Un errore del tessuto cosmico a livello subquantico

Silvio Berlusconi Conte Vlad Impalatore Dracula Byoblu Claudio Messora

 Io credo che in un altro luogo e in un altro tempo, Berlusconi sarebbe stato un buon leader. Ai tempi dei barbari, per esempio, avrebbe ben condotto gli Unni alla vittoria. Oppure sarebbe stato un tiranno amato dal popolo, perché non va dimenticato che il termine “tiranno” non indicava chi governava male, ma solo chi prendeva il potere senza esserne pienamente legittimato. O ancora, a volergli bene, lo si potrebbe paragonare ad un condottiero inamovibile e imbattibile, come Gengis Khan, se non addirittura ad un faraone amato e adorato dai suoi schiavi, o ad un imperatore romano ingiustamente accusato di avere messo a ferro e fuoco la sua città (come sembra emergere da una nuova tesi dello storico Dimitri Landeschi sull’incendo di Roma, che pare fosse stato appiccato da una frangia di estremisti cristiani ed attribuita a Nerone in maniera postuma).

 E se vogliamo restare nel XXI secolo, Berlusconi potrebbe benissimo essere uno sceicco arabo dei tempi moderni, come ne ho conosciuti tanti quando vivevo a Dubai. Se credete che siano tutti “cus-cus e crudeltà” vi sbagliate: il Corano impone molta beneficenza, in special modo ai più ricchi che in più occasioni distribuiscono cibo e generi di prima necessità ai poveri. E, se siete opportunamente proni al culto della personalità, uno sceicco sa essere un protettore magnanimo ed estremamente generoso. Gli si può chiedere qualunque cosa, con lui si può discutere di tutto, tranne del suo ruolo di leader incontrastato.

 Berlusconi è un incompreso: lui sente di appartenere a “un altro luogo, un altro tempo”, e invece gli tocca di vivere in una cosiddetta moderna democrazia liberale. E’ tutto lì il problema. Lui sente di potersi prendere la Mondadori come Attila piegava Roma. Lui ritiene di non doversi presentare davanti ai magistrati come un monarca assoluto è al di sopra di qualsiasi legge. Lui crede di essere un buon governante come uno sceicco sente di essere un uomo probo, solo perché usa una parte infinitesimale delle sue ricchezze per sfamare i poveri tre o quattro volte al mese (nel suo caso, per fare beneficenza alle ragazzine che invita ad Arcore o alla famiglia del povero Tarantini, notoriamente bisognosa).

 Per questo sente di essere ingiustamente accusato dai suoi sudditi: nonostante si adoperi per cercare di far loro ottenere condizioni di vita perfino superiori a quelle degli schiavi nelle piantagioni sudamericane, questi persistono nel criticarlo. Addirittura, osano mettere in discussione la sua leadership e la sua ricandidatura nel 2013.

 Io credo seriamente che l’uomo sia così, sinceramente convinto di non fare nulla di male e intimamente rassegnato al fatto che la plebe non lo meriti. Probabilmente, è solo la reincarnazione dell’anima appartenuta a Vlad III conte di Valacchia, noto come “Vlad l’impalatore” o, ancora, come “Vlad il Diavolo” (Vlad “Dracul”), che la tradizione rumena presenta non solo come un principe crudele, ma anche come un sovrano le cui azioni erano volte al bene della popolazione.

 Splendido, se non fosse che il poveretto ha infilato un varco dello spazio tempo che lo ha portato a reincarnarsi nella Milano del 20 settembre 1936, alle soglie della trasformazione dell’Italia da monarchia costituzionale a repubblica (sarà per questo che odia il quotidiano di Scalfari?). Un errore del tessuto cosmico a livello subquantico, insomma, una discontinuità che ha risucchiato un principe transilvano del XV secolo e lo ha materializzato nella singolarità del paese Italia, seicento anni dopo.

  Gli italiani, c'è da dire, si adattano benissimo al ruolo del vassallo. Per loro, nessun salto nell'iperspazio: sono proprio così, "qui e adesso".



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