Anna Di Pietro

Sul Fatto Quotidiano di oggi, a pagina 8, Caterina Perniconi riprende il commento di Anna Di Pietro sul post “La politica non può essere un mestiere di famiglia“, pubblicato il 18 settembre. In quell’occasione, scrissi che “I parenti prossimi degli eletti e dei militanti che hanno ottenuto cariche significative interne al partito non possono essere candidati all’interno di quello stesso movimento o partito“.

Lo ritengo un principio valido. Specialmente per l’Italia dei Valori, un partito che ha fatto della trasparenza, della moralizzazione e della legalità una bandiera.  Dunque deve adottare tutte le precauzioni per fugare ogni dubbio sul perfetto funzionamento della democrazia interna al movimento. Se vendi frutta biologica, i tuoi acquirenti saranno ipersensibili anche ad un’infinitesimale contaminazione chimica. Al contrario, se Antonio Di Pietro si fosse chiamato Silvio Berlusconi e stessimo parlando del Pdl nessuno si sarebbe scandalizzato, perché a nessuno verrebbe mai in mente di contestare al lupo di perdere il pelo.

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Detto questo, è evidente che i figli di papà saranno sempre accusati, talvolta a ragione, troppo spesso a torto, di avere raggiunto traguardi importanti grazie alle entrature dei genitori. E’ un’eredità pesante da mettere in conto, parente stretta del luogo comune più trito e ritrito che ogni donna avvenente e di successo prima o poi sconta: “chissà a chi avrà concesso le sue grazie per stare dove sta“. La cattiveria e l’invidia sono risorse inesauribili: se si potessero trasformare in energia avremmo risolto il problema del moto perpetuo.

Anna, che a giudicare dal curriculum sembra ben qualificata, deve restare in Italia e fare la professione che più la soddisfa, senza curarsi di maldicenze e pettegolezzi, perché non possiamo più permetterci di perdere risorse giovani e fresche, a tutto vantaggio dei francesi, dei tedeschi, degli americani e così via. Solo, dovrebbe evitare di fare politica nel partito dove papà è fondatore e presidente. Perché possiamo prenderci per il naso quanto vogliamo, ma sarebbe una privilegiata anche contro la sua stessa volontà. Il servilismo purtroppo è una qualità ben radicata nell’animo dell’italiano medio: le lingue si srotolano da sole, come il riflesso condizionato del cane di Pavlov, e formano un tappetino umido e molle sul quale il più leggiadro degli equilibristi, prima o poi, scivola come un ippopotamo sul piano inclinato di un iceberg.

Invito Anna a venire a parlarne quando vuole, su questo blog.

Che lavoro farò con il mio cognome?

Dal Fatto Quotidiano del 22 settembre 2011, pag.8, di Caterina Perniconi


 Vittime o carnefici? La diatriba sui “figli di papà” non accenna a chiudersi. Da quelli che vengono pregati di andare all’estero ma poi fanno stage in Ferrari, ai candidati illustri. A chi, invece, resta fuori, e allora si domanda come farà a trovare un lavoro con quel cognome senza che nessuno pensi che il noto genitore l’abbia messo lì volontariamente.

É il caso della figlia minore di casa Di Pietro, Anna. Ventitre anni, una laurea in Giurisprudenza alla Bocconi, quattro lingue nel suo curriculum, momentaneamente disoccupata. Il suo nome balzò sulle pagine di cronaca quando il padre chiese una certificazione di praticantato al quotidiano del partito Italia dei Valori per trasformarla in una giornalista ma non gli fu accordato. L’ultima settimana in famiglia non dev’essere stata semplice da gestire per una ragazza alle prese con la ricerca di lavoro post laurea e un cognome ingombrante. Al punto di spingersi a scrivere uno sfogo notturno si Internet commentando un attacco (*) sul sito Byoblu.com.

“In questo momento, con questa teoria – ha scritto Anna riferendosi alle critiche nei confronti di Cristiano – io non posso fare l’avvocato, il giudice, l’imprenditore, il politico… (e aggiungerei qualsiasi altro lavoro perché tanto si sa, i figli di politici son tutti piazzati). Sono disoccupata, laureata a 23 anni e cerco lavoro onestamente. Mi rattrista vedere che quello che sono (a questo punto mi vien da dire erano) i miei sogni non li potrò mai realizzare. Credevo di avere diritti oltreché giustamente dovermi far valere per quello che sono. Sono ad
un bivio della vita che mi rende triste, smarrita e con tanta voglia di scappare lontana. Ma poi scappare verso cosa se ho sudato come tutti gli altri per stare onestamente nel mio Paese?”.

Uno sfogo che molti giudicheranno incomprensibile, dato che la figlia di Di Pietro non ha mai avuto problemi economici e difficilmente ne avrà grazie al piccolo impero immobiliare messo in piedi dai genitori. Ma l’ambizione di Anna va oltre gli interessi di famiglia e qualsiasi percorso intraprenderà difficilmente le sarà intestato. Ieri, oltre a quella di Anna, è arrivata anche un’altra lettera del padre, che ha riprovato a giustificare la candidatura del figlio che ha diviso l’opinione pubblica, ripetendo che quello di Cristiano non è un nome imposto dall’alto, ma costruito sul campo, nonostante il cognome, “neanche fosse una maledizione”. Il candidato non ha intenzione di fare un passo indietro, forse incitato da quella “formula magica” che il padre ripete sempre ai figli: “Se nella vita si ha la fortuna d’incontrare un treno che passa bisogna saltarci sopra senza avere paura”. Soprattutto se il convoglio
porta dritti in politica, come Antonio Di Pietro insegna.

 

 UPDATE: Poteva Il Giornale farsi scappare questa primizia? No, non poteva, e infatti eccolo qui: Sfogo di Anna Di Pietro “Con questo cognome cosa farò da grande?”

 


(*) L’articolo di Caterina Perniconi parla di “attacco sul sito Byoblu.Com”. Ringrazio la giornalista per la citazione, e colgo l’occasione per precisare che non si tratta di un “attacco”. Io esprimo solo le mie considerazioni. Un attacco è un’operazione studiata, spesso parte di una strategia di squadra, con il fine di indebolire o sconfiggere un avversario. Una considerazione viceversa non ha altro fine se non quello di contribuire con una critica costruttiva al dibattito pubblico.
Aggiungo che spesso si considera un apprezzamento al Movimento Cinque Stelle come una presa di posizione contro l’Italia dei Valori e contro la sinistra in generale. Subito dopo si reagisce ad un commento positivo su De Magistris o su Di Pietro come un tradimento del Movimento Cinque Stelle. Se poi esprimi un punto di vista originale sulle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi o condanni una parte delle intercettazioni che vengono pubblicate, sei un voltagabbana. Una volta per tutte: questo blog non ha padroni. In un remoto passato ha avuto delle collaborazioni professionali molto rare e saltuarie (si contano sulla punta delle dita di una mano) ma non prende soldi da nessuno, fatti salvi i pochi spicci della pubblicità e le sporadiche – e per la verità ultimamente quasi inesistenti – donazioni dei lettori. Le posizioni ivi espresse dipendono unicamente dalle mie idee e non fanno nessun calcolo, non avendo io nessun obiettivo da raggiungere e nessun referente da assecondare se non il desiderio dei miei lettori di leggere un punto di vista non so se equilibrato ma certamente onesto. La qualità che rende le idee superiori alle ideologie è quella di non appartenere a logiche di tifoseria, ma di poter esprimere il meglio in ogni argomento di discussione senza per questo cadere necessariamente in contraddizione.

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20 risposte a Anna Di Pietro

  • 5
    THOR

    Tonino è il PEGGIOR politico dopo Berlusconi! Crede d’esser FURBO ma è solo un imbecille, un ignorante incapace di parlare in Italiano corretto! Non mi interessa che venga spazzato via dalla scena politica. Questo accadrà anche senza il mio desiderio. Ciò che desidero è che paghi economicamente fiono alla settiuma generazione!

  • 4

    Mi dispiace Claudio ma sei completamente fuori misura. Il tuo presunto criterio di trasparenza è semplicemente demenziale. Le persone si valutano nel merito.

    Perché invece non ci racconti (come sai fare tu) che cosa è veramente successo a Termoli? Così magari potremo dire se Di Pietro si è comportato bene o male.

    • 4.1
      Antome

      E’ un problem economico, gerarchico e quindi relativo al potere, politico, economico e di casta (vedi farmacisti, bancari, notai etc.) però è vero, se non ri risolve questo problema poco conta che il partito sia un altro.

      Io però sono anarchista, quindi asporterei il problema del potere alla radice :).

    • 4.2

      Ma Giglioli ha una posizione diversa dalla tua.

      Lui parla molto chiaramente di “opportunità” e ha ragione: la candidatura del figlio di Di Pietro è inopportuna. Per di più lui lo fa da sostenitore del partito, quindi ha un motivo e una ragione in più per farlo.

      Io non sono un sostenitore IdV ma trovo che il discorso di Giglioli sia del tutto condivisibile e applicabile a qualsiasi situazione, da Bossi a Di Pietro a chiunque altro.

      Tu invece reclami una regola per cui “I parenti prossimi degli eletti e dei militanti che hanno ottenuto cariche significative interne al partito non possono essere candidati all’interno di quello stesso movimento o partito“.

      Ma dire che “non possono” è una cosa ben diversa da “non è opportuno”. Si tratta di limitare i diritti politici a qualcuno perché ha la disgrazia di avere un padre famoso.

      Poi perché nello stesso partito no e in un altro sì?

      Con un po’ di fantasia a me potrebbe anche venire il dubbio che Gianni Letta ed Enrico Letta in realtà facciano, uno o entrambi, il doppio gioco nei rispettivi partiti. In fondo sono zio e nipote, e se i legami familiari contano…

    • 4.3

      E’ successo che si lamentano di avere proposto un candidato e di essersi ritrovati con un altro, inserito appositamente in una lista di deboli. Vero o meno, è comunque “verosimile”, e per questo andrebbe evitato. La tua posizione è ben accetta come quelle di chiunque, ma quella che chiami “proposta demente” in reltà, più civilmente, si chiama in un’altra maniera: conflitto di interessi.
      Se vuoi sentire anche le argomentazioni di Gilioli a supporto della stessa tesi, le trovi qui: No, il cefalo no!

      Saluti.

    • 4.4

      secondo me la tua distinzione è una questione di lana caprina

  • 3
    luis

    Il problema della raccomandazione è come un virus che ormai ha infettato quasi tutta la popolazione italiana(non ho idea del resto del mondo). Spesso sento dire alle persone che sono rassegnate ed addirittura legittimano tale sistema, dicendo che, se capitasse loro di ottenere lavoro tramite inciuci, lo farebbero senza pensarci perchè è una questione di sopravvivenza. Il punto è che se si accetta questa consuetudine si diventa complici dello stesso meccanismo che ci distrugge, se aderiamo a questa mentalità e poi ci va male, magari perchè abbiamo leccato il c**o come dei dannati per un buon impiego o speravamo che un parente serpente ci favorisse, disattendendo le nostre aspettative, allora non dovremmo lamentarci perchè il mondo è ingiusto o perchè l’italia è al capolinea, pechè noi non saremmo vittime, ma carnefici mancati, in quanto se fosse andata bene avremmo tolto il posto a qualcuno più meritevole di noi e avremmo alimentato il sistema che piano piano sta affossando l’italia.”In un paese in cui tutti sono colpevoli, nessuno è colpevole”.

    Per quanto riguarda i figli d’arte, se essi si prefiggessero di raggiungere risultati uguali o superiori a quelli dei padri senza usufruire dell’aiuto di questi, ma contando solo sulle proprie forze, quale soddisfazione sarebbe più grande?

  • 2
    umbe

    Soluzione banale alle “pippe” della sig.na Di Pietro.

    Tagliare del 50% tutte le retribuzioni “onorevoli” e simili.

    Diaria per la presenza a Roma e solo per la presenza.

    Viaggi casa-Roma treno 1a classe aereo no.

    Solo 2 legislature ( tra Regione-Provincia-Parlamento) poi a casa.

    Solo contributi figurativi legati alla sola attività svolta “prima”, per le due legislature.

    Niente pensione privilegiata.

    Zero privilegi “castici”.

    E se a qualcuno non va, mica l’ha detto il medico di fare il parlamentare!

    Faccia un altro mestiere.

     

    Umbe

     

  • 1

    Ma scusate ma la cassiera dentro il centro commerciale non è un lavoro gratificante?Bisogna per forza mantenere generazioni e generazioni di politici che non fanno politica?C’è anche i servizi sociali a zero euro al mese,no i figli come i padri vogliono essere mantenuti da tutti per non fare un caxxo,che monnezza…..

  • 0
    GaiaOverAll

    Cioè, Claudio… se tu fossi mio padre e fossi un parlamentare… se avessi una tua linea politica manifestata in un partito o movimento… se TUTTO ciò per cui ti impegneresti fosse esattamente uguale a come farei io, tuo figlio, al tuo posto… non potrei darti una mano? Non potrei continuare ciò che tu hai iniziato? Scusa eh, ma io sò che quello che mio padre fà, lo fa per me. Mio padre è il mio esempio di vita. E voi? Vorreste impedirmi di portare avanti il MIO verbo SOLO PERCHE’ è anche quello di mio padre? Al contrario, dovreste essere felici nel vedere che la mia famiglia è realmente tale.

    Il tuo esempio è come dire che un figlio che ha un genitore con una ditta, un domani non potrà lavorarvi o prenderne le redini ma dovrà andare a lavorare per qualcun’altro oppure aprirne un’altra.

    E PERCHE’ MAI?

    • 0.1

      Grazie per le offese gratuite e tante buone cose. Dimostri nei toni il contrario di quello che ti sforzi di perorare a parole.

    • 0.2

      perché la democrazia non è una ditta. E se fate questi paragoni allora piantatela di indignarvi per la casta, perchè siete in palese contraddizione.

    • 0.3
      GaiaOverAll

      E che razza di paragone sarebbe questo?

      Alla faccia delle libertà Claudio, alla faccia delle libertà! Quando sbagli non sei capace di ammettere un tuo errore, tu hai sempre ragione! Mi sa che non ce l’hai una famiglia tua, ecco perchè dici certe sciocchezze. A me va di fare politica attiva e seguo i miei ideali, poi stà agli altri saperlmeli riconoscere questi ideali e dargli un valore più o meno buono! La casta è tale quando vi sono dei privilegi, non quando si forma una squadra positiva secondo il giudizio del Popolo! Se faccio cose giuste, tipo proporre in Parlamento solo i non condannati e per massimo 2 legislature, non dovrebbe contare se il mio cognome è Berlusconi o Di Pietro o Bersani o Bossi o Grillo!

  • -1
    armando di napoli

    con tutti i soldi che tuo padre ci ha fottutpo con  la tangente rimborsi elettorali  non avrai problemi economici fino alla settima generazione…o l’avidita’ vi trasforma in larve umane da non poter smettere di rubare a noi italiani…

  • -2
    TheQ.

    Un mio amico ricercatore universitario si è sposato con una ricercatrice universitaria.

    Sembra che passando 10-12 ore al giorno in ambiente universitari 5 giorni alla settimana, sia stato più semplice sviluppare una relazione così che con qualche altra donna.

     

    Ora per l’emendamento Di Pietro, uno dei due dovrà perdere il posto di lavoro subito perchè vi è un vincolo di parentela fra i due (matrimonio). L’altro per la Gelmini fra 6 anni perderà il posto di lavoro se non diverrà professore.

     

    Quindi che lavoro potrebbe fare la figlia di Di Pietro… umm aspetta che ci penso un attimo…

     

     

  • -3
    elpayaso

    Che lavoro potrebbe fare? Non so fammi pensare, magari uno degli altri centomila che esistono? Ora la aiuto io, potrebbe fare la veterinaria, il medico, l’ingegnere, l’operaio, il militare, il vigile del fuoco, l’ambulante, il meccanico, la barista, la donna delle pulizie, l’insegnante, la spogliarellista, l’attrice, la scrittrice, credo che si sia capito che ce n’è sono di lavori, tuttavia volendo potrebbe chiedere a Berlusconi, che un’occupazione, nonostante sia figlia di Di Pietro, sono certo che gliela troverebbe sicuramente.

  • -4
    mongiulio

    Personalmente credo che anche il fatto di essere finita con nome e cognome su un giornale come il Fatto Quotidiano sia un’altro esempio della serie di agevolazioni (anche inconsapevoli) che si ricevono solo perchè si è figli di papà. Conosco tante persone che ogni giorno parlano utilizzando le stesse parole, dicono di aver sudato sangue per una laurea e di essere disoccupati, costretti ad innumerevoli master, ecc. ma non per questo finiscono con nome e cognome sul Fatto. Al massimo si riconoscono collettivamente in qualche articolo che parla dei loro problemi (e meno male che c’è). Quindi Anna, sei una delle tante che è entrata nel mondo reale. Forse domani ci sarà qualcuno che avendo letto l’articolo sul Fatto ti assumerà per dimostrare quanto vali (e non ho dubbi che tu valga), ma i problemi di tutti gli altri, quelli che non sono figli di papà, resteranno.

  • -5
    cogitoergosum

    Bisogerebbe piantarla di dire c**zATE ad ogni piè sospinto. Lasciate che la figlia di DI PIETRO faccia quello che sente più consono alle sue aspirazioni. Perchè non dovrebbe militare nell’IDV se ha gli stessi IDEALI POLITICI del PADRE. Sarebbe a dire che i figli dei medici non possono fare i medici, come quelli dei giudici non devon fare i giudici. Sono c**zATE a PIEDE LIBERO. L’importante è essere ONESTI sia INTELLETTUALMENTE che MORALMENTE.

  • -6
    Anna Di Pietro

    ;)

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