Una rete di proprietà dei cittadini

Gli operatori francesi delle telecomunicazioni Bouygyes Télécom, Orange e SFR, riuniti nella Fédération Francaise des Telecoms per fare un po’ di sano lobbying, provano a forzare la neutralità della rete in un documento di lavoro, dal titolo “Trasparenza delle informazioni ai consumatori”, nel quale rispondono alla consultazione dell’Arcep (Autorità per la regolamentazione delle  comunicazioni elettroniche e delle poste, una specie di AgCom d’oltralpe), per l’appunto sulla “Neutralité du net”. L’ho trovato e convertito in PDF per voi: scaricatelo da qui (in francese).

Aiutami a continuare a fare informazione libera

Si lamentano di non trarre sufficiente profitto da internet, perlomeno non tanto quanto i destinatari finali della maggior parte del traffico di rete: da Google a Facebook passando per Youtube, senza dimenticare il P2P, lo scambio diretto di file tra utente e utente. E’ come se l’assessore alla viabilità si lamentasse perché gli ipermercati e i cinema, le mete ove gli automobilisti si dirigono a migliaia il sabato o dopo il lavoro, guadagnano tantissimo mentre lui, che gestisce le strade senza le quali nessuno si sposterebbe, ne guadagna di meno.

Ecco dunque la pensata: suddividiamo la rete in fasce di navigatori, a seconda della banda che utilizzano. Poi stabiliamo tariffe superiori o inferiori per ogni categoria. Chi paga, naviga; chi supera la soglia senza avere pagato per la fascia superiore, spegne il computer e guarda la televisione fino al mese prossimo. Continuando con la nostra metafora, sarebbe come far pagare di più le strade ai ragazzi, che sono sempre in giro per andare a una festa, per andare in vacanza o per andare a trovare la fidanzata, e mettere loro le ganasce alle ruote se superano tot chilometri, lasciandoli magari lì, in mezzo alla strada.

E’ intuitivo che le strade devono essere libere, perché sono parte integrante dello stesso concetto di libertà: non c’è libertà senza spostamento. Mettere una catena più o meno lunga equivale solo a comparare tra di loro due stati di cattività. Così, allo stesso modo, le infrastrutture di rete che trasportano informazioni, sotto qualsiasi forma, non possono essere sottoposte a vincoli. Le informazioni sono essenziali in una democrazia e non possono essere sottoposte a discriminazione di tipo economico. L’hanno capito bene molti paesi del nord Europa, che hanno inserito la connessione ad internet in banda larga come diritto costituzionale, valutando il libero accesso alla rete un diritto fondamentale dell’uomo.

Come nel caso della suddivisione turca della rete in pacchetti – ogni pacchetto con un diverso numero di siti e servizi web accessibili -, differenziare gli utenti in base al traffico che generano significa uccidere il principio della neutralità della rete, che tutela il cittadino rispetto alle informazioni cui è in grado di accedere. Se gli operatori di rete forniscono un accesso base a quattro spicci, dove il traffico incluso è sufficiente a scaricare le email, a leggere i giornali e tuttalpiù (forse) a guardare un paio di video al mese su YouTube, è evidente che le fasce di cittadini meno abbienti – e in questo periodo siamo in tanti – preferiranno accontentarsi, o crederanno di poterlo fare, e sarà loro preclusa tutta la ricchezza dell’infinita scelta disponibile in rete, alla quale, per non superare la soglia, preferiranno rinunciare affidandosi a poche fonti ufficiali. Non sapranno mai che il vicino di sopra ha appena pubblicato un video che mostra cose che nessun telegiornale diffonderebbe. Non scaricheranno mai quel pdf pesante dove sono raccolte le osservazioni e i dati di alcuni autori che scelgono canali alternativi, per il rischio di sforare il contratto. Non guarderanno mai la web tv di un gruppo di cittadini che trasmette interviste e servizi artigianali ma che mostrano punti di vista totalmente diversi.  Torneranno insomma al vecchio mondo, dove le informazioni circolavano solo sui giornali e sulle rete delle televisioni nazionali. Tutto per una questione di vile danaro.

L’accesso alla rete deve essere libero e incondizionato. Deve essere un servizio garantito dalla collettività, come l’acqua, come l’elettricità, come il gas, come le strade. E’ vero che i primi sono servizi che si pagano a volume, ma una volta costruite le infrastrutture (e le infrastrutture non solo ci sono, ma esistono già reti superveloci che eliminano il problema del traffico alla radice) il costo operativo della connettività è basso e non giustifica nessuna speculazione. Se l’industria delle telecomunicazioni è affamata di maggiori guadagni, iniziamo a pensare a una rete fisica di proprietà dei cittadini.

E adesso sciò! Circolare… Circolare, che la strada è sgombra !

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12 risposte a Una rete di proprietà dei cittadini

  • 3
    mfp
  • 2
    luis

    Sembra che i potenti abbiano il brutto vizio di sczmbiare la rete per una squallida estenzione della televisione e che bramino di ridurla ad un mezzo di controllo delle masse. All’inizio hanno lasciato che internet si diffondesse, incoraggiato la libera circolazione delle informazioni, concedendo i primi tempi una gran quantità di servizi gratuitamente e senza restrizioni, poi quando le infrastrutture tecnologiche si sono diffuse ormai globalmente incominciano a limitare i servizi che un tempo concedevano con magnanimità, rendendoci più affamati di internet.

    Sarebbe meraviglioso se con l’avanzare del progresso si arrivasse al punto in cui un normale notebook avesse le prestazioni equiparabili ad un server, in modo che ogni utente possa essere il provider di se stesso, così la libertà sulla rete sarebbe una realtà.

    Invece purtroppo la tendenza sembra essere l’opposto, per cui si vuole promuovere i terminali stupidi e terminali virtuali, per cui vi è una indipendenza dell’hardware dei singoli computer ma una dipendenza verso il server a cui sono collegati. In altre parele non è necessario che il nostro compiuter abbia prestazioni elevate perche tanto si può collegare con quello del gestore che ci vende i servizi.

    Un altro esempio di tendenza negativa del progresso informatico, a mio parere, è rappresentato dal tanto acclamato ipad dell’Apple, che fa girare solo le applicazioni dell’app store (non parliamo del sistema operativo). Mi viene da ridere quando penso alle dispute della Apple contro la Microsoft in cui la prima accusava la seconda di essere troppo monopolista e quando penso allo slogan dell’apple: “Think different”.

  • 1
    berpie

    Ciao Claudio condivido quello che hai scritto ed aggiungo allle notizie di “dbartizan” che le strade “tecniche” per una rete di proprietà degli utenti esistono  e qui potete vedere quello che sta per partire nella zona di Cerveteri-Ladispoli-Roma:

    http://www.noinet.eu/on/?page_id=38

    Il concetto è quello di costruire qualcosa dal basso partecipando alla sua realizzazione e non per fare soldi ma per ricreare comunità-relazioni-condivisione.

    Hai scritto, tempo fa, che vivi a milano e come qualunque cittadino le cui energie-tempo sono sopratutto assorbite dal lavoro e spostamenti casa-lavoro non hai tempo per cercarti del cibo che non sia quello della GDO (grande distribuzione organizzata=supermercati) …anche qui esiste un progetto per uscire da questa dipendenza-schiavitù dalle multinazionali:

    http://www.scecservice.org/wp/?page_id=70

    Può essere un enorme passo avanti rispetto alle ristrette cerchie dei GAS (gruppi di acquisto solidali) che non incidono sui meccanismi dell’economia …ma ci vogliono persone che abbiano voglia di impegnarsi per costruire relazioni, per trovare non solo produttori che aderiscano al progetto ma anche delle amm.ni locali che supportino il progetto con l’assegnazione di locali, con l’adesione come clienti di mense scolastiche e/o di ospedali …

    In qualunque campo si possono (tra poco diventerà “si devono”) trovare soluzioni alternative ai modelli che ci sono imposti da questa economia liberista (libera di sfruttare i più deboli!) …ma anche noi dobbiamo-possiamo uscire dall’ottica della competizione e della monetarizzazione di ogni ns. azione e renderci conto che il pianeta è finito, quindi non ha senso parlare di rilancio dell’economia-ripresa della crescita perchè tra un po’ – che siano 10 o 50 anni non ha importanza – non avremo più non solo il petrolio ma molte altre materie prime la cui estrazione non sarà più economicamente sostenibile:

    http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=11415&lang=it

    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=32905

    Ma il nocciolo dei problemi che viviamo è nel sistema economico-monetario. Per chi ha voglia questo film da una bella panoramica storica:

    http://www.youtube.com/watch?v=Tz4SdQRLbmQ&fs=1&hl=it_IT

    Scusate la lunghezza dell’intervento ma sono tutte  cose collegate ed importanti se avrete voglia di approfondire con i link !

  • 0
    dbartizan

    Condivido anch’io, caro Claudio, e a tal proposito vorrei portare un esempio virtuoso d’oltralpe, la cui bontà sperimento direttamente ogni giorno.

    Nel dipartimento (provincia) dell’Ain – uno dei più estesi e morfologicamente sfavorevoli al cablaggio di Francia – le municipalità (comuni) si sono consorziati in un ente (http://www.reso-liain.fr/) il cui scopo principale é – udite, udite – portare connettività a banda larga (principalmente fibra ottica) in tutto il territorio dipartimentale.

    Notate bene: lo scopo é fornire un servizio pubblico, non fare profitti. Infatti vi sono casi pratici in cui anche a piccoli villaggi di 40 abitazioni sperduti in cima alle montagne è stata garantita la connessione attraverso ponti radio dedicati (la singola operazione é comunque anti-economica, ma portare la fibra sarebbe stato un suicidio finanziario). I beneficiari baciano per terra visto che sono passati dal 56K a diversi Mb/s…

    Il modello di servizio é semplice: il consorzio costruisce (SIEA) e gestisce (reso-liain) la rete e una serie di ISP privati forniscono solo la connettività internet, i servizi di fonia, IPTV e video-on-demand. Gli ISP affittano la connessione dal consorzio ad un prezzo fisso e prevedibile (non mi é noto quale sia) ed in ogni istante é possibile cambiare ISP con grande beneficio per la concorrenza.

    La logica di investimento pubblica é quella che una buona infrastruttura é un volano per l’economia locale, non solo per l’indotto della realizzazione ma soprattutto per le opportunità di nuove attività o il vantaggio competitivo che essa crea.

    Costo previsto dell’operazione: circa 180 Mln € spalmati su 25 anni che includono oltre ai costi di installazione e gestione, il rimpiazzo delle apparecchiature ogni 5 anni (fanno un po’ sorridere gli 800 Mln per la banda larga in Italia prontamente NON stanziati dai governanti nostrani).

    Costo medio per l’utente: 35-40 €/mese per download di 100 Mb/s dichiarati (in effetti io ho misurato 32 Mb/s in download e 18 Mb/s in upload), quindi comunque un buon affare viste le esigenze di un utente medio.

    Buon affare anche per i piccoli ISP locali, i quali si sono lanciati in un business altrimenti per loro impensabile: costruire una rete in fibra richiede investimenti spaventosi e affittarne una dai grandi operatori non lascerebbe loro alcun margine per vivere.

    Da notare che i grandi operatori (Orange, Free, ecc.) hanno cortesemente declinato l’invito del consorzio a fornire servizi internet in quanto il numero di utenze nella zona non avrebbe garantito adeguati profitti.

    Per quanto riguarda il QoS (Quality of Service), la sola limitazione imposta dal gestore della rete (non dagli ISP) riguarda il download di picco: la velocità massima é garantita per circa 30 min/giorno e da informazioni raccolte sui forum si arriverebbe a scaricare 6.5 Go alla massima velocità, poi la connessione verrebbe strozzata a 5 Mb/s (uso il condizionale perché non ho mai toccato con mano il limite e sembra non sia attualmente in funzione). Credo che il limite più tangibile sia la banda internet di cui dispone l’ISP in generale.

    Riguardo il filtraggio, a mia conoscenza non esiste alcun blocco e non ho motivi di dubitarne. Il network engineer che ho incontrato ad una assemblea pubblica per il lancio del servizio nel mio comune, mi ha confermato che l’ISP si occupa solo di registrare le tracce del traffico per motivi legali, ma che la rete é totalmente passiva (net neutrality).

    Aggiungo che un collega francese ben informato su questioni di TLC (ha studiato in una delle migliori università francesi, foraggiata da France Telecom), mi ha rivelato che esisterebbe uno studio condotto da una università francese negli anni 90 (scusate l’indeterminatezza ma se qualcuno é interessato posso chiedere dettagli alla fonte) in cui si dimostrerebbe la maggiore economicità del modello dei consorzi pubblici di gestione delle reti rispetto al monopolio dei grandi operatori pubblici o privati che siano.  

    Scusate la lunghezza ma volevo fornirvi tutti gli elementi per far capire che un’altra via esite.

  • -1
  • -2
    emanuele

    Nasce da circa 2 mesi…noinet…..sulla base delle reti me…sh…..la rete dei cittadini….cercare su google

  • -3
    Dimitri

    Concordo anche io però penso che non è per denaro che si cerca di controllare il traffico in rete, credo che il motivo principale sia quello di evitare che i cittadini si informino liberamente…è più comodo avere una popolazione ridotta in coma farmacologico dai giornali e telegiornali di regime (vedi italia…).

  • -4

    Bravo! Concordo in pieno.Non potevi dirlo in un modo migliore!!Non sapevo questa cosa della Turchia…tipo regime:-(

  • -5
    utopialuca

    ben detto!

  • -6
    tntmoriremott

    Claudio, Claudio, questo articolo mi ha commosso. Non sai che felicità averti trovato e non posso proprio pensare cosa farei senza blogger liberi come te che ci forniscono informazioni gratuite. 

     

    Non vorrei sembrare tendente all’adulazione, ma tutta questa gratitudine nei tuoi confronti deriva proprio dal fatto che mi rendo conto perfettamente di quanto stiano cercando di inchiappettarci… E di quanta poca libertà c’è negli altri paesi e di quanto il nostro governo brami quelle dittature.

     

    Grazie, sul serio…

  • -7

    interessante.

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