La rivoluzione eterna
« Forse qualche lettore avrà tirato un sospiro di sollievo alla notizia della chiusura della campagna elettorale. Da tempo non se ne vedeva una così brutta e confusa, con prevalenza di insulti più che di idee. »[Maurizio Belpietro - Libero - 28.05.2011]
Sì, avete capito bene. Sono parole pronunciate da Maurizio Belpietro, l’ideatore, insieme a Vittorio Feltri, del Metodo Pisapia.

Questo è il vero cancro della società dell’informazione italiana, altro che le procure: la disonestà intellettuale. Tutti dicono tutto e il suo contrario, senza vergogna. Non si capisce più chi pensa cosa e perché. Peggio ancora: nessuno se ne sbalordisce né osa tantomeno chiederne conto, neppure a fronte di una contraddizione evidente, palese e documentabile. L’italiano si è abituato a tutto, ha sviluppato una certa immunità alle menzogne e crede che avere una bella faccia tosta in fondo sia una condizione necessaria per avere successo. L’ipotesi che possa esservi una terza via, quella della dignità e dell’onestà intellettuale, è un sospetto che non sfiora più nessuno.

Duemila anni fa, un signore che porgeva l’altra guancia cambiò il modo di vedere le cose. Allora come oggi, poliziotti con l’armatura, lo scudo e la lancia al posto del manganello prevaricavano i cittadini onesti e difendevano i signori del Bunga Bunga, che allora era elevato a pratica istituzionale, a diritto di censo, a consuetudine largamente diffusa e accettata a tutte le latitudini.
La sua rivoluzione non fu violenta, ma culturale. Mostrò un modo diverso di intendere le leggi, a favore dell’uomo e non del sistema. Rivelò la natura umana e limitata dei governanti, ponendovi al di sopra un Dio superiore al cospetto del quale non potevano che essere servitori, o dipendenti. Si fece interprete di un movimento di protesta che fu accusato di antipolitica, poiché in quel tempo la religione e la politica erano una cosa sola. Rifiutava il denaro come fonte di corruzione della carne e dello spirito. Mise ognuno sullo stesso piano, in un sistema egualitario dove ciascuno era simbolicamente un fratello, dove ognuno cioè contava quanto gli altri, valeva uno.
Fu accusato di essere un terrorista, in quegli stessi luoghi che molti anni dopo avrebbero conosciuto ben altro genere di terrorismo. Fu condannato con false accuse e dopo aver subito un processo demagogico in cui veniva paragonato e contrapposto ad un ladro. Poi fu ucciso. Il suo nome venne sfruttato per costruire un sistema di potere che ereditò tutto ciò che lui aveva ferocemente combattuto. Eppure, nonostante di lui – del suo corpo fisico -nessuno avrebbe saputo più nulla, delle sue idee si sarebbe parlato a lungo. Perché erano buone idee.
Quante volte ancora dovranno ripresentarsi, nel corso della Storia, come un’eterna maledizione o un eterno infaticabile invito, quelle stesse idee? E quante volte ancora dovremo tradirle e consegnare i loro sostenitori ad un processo mediatico iniquo e demagogico, prima di costruire una società illuminata finalmente basata sui loro immortali, universali principi?
11 risposte a La rivoluzione eterna
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Ti chiedi: “Quante volte ancora dovranno ripresentarsi, nel corso della Storia, come un’eterna maledizione o un eterno infaticabile invito, quelle stesse idee? E quante volte ancora dovremo tradirle e consegnare i loro sostenitori ad un processo mediatico iniquo e demagogico, prima di costruire una società illuminata finalmente basata sui loro immortali, universali principi?”.
Provo a risponderti: proclamare immortali e universali principi non serve e non basta se l’organizzazione economica e sociale adottata ripudia nei fatti questi principi, pur declamandoli ipocritamente a gran voce. A dimostrazione che qualsivoglia ottimo principio, se mantenuto astratto (cioè separato, avulso dal contesto nel quale è declamato) può essere riempito a piacimento (e convenienza) di qualsivoglia significato. Più che appellarci ai principi, occorre prendere coscienza che questo modello di organizzazione economica e sociale (e, solo di conseguenza, la sua espressione politica, culturale ed etica) non funziona: fondare una società sulla corsa al profitto (e dunque al denaro e al potere) non può avere nulla a che fare col benessere sociale e con quella onestà, moralità, giustizia, ecc. ecc. che tutti invochiamo. Occorre sostituire questo modello: altrimenti nessuna rivoluzione “culturale” sarà possibile. E’ questo – a mio modesto avviso – che ha dimostrato la storia quelle tante (troppe) volte in cui si è provato ad anteporre una possibile rivoluzione culturale alla necessaria rivoluzione sociale e politica.
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Se mai reggesse un paragone fra Grillo e Gesù (culturalmente parlando), speriamo almeno che non facciano la stessa fine.
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Io rappresento la vostra attenzione i film:
La strategia di lunga durata di superamento dell’islam coranico dagli padroni del progetto Bibbia
Sei principi della manipolazione globale
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Sì, Gesù è esistito, storicamente: era tutt’altro personaggio e non è il caso di parlarne qui. Ti ho linkato un bel libro che ti consiglio.
Ebbene sì. Odio le argomentazioni religiose soprattutto quando vengono usate per supportare argomenti che mi trovano d’accordo. Forse odio non è un verbo felice: potrei usare aborrire, rifiutare, respingere, etc. ma credo di aver aggiunto frasi al mio commento che dovrebbero far capire che non intendo attaccare né offendere nessuno nel proprio diritto di credente, ma in un ragionamento spero mi si consenta di manifestare disappunto per paragoni che ritengo poco calzanti.
E tanto per riprendere il commento di Thebigbug, il mio appunto esula dalle argomentazioni del post proprio perché sono completamente d’accordo, come sempre, con Claudio, e l’unica cosa che mi sono permesso di dire riguarda una cosa secondaria, ma su cui posso comunque commentare no?
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Caro Art, Guarda che qui essere credenti o meno non ha rilevanza, perché nell’articolo mi riferisco a quei tratti generici della figura “umana” del signore di duemila anni fa che si possono mettere a fattore comune, al netto delle convinzioni religiose. Mi riferisco cioé al messaggio, reale o presunto, che in ogni caso ha preso forza e vigore cosà come évstato tramandato, a testimonianza della sua evidente potenza. Per questo il tuo primo commento é stato, secondo me, scritto piú di pancia, sotto l’impulso di un argomento al quale sei evidentemente molto sensibile, piuttosto che riferirsi a qualcosa che credo di non avere mai scritto.In ogni caso l’argomento che sollevi é molto interessante e meriterebbe non un post, ma un intero blog a parte ;)
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Perdonami, so che non è lo spazio giusto per aprire una disputa teologica. Ti seguo sempre con passione, ma quanto odio quando citi il falso storico di Gesù Cristo per dare forza alle tue considerazioni. In tal modo pèrdono di efficacia, a meno che tu non stia parlando ad una platea di democristiani. Che contrastano aborto ed eutanasia dicendo di ubbidire a Dio.
Chiaramente il tuo ragionamento è ben più articolato di quello di un Ruini qualsiasi, ma da te mi aspetto sostegni argomentativi di ben altra natura. Spero che i credenti non si offendano: non è la mia una critica alla religione. A presto.
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mmm … in effetti la disputa teologica non c’entra un bel nulla con il succo della riflessione di Claudio.
Probabilmente, le tue conoscenze, immagino piuttosto approfondite dal punto di vista teologico, hanno prevalso nella lettura del testo.
Che il Cristo di cui parla Claudio, quello che probabilmente è nella testa della maggioranza dei lettori (perchè così è stato inculcato), possa rappresentare la terza via (improntata alla dignità ed all’onestà intellettuale) è del tutto sensato. Affiancare poi certi divulgatori mediatici d’oggi (vedi Belpietro, Feltri, …) ad una parte intellettualmente disonesta che al tempo di Gesù lo scherniva per interesse personale, mi sembra non ci sia nulla di errato.
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“Perdonami, so che non è lo spazio giusto per aprire una disputa teologica. Ti seguo sempre con passione, ma quanto odio quando citi il falso storico di Gesù Cristo per dare forza alle tue considerazioni.“.
Scusa di quale “Falso storico” stai parlando? Claudio ha parlato di un Gesù (Buon cristiano) che di fronte alla turpitudine morale, alla decadenza etica dei politici e dei governanti, ha detto di NO, ha rifiutato e si è ribellato a quel sistema corrotto e marcio, NON con la violenza ma con “la buona parola” la coerenza e sopratutto con “i fatti“.
Claudio voleva solo dire “Comportatevi da buon cristiani! “
Art ha scritto :
“…. ma da te mi aspetto sostegni argomentativi di ben altra natura. Spero che i credenti non si offendano: non è la mia una critica alla religione. A presto”.
Altrimenti a cosa serve la religione? Se non si specchia positivamente su tutte le tue azioni della vita quotidiana!
e questo telo dice un Musulmano!
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se Gesù avesse saputo di quante stupidaggini e pazzie sarebbero state commesse nel Suo nome, di come le sue parole sarebbero state fraintese fino a mettergli in bocca il contrario dei suoi pensieri, bè… non so se avrebbe mai nemmeno iniziato a predicare. E parlo da ex cristiana che si sta spingendo all’agnosticismo.
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