La tristezza definitiva dei grillini quando parlano

 Spiace sempre quando senti qualcuno (in questo post) che non dimostra di tenere in giusta considerazione centinaia di migliaia di suoi concittadini che, a loro modo, si impegnano a fondo, con autentica corrispondenza tra intenzioni e dichiarazioni, per cambiare questo paese. Specialmente quando  quella riga laconica e lapidaria, espressa in maniera sinteticamente snob, con quel gusto estetico tipico di chi si rivolge alla sua élite di riferimento, l’intellighenzia che usa il web per rimbalzarsi sorrisetti, occhiatine, ispirazioni, godendo del suono e dell’accostamento tra le parole in sé piuttosto che del loro portato comunicativo, viene poi motivata come segue:

« In realtà mi é capitato di ascoltare l’altra sera in mezzo al can can post votazioni l’intervista del candidato sindaco del M5S di Bologna e dell’altro grillino bolognese eletto alle precedenti elezioni (non i ricordo i nomi ora) e non sono riuscito a trattenere lo sconforto ;) »

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Non mi sono mai chiesto se tra gli eletti e gli elettori del Movimento Cinque Stelle (che tra l’altro in questo caso coincidono) si annidino o meno degli intellettuali. Né del resto mi chiedo se sia necessario, soprattutto quando penso a quelle sagome di leghisti intenti a bere ampolle ripiene di salubre acqua del Po’, ad elevare orazioni al dio Odino e a lucidare da vent’anni gli stessi fucili al grido di Padania libera e Roma ladrona. Né credo in fondo che la tipica casalinga di Voghera rappresenti per il PDL un campione davvero significativo del livello medio di istruzione del suo elettorato. Peggio ancora, ho smesso di pensare istintivamente a un Ministro della Repubblica italiana come a un colto, forbito, raffinato interlocutore educato nelle migliori università, latore di una comprensione profonda multidisciplinare e di un pensiero policromo e attento alle sfumature.

Però ho sentito anche io quella che probabilmente è stata la stessa intervista. Non ricordo quali congiuntivi siano stati usati, ma ricordo un’idea forte, potente, innovativa nel suo essere così lampante, ovvia e scontata. Alla domanda “voi a quale formazione politica rubate i voti?“, ho sentito rispondere più o meno così: “I voti non appartengono a nessun partito, ma sono nell’esclusiva disponibilità dei cittadini, che li usano legittimamente per tutelare se stessi.“.

Non so se sia un discorso triste. Forse lo è per chi della politica ama la perpetua masturbazione sofista alla ricerca della prevalenza di questa o quella sfumatura ideologica, nell’eterno rincorrersi di rimandi colti, di richiami all’autorità morale di illustri predecessori che servono solo a dare spessore alla propria dimensione di inesistente vacuità, mentre la polis, lungi dall’essere amministrata, viene abbandonata a se stessa e razziata da chi non ha tempo da perdere nei circoli di raffinata e inconcludente accademia politica, ove peraltro si annidano complicità rilevanti spesso anche sotto il profilo penale.

Mi sono chiesto come difendersi da una parte del paese disinteressato alla sostanza e più incline a difendere i forti nei confronti dei deboli che viceversa, nel nome dell’appartenenza a una casta di sedicenti intellettuali che prova un gusto maggiore nell’esercitarsi in una forma di inattività oziosa di matrice onanista piuttosto che nell’azione di penetrazione e di cambiamento dello status quo.

Come si fa, in parole povere, a difendersi dai pensieri cattivi o semplicemente raffinatamente stupidi della gente? A volte trattenere lo sconforto, per un cuore semplice, è un’impresa più difficile che non guadagnarsi una fiducia a doppia cifra in moltissime amministrazioni comunali.

Ieri sera ho visto un film: Sleepers. Quattro ragazzini finiscono in un riformatorio nel quale le guardie carcerarie, che dovrebbero rieducarli, li sottopongono alle sevizie e alle violenze sessuali più infime che si possano immaginare. Tra gli aguzzini, all’interno della struttura carceraria,  ce n’è uno particolarmente cattivo e potente: non sembra esserci limite alla sua perfidia e alla sua volontà di potenza, così come il suo ego smisurato sembra non conoscere confini. Quando però, un giorno, uno dei quattro ragazzini riceve una visita, gli atteggiamenti della guardia carceraria tradiscono per la prima volta la presenza di uno scomodo e inquietante fantasma: la paura. Mentre accompagna il giovane detenuto nella sala delle visite, l’agente di polizia penitenziaria lo minaccia nervosamente: “se parli, ti uccido”. Nella sala d’attesa, ad attendere il ragazzino la cui anima un tempo era affidata alla sua custodia, c’è un prete: Robert De Niro.

Mi sono chiesto: perché un demonio che rappresenta la legge, che non teme nulla se non se stesso, che ha l’appoggio incondizionato dei suoi colleghi e può falsificare qualsiasi rapporto, sostenere qualsiasi tesi, sicuro della complicità nientemeno che dello Stato di New York, dovrebbe impensierirsi della presenza nella sala visite di… un prete? La domanda non è banale: se in visita fosse venuta la madre della vittima, o uno zio, non sarebbe stata la stessa cosa.

Ho osservato attentamente De Niro, il suo sguardo fiero e sicuro di sé. Poi mi sono soffermato sull’abito nero che indossava, e sul colletto bianco. E ho compreso.

Non c’era un uomo, di fronte al ragazzino che poteva scoppiare in lacrime e vuotare il sacco in qualsiasi momento. Di fronte a lui c’era una intera comunità: centinaia, migliaia di persone che nel tempo avevano combattuto, insieme, e si erano guadagnate rispetto, considerazione e influenza a tutti i livelli del tessuto sociale. Quel ragazzino aveva di fronte nientedimeno che una intera Chiesa. Ed era tutta infilata e rappresentata dentro lì, in quel piccolo colletto bianco.

Ecco, ho pensato: l’unico modo di difendersi dalle aggressioni e dalla violenza, perlopiù insensata come ogni forma di prevaricazione, è continuare a crescere, incrociando mani e braccia in una rete di pensieri e di convinzioni forti, fino a diventare una comunità autorevole e interlocutoria, un soggetto sociale che trova nelle sue radici identitarie la legittimazione, il principio e la fine delle sue convinzioni e delle sue azioni.

Fino a quel giorno l’unica forma di riconoscimento possibile, cari “grillini tristi“, sarà la vostra stessa autostima, saranno la convinzione e la caparbietà con le quali gratificherete le vostre idee, sarà l’onestà intellettuale di chi fa della coerenza tra il pensiero e l’azione un punto imprescindibile della sua opera politica, sarà la consapevolezza di non avere accettato promiscuità, compromessi al ribasso, di non avere ceduto alle sirene delle canzonature o delle adulazioni radical chic, sarà quella tensione ideale che vi fa sentire squadra in un mondo di rottamatori e di responsabili all’asta, di valori negoziabili, di obiettivi individuali che sopravanzano in ogni dove il supremo obiettivo del bene comune. Dovrete prendervi per mano e abbracciarvi tra di voi, perché tutto intorno non vedo nulla di buono in arrivo.

Eppure, un giorno, quel vostro particolare, caratteristico, inimitabile colletto bianco incuterà rispetto, nonché quella particolare forma di reverenza che si deve a chi rappresenta una comunità influente, numerosa e rappresentativa.

Non c’è niente di triste in un gruppo di cittadini che vogliono cambiare l’Italia, se non la tristezza di chi è costretto a restare a guardarli, perché forse non ne ha il necessario talento. Oppure non si è ancora risoluto a rimboccarsi le maniche a sua volta.

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19 risposte a La tristezza definitiva dei grillini quando parlano

  • 5
    AlessandroC

    Mi hai fatto commuovere…. sei o sono un romantico.

    Dice il detto “Non è tutto oro quello che luccica”, ma io aggiungo li o qui in mezzo abbiamo delle perle e dobbiamo farle crescere…

    Quelle già spuntate stanno infondendo speranza in altre potenziali.

    Ora diamoli una mano con contenuti di cui dovranno essere portavoci,

    con valori che dovranno sempre più essere impregnati,

    e con il nostro controllo per correggere i tanti futuri errori…..

    Solo la partecipazione ci salva.

     

    Grazie

  • 4
    hyne

    Devo dire che il titolo è fuorviante, pensavo che il movimento 5 stelle avesse fatto chissà che cosa… invece era più un’auto-riflessione personale, quasi un discorso fatto davanti allo specchio.

    Interessante, ma sembrava in certi punti un discorso astratto e simbolico, quasi come un’esercizio di retorica (intesa nel suo vero significato:”l’arte del saper parlare”) fine a se stesso tipo: 

    Mi sono chiesto come difendersi da una parte del paese disinteressato alla sostanza e più incline a difendere i forti nei confronti dei deboli che viceversa, nel nome dell’appartenenza a una casta di sedicenti intellettuali che prova un gusto maggiore nell’esercitarsi in una forma di inattività oziosa di matrice onanista piuttosto che nell’azione di penetrazione e di cambiamento dello status quo”

    Ma come te venuto in mente l’onanistico. haha…

    KEEP IT SIMPLE.

  • 3

    Lungo, ma come spesso accade il migliore.

  • 2
    Micheal

    Tra chi è solo forma e niente sostanza, preferisco quelli scarsi nella forma ma ricchi nella sostanza

  • 1
    Marco Giustini

    Claudio,

    il tuo post è splendido e di anno in anno stai crescendo in profondità delle tue riflessioni. Mi ha veramente commosso. Abbiamo bisogno di sentirci comunità, specialmente gli eletti, per non sentirci soli di fronte agli avversari.

    Grazie

    Marco Giustini

    consigliere 5 stelle di Roma

    • 1.1

      ciao Marco, ma non ci sei in twitter? che cosa proponete per il reddito minimo garantito? io porto avanti quello condizionato che si ammortizza con i buoni lavoro. Vuoi vedere? linka vicino al mio profilo twitter @laura12ottobre

      ti stavo pensando a proposito dei container da far diventare monolocali. Con tutti i disoccupati che ci sono nei cantieri e persone da alloggiare ……

      fatti sentire e tanti auguri !

  • 0

    C’è un’evidente volontà nell’establishment di desautorare il Movimento 5 Stelle secondo la logica “cambiano i suonatori, ma la musica è sempre quella”. Si tenta in tutti i modi di far passare l’idea che il Movimento sia composto da persone troppo giovani, troppo arrabiate, troppo ignoranti, non lucide e in definitiva non in grado di fare “politica” ma solo di sbraitare contro tutto e tutti. E intanto la proposta di legge arrivata in Parlamento anni fa si impolvera sugli scaffali…. Siamo un paese vergognoso!

     

  • -1
    Sisu71

    “Non c’è niente di triste in un gruppo di cittadini che vogliono cambiare l’Italia, se non la tristezza di chi è costretto a restare a guardarli, perché forse non ne ha il necessario talento. Oppure non si è ancora risoluto a rimboccarsi le maniche a sua volta.”

    Complimenti Claudio, hai fotografato perfettamente e lucidamente la situazione

  • -2
    MaRaNtZ

    A pensarci bene, il “grillismo” o comunque lo vogliamo chiamare, è la risposta dell’italia a quell’onda di tensione morale, innovazione, reazione sociale, richiesta di democrazia, che in altri paesi (dittatoriali) è sfociata in rivolta, e in tanti paesi democratici, penso alla Spagna e alla Grecia, in protesta di piazza.

    Egitto, Tunisia, Libia, Spagna, Grecia, il mondo sta disfacendo vecchie logiche e abbracciando una rivoluzione democratica, veicolata dal libero scambio di informazioni su internet, che può produrre la nuova rivoluzione culturale del ventunesimo secolo.

    In Italia, i grillini sono gli unici che hanno raccolto questa sfida.

     

     

  • -3
    Harlock

    L’esempio è chiaro, anche se nella realtà non so se quel ragazzino sarebbe stato tanto sicuro davanti a un prete!!!

    Andando all’argomento, credo che l’immagine dei grillini come tristi o peggio non sia altro che il riflesso della propaganda generale che cerca di screditarli. Se uno si informa solo con TV e giornali, oppure sentendo altri parlare di loro, penso che inevitabilmente ha una tale visione dei grillini.

    Penso che ci vorrebbe davvero un pò di cultura su come valutare le cose.
    Se io voglio giudicare le idee di una persona, cercherò quello che la persona stessa dice o scrive, non mi baso su quanto riportato da altri. Altri che hanno spesso ovviamente interesse a non parlare in modo obiettivo, giornalisti compresi.

    Se io devo valutare se una persona è capace nell’amministrazione pubblica, cercherò quello che ha fatto in passato e la sua formazione, e non mi baso sulle frasi ad effetto e propagandistiche che tutti sono capaci a dire (e che solo alcuni hanno la possibilità di diffondere).

    Soprattutto non mi pare buona una mentalità di tipo calcistico in politica, ovvero sostenere la propria fazione sempre e comunque, contro gli altri, qualsiasi cosa succeda. Questo purtroppo è molto diffuso.

    Meno emozioni e più raziocinio. Con le emozioni siamo manipolabili. Teniamoci le emozioni per la vita privata e usiamo la testa per la politica.

     

  • -4
    enan70

    "la tristezza definitiva dei grillini quando parlano" sei depresso fatte curà!

    • -4.1

      Forse dovresti farti curare tu, visto che il titolo è esattamente un riferimento critico ad un altro post che in tali termini si è espresso, e l’articolo non ne è che la contestazione.

      Ma si fa troppa fatica a leggere e a cercare di capire prima di commentare, eh?

  • -5
    sofiaastori

    Graaazie, Claudio!! Parole come carezze!

    Pensavo di aver già vissuto e superato gli attacchi ma mi rendo conto che il bello arriva adesso…in rete non faccio che leggere accuse, insinuazioni, derisioni nei confronti di Grillo e del M5S ed, in effetti, mi sento impreparata.
    Ero convinta che tanta foga spettasse ad altri personaggi e ad altre formazioni politiche…pazienza!

    Capiranno più tardi.

  • -6

    Claudio,

    posto che ognuno ha l’universo di riferimento che si merita (vedo che tu hai ben chiaro il mio, ti ringrazio) se l’intervista che hai visto e’ la stessa a cui mi riferisco nel commento che citi (non lo so) avrai visto – ma era solo un esempio fra i tanti di una arrembante faciloneria prestata all’impegno politico – un giovane entusiasta candidato sindaco a Bologna  spiegare che lui aveva speso 4000 euro per la campagna elettorale mentre tutti gli altri candidati l’avevano fatta con i soldi rubati ai cittadini. Questo piu’ o meno il livello del discorso. Ora io se il livello e’ questo mi intristisco. Non so se e’ snob – non mi parrebbe –  ma mi intristisco.

     

    saluti

  • -7

    Bravo!!! Non c’è niente di triste, se non l’atteggiamento tronfio, rinunciatario e "nasoturato" di chi si ostini a non cambiare!

  • -8
    davidene

    E’ davvero triste sentire i grillini parlare… se non altro perché ti sbattono in faccia la realtà nuda e cruda… una tristezza immane… non raccontano barzellette sulla bindi e il bunga bunga… non dicono di avercelo duro come Bossi (bellissimo poi il “populismo” usato come termine jolly… la gente non sa cosa voglia dire, loro forse nemmeno a sentire i loro discorsi… da bue non si può dare del cornuto all’asino)… pensate che addirittura ai comizi, i grillini parlano di acqua pubblica e nucleare, al posto di sbeffeggiare l’avversario politico di turno… davvero imperdonabile per un popolo di gossippari come quello italiano…

  • -9
    SilviaR

    Adoro quel film, soprattutto per quello che DeNiro decide di fare alla fine (scena che anche a me evoca la metafora delle “mani pulite in tasca”).

    La buona notizia è che la foresta che cresce E’ GIA’ interconnessa, per sua stessa natura, dunque chi attacca uno, attacca tutti quanti.

    E poichè la rete non dimentica, tutti questi bei post e i relativi intellettuali spargi-sale (non spargim**da perchè dal letame nascono i fior) saranno tenuti PER SEMPRE nella considerazione che meritano.

    Almeno fino a quando anche loro – tanto bravi a ricordare al mondo “che una volta lui su quello la pensava in un altro modo…” – sperimenteranno quell’importante momento di crescita che è l’ammettere in pubblico di aver sbagliato e di aver imparato qualcosa di nuovo. 

    Sempre se saranno ancora abbastanza giovani (dentro) da riuscirci senza essere sopraffatti dallo sforzo, che a mettersi per la prima volta davanti a uno specchio da vecchi, è molto più dura che da giovani.

     

  • -10
    Nibbio65

    Ciao Claudio.

    Ottimo post ed ottimo spunto di riflessione.

    Qualcuno (mi sembra Don Milani, ma non ne sono sicuro) diceva: “A che serve avere le mani pulite, se poi le teniamo in tasca?”

    L’importante è cooperare al cambiamento, ognuno di noi con le proprie capacità, piccole o grandi che possano essere.

    Ancora più importante è cominciare; soprattutto, quanto accaduto il 15 ed il 16 maggio deve avere un seguito ancora più ampio. Adesso bisogna andare avanti.

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