Perché Napolitano non ha firmato il federalismo

Riporto la registrazione e la trascrizione della diretta streaming effettuata alle 15:10 di questo pomeriggio.


Buongiorno. Cosa sta succedendo nel paese? Napolitano non firma. Che cosa non firma? Non firma il Decreto Legislativo proposto dal governo sul tema del federalismo: il federalismo municipale. Innanzitutto facciamo una distinzione, perché a qualcuno potrebbe sembrare che il decreto sia quello stesso strumento, il Decreto Legge, che dev’essere adottato soltanto quando sussistono certe condizioni di urgenza e di necessità tali per cui il Governo non ha il tempo di sostenere l’azione parlamentare, con un confronto dialettico approfondito, e quindi deve formulare una legge che governi immediatamente una situazione critica, come ad esempio può essere una calamità naturale, o come può essere insomma qualsiasi cosa che soddisfi i criteri dell’urgenza. Questo è il Decreto Legge. Il Decreto Legge può essere approvato dal Presidente della Repubblica, entra immediatamente in vigore ma deve essere comunque convertito in una legge ordinaria entro, mi pare, 60 giorni dal Parlamento, che quindi ha il potere di rigettarlo oppure di convertirlo in legge effettiva. Quello che Napolitano non ha firmato oggi è un Decreto Legislativo. Cos’è un Decreto Legislativo?

Su certe materie, magari un pochino tecniche, per cui è richiesta una certa competenza tale per cui discuterne in Parlamento, ripetutamente, può non essere la scelta migliore, perché si perderebbe un sacco di tempo, il Parlamento può delegare il Governo – Lupus in Fabula, quindi il Governo Berlusconi – a realizzare lui il testo di una normativa articolata che possa rappresentare a tutti gli effetti la legge. Il Parlamento poi si impegna, ovviamente, a valutare il lavoro svolto. Questo strumento si chiama Decreto Legislativo. Perché il Governo Berlusconi ha presentato, ieri sera, un Decreto Legislativo a Giorgio Napolitano circa l’attuazione del federalismo municipale? Perché l’anno scorso, per la precisione il 5 maggio del 2009, è stata promulgata la legge n°42, e che cosa diceva la legge n°42? Qual era il suo obiettivo? Delegare il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi aventi ad oggetto l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, al fine di “assicurare, attraverso la definizione dei princìpi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario e la definizione della perequazione, l’autonomia finanziaria di comuni, province, Città metropolitane e regioni”. Cioè: il Parlamento delegava il Governo a realizzare la materia legislativa circa il federalismo, e a realizzarla con lo strumento di uno o più Decreti Legislativi, per attuare l’articolo 119 della Costituzione. Giusto per ricordarci, cosa dice l’articolo 119 della Costituzione? “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i princìpi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.”. Quindi insomma, in germe, nell’articolo 119 della Costituzione esiste questa idea di federalismo come modificato dalla legge costituzionale 18 ott 2001 n.3 del 2001 nell’ambito della riforma titolo 5° della costituzione., in parte magari anche realizzata, ma che adesso si vuole trasformare in un modo più organico. Al fine di attuare questa disposizione della Costituzione viene promulgata la legge 5 maggio 2009. La legge 5 maggio 2009, oltre a dire che si faranno dei decreti legislativi, dice anche come devono essere fatti questi decreti legislativi. Innanzitutto all’articolo 3 che cosa fa? Istituisce una Commissione Parlamentare, che avrà lo scopo di dare dei pareri, di discutere, visto che appunto si tratta di decreti legislativi che devono essere realizzati in proprio dal Governo, però una piccola Commissione Parlamentare deve discutere questi decreti, questi schemi, e partecipare insomma alla discussione. Chi istituisce questa Commissione Parlamentare? Questa stessa legge del 2009 che all’articolo 3 dice: “È istituita la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, composta da quindici senatori e da quindici deputati, nominati rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, su designazione dei gruppi parlamentari, in modo da rispecchiarne la proporzione. Il presidente della Commissione è nominato tra i componenti della stessa dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati d’intesa tra loro.”. Cioè Fini e Schifani si devono mettere d’accordo per nominare il Presidente di questa Commissione Parlamentare sul federalismo. “La Commissione si riunisce per la sua prima seduta entro venti giorni dalla nomina del presidente, per l’elezione di due vicepresidenti e di due segretari che, insieme con il presidente, compongono l’ufficio di presidenza.” Quindi sostanzialmente, l’articolo 3 della legge 5 maggio 2009 istituisce una Commissione Parlamentare, formata da 30 parlamentari. Voi sapete che questa Commissione Parlamentare ieri ha valutato il Decreto Legislativo sul federalismo municipale. L’ha valutate e l’esito del voto è stato un sotanziale pareggio: 15 a 15. Così è come se la vendono quelli del Governo. in realtà la condizione di pareggio esiste nel calcio ma non esiste nell’attività legislativa. Un pareggio di 15 a 15 significa “non approvazione”. Una materia del contendere, in discussione, viene approvata se esiste una maggioranza, altrimenti viene respinta. Quindi sostanzialmente la Commissione Parlamentare, ieri, respinge il Decreto Legislativo. Che cosa lamenta la maggioranza, anche in queste ultime ore alla televisione? Che la Commissione Parlamentare è illegittima, sarebbe addirittura incostituzionale. E perché mai? Perché come abbiamo visto con l’articolo 3, il Presidente del Sanato Schifani e il Presidente della Camera fini designano i membri della Commissione Parlamentare in modo da rispecchiare le proporzioni tra i gruppi parlamentari. Allora dicono: nel 2009 c’erano certe proporzioni tra la maggioranza e l’opposizione, adesso le proporzioni sono cambiate, perchè voi sapete bene che Fini, con FLI, è uscito e ha creato il suo movimento, Questo di per sè giustificherebbe l’incostituzionalità o l’illegittimità di questa Commissione Parlamentare? Manco per sogno, perché se la Commissione Parlamentare deve rispecchiare i rapporti di forza tra i gruppi parlamentari, bene: questo è quanto accadeva nel 2009 quando questa commissione è stata formata, ma questo è quanto continua ad accadere nel 2011, in questi giorni. Supponiamo infatti che quando è stata creata ci fossero 15 membri della maggioranza. Bene, con l’uscita di – supponiamo – 4 membri di FLI, oggi questi 11 membri della maggioranza che sono rimasti nella Commissione Parlamentare rispecchiano ancora i rapporti di forza della maggioranza nei confronti delle opposizioni. Voi sapete che siamo in una Repubblica parlamentare: una volta che i cittadini attribuiscono un mandato ad essere rappresentati, poi il Parlamento può rimescolare le carte a suo piacimento. Le carte sono state rimescolate, e quella Commissione Parlamentare continua a rappresentare il rimescolamento di carte del Parlamento. Che cos’è che a questo punto i signori della maggioranza rivendicano, senza dirlo esplicitamente? Rivendicano che il rapporto di forze non già, in realtà, non rappresenta il rapporto di forze tra i gruppi parlamentari come vorrebbero far credere loro, in realtà non rappresenta i rapporti di forze preesistenti quando il Governo è andato in carica. Là sapete che aveva una maggioranza assoluta. Cioè vorrebbero che quei rapporti di forza venissero fotografati e in barba alla Costituzione nessun movimento fluido avvenisse in Parlamento, o perlomeno in Parlamento facessero quello che vogliono, ma i rapporti di forza nelle commissioni parlamentari li vogliamo sempre com’erano quando erano convenienti per noi. Ora, voi capite bene che questo è assolutamente impossibile. Quindi è falso che la commissione che deve giudicare i decreti legislativi sul federalismo, cominciando da quello municipale, sia incostituzionale o illegittima perché non rispecchia più i rapporti di forza, perché come li rispettava nel 2009 continua a rispettarli anche adesso che non sono più così tanto favorevoli a loro. E’ falso che il parere espresso dalla Commissione Parlamentare sia un non-parere, perché è un parere, perché vige la regola che nel caso in cui non esista una maggioranza, ovvero dalla sconfitta fino al pareggio, la mozione si intenda respinta.
Quindi esiste questa Commissione Parlamentera, ma all’articolo 2 di questa stessa legge che si sono approvati loro – quindi loro fanno le leggi ma non sanno neanche che cosa ci scrivono dentro, o perlomeno quando gli fa comodo fingono di non rispettarle, come si evince del resto dall’articolo di Porro sulla prima pagina del Giornale, che dice “il Governo deve fare senza farsi intralciare da questi intoppi burocratici parlamentari”, grande Porro: la definizione di un Golpe – che cosa dice questa legge agli articoli 3 e 4? Nel primo, come abbiamo visto, dice che “questi schemi di decreto sono trasmessi alle camere per la discussione”. Nel quarto comma dell’articolo 2 dice: “Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, ritrasmette i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni e rende comunicazioni davanti a ciascuna Camera. Decorsi trenta giorni dalla data della nuova trasmissione, i decreti possono comunque essere adottati in via definitiva dal Governo”. Cioè, il comma 4 dell’articolo 2 di questa legge del 2009 dice che nel caso in cui il Governo non voglia rispettare l’opinione della Commissione parlamentare che egli stesso ha creato con l’articolo 3 di questa stessa legge, non è che può prendere e mandare a Napolitano così, come se nulla fosse, dice “Chissenefrega!”, un po’ alla Porro, no? No, deve rimandare i testi in Parlamento, in entrambe le camere, deve relazionare in entrambe le Camere per far rendere conto a questi signori che gli hanno demandato con Decreto Legislativo l’attività di fare burocraticamente, tecnicamente questa serie di normative che rispondono al nome, in questo caso, di “federalismo municipale”, ma che poi vorrebbero anche sapere che stanno combinando. Mi sembra più che legittimo. Allora, visto che la Commissione Parlamentare è stata disattesa, visto che è stata delegittimata perchè – non è vero – non risponderebbe più agli equilibri parlamentari – ci risponde eccome, ma non risponde più a quelli che fanno comodo a loro – e visto che questo Decreto Legislativo non è stato approvato ma il Governo se ne frega, almeno, dice il comma 4 dell’articolo 3 della stessa legge che si sono scritti, rimandate i testi alle Camere, rileggeteli, discutetene, dopodichè dopo 30 giorni potete comunque approvarvelo questo benedetto Decreto Legislativo, ma almeno ce lo fate sapere. Questo è quello che ha fatto rilevare Napolitano. Cioè Napolitano non ha detto “questa cosa del federalismo municipale non mi piace, non mi piace che si utilizzi lo strumento del Decreto Legislativo” – che come abbiamo visto non è un Decreto Legge, quindi non rispecchia la necessità della criticità dei decreti d’urgenza – e non ha neanche detto “la lege che volete disegnare è illegittima, è incostituzionale, io non ve la firmo”. Ha semplicemente detto “Nella legge che vi siete approvati voi c’è scritto che se non tenete conto della Commissione Parlamentare ” – come non ne vogliono tenere conto, ed è per questo loro dicono che era un non-parere: lo chiamano non-parere perché così possono dire di averne tenuto conto: “non è che non ne abbiamo tenuto conto, è che non l’hanno dato, un parere, e quindi a questo punto noi siamo legittimati a portarti la legge”. Vedete come distorcono tutte le motivazioni, tutte le cose per cercare di piegarle ai loro interessi? Non sono persone serie. Una persona seria dice: “Va beh, io voglio fare la legge sul federalismo municipale”. Tanto di cappello. Abbiamo fatto la legge per fare la legge… già questo è un po’ ridicolo, no? La legge per fare la legge: ci vuole una legge per dire che faremo una legge. Va beh: abbiamo fatto una legge per dire che faremo una legge, abbiamo scritto il decreto per il federalismo municipale, lo vogliamo realizzare, abbiamo fatto una Commissione Parlamentare, la legge ce la siamo scritta noi, ce la siamo approvata, e la legge dice che nel caso in cui non teniamo conto del parere della Commissione Parlamentare dobbiamo tornare – l’abbiamo detto noi, l’abbiamo previsto – dobbiamo tornare alle Camere e discutere davanti al Parlamento questo Decreto Legislativo e poi aspettare 30 giorni prima di presentarlo… Se siamo persone serie lo facciamo: ok, la Commissione Parlamentare la ignoriamo, però altri 3o giorno… In realtà perché non lo vogliono fare? Perché non sanno se hanno altri 30 giorni davanti. La partita si gioca sul Bunga Bunga, su Bossi che vuole il Federalismo per difendere l’indifendibile, cioè il Premier con tutti i suoi scandali che, veri o falsi che siano, gettano comunque l’italia in uno stato di prostrazione etica e morale per cui ormai girano video, vignette, in tutto il mondo ci sbeffeggiano come se fossimo il buco del culo del mondo, eufemisticamente parlando, si intende. Non sanno se hanno altri 30 giorni, perché Bossi vuole il federalismo: “se non mi dai il federalismo ce ne andiamo a votare”. Quindi stanno cercando di arrampicarsi sugli specchi per dire: “facciamo finta che nessuno se ne accorge, mandiamo il Decreto a Napolitano”. Napolitano non firma perché la presentazione di questo Decreto contraddice il testo della legge che è stato approvato nel 2009. Questo non significa però che tutti quelli che stanno stappando le bottiglie di Champagne in mezzo alla strada sono legittimati a farlo. Possono farlo se credono di volersi prendere una bella sbronza per dimenticare gli ultimi eventi sconvenienti della nostra Repubblica, però in realtà non stanno festeggiando il rigetto del Decreto Legislativo sul federalismo da parte di Napolitano, non stanno festeggiando la prima non-firma da parte di Napolitano. Stanno semplicemente rimandando una batosta che comunque se il Governo non cade prima può ancora riprensentarsi esattamente tra 30 giorni. Tanto dovevo farvi sapere e spero di essere stato chiaro. Alla prossima.

 

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12 risposte a Perché Napolitano non ha firmato il federalismo

  • 8
    roberto p.
    roberto p.

    … siamo veramente sul ponte del Titanic che affonda …

  • 7
    Leopardo

    Dal punto di vista costituzionale, il Governo ha chiesto la delega e il Parlamenteo ha realizzato la legge delega sul fedralismo. L’iter intermedio tra legge delega e decreto legislativo previsto dalla legge delega è un iter che può essere perfettamente disapplicato in quanto non previso dalla Carta.

    Ecco quindi che i pareri delle pseudo-commissione bicamerale sul federalismo sono puramente consultivi, non perchè lo dica la legge delega ma perché lo dice (o meglio non dice) la Costituzione che prevede solo 3 iter per emanare atti legislativi.

    Di conseguenza la non firma di Napolitano è quantomeno singolare, in quanto non in linea con le 3 tipologie di leggi (e quindi di firme presidenziali) previste dalla nostra Carta.

    Ritengo quindi che Napolitano si sarebbe, come previsto dalla Costituzione, dovuto limitare a firmare la normativa in quanto non presenta (nel contenuto) alcuna manifesta incostituzionalità. Il non rispetto dell’iter procedurale NON previso dalla Carta, deve quindi essere dato per non esistente, in quanto non c’è nella Carta. E se non è nella Carta è come se non esistesse…e non esiste.

    Napolitano ha sbagliato a non firmare.

  • 6
    ateospettinato

    o perchè incostituzionale fare una riforma come il federalismo senza passare per le camere o perchè nella stessa legge del 2009 c’era scritto che in caso di mancato parere favorevole si doveva fare un passaggio alle camere dopo trenta giorni, il risultato è lo stesso: la riforma federalista deve passare per le camere (tra l’altro tenendosi il jolly del diniego della firma)

    se poi conti che i leghisti hanno già i nervi a fior di pelle, una cosa del genere “rischia” di far saltare il tavolo al governo.

  • 5
    sil lan

    Chiarissimo, grazie.

    P.S.

     Egitto: I “saggi” abbandonano Mubarak (Corriere della sera)

    Italia: cercansi saggi…

  • 4
    pablitos100

    Il federalismo non esiste, è solo uno strmento di propaganda, così come lo è la promessa di vita eterna per il clero. Nell’immaginario collettivo esso rappresenta migliori condizioni di vita, equità, ma soprattutto il miraggio della detassazione.

    Fermatevi 10 inuti con un leghista, uno qualsiasi, chiedetegli spiegazioni sul suo credo che vadano oltre ai dogmi professati dalla verde religione…..verrete riempiti da un rumorosissimo nulla……amen.

  • 3
    roberto p.
    roberto p.

    Mi chiedo quanto c’è di marcio in questo disgraziato Paese, se Berlusconi nonostante tutto, è ancora lì …

  • 2
    Cocs

    Io penso che i tempi non siano quelli giusti per il federalismo.

    Una divisione ed una ripartizione sono due cose diverse.

    L’Italia in questo momento è divisa, ci sono diverse culture, diverse percezioni dello Stato unitario, diverse distribuzioni di produzione e ricchezza, diverse distribuzioni di accesso ai diritti civili, in questo momento il federalismo non farà che sancire queste differenze e creare una divisione, per creare una ripartizione prima bisogna unire e rendere omogeneo lo Stato per poi provvedere in parità di forze, di percezioni e di prospettive sul futuro a mettere in piedi un diverso modello di raccolta e distribuzione di risorse e diritti.

    Il federalismo che si vuole attuare ora ha come fattore collaterale (credo ampiamente previsto da una parte di coloro che lo sostengono) la divisione del consenso e del dissenso, in questo modo si prenderanno decisioni in ambiti locali che non si sarebbero potute prendere in ambito nazionale, le stesse decisioni verranno usate come un cavallo di t**ia adducendo a sostegno dell’attuazione in altri ambiti il fatto che le decisioni sono da attuare per adeguarsi a qualcosa che qualcuno a già messo in pratica. Sicuramente in merito a questo non si sono previsti contrappesi ed il singolo conterà sempre meno.

     

    Vorrei ricordare che malgrado il sud abbia partorito le associazioni criminali che da qualche secolo viziano il nostro modo di vivere, il nord ha partorito Mussolini che ha condizionato altrettanto efficacemente la nostra storia recente, ed altri esempi si possono porre ad evidenza del fatto che se non si cercano, nella volontà di unione, i motivi di aggregazione si finisce per non terminare quell’unione per cui molti dei nostri eroi hanno dato vita e pensiero.

  • 1
    claudiorossi

    Ottima iniziativa questa di spiegare in modo esauriente e semplice cosa succede nel palazzo, scanzando tutto il polverone di dichiarzioni opposte e spesso volutamente incomprensibili dei nostri dipendenti (politicanti).

  • 0

    Nel post di Byoblu del 5 novembre 2010 Claudio riportava SB che diceva BANGA LARGA.

    Forse pensava al BUNGA BUNGA? 

  • -1

    Mi fido più di Berlusconi che di Napolitano. È tutto dire.

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