La fissione sicura? Non esiste.

Servizio realizzato da Roberto Razzetti per Byoblu.Com


Il problema della sicurezza nelle reazioni di fissione rientra fra quelli più generali di ciò che ingegneristicamente si chiama controllo di processo. Non nasce solo in occasione di un sisma, di un’alluvione, di un bombardamento o di un qualunque altro fattore esterno imprevedibile – per quanto ogni evento catastrofico sia, in termini probabilistici, assolutamente prevedibile, sempre che al posto di domandarsi “quando” e “dove” tale evento possa accadere si dimostri di avere ben compreso che l’unica domanda essenziale è “se” possa accadere, un interrogativo che per qualsiasi scienziato ha una risposta sola: sì -, ma riguarda la natura intrinseca del processo di reazione.

Potremmo metterla giù così: se siete un omone di 100kg e dovete tirare fuori una gallina un po’ nervosa da una stia, senza farla scappare, è molto probabile che dosando opportunamente le forze riusciate ad averne il controllo senza farle male. Se viceverse avete davanti un cavallo sellato, e quindi apparentemente domato, potrete controllarlo fino a quando l’animale deciderà di restare docile, ma basterà un fulmine, un’esplosione, un’apparizione improvvisa per farlo imbizzarire. A quel punto i vostri 100 Kg non basteranno per riacchiapparlo con la forza, ed anzi sarà meglio che ve la diate a gambe prima di esserne travolti. Ecco: l’energia rilasciata dal processo di fissione è enorme, decisamente sproporzionata rispetto a quella che ci vuole per controllarlo. La cosa funziona fino a quando nulla si determina a far imbizzarrire il cavallo. Dopodichè sono soltanto affari vostri.

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Se si tratta di cavalli o di processi per il controllo della gestione delle risorse idroelettriche, per quanto si rischi di sterminare un’intera vallata di persone (come successe nel Vajont), con molto cinismo si può parlare tecnicamente di conseguenze circoscrivibili ad una determinata area (sebbene sia chiaro che niente valga la vita di 1910 persone).
Se invece si tratta di una centrale nucleare i danni hanno un’estensione geografica potenzialmente illimitata e possono protrarsi anche per centinaia o migliaia di anni (si tenga presente che le scorie radioattive devono essere mantenute in un luogo sicuro e stabile per almeno 10 mila anni: ma esiste un solo luogo “sicuro e stabile” in tutto l’universo?).

Dopo l’esplosione del secondo reattore, gli ingegneri di Fukushima stanno cercando disperatamente di evitare il melt down, fusione del nocciolo, che causerebbe una nuova Chernobyl. Parole della stessa agenzia che controlla la sicurezza delle centrali. Il governo nipponico ha ordinato l’evacuazione dei cittadini ancora vivi nel raggio di 20 chilometri, ma il pentagono ieri ha dichiarato che elicotteri che sorvolavano aree poste a 100 chilometri dalla centrale hanno rilevato presenza nell’aria di particolato radioattivo, probabilmente gli isotopi radioattivi Cesio 137 e Iodio 121, i quali avrebbero dovuto essere assenti se nel muro di contenimento interno non fossero stati aperti varchi necessari per far circolare acqua di mare, nel disperato tentativo di evitare la catastrofe, a significare che una contaminazione su vasta scala sarebbe già in atto.

Le autorità locali negano ed è comprensibile: i giapponesi sono preparati a fronteggiare un terremoto fin da piccoli, ma non lo sono affatto nell’affrontare un’emergenza nucleare e le conseguenze della diffusione di notizie preoccupanti sarebbero, queste sì, imprevedibili. Intanto, un giornalista della tv di stato è stato censurato senza tanti convenevoli mentre dava in diretta notizie di tutt’altro tenore rispetto alla dichiarazione di stato di catastrofe sotto controllo. Non sono segnali tranquillizzanti.

In Germania il dibatto si è riaperto e il governo si è dichiarato disposto a rivedere la legge che prevedeva, sebbene a distanza di anni, nuovo impulso all’energia nucleare. In Francia, la patria delle nuclear plants, il fronte degli antinuclearisti sta guadagnando rapidi consensi. Nello stesso Giappone l’opinione pubblica ora si chiede come sia stato possibile affidarsi ad una tecnologia così potenzialmente fragile, proprio in un paese dove le catastrofi naturali sono all’ordine del giorno. Ovunque si fanno passi indietro di fronte alla cosiddetta onda emotiva dei cittadini che finalmente comprendono come non sia possibile avere tutto sotto controllo. Bisognava fargli un disegnino, per farglielo capire prima?

E sul fronte della convenienza strategica? Funziona l’accentramento della produzione di energia in poche, enormi centrali? Non si direbbe: al momento in Giappone stanno razionando la distribuzione di energia elettrica. Ogni giorno i cittadini convivono con black-out programmati. Ne valeva la pena?

Abbiamo appena assistito ad una dimostrazione pratica circa la scarsa lungimiranza di chi, facendo affidamento su una nietzscheana quanto smisurata volontà di potenza, crede di avere in mano le chiavi di casa dell’universo e di poter decidere tutto, dall’arredamento al colore degli intonaci.

Avete mai visto una bambina con la mascherina e un signore vestito di bianco con un contatore Geiger in mano che misura il suo livello di radioattività, solo perché un po’ di grandine ha colpito i pannelli fotovoltaici fissati sul tetto? Sarebbero contenti i giapponesi, ora, di avere il loro bell’impiantino da 3Kwp (chilowatt di picco) sul tetto, da utilizzarsi in rete o fuori rete con un comodo switch?


soldi per la costruzione dei giganti di cemento dal cuore di uranio, e parliamo di diversi miliardi di euro ognuno, escono dalle tasche dei cittadini e si accumulano tutti nelle mani di pochi, selezionatissimi costruttori. Agli azionisti i profitti, alla gente la paura. I soldi per la costruzione di impianti che producano energia dal sole, dal vento, dalla geotermia e affini, invece, finiscono nelle tasche di centinaia di migliaia di cittadini che come per miracolo trovano un’occupazione e se li dividono. Se si rompe un inverter o la pala di una torre eolica, queste vengono sostituite senza seminare morte e distruzione, e il territorio continua ad avere energia disponibile anche in caso di black-out nazionale. Cos’è: il federalismo va bene solo quando c’è da tenersi ognuno i suoi soldi in tasca?
La scusa delle infiltrazioni mafiose non regge tanto quanto non avrebbe senso impedire al Parlamento di costituirsi perché poi al Senato ci vanno persone come Dell’Utri. Si facciano controlli e verifiche nel primo caso, si costringa alle dimmissioni per ragioni quantomeno di opportunità politica il secondo.

E mentre i governi di tutto il mondo si interrogano, quello italiano cosa fa?

IL GOVERNO UCCIDE LE RINNOVABILI

Il Decreto Romani, firmato da Napolitano a pochi mesi dal referendum


Ciao mr. Byoblu,mi chiamo Vincenzo Ferrero, conosco ormai da 2 anni questo sito, ahimè a seguito del tragico evento del terremoto dell’Aquila. Dopo averti seguito tanto ho deciso di scriverti per denunciare la completa assenza di notizie, sui media tradizionali, circa quello che sta accadendo in Italia nel settore delle fonti di energia rinnovabili.

Dopo essermi laureato in ingegneria, ho trovato fortunatamente lavoro a 20 km da casa, presso una società che si occupa di progettazione di impianti fotovoltaici e coordinamento di tanti collaboratori esterni: geometri,  geologi, agronomi e così via. Con il nostro contributo, abbiamo la volontà e il dovere di redigere progetti attuabili e completi sotto tutti i punti di vista.
Il Ministro dello sviluppo Romani, ora degno di essere chiamato Ministro del sottosviluppo, con il suo decreto ha provocato un danno economico immediato ed enorme alla filiera delle energie rinnovabili in Italia, ma soprattutto fa respirare un clima di pura incertezza alle banche che finanziano progetti di milioni di euro, e che ora non sentono si sentono più di erogare ulteriori finanziamenti a causa del cambiamento degli incentivi del conto energia. L’equazione è semplice: meno incentivi allora meno finanziamenti delle banche = MENO LAVORO.

Quello che sconvolge è che nessun giornalista ne ha parlato, eppure siamo un popolo di oltre 100.000 persone che lavorano tra fotovoltaico ed eolico. Quello che non è chiaro è il perché, quando è in crisi la FIAT, tutti si mobilitano, compresi i giornalisti esteri, mentre se con un decreto del governo si mettono in crisi 100.000 lavoratori che operano nelle energie alternative, che non immettono un grammo di CO2 in atmosfera, nessuno alza dito, Eppure è una cosa che dovrebbe interessare tutti indipendentemente dal colore politico. I miei 2 dubbi sono i seguenti:

  1. che tutte queste aziende, piccole, medie e grandi, compresi i privati che installano sul tetto i moduli fotovoltaici per auto prodursi la propria energia, hanno infastidito il sistema monopolistico dell’energia, oppure
  2. che il governo,”spinto” da qualcuno di potente, voglia promuovere il nucleare dove ci sono sicuramente più interessi e più soldi.

Faccio questi tristi pensieri perchè, se non sbaglio, è già da qualche tempo che la televisione sta passando a ripetizione pubblicità sul nucleare. Poi qualche giorno fa il Presidente della Repubblica firma il decreto sul taglio delle rinnovanili, così, in un batter d’occhio, e chissà perchè tra qualche mese si andrà al referendum sul nucleare. Non è strana tutta questa sequenza di eventi?

Secondo me con tale decreto si vuole far passare il messaggio: AVETE VISTO? IL FOTOVOLTAICO E L’EOLICO SONO STATE UN FLOP…ORA, ITALIANI, CON IL REFERENDUM AVRETE LA POSSIBILITA DI SCEGLIERE L’ENERGIA CHE COSTA MENO.

E’ stato detto di tutto, tra cui che nelle rinnovabili c’è solo mafia e speculazione. Io a Roma, lo scorso 10 marzo al teatro Quirino, all’incontro-manifestazione organizzato da SOS RINNOVABILI ho visto gente che ha voglia di lavorare in un settore che in questi anni non ha conosciuto crisi occupazionale, anzi ha prodotto occupazione. Io ne sono un esempio, e come me ci sono tantissimi altri giovani luareati, e non, che operano in un settore che è in continua crescita anche dal punto di vista della ricerca.

Mi rivolgo a te chedendoti un supporto per dare a questo argomento un po’ di visibilità
Grazie per l’attenzione.
Ing. Vincenzo Ferrero

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4 risposte a La fissione sicura? Non esiste.

  • 4
    DavidePc84

    Cos’altro aggiungere alle parole di Vincenzo.

  • 3
    Anas E.

    Beh! Finchè lo stato detiene ancora più del 30 % dell’ENI, un cambio serio della politica energetica in favore del RINNOVABILE; mi sembra una cosa improbabile.

    Pongo sempre la famosa domanda “senza risposta” : Perchè nessuna assicurazione nel mondo assicuri una centrale nucleare????

    p.s. Ricordiamoci le donazioni per Byonblu!!!

  • 2
    zapata

    Si no aguantan las camaras de contencion de Fukushima la radiacion será tal que Japón sencillamente dejará de existir, será una tierra letal para siempre… por favor, lee de nuevo lentamente… p a r a s i e m p r e … Y todo eso para tener un 28% más de electricidad, perdemos un pais entero con agonia y muerte, por poder derrochar electricidad en neones de puticlubs, focos de campos de futbol y aires acondicionados a 16 grados en verano. Da asco todo esto, repulsa y enorme tristeza por ver esta basura. Ojalá hubiera nascido cucaracha……………..

  • 1
    claudiorossi

    Al di la’ degli aspetti tecnici, dei rischi, dell’efficienza ecc.: chi se la sentirebbe di affidare ad una classe politica e dirigente come quella stra-corrotta del nostro paese una delega in bianco per costruire, gestire e mantenere una tecnologia rischiosa, costosa, militarizzata e segreta qual’e’ quella del nucleare? Quanti affari e imbrogli segreti, difetti costruttivi, corruzioni, bugie sarebbero gestiti da personaggi corrotti e senza scrupoli nell’impossibilita’ di qualsiasi controllo da parte della popolazione?

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