Ieri abbiamo parlato di ciclo dell’acqua, di bistecche e di scorregge di mucca. Vi siete e vi state ancora confrontando, civilmente e con argomentazioni valide, apportando considerazioni e dati utili. Meglio, molto meglio di un qualsiasi dibattito televisivo, anche se bisogna ammettere che ci vuole poco. Questo è il modo di tenere un blog che mi piace.
Giuseppe scrive che, al di là di tutto, ognuno può contribuire a diminuire l’offerta di allevamenti intensivi e lo spreco delle risorse. Come? Mangiando biologico per abbattere l’uso dei pesticidi e degli insetticidi. Rivolgendosi alle migliaia di piccole aziende, mulini, allevatori delle nostre campagne. Non comprando la carne nei supermercati ma da un macellaio che vi spieghi da dove arriva e cosa hanno mangiato gli animali, perché il mais indebolisce l’intestino delle vacche il quale diviene più vulnerabile ai batteri come l’Escherichia Coli, che attraverso le feci finiscono nelle falde acquifere e inquinano i campi. Consumando latte crudo di agricoltori locali, perché nel latte imbustato aggiungono proteine chimiche. Evitando formaggi e mozzarelle che abbiano tra gli ingredienti E250, conservanti, acidificanti perché sono industriali. Non comprando verdure imbustate: contengono sostanze chimiche e cere, e perdono le loro proprietà dopo 2 giorni. Acquistando frutta e verdura dai fruttivendoli, possibilmente a KM0. Pane e cereali integrali, legumi del territorio e così via.
Fantastico, dico davvero. Non vedo l’ora di uscire di casa e andare dal mio contadino di fiducia a prendere qualche uovo fresco, ancora sporco del culo della gallina, come faceva mio nonno quando ero piccolo. Peccato che io sotto casa non abbia un contadino di fiducia, e non abbia neppure un nonno. Già: ora vi spiego come vive un cittadino di una grande metropoli.
Siamo uomini e donne un po’ sfortunati, non ho difficoltà ad ammetterlo, però siete un po’ sfortunati anche voi, perché - sempre sfortunatamente – è proprio in questi luoghi infernali chiamati città che si concentrano i consumi più elevati di tutto il paese. E il problema non è banalmente quello di saper comprare nei posti giusti: è anche e soprattutto una questione di stile di vita. Attenzione, perché il viaggio sta per cominciare.
Mediamente, un milanese si alza prestissimo: prima delle 7 è già in piedi. Se fa il pendolare, capace che si sveglia anche alle 5. Alle 8 è già dentro una linea della metropolitana o su un passante ferroviario. Alle 9 è in ufficio. Verso le 13 ha mezz'ora o un'oretta scarsa di pausa in cui sciama intruppato come in una colonna di formiche per celebrare il rito della pausa pranzo. Mangia il solito panino o il piattino light, pagato con i ticket restaurant, e fa attenzione che il barista gli faccia un segno sullo scontrino se ha un credito residuo. Non esce prima delle 18, ma solo se gli va bene, perché fermarsi di più è la regola, e quasi sempre gli straordinari non sono retribuiti. Fuori dall’ufficio inizia la corsa per prendere il treno delle 18.20, che se lo perdi allunghi tutto di altri 15/20 minuti almeno. Così, ecco il nostro milanese nuovamente all’interno di vagone di una metropolitana o un passante ferroviario, distrutto ed attaccato ad una maniglia come se fosse il ramo che lo salva dalle sabbie mobili. Quando esce, se è un genitore deve prima di tutto andare a recuperare i bambini, ovunque essi siano stati depositati. Non prima delle 19 (i più fortunati) o delle 20 (ma spesso anche più tardi) riesce a varcare finalmente la soglia di casa, ma il bello deve ancora cominciare. C’è da preoccuparsi della cena, far mangiare il pupo che non ne vuol sapere, mettere la prole a letto con la consueta fiaba, facendo attenzione a sembrare sorridenti come nelle più stereotipate istantanee di questa società dell’apparenza, e poi finalmente ci si può concedere il lusso di sparecchiare, lavare i piatti, sistemare la cucina e gettare la spazzatura dopo averla suddivisa per bene, controllando ogni volta sulle istruzioni della differenziata in quale maledetto bidone vada il cartone del latte. Tra le 23.00 e le 24.00, se rinuncia a fare la doccia e si accontenta di andare a letto lavandosi a pezzi, il nostro milanese può finalmente crollare sul letto, con il terrore di addormentarsi, stramazzato, prima di essere riuscito a puntare la sveglia, altrimenti l’indomani l’incubo sarà ancora più spaventoso.
Ok. Ma vuoi che il sabato e la domenica, finalmente, il milanese non vada nella sua casa di campagna a rilassarsi, tra una cavalcata all'aria aperta e una colazione da Mulino Bianco? Macché: innanzitutto perché una casa di campagna non ce l’ha (è già tanto se riesce a pagare le astronomiche rate del condominio, manco abitasse all'ultimo piano dell'Empire State Building), poi perché, nonostante possa contare talvolta su due stipendi, spesso non arriva alla quarta settimana del mese. Ma soprattutto perché c’è finalmente da fare le pulizie di casa, c’è da pagare le bollette, c’è magari da andare a trovare lo zio in ospedale che sta per tirare le cuoia e non è giusto lasciarlo solo, c’è da lavare, stirare, cambiare la cassetta al gatto, sbrigare la posta e, molto di rado, provare a fare un po’ di vita sociale invitando una coppia di amici a cena, sempre scusandosi del disordine ma, sapete… il tempo è quello che è.
Ora, finalmente, il nostro milanese è pronto per dedicarsi alla propria coscienza e iniziare a girarsi tutti i negozi di alimentari, chiedendo ad ogni negoziante esattamente dove sia stata prodotta la tal mozzarella, dove sia stato piantato il tal cibo che ha mangiato la tal mucca della quale sta per acquistare una mezza bistecchina, quanta acqua e con quale contenuto di stronzio sia stata usata per innaffiare la tal verdura, e se passi o meno la "prova della lumaca", che se le foglie sono mangiucchiate vuol dire che sono buone. O valeva per i funghi?
Lo so: ci sono i GAS, c’è qualcuno molto volenteroso che ci prova e si fa arrivare i mandarini una volta alla settimana, e bisogna pur trovare il tempo di passarli a ritirare negli orari giusti. Però capite che se non facciamo rifiatare il nostro milanese, se non gli diamo un po’ di respiro, si accontenterà di essere riuscito a sopravvivere fino a sera, perché ci sono milioni di cenerentole, nelle metropoli, che sono schiave di poche, pochissime sorellastre malefiche, e che per quanto ci provino, una zucca in calesse proprio non riusciranno mai a trasformarla, e neppure i topi in splendidi cavalli bianchi.
Che ne dite... Vogliamo aiutarli, questi milanesi?