Il progresso della pisellità

Quando vogliamo sminuire una serie di fatti, mettendoli in discussione, li etichettiamo come favole. Ma favole sono anche i sogni irrealizzabili e perfino certi matrimoni regali, che di favoloso a ben guardare non hanno niente, se non il conto in banca degli sposi.

Le favole però, quelle vere, sono molto più reali di quanto non si creda, soprattutto negli effetti che producono. Sono gli insegnamenti, i buoni consigli che diamo ai nostri bambini prima di metterli a letto, quando hanno a disposizione una notte intera per rielaborare concetti che si fisseranno per lungo tempo nelle loro coscienze come preziose regole di vita.

 

 

Quando ero piccino, mamma mi leggeva le favole tratte dall’Enciclopedia dei Quindici (ricordo ancora quanta paura mi faceva la storia dei tre capretti che dovevano attraversare un ponte sotto al quale si nascondeva un affamato gigante). In alternativa, mettevo nel mangiadischi un 45 giri della collana Fiabe Sonore. A metà del racconto dovevi cambiare lato.

Oggi io e mio figlio guardiamo video-favole con l’iPad, a letto, attraverso il collegamento wireless domestico. Ogni tanto metto in pausa e gli spiego meglio il senso di quello che ascoltiamo. Che poi, i tempi cambiano ma le favole sono sempre le stesse, a dimostrazione del fatto che sono eterne, come i pilastri educativi che edificano.

Ieri sera abbiamo ascoltato “Cinque in un Baccello“. La storia di cinque pisellini che nascono e crescono nel loro baccello, finché il contadino non li rimuove dalla pianta, in autunno, e finiscono uno per uno nella cerbottana di un bambino che li spara via, lontano, in direzioni diverse.

Dei quattro pisellini estroversi, che avevano chiacchierato simpaticamente per tutta la “gestazione” del baccello, nessuno fa una fine gloriosa, neppure quello che desiderava essere sparato sul sole per scoprire se per caso non fosse altro che un pisello gigante, per poi tornare e scriverne un trattato. Potremmo definirlo a tutti gli effetti uno scienziato con un sogno: quello di esplorare e realizzare una scoperta importante, allo scopo di diffonderla e contribuire al progresso della pisellità (l’umanità pisellesca).

L’unico pisello a cui va bene è il quinto, quello che era stato silenzioso, senza partecipare, senza esprimere opinioni, senza coltivare sogni per tutti i lunghi mesi in cui il baccello era giunto a maturazione. La voce narrante spiega esplicitamente, in chiusura, che i 4 piselli “non finirono bene perché erano egoisti e vanesi, sempre a parlare di cure dimagranti, di problemi scientifici astrusi, si credevano molto importanti e avevano perso il senso delle proporzioni: in fondo un pisello è sempre un pisello, non vi pare? Invece pisellino, che parlava poco, fu premiato per la costanza e l’impegno che aveva messo nel crescere”.

Vi confesso che mi sono sentito un po’ a disagio. Cosa stavo insegnando, davvero, a mio figlio? A non occuparsi di nulla, a non parlare di niente, a non formarsi un’opinione sua, a non perseguire i suoi ideali, a stare zitto e in disparte, occupandosi solamente di crescere (sai che sforzo, basta mangiare e dormire), perché in fondo.. un pisello è sempre un pisello?

Certo, il vero insegnamento che Hans Christian Andersen ha voluto infondere in questa fiaba è l’umiltà, ma il messaggio che trasferisce nella testa di un bambino è più complesso e potenzialmente pericoloso. Io non vorrei mai che mio figlio si occupasse di crescere e basta, né che si convincesse che in fondo è solamente un pisello e dunque deve essere consapevole dei suoi limiti ed accontentarsi senza fare troppe domande: questo è il valore supremo che uno Stato e una religione (vedi Torre di Babele) sognano di trasferire ai propri cittadini-sudditi, ma è davvero quello che un uomo dovrebbe interiorizzare?

Se un giorno mio figlio mi dirà di voler andare in cerca del sole, io proverò a spiegargli i rischi che corre. Poi, fiero di lui, lo aiuterò a fare le valigie. Con buona pace di Andersen.

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23 risposte a Il progresso della pisellità

  • 18

    Cara signora,
    vorrei dissentire e spiegare il grosso malinteso. Premessa: ci sono due tipi principali di storie fantastiche: fiabe e favole. Le fiabe vogliono essere delle belle storie, spesso e volentieri danno un insegnamento, ma non è quello il loro scopo. La famosa morale è tipica delle favole, ad esempio quelle di Esopo. Spesso sono più adatte agli adulti che ai bambini, e talvolta non sono affatto divertenti: vedere il lupo e l’agnello.
    Insomma, la storia voleva essere quello che oggi è un film. Se guardo un film con Rambo, pretendo di trovarci la morale? E quale sarebbe??? A quei tempi la TV non c’era, e si passava molto tempo davanti al fuoco a… parlare (!!).
    Torniamo ad Andersen. Questa storia non vuole insegnare l’umiltà, e il pisello che vuole raggiungere il sole non rappresenta affatto gli scienziati! E’ una storia probabilmente autobiografica in cui Andersen, che ebbe un’esistenza non tra le più felici, anche per il suo carattere troppo sensibile, si racconta. Racconta un poco del suo sentirsi da parte, come il pisellino silenzioso. Si può allineare questa storia con quella del brutto anatroccolo. Le storie di Andersen sono belle, ma non bisogna pretendere di trovarci ciò che si vuole. Il pisello che voleva raggiungere il sole, al più potrebbe rappresentare quegli sbruffoni che poi non combinano niente nella vita, e forse Andersen pensava ad un qualche ragazzo che nella sua infanzia era lo sbruffone della scuola e poi non ha combinato niente, mentre lui silenzioso in classe, diventò uno scrittore di fiabe; chissà.

    A molti che hanno commentato: per favore, non toccatemi Andersen, e prima di giudicarlo leggetevi la sua biografia più una decina di favole, che magari conoscete già.

    Secondo me questo post non ha alcun senso, o meglio, l’esempio dato non è azzeccato.
    Ed i bambini non sono tanto stupidi per pensare che sia un inno al silenzio e la passività.

  • 17
    Pippo

    Aigor ha scritto :
    Consiglio un autore straordinario, per narrazione e contenuti: Gianni Rodari.Da non perdere Cipollino, la Freccia Azzurra… (resistete e non guardate il film prima di aver letto il racconto) e tutti gli altri piccoli-grandissimi racconti che ha scritto.Aigor

    • 17.1
      Orpola

      Per recuperare: “La strada che non andava in nessun posto” di quell’immenso genio che è stato Gianni Rodari.

      Tutto un altro genere di formazione. Favole rispettose di tutti. Mai sessiste, mai razziste. Avanti anni luce…

      Tempo fa ho trovato in un cesto del supermercato, abbandonato tra gli avanzi degli scaffali e le presine di gomma del “tutto a un euro”, la ristampa di Favole al Telefono. E’ stato commovente rileggerle oggi, dopo tanti anni e scoprire che me le ricordavo ancora tutte… da piccola le sapevo a memoria. Sigh! ;)

  • 16
    AnnaliFe

    Com’è bello, com’è bello, stare in cinque in un baccello…

    Epperò io ricordo di quando ascoltavo io quella fiaba, e quando l’hanno risentita i miei figli, e nessuno l’ha mai presa per un verso, per così dire, “sbagliato” (come un inno all’umiltà e allo starsene zitti). Anche perché io ricordo che i primi quattro piselli non erano un mostro di simpatia e a tutti (noi, figli compresi) stava bene quello che capitava loro. Parevano davvero sciocchi e vanesi. Da ultimo, credo che l’idea più forte qui (come in tutte le fiabe dove c’è il terzo fratello, la sorella più piccola, o, appunto, il quinto pisello) riguardi il fatto che il più piccolo, alla fine, ha una possibilità di riscatto (noi eravamo in cinque fratelli, i miei figli sono tre, e, insomma, ci vuole una fiaba che spieghi: sei l’ultimo, ma non sarai l’ultimo).

  • 15
    genko60

    Lungi dal voler interferire nella fantasia dei già tartassati infanti, ma alle favole sono subemtrati i giochini da computer, e questo creerà future interpretazioni sull’educazione delle masse infantili. Ma se la favola dei 5 piselli vuole esaltare quel singolo che in maniera tacita cerca di afferrare le dinamiche consone a captare le destrezze della vita ( perchè nei ragazzini c’è già una discreta dose di  cinicità e dipende dai genitori attenuarla), allora va bene anche la metafora dei tre porcellini con Berlusconi nella veste del Lupo intontito di Viagra ,per la somma gioia della “PFAIZER” la casa farmaceutica che la produce.

  • 14
    valeria

    Nube Ardente ha scritto :
    Trovo interessante come una fiaba, scritta nell’epoca oscura della repressione sociale massiccia, in cui le favole erano usate per tenere buone le persone con finali agghiaccianti, abbia avuto un colpo di luce benefica.  Sono soddisfatta, seriamente, che vi sia qualcuno che ancora si disturba ad andare a cercare il pelo nell’uovo, l’altra faccia della medaglia in ogni cosa, favole incluse.  Soddisfatta, ripeto non sono ironica, perchè è segno che c’è ancora qualche cervello funzionante in questo paese che non si limita ad accettare il pastone che viene imposto da terzi.  Con buona pace di Andersen e degli scrittori che all’epoca scrivevano fiabe minacciose al solo scopo di trasformarci in piselli senza identità.

    quoto ogni parola, sono d’accordo con Nube Ardente e Claudio: anche i miei figli hanno usufruito dei Quindici e delle Favole Sonore, ora ho dei nipoti che preferiscono le mie favole inventate, le quali non prevedono pisellini pacifici e sonnacchiosi ma pisellini quasi ribelli e un po’ contestatori (non per definizione)

     

  • 13
    mcbett

    sono cresciuta con le storie di Andersen che mi sono cercata da sola e credo invece che questa storia sia la versione delle fiabe sonore su cui anche sono cresciuta in compagnia dei miei fratelli. non ho mai pensato a cinque in un baccello in quel senso, ma quando mia sorella si ammaló un’altra mia sorella disse che aveva pensato a questa favola riguardo all’importanza delle piante e della vicinanza con la natura per la guarigione. probabilme te oggi diamo delle letture totalmente diverse alle fiabe e molte delel storie di Andersen sono – anche ironicamente o sarcasticamente – intrise di questo inno all’umilta a cui egi stesso non credeva molto, a suo favore, e per un pubblico adulto consigli di leggere i racconti della luna e specialmente l’undicesima sera. ma sono cresciuta con tutte le iabe, anche rodarie  i manga – da adulta ormai – ognuna trasmettente valori diversi e piú o meno costruttivi/distruttivi. L’importante é leggere molto e cose di tutti i tipi e sara la stessa persona a diventare flessibile e intelligente abbstanza da saper sciegliere i modelli che piú si addicono alla ropria personalita. Ci sono tempi storici da rispettare e traduzioni e riduzioni dei test di cui Andersen soffre grandememte, vedi le riduzini deformanti di Walt Dysney… Se un genitore avesse un dubbio sul senso di una storia potrebbe abche discuterne col figlio, no, per sviluppare la propria coscienza critica. probabilmente ci sara da imparare qa;cosa anche lí… a buone fiabe a tutti, che sono il nutrimento fondamentale della crescita.

  • 12
    ermazzi

    Sono pienamente d’accordo… in effetti l’umiltà non va confusa con la propositività e la forza delle proprie idee e delle proprie passioni. Chiunque sofocasse queste connotazioni personali farebbe un delitto tremendo. La religione in cui credo io è assolutamente quella di frontiera che ti spinge ad essere umile come Francesco che incurante del “resto” abbandona tutto per testimoniare una vita nuova, un coraggio che ti porta ad assistere i più deboli ed i malati a non temere per la tua vita, a rivalutare te stesso con gli occhi del tuo prossimo (che molto spesso è anche un tuo acerrimo nemico) perchè ciascuno di noi ogni giorno attraverso le  proprie scelte si riconosce e costruisce  il presente ed il futuro dell’umanità. In fondo non è ciò che fai che ti rende grande ma il come ed il perchè lo fai

  • 11

    A mio modesto avviso, questa deliziosa favola di Andersen è un Inno alla UMILTÀ.

    Donde deriva questa virtù? Deriva dalla Sorgente Eterna Creatrice. Infatti, DIO, con infinita umiltà, si è umanizzato in Cristo, sottoponendosi a ignominiosa “Morte di croce”, affinché la Sua Creatura più bella del Creato potesse elevarsi alla Sua altissima dignità. 

  • 10
    claudiorossi

    Io credo che un messaggio importante nella favola ci sia: non l’umilta’ in senso di rinuncia o pigrizia, ma consapevolezza dei limiti umani. Oggi vediamo quante persone si reputano importantissime senza rendersi conto che nel giro di qualche decennio saranno sparite e la loro prosopopea finira’ nella polvere anch’essa. Guardare kantianamente il cielo ci insegna la modestia, oggi “rarissima avis”.

    • 10.1

      A dire il vero, con la frase “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me” Kant non indicava la modestia umana, ma il senso della responsabilità che ognuno di noi deve porre in se stesso, senza porlo al di fuori di sè, in un Dio che tutto vede e tutto controlla.

      Nella fiaba dei piselli, il messaggio più chiaro che arriva è quella della pecora e del pastore, non dell’umiltà ma dell’omologazione: non è che pisellino si pone criticamente con sè stesso e capisce i suoi limiti, neanche si mette in gioco! Mi sembra più affine alla scadente monotona morale vincente/perdente.

      Concordo con chi, qui sopra, ha indicato i Manga e gli Anime Giapponesi: la fibra morale di un Devil Man è tuttora insuperata, oltre che copiata a mani basse dai recenti film e cartoons di massa dei supereori americani…

  • 9
    romeus

    Dovrò leggerla questa fiaba, anche se è evidente l’intento di smorzare l’entusiasmo a chiunque.. Figuriamoci ad un bambino..!

    Io, ricordo che da piccolo, era consuetudine dire cosa si sarebbe fatto da grandi: Scienziato, pilota, dottore etc etc.. Fare il calciatore, non era ancora il desiderio più ricorrente. ( Oggi forse lo è, insieme alla soubrette in tv.. ).

    Non so se oggi accada la stessa cosa, però di sicuro non c’è cosa migliore, durante l’infanzia, che quella di fantasticare e soprattutto sognare. Io ho continuato a farlo fino alle superiori, poi in effetti ho avuto un tracollo emotivo pazzesco. Come se tutta la mia creatività e la voglia di realizzare i miei sogni, si è scontrata malamente contro la burocrazia e la società “piramidale”.

    Qui do un pò di colpe ai miei genitori ed anche ai professori.. La rassegnazione purtroppo, è uno stato d’essere, che si trasmette come un virus! Non li biasimo, perchè è una lotta ad armi ìmpari, però credo sia giusto anche mettere nel piatto, chiamato vita, quel barlume di speranza, che nonostante le mazzate sùbite, fa sempre una gran fatica a dissolversi..

    Questo post comunque, merita approfondimento.

     

  • 8
    Aigor

    Consiglio un autore straordinario, per narrazione e contenuti: Gianni Rodari.

    Da non perdere Cipollino, la Freccia Azzurra… (resistete e non guardate il film prima di aver letto il racconto) e tutti gli altri piccoli-grandissimi racconti che ha scritto.

    Aigor

  • 7
    RIHOIR.it

    Certo la lettura conservatrice non appare molto edificante.

    Ma forse anche questa favola ha i suoi pregi.

    Uno potrebbe essere quello di aiutarci a non sentirci schiacciati da responsabilità e aspettative eccessive che altri (i genitori, la società, gli amici, la famiglia) ripongono in noi.

    Riuscire in qualcosa, specialmente se difficile, è bello ma non è obbligatorio. Potrebbe, anzi, a volte risultare controproducente – ed è quello che spesso avviene nella società contemporanea, dove la competizione si è fatta dura e violenta e dato che pochi soltanto riescono a vincere, ci frustra e ci allontana da una vita autentica e dotata di un senso e di una gioia profondi.

    E allora che cosa è il trionfo, quale è il suo prezzo, quale è la possibilità di raggiungerlo, quanto ci aiuta (o non ci a iuta) a vivere felici?

    Sta alla nostra coscienza e alla nostra autodeterminazione decidere il tipo di competizione che vogliamo, quando competere, se competere. Almeno finche la vita ci consente di conservare quel dono meraviglioso e preziosissimo che è la libertà.

    Questo senso intimamente libertario è forse il messaggio che di questa favola cercherei di consegnare ad un bambino.

  • 6
    fabio zanasi

    io invece gli farei vedere dei bei manga ed anime giapponesi.crudi fantastici all’estremo ma in fondo piu reali dei nostri racconti,ma sopratutto morali e valori che qui ancora son da speigare ed insegnare a gente di 50 anni.

    provare per credere..x me sono stat una salvazione…ricordo che da piccolo vedevo queste mezze porcherie nostrane e dicevo…ma cosa sono ste st****te???

    giuro che ho imparato piu da ken shiro che dai vari topolino puffi ecc. e tanto x chiarirvi le idee la maggior parte dei cartoni “nostri” migliori,calimero sherlock homes ecc,sono produzioni italiane ma interamente fatte in giappone.

    io vi consiglio di fare leggere manga(anche produzioni serie europee) e vedere insieme anime(tutte quelle dello studio ghibli tottoro,castello errante,la citta incantat,porco rosso ecc).Dopo cio se vorrete appasionarvi iniziate voi genitori,per primi, a gurdarvi cose come akira,ghost in the shell,principessa mononoke ecc.Questo perche iniziano ad essere un po piu violenti e con riferimenti al sesso ma sempre metaforicamente,e non, impregnati di valori e con morali ,secondo me,infinitamente superiori alle produzioni nostrane,sopratutto recenti,che a mio modo di vedere ne sono prive.

    try and u ‘ll se

  • 5

    A parte l’ondata di ricordi scatenata dai favolosi Quindici (che ho di recente rispolverato e sistemato nella cameretta della mia piccolina) e dalle Fiabe Sonore (delle quali ho per fortuna la collezione completa), posso solo dire che sono completamente d’accordo. E’ davvero umiliante per l’intelletto la direzione intrapresa dall’informazione di massa, e spero solo di non far crescere una povera infelice che mi odierà per avergli acceso il cervello. Spero. 

  • 4

    Un consiglio: legga a suo figlio anche le “favole” di uomini grandiosi che sognarono e realizzarono con la forza della loro volontà e del loro spirito colossali imperi: Alessandro Magno, Cesare, Genghis Khan, Timur Lenk… sono le migliori e le più belle perché sono vere.

    ce ne fosser di genitori come Lei, dovremmo riempire i nostri figli di libri e di voci amiche che glie li leggano…

  • 3

    Andersen era uno stronzo che lasciò crepare nella miseria più nera madre e sorella senza muovere un’unghia per aiutarle.

    Alcune sue fiabe sono toccanti, ma nel complesso sono il frutto di un’indole meschina.

    • 3.1
      Pippo

      Alcune favole sono toccanti ma altre sono terribili

      ne ricordo due di un libro per ragazzi che mi hanno rovinato l’infanzia:

      “Scarpette rosse” e “La fanciulla che calpestò il pane”

      peggio di un film di Dario Argento

  • 2

    Nube Ardente ha scritto :
    Trovo interessante come una fiaba, scritta nell’epoca oscura della repressione sociale massiccia, in cui le favole erano usate per tenere buone le persone con finali agghiaccianti, abbia avuto un colpo di luce benefica.  Sono soddisfatta, seriamente, che vi sia qualcuno che ancora si disturba ad andare a cercare il pelo nell’uovo, l’altra faccia della medaglia in ogni cosa, favole incluse.  Soddisfatta, ripeto non sono ironica, perchè è segno che c’è ancora qualche cervello funzionante in questo paese che non si limita ad accettare il pastone che viene imposto da terzi.  Con buona pace di Andersen e degli scrittori che all’epoca scrivevano fiabe minacciose al solo scopo di trasformarci in piselli senza identità.

     

    Avevo sbagliato a scrivere Andersen a inviato…vedo che è stato corretto. Grazie mille. :)

  • 1

    Trovo interessante come una fiaba, scritta nell’epoca oscura della repressione sociale massiccia, in cui le favole erano usate per tenere buone le persone con finali agghiaccianti, abbia avuto un colpo di luce benefica.

     Sono soddisfatta, seriamente, che vi sia qualcuno che ancora si disturba ad andare a cercare il pelo nell’uovo, l’altra faccia della medaglia in ogni cosa, favole incluse.

     Soddisfatta, ripeto non sono ironica, perchè è segno che c’è ancora qualche cervello funzionante in questo paese che non si limita ad accettare il pastone che viene imposto da terzi.

     Con buona pace di Andersen e degli scrittori che all’epoca scrivevano fiabe minacciose al solo scopo di trasformarci in piselli senza identità.

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