VENTOTENE: la farsa di Uno Mattina

Sara Panuccio Ventotene

 

 Il 20 aprile 2010, a Ventotene, perdevano la vita due ragazze, travolte dalla frana del costone di Cala Rossano. Il papà di una delle due, Sara Panuccio, scrisse una lunga lettera al blog il 5 maggio successivo: Ventotene, parla Bruno, il papà di Sara. Qui, in rete, Bruno ebbe tutto lo spazio a disposizione per descrivere ciò che gli stava a cuore riguardo agli aspetti della vicenda che dovevano essere chiariti.

 Se ci fosse bisogno di dimostrare come, una volta di più, la televisione non sia la casa dei cittadini ma sia costruita a misura di business, non certo a misura d'uomo, ecco una nuova lettera di Bruno, scritta di oggi, di getto, subito dopo la sua partecipazione ad Uno Mattina.

 Noi qui, in rete, facciamo così: lasciamo parlare i nostri ospiti, perché in rete c'è spazio per tutti. E soprattutto, non concordiamo niente...



VENTOTENE: LA FARSA DI UNO MATTINA

di Bruno Panuccio, papà di Sara
 Poche ore fa sono stato ospite di UNO MATTINA, su RAI 1. Non ho ancora rivisto il servizio riguardante la mia partecipazione ma indipendentemente da come sia andato, da quale messaggio io sia riuscito a trasmettere, sono di animo NERO per quanto avvenuto all'interno degli studi televisivi. Non parlerò qui né di Ventotene né delle risposte del sindaco Giuseppe Assenso, ma del comportamento che la trasmissione ha tenuto nei miei confronti.

 Io sono stato contattato due giorni fa da Ezio Tamilia, redattore di Uno Mattina, per invitarmi a fronte della richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo di quattro persone per la morte di Sara e Francesca. Ho deciso di accettare, con l'unica richiesta che mi fosse fatta una sola domanda sull'aspetto emotivo (so bene che qualcosa bisogna pur concedere), a patto che il resto del mio intervento fosse dedicato alle cause e alle responsabilità circa l'accaduto.

 Giunto di buon mattino presso gli studi di Saxa Rubra sono stato accolto cordialmente dal sig. Tamilia il quale, senza alcuna mia richiesta, mi ha elencato la scaletta delle domande che sarebbero state rivolte sia a me sia al sindaco di Ventotene, come anche al giornalista del quotidiano Terra. Ho chiesto e concordato i tempi di risposta, così da programmare spazi, modi ed affermazioni da rilasciare. Devo far presente che l'invito in trasmissione del sindaco Assenso è avvenuto su mia richiesta, perchè ritenevo corretto il suo diritto di replica alle mie affermazioni e per far sì che non si ascoltasse solo la voce del padre di una ragazza morta. Un civile confronto di opinioni delle quali ognuno sarebbe stato l'unico responsabile. Questo è stato il mio errore.

 Presumendo le risposte alle domande a lui rivolte, avevo programmato l'elencazione di dati e di opportune riflessioni dopo che lui avesse replicato. Questo diritto mi è stato assicurato dal signor Tamilia così come dalla mia intervistatrice, con la quale ho scambiato poche battute prima di andare in onda. In virtù di questa rassicurazione non ho, durante il mio intervento, espresso i concetti cui tenevo né elencato i dati a corredo, sicuro di poterlo fare in un secondo momento. Dopo le domande a me rivolte la parola è passata al sindaco, che ha espresso la sua opinione. Senonché, nel frattempo, mentre il sindaco parlava io e l'intervistatrice siamo stati invitati da un funzionario ad alzarci, in quanto ostacolavamo il passaggio di cavi e telecamere pronte a riprendere l'intervento del giornalista di Terra, che era situato in un altro punto dello studio. Contrariamente a quanto concordato sono state tolte le sedie, tanto che sia io che lei siamo rimasti molto sorpresi. Da quel momento non mi si è più visto, neanche per i dovuti saluti, coma da educazione impartitami dai miei genitori.

  A quel punto ho protestato civilmente, ricordando che io non avevo finito e che così facendo non mi sarebbe stato concesso di esprimere quanto concordato. Il signor Tamilia e l'intervistatrice non sapevano più che pesci pigliare e all'interno dello studio è scoppiato il caos, con loro che si prodigavano invano per farmi rientrare in trasmissione ed io che ad alta voce ma civilmente denunciavo la scorrettezza di tale comportamento. Dall'altra parte dello studio, il giornalista di Terra doveva andare in onda a secondi e mi guardava allibito. Ero quasi sul punto di slacciarmi il microfono, gettarlo a terra e uscire dagli studi. Sinceramente, il nervoso non mi ha permesso di ascoltare la fine dell' intervento del sindaco.

 So che è stato nel frattempo posto un cartellone in direzione del giornalista/conduttore Greco per chiedergli se io potessi replicare ma lui ha opposto il suo diniego con un cenno della testa, non so se per decisione sua o della regia. A quel punto, e lo ringrazio, è stato il giornalista di Terra a metterci una pezza, per quanto possibile, contrattaccando e cercando di parlare in mia vece, rinunciando in parte a ciò che inizialmente era intenzionato ad esprimere. Insomma: UNA FARSA !!!!

 Dopo sono arrivate le scuse. Si sono nascosti dietro un banale fraintendimento, con il signor Tamilia apparentemente infuriato con i suoi stessi colleghi. Cercavano invano di consolarmi dicendo che il mio messaggio era stato forte e chiaro e che tutti sposavano in pieno ed erano solidali con il mio pensiero riguardo alla tragedia. A saperlo prima non ci sarei andato, o perlomeno non avrei chiesto che potesse partecipare qualcuno dell'amministrazione di Ventotene, così da aver più spazio possibile per esporre le mie ragioni. Ho constatato un pressapochismo madornale, un cambiare le cose in corsa che a ripensarci ha del ridicolo: ci fosse stata una telecamera! Altro che BLOG !!!

 Scrivo queste righe anche in mia stessa difesa, perchè non si creda che io mi sia rincoglionito all' improvviso e non sia più capace di esprimere opinioni e spiegare fatti supportati da dati circostanziati. Questo diritto, sulle questioni più importanti, oggi mi è stato negato.


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