano nella medesima condizione.

    La mia pediatra non esce neanche se ti inc**zi, devi fissare l’appuntamento, che per incuso devi prendere di persona, perchè la segretaria tiene il telefono fuoriposto tutto il giorno. perchè non cambio? Vale per tutti i pediatri, lì ad esempio sono in 3 con la stessa segretaria…

    La mia diagnosi, fatta dal sostituto il lunedì mattina è stata tonsillite con placche e otite, la febbre a 39,5 l’aveva fino a stamane e spero nel pomeriggio sfebbrata. Il tutto nonostante il fatidico antibiotico, dato per la prima volta.

    Come per te, ho passato il giorno di natale tra telefonate alle coppie con figli, per sondare il terreno tra una navigata di internet e l’altra, capire cosa sia normale, e capire cosa prescrivergli, e chi se ne frega delle ricette mediche. Tuo figlio è natale, e ha 40, e non sai cosa ti aspetta. Punto e basta. Ho rovinato il natale a non so quante famiglie di parenti e amici, che si sono prodigati sino al in un quarto d’ora son lì e andiamo al buzzi. La guardia medica ha il numero dismesso e ils ervizio di continuità assistenziale o qualcosa dle genere, serve a dirti, vai al pronto soccorso.

    Santa internet dove trovi forum e bugiardini, esperienze che ti consolano e ti fan sentire meno sola e abbandonata. Non mi frega che gira, mi frega che sono i ns figli che non si riconoscono più, tra vomito e febbre assurde. E che uan terapia DEVE esistere.

    Che dirti, solo in bocca al lupo e pronta guarigione, perchè immagino che anche oggi non sia nella condizione migliore… chiamo il pediatra che mi dice portala qui. Certo, con 39 prendo esco, siamo sottozero, lascio attendere in mezzo ad altri piccoli febbricitanti, per risentirmi dire continui con l’antibiotico. Grazie, me la curo da sola. Santi forum e santi amici con figli, che ne sanno più dei pediatri.

     

  • 18
    forsenonhaicapito

    Claudio, se ti preoccupi dei dottori e dei loro metodi vuol dire che ancora non hai capito cosa bisogna fare per vivere in salute, lontano da prescrizioni e farmaci.

    Saltare le tappe fondamentali e lamentarsi del "poi", secondo me non ha proprio senso…

    • 18.1
      Freddy72

      Posso dirti cosa faccio io..

      Da un anno, grazie a un amico che me lo ha fatto conoscere, assumo un nutraceutico a base di frutta e verdura. Ogni giorno 30 tipi diversi di frutta, verdura e bacche, in piccole dosi ma tutti i giorni!

      Ne’ io, ne’ mia moglie ne’ mia figlia di 6 anni abbiamo piu’ preso un raffreddore, una tosse o un’influenza.. Dai primi sintomi che si sentono in un giorno passa tutto, naturalmente, senza assumere farmaci.

      Quello che ci manca oggi è sostanzialmente un’alimentazione corretta.

      Se mangiassimo 5 porzioni di frutta e verdura crude al giorno il nostro sistema immunitario potrebbe dedicarsi a combattere le malattie che ci attaccano, invece che lavorare come un mulo per debellare le sostanze antiossidanti che produciamo con lo stress e che immettiamo nel nostro organismo con i cibi poco naturali e con l’inquinamento..

      E’ logico che praticamente nessuno mangia frutta e soprattutto verdura crude, basta farsi un giro sul web e leggersi le statistiche del ministero della salute..

      Il sistema che ho adottato è semplice, veloce e per certi versi anche economico, d’altronde se non hai la salute non hai niente!

      Oggi le soluzioni ci sono, basta informarsi..

      Un tizio vissuto qualche migliaio di anni fa ha detto: "Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo"

      Salute!

      Ferdinando

    • 18.2
      FitTizio

      E cosa bisognerebbe fare, se è lecito domandare?

    • 18.3
      FitTizio

      Si, sembra molto ragionevole. Grazie. Io per fortuna sono uno che di carattere non si fa prendere dallo stress e infatti mi ammalo decisamente molto poco (praticamente mai) pur non mangiando molta frutta e verdura. Comunque credo che sia importante migliorare la mia (e della mia famiglia) alimentazione. E’ parecchio che voglio affiliarmi al GAS locale… Devo proprio decidermi.

  • 17

    concordo in pieno con tutto quello che hai scritto!!!!

    E’ indecente che un medico si comporti così ed è soprattutto un pediatra :(

  • 16
    Francy

    ppps

    aerosol: guardi le ho dato questo con questo cortisonico, risposta, ah si ha fatto bene, continui…

    fermenti: guardi le sto dando questi e questi fermenti, risposta: ah si ha fatto bene, continui

    ma allora perchè diavolo non me li hai prescritti tu?! ma perchè devo dirti io cosa sia meglio per mia figlia, che sono laureata in un’altra materia? dopo essermi assunta la responsabilità tra pagine internet, forum e telefonate, sperando di aver fatto la cosa giusta? costa tanto comunicare, dialogare, avere attenzione? avere cura?

    • 16.1

      ma allora perchè diavolo non me li hai prescritti tu?!

      Cara Francy, sante, SANTISSIME parole. La voglia di fare una bella inchiesta sale come una febbre… :)

  • 15
    Harlock

    Bravo, argomento di cui si parla poco, io non so dire se sia peggiorato nel corso degli anni, ma affidarsi al sistema sanitario nazionale mi pare davvero affidarsi ad un sistema perverso che spesso ha tempi più lunghi delle malattie che cerca di curare, e di cui la prima diagnosi si rivela quasi certamente errata.

     

  • 14
    fanny

    Come rispondere a  tutto sto sfacelo ?

    I medici fanno parte di una casta esoterica nel puro senso del termine .

    A noi non è dovuto sapere e conoscere il nostro corpo .

    Tanto ci sono loro indottrinati più che mai a darci le risposte .

    Risposte il più delle volte dettate da chissà quale arcano.

    L’alternativa al sistema sanitario ufficiale di stato ,sorpresa,c’è.

    C’è sempre un’ alternativa ,basta cercarla ,trovarla ,studiarla e apprezzaene le qualità.

    C’è un mondo alternativo immenso e molto educativo ,informato e altamente umano.

    Non usufruisco del sistema sanitario locale da ben vent’anni e non sono ricca.

    Credo ,a costo di sembrare presuntuosa ,di aver raggiunto una sapienza non indottrinata sufficiente per far star bene la mia famiglia e gli amici che si fidano di me.

    Auguro un felice e libero anno nuovo a tutti i delusi ,gli arrabbiati e disinformati amici

    un abbraccio Fanny

     

     

     

  • 13

    Bravo Claudio, interessante quanto veritiero articolo, eppure quasi  come dice la canzone  “uno su 1000 ancora lo fà”  e parlo del mio personale medico curante,  Dott. Mirco Buzzetti  l’unico in tutta San Donato Milanese cittadina di circa 40.000 abitanti, che effettua ancora visite a domicilio.

    Esso stesso mi rassicura che tutti i medici curanti SONO OBBLIGATI a effettuare visite a domicilio (soltanto dopo l’orario di studio qualora esercitano tutti i giorni) pratica da riconoscere soltanto a pochi medici.

    In seguito ad un rifiuto (non tutti lo sanno) essi sono passibili di sanzioni amministrative e nei casi più gravi sospensione del servizio mutuante, dalle direttive ASL dove ci si deve rivolgere e denunciare i casi  di mancanza sopracitata.

    Coraggio inc**ziamoci e riprendiamoci i NOSTRI DIRITTI!!!

    Nicola Maria Amato

  • 12

    Caro Claudio, ottimo articolo (del resto non perdi un colpo). Sei riuscito con il tuo stile di scrittura, molto affascinante, a descrivere esattamente ciò che accadeva con il “vecchio” medico di famiglia, infatti ai nostri tempi non esisteva il pediatra della mutua; e senza grinze a descrivere quello che accade oggi ai bimbi, ma sopprattutto ai genitori.

    Proprio settimana scorsa il secondo figlio ha avuto febbre alta per una settimana, e non ti dico i problemi che sono nati, nello sconforto e nella preoccupazione di non vedere miglioramenti, tra me e mia moglie che potevamo consultare il pediatra solo telefonicamente. Leggendo il tuo post mi sento meno solo.

    Paradosso: ho appreso che, attraverso facebook alcuni iscritti si stanno mobilitando per avere il veterinario della mutua. Mah!

  • 11

    Ciao Claudio e ciao a tutti!

    E’ da un pò che non commento ma per quest’argomento non resisto!

    Io PERSONALMENTE posso essere definito un “soggetto a rischio” dall’età di 4 anni ho sofferto di asma allergico (polvere e paretaria) che mi portava puntualmente Bronchiti e polmoniti anche bilaterali, all’età di 8 anni sono stato operato di tonsille (all’epoca era una prassi consolidata); morale la mia condizione era sempre peggiore: Ogni anno, ai primi freddi, mi ci volevano 15 pennicilline per affrontare il resto dell’inverno.

    Poi un bel giorno ho scoperto l’Omeopatia!

    Oggi sono sempre più forte i raffreddori vengono e vanno senza nenche l’uso dei rimedi omeopatici, vado in vespa tutto l’anno anche con questo freddo e con il raffreddore!

    Da allora tutta la mia famiglia usa l’omeopatia e i miei bimbi sono sani e quando si ammalano tempo 24-36 ore di febbre alta anche 40 e tutto passa!

    Insomma lo consiglio a te e a tutti!

  • 10
    Quilo

    Sei un grande. Insuperabile. AUGURI.

  • 9

    Ciò che manca in medicina è uno strumento utilizzabile dal paziente per verificare la veridicità di ciò che dice l’esperto quando non addirittura la credibilità dell’esperto – un competenziometro.

    Scherzi a parte, mi preoccupa molto il potenziale della devastazione che l’asimmetria informativa può produrre nell’ambito del rapporto medico-paziente di per sé tanto più sbilanciato quanto ai rapporti di forza quanto più grave è la patologia dalla quale il paziente è afflitto.

  • 8
    Bactereo

    ciao a tutti


    un piccolo post per dire che questo articolo mi ha fatto ricordare le cure di antibiotici insensate che il mio dottore mi ha prescritto nella mia infanzia ( 1976 ) .

    Adesso sono diventato padre di due bei bimbi che nella loro infanzia hanno forse consumato 2 a 3 antibiotici e qualche vaccino , tutto il resto delle malattie le abbiamo e le curiamo con l’omeopatia e altre forme di medicina come le erbe e gli oli essenziali ……. e chiaro che non abbito piu in italia …… vivamente vi consiglio di utilizzare questo tipo di medicine sempre facendo attenzione e chiedendo direttamente in na framacia specializzata dei consigli, non costa molto chiedere nelle farmacie spesso i gestori delle farmacie sono piu utili dei consigli dei dottori.

    buon ano

  • 7
    Claudio.farna

    Il problema caro Claudio è del reale overflow di informazioni che la rete mette a disposizione in tutti i campi.

    Non hai idea di quanti pazienti mi si presentino con la presunzione di sapere cosa abbiano e cosa sia meglio per loro….con la scusa :”ma l’ho letto su internet…”

    Se da una parte si  e’ creata con il world wide web una magnifica opportunità di condivisione della conoscenza in tutti i campi ma  allo stesso tempo si è venuta a creare una “fogna” in cui tutti possono dire la loro.

    Questo  in certi contesti può essere un enorme vantaggio (trasparenza politica, gestione amministrazioni…e mille altri virtuosi utilizzi), in altri ambiti getta le persone  senza competenze specifiche in materia (acquisita tramite un percorso tradizionale ) con l’illusione di saperne davvero e di essere in grado davvero di fare un autodiagnosi a casa semplicemente leggendo forum medici….

    Questo non vuol essere una giustificazione a quei medici che non compiono il loro dovere e che fanno via telefono….ma e una riflessione per cercare di far capire il problema dall’altra parte.

     Tempo fa mi si è presentato in studio un paziente che voleva i suoi denti in un certo modo…. si era documentato on line (aveva trovato le dimensioni ideali secondo degli schemi vecchi di decenni su qualche libro di odontoiatria on line) e addirittura aveva fatto un disegno su carta millilmetrata …

    Vi rendete conto…?

    Ora questo può essere stato un caso limite però vi assicuro che non è facile relazionarsi con questo tipo di pazienti in costante aumento, esponenziale aumento oserei dire…

    Mi chiedo quindi se da una parte è bellissima questa idea della rete completamente libera etc… dall’altra si rischia di essere gettati nel caos, ognuno di noi deve crescere ed apprendere nella tradizionale via… scuola, università etc… non si può pensare che qualcuno con la licenza media magari (con tutto il rispetto ) si illuda che navigando 20 minuti sul web su google su qualche forum medico possa arrivare a capire e fare un autodiagnosi…e una cosa autolesiva…

    Io stesso a volte sono caduto in questo trucchetto…mi ero illuso di saperne qualcosa di come si fa un app per iphone… mi ero scaricato tutorial etc… mi ero illuso di quanto potesse essere fosse facile…

    Poi ho parlato un oretta con chi le fa davvero queste app (e ha studiato davvero) e mi sono reso conto di quanto fossi “scemo” a solo pensare di essere in grado di poter aver la minima idea della progettazione.

     

    Torniamo al problema già accennato da Claudio più di una volta..e cioè l’educazione all’utilizzo della rete…però in questo contesto medico questo principio decade…..non puoi diventare Medico, ingegnere, etc..solo con la rete…

    Ci vorrebbe un educazione alla diseducazione da presunzione di apprendimento…

     

    Un esempio su una cosa che non è proprio on topic….

    Digitate ricerche “Scentifiche” su google….

    Il motore ti suggerisce di cercare scientifiche ma guardate quanti risultati ci sono con scentifiche…!!

    7370

    Ora pensate se su un argomento medico, importante, magari  sui dosaggi di un farmaco ci fossero 7370 voci sbagliate ed uno decida di fare autodiagnosi…cosa succederebbe?

     Spero questo commento possa servire come spunto di riflessione….

     

    Claudio sei un grande continua così!!

     

     

     

     

    • 7.1

      Caro Claudio,
       hai fatto bene a sottolinearlo, e non c’è bisogno di dire che io sono assolutamente d’accordo con te. Il senso del post è puntare i riflettori su quella stragrande maggioranza di medici che non escono e non fanno il loro lavoro. Mio figlio sabato notte aveva 40,1 di febbre. La guardia medica non è uscita (è l’influenza, sta girando). Dopo 5 giorni di febbre (non tutta a 40 per fortuna) e febbriciattola, con tosse, catarro, vomito, diarrea etc… ancora ieri pomeriggio la pediatra voleva fare la diagnosi al telefono, che tanto “è il solito virus che sta girando”. Morale, portato di prepotenza (con la febbre) nello studio medico, abbiamo dovuto portarlo d’urgenza all’ospedale, perché visitato da due dottori diversi aveva rantoli ai polmoni che hanno spaventato tutti, dal pediatra della mutua al medico di turno al pronto soccorso del Buzzi. Per fortuna, la radiografia mostrava un quadro molto meno peggiore di quanto il rantolo non prefigurasse. Se l’è cavata “SOLO” con una bronco-polmonite.

      Ora, cosa devi fare alla guardia medica che non vuol uscire nonostante tuo figlio abbia oltre 40 di febbre e, come si è visto, una bronco-polmonite in corso? Non lo devi andare a cercare? E al pediatra che ti fa la diagnosi al telefono dopo 5 (CINQUE) giorni di febbre?

      Credo, come altri hanno detto, sia ormai necessario fare un po’ di chiarezza, e credo sia materia per una bella inchiesta.

       

      Saluti,

      Claudio

    • 7.2
      FitTizio

      Caro Claudio,

      quello che ti è successo è terribile. Ammalarsi sotto le feste è la cosa peggiore che possa capitare. Spero che tuo figlio sia guarito ormai.

      Anche mia figlia un mesetto fa ha avuto svariati giorni di febbre altissima (per ben 3 giorni oltre i 40°, picco a 40,7°). Ha avuto la febbre per 8 giorni! Ed era “semplicemente” un virus. Al 5° giorno l’abbiamo portata dal pediatra (con 39° di febbre) e per fortuna non aveva complicazioni e le vie respiratorie erano a posto. Per inciso il pediatra è molto bravo. L’abbiamo scelto per questo anche se ha lo studio a una decina di km di distanza e pur avendo qualche altro pediatra nel raggio di 1 km da casa. Ci ha detto che siamo molto lontani per chiedere le visite a domicilio ma non le ha escluse categoricamente! Sono sicuro che verrebbe se glielo chiedessimo.

      Anch’io adopero internet per informarmi e in quest’occasione ho trovato siti interessanti e fatti bene dove ho potuto imparare molte cose sulla febbre e mi è servito se non altro per non preoccuparmi troppo. Sicuramente il fatto di avere un pò di basi di chimica e biologia mi è servito per dare alle informazioni lette il giusto peso.

      Credo che avere pazienti sufficientemente informati (ma ovviamente non presuntuosi e arroganti al punto da credere di potersi sostituire al medico) dovrebbe essere una buona cosa per i medici.

      Qualche dubbio: l’inchiesta che hai in mente come dovrebbe essere condotta secondo te? E cosa vorresti dimostrare/ottenere facendola?

      Buon anno!

  • 6
    Publio Valerio

    Grazie Claudio, con una descrizione semplice e fedele mi hai rievocato dei ricordi d’infanzia. Era proprio cosi come hai descritto… 

    :-)

  • 5
    acimoto

    Ciao, io sto impazzendo dal 15 settembre. Mia moglie, 42 anni, ha la febbre da allora e siamo dovuti scappare con l’ambulanza nel cuore della notte per 3 volte. Ricoverata nel reparto malattie complesse, non per la malattia in se, ma per il quadro generale molto complesso.Ricoverata in cardiologia.Mia moglie è immunopatica, una cosa che non auguro a nessuno. Vedere sito IMID.Finalmente dal 24 dicembre ha smesso di avere la febbre dopo aver iniziato una cura con cortisone (diverso da quello che prendeva in precedenza).Il suo sistema immunitario è in tilt.Complicazioni di tutti i tipi.Ora le sto facendo fare un bracciale medical alert con tutte le patologie.Ogni volta che ha un problema ricominciamo da zero con l’anamnesi.Sono terrorizzato che finisca in ospedale poiché è allergica a tutto, aspirine, alimenti vari, è già stata in coma per shock anafilattico.Una volta per reazione al cloro della piscina.Quando è stata partorita, in sala parto le hanno causato una cicatrice sotto l’occhio con un ferro (sfiga dal primo momento).Quando la porto a fare dei controlli sono terrorizzato! Ogni volta una sentenza.Ho fatto scansione di tutti i suoi esami e li porto su iPad e nella pendrive.Costerebbe troppo in termini di privacy avere un archivio digitale nazionale con la storia e le caratteristiche di ognuno di noi? Porterebbe dei benefici a coloro che volessero usufruire dell’archivio, con il loro consenso.Magari ognuno di noi potrebbe essere avvisato di fare l’esame del psa raggiunti i 40/50 anni, mammografie, pap test ecc. Come fa l’auto quando ci dice che dobbiamo fare il tagliando.Mia moglie è medico per fortuna, figlia di operaio e casalinga, cresciuta nel quartiere più inquinato della città più inquinata d’Italia. Taranto. Quartiere Tamburi.Un medico che fa il medico perché da bambina desiderava fare il medico, non per volere di papà dato che non poteva mantenerla.Laureata con un anno di anticipo nonostante dovesse lavorare per grossissimi problemi economici.Tante cose le capisco grazie a lei. Ma chi non ha medici in famiglia?

  • 4
    Claudio.farna

    Bellissimo post!!

    Domani se ho tempo vorrei rispondere più approfonditamente dato che mi tocca da vicino essendo Odontoiatra e vorrei farvi partecipe di 2-3 episodi emblematici proprio dovuti a questo overflow di informazioni mediche che la rete mette a disposizione…

     

    Notte!

  • 3
    Frederick

    Concordo, i medici di oggi della mutua sono ottimi solo per scrivere le ricette col pc (alcuni neanche quello!), molti prescrivono antibiotici senza manco guardarti in faccia e altri, peggio ancora, li prescrivono a bambini per telefono solo per fare contente delle mamme iper-apprensive al minimo segno di raffreddamento.

    Non si azzardano mai a formulare una diagnosi…"hai un qualcosa non ben identificato sulla pelle?"…"eccoti l’impegnativa per il dermatologo", "ti fa male la spalla?"…"servito l’ortopedico."

    Solo una volta ottenuto il responso dello specialista, ri-copiano le ricette su ricettario SSN. fine del lavoro

    Ah, molti di loro non conoscono (o fanno finta di non conoscere) i principi attivi, cosìcchè prescrivono sempre il medicinale di marca e mai il generico accompagnando la loro prescrizione con la CALDA RACCOMANDAZIONE di non farselo sostituire dal farmacista con quello che costa di meno, altrimenti il loro amico rappresentante non può guadagnare.

    FONTE: Sono un farmacista…

  • 2
    Luigi 6

    Sono di mezza età,e purtroppo ho dovuto avere a che fare molto con i medici.

    Ebbene,dopo aver letto questo post,mi sono letteralmente…sollazzato.

    E’ stato un bel modo,direi quasi letterario,quello di descrivere lo sfacelo della sanità in Italia,ma anche la sua disumanizzazione credo.

    Buon Anno sig. Messora.

  • 1

    In un mondo in cui la solitudine sta diventando un motivo costante anche tra i giovanissimi, è sempre più sentita la necessità di umanizzazione e di approccio olistico nella gestione di un’ottimale rapporto tra medici e pazienti.
    È come scoprire l’acqua calda, direbbe qualche persona di buonsenso.
    Basti pensare al ruolo del “medico condotto” fino a qualche decennio fa. Allora il rapporto umano e la conoscenza dei propri pazienti e dei loro familiari, costituiva una parte preponderante del bagaglio culturale e terapeutico a disposizione del medico di famiglia, meglio conosciuto come "medico di fiducia", che sapientemente propinava suggerimenti tenendo conto del contesto e delle abitudini di vita, più che degli esami di laboratorio. Persino l’efficacia delle cure ne beneficiava in modo evidente, pur in concomitanza di trattamenti che non eccellevano di certificazioni scientifiche accreditate.
    E non era poco!
    Oggi, nell’era della supertecnologia, il percorso diagnostico terapeutico si fa alla rovescia. Al sintomo riferito dal paziente si fa seguire l’esame strumentale più sofisticato da cui, a ritroso, si discende verso il sospetto diagnostico per giungere alla diagnosi “ex adiuvantibus” e alle terapie.

    E il rapporto umano?
    E l’effetto placebo?
    E la compliance terapeutica?
    E la fiducia?
    E la PERSONA?

    Tutti accessori, come il lettore mp3 in un telefono cellulare

  • 0
    Francy

    Francy ha scritto :
    Me ne son capitate talmente tante che penso neanche di riuscire a loggarmi più.Tra le tante, abbiamo rischiato di conoscerci al buzzi, perchè la mattina di natale eravamo nella stessa identica situazione, con la stessa voglia di scrivere questo post, e i bambini che stavano nella medesima condizione.La mia pediatra non esce neanche se ti inc**zi, devi fissare l’appuntamento, che per incuso devi prendere di persona, perchè la segretaria tiene il telefono fuoriposto tutto il giorno. perchè non cambio? Vale per tutti i pediatri, lì ad esempio sono in 3 con la stessa segretaria…La mia diagnosi, fatta dal sostituto il lunedì mattina è stata tonsillite con placche e otite, la febbre a 39,5 l’aveva fino a stamane e spero nel pomeriggio sfebbrata. Il tutto nonostante il fatidico antibiotico, dato per la prima volta.Come per te, ho passato il giorno di natale tra telefonate alle coppie con figli, per sondare il terreno tra una navigata di internet e l’altra, capire cosa sia normale, e capire cosa prescrivergli, e chi se ne frega delle ricette mediche. Tuo figlio è natale, e ha 40, e non sai cosa ti aspetta. Punto e basta. Ho rovinato il natale a non so quante famiglie di parenti e amici, che si sono prodigati sino al in un quarto d’ora son lì e andiamo al buzzi. La guardia medica ha il numero dismesso e ils ervizio di continuità assistenziale o qualcosa dle genere, serve a dirti, vai al pronto soccorso.Santa internet dove trovi forum e bugiardini, esperienze che ti consolano e ti fan sentire meno sola e abbandonata. Non mi frega che gira, mi frega che sono i ns figli che non si riconoscono più, tra vomito e febbre assurde. E che uan terapia DEVE esistere.Che dirti, solo in bocca al lupo e pronta guarigione, perchè immagino che anche oggi non sia nella condizione migliore… chiamo il pediatra che mi dice portala qui. Certo, con 39 prendo esco, siamo sottozero, lascio attendere in mezzo ad altri piccoli febbricitanti, per risentirmi dire continui con l’antibiotico. Grazie, me la curo da sola. Santi forum e santi amici con figli, che ne sanno più dei pediatri. 

     

    ps al pronto sopccorso alla fine non sono andata, perchè una cuigna farmacista (!!!) è venuta lei a casa mia il giorno di natale, dopo aver sentito per telefono com’pera messo il ps, e c’erano ore di attesa, in un weekend han visitato oltre 400 bambini…. e quindi mi ha vietato di portarla, lei avrei solo fatto prendere freddo e se non aveva infezioni, le sarebbero venute in quella disperata corsa piuttosto inutile. Quindi antibiotico fai date e via con la storia che giunge sino ad ora, dove finalmente ho due minuti di tempo perchè sta riposando!

    e pps, l’appuntamento in studio, il lunedì, me l’ha preso mia mamma, per due ore dopo, che è andata inc**zata in studio: la segretaria diceva che non aveva posto, gliene fregava nulla che la mia bimba avesse 40… vai al pronto soccorso dicono…

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