In principio furono i blog. Poi venne il diritto di rettifica.

Lo stavo aspettando al varco, ed è arrivato. Il DDL Intercettazioni, altrimenti ribattezzato Legge Bavaglio e messo in quarantena un anno fa dopo le proteste di piazza, è stato scongelato come la ghianda dell’Era Glaciale, con il suo carico di virus per i quali il sistema immunitario della società moderna non è attrezzato a far fronte. Contiene il famigerato Comma 29, l’arma di distruzione di massa più micidiale che la casta italiana (e solo quella) abbia mai pensato di costruire e puntare contro l’informazione libera.

Mentre vi sto scrivendo, Maurizio Paniz (PdL) su SkyTg24 dice una marea di sciocchezze tali da sommergere tutte le coste emerse in un raggio di centinaia e centinaia di chilometri quadrati, insieme ai server e alle pagine web che vi risiedono. Se solo avessi un numero di telefono…

Chiariamolo una volta per tutte: nessuno in rete vuole essere impunito. Gli strumenti giuridici per avere giustizia e spezzare le ossa a un blogger, se lede ingiustamente la reputazione altrui, esistono già e valgono nella vita reale esattamente come su internet. Personalmente ne so qualcosa, avendo già sul gobbone due querele pesanti. Inoltre, in casi di particolare gravità, il magistrato può disporre l’immediato sequestro di un blog per evitare il perpetrarsi del reato di diffamazione. Dunque prendete il 90% delle argomentazioni che vi propinano i fautori del diritto di rettifica e cestinatele come non rilevanti.

Cosa fa il comma 29, allora? Impone alla rete un modello di rivendicazione autonoma sui contenuti, da parte di chi si sente offeso, derivante dalla legge sulla stampa del 1948 e assolutamente obsoleto e inadeguato al mezzo tecnologico cui vuole essere esteso. In buona sostanza, si vuole consentire a chiunque (ma proprio chiunque) voglia fare una cosiddetta rettifica a un post di richiederne la pubblicazione entro 48 ore, senza commento, pena una sanzione che può arrivare a circa 12.500EUR. La fine dei blog indipendenti e liberi.

Come potrete immaginare, a parte le testate giornalistiche online, che hanno una redazione, e a parte i finti blog personali, ovvero quelli di molti politici, personaggi dello spettacolo e così via che hanno uno staff dedicato, tutti gli altri non possono permettersi il rischio elevato di non riuscire a recepire ed evadere una richiesta di rettifica in meno di due giorni. Anche al blogger più incallito, infatti, può capitare di essere assente per qualche giorno da casa, di avere il computer rotto, di avere la connessione alla rete disattivata, di essere in vacanza, e poiché non ha una redazione, una qualsiasi richiesta di rettifica pervenuta nel momento sbagliato significa una condanna a vendere la macchina o a ipotecare la casa. Quanti di voi hanno un blog? Quanti di voi hanno tempi di reazione così veloci? Quanti di voi, se passasse questo comma, sarebbero ancora disposti a rischiare? Credo pochissimi dissennati. Per il resto, la blogosfera italiana si contrarrebbe fino ad annullarsi, facendo calare il sipario su una delle fioriture rinascimentali più prospere ed entusiasmanti dai tempi dei commonplace books. Nel frattempo, ovviamente, all’estero continuerebbero a bloggare indisturbati, perché questa norma esisterebbe solo nel nostro sfortunato e digitalmente perseguitato paese.

Il diritto di rettifica andava bene sul cartaceo, perché nessuno avrebbe potuto mai fondare un giornale solo per rispondere all’articolo di un editorialista. Oggi, nel tempo dei commenti, degli aggregatori di news e di blog che indicizzano link e riferimenti incrociati, delle piattaforme di blogging a costo zero, che senso ha? Se proprio se ne sentisse la necessità, basterebbe usare la tecnologia, studiare qualche algoritmo e obbligare per legge le piattaforme software a farne uso. Nel video propongo un paio di soluzioni rapide e indolori. Pensate in meno di cinque minuti da uno qualsiasi che usa e conosce la rete. Mi domando perché Vespa, Fede, Gasparri, Paniz e chiunque altro conosca internet come un calamaro si intende di free climbing non si informino, prima di emettere aria dai polmoni con lo stesso portato semantico di un mantice da caminetto!

Nessuno vuole sottrarsi a responsabilità che secondo il codice penale ha già, ma neppure sottostare in silenzio alla distruzione di ogni spontaneità nel fertile dibattito culturale che la rete ha portato nell’opinione pubblica, arricchendola di motivi, sfumature e punti di vista che il giornalismo da tempo non riusciva a coltivare. Lo stesso giornalismo ne è uscito più fecondo e galvanizzato, come attraversato da una scia di bollicine effervescenti che l’hanno rivitalizzato. Pensate solo alla nascita del Fatto Quotidiano.

Non è tuttavia possibile normare la rete come si raccolgono patate al mercato. Se è indispensabile farlo, bisogna riunire le menti di chi la conosce bene, altrimenti si usa la stessa violenza che i cantieri della Tav, in nome di una modernità che sa di passato, infliggono agli abitanti della Val di Susa. Siamo cittadini digitali che stanno per essere espropriati delle loro abitazioni e dei loro terreni. Alzatevi a combattete, prima che le ruspe livellino ogni discussione al piattume che esisteva prima di internet. E non venitemi a parlare di bloggare da piattaforme estere. Qui stiamo rivendicando il diritto di farlo a casa nostra, con il nostro nome e il nostro cognome. La vigliaccheria di chi si nasconde per inclinazione naturale non ci interessa ed è sempre l’ultima delle possibilità ad essere valutata, quando ormai uno ad uno tutti i diritti sono stati annientati.

Oltre un anno fa, coinvolgendo i lettori del blog, ho elaborato insieme a Roberto Cassinelli, deputato Pdl sensibile alle tematiche della rete, una proposta di emendamento per migliorare il testo del comma 29 qualora fosse stato impossibile da stralciare. Il risultato è in questo post del 18 giugno 2010: L’emendamento della Rete al Diritto di Rettifica. E’ l’estrema ratio, ma sapere che c’è una proposta migliorativa è sempre meglio che niente.

Ora è necessario alzare la voce e insegnare a questi energumeni digitali cosa sia la rete e perché non devono metterci le mani dentro. Dicano di cosa hanno bisogno e poi, di grazia, lascino fare a noi.

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30 risposte a In principio furono i blog. Poi venne il diritto di rettifica.

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  • 23
    Swift
  • 22
    carunchio

    e se passasse questo rigurgito, quante rettifiche dovrebbero fare alla loro vergognosa informazione deforme?

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  • 21

    Ho visto il video. Ti passo un intervento sul mio blog che contiene una proposta e 35 commenti

    http://www.lacrisi2009.com/2011/09/rettifiche-in-questo-blog-gia-fatto.html

     

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  • 20
    faufer

    Strano che né negli articoli, né nella proposta di legge, tantomeno nei commenti dei blogger si parli delle “modalità” con le quali dovrebbe arrivare la comunicazione. Una data certa in Internet non esiste, un’email inviata non rappresenta una prova dell’avvenuta ricezione, un modulo compilato (il sistema più usato per pubblicare dei commenti) non ha alcuna certezza giuridica di essere stato ricevuto. E’ tutta aria fritta, come la protezione delle reti wireless a fronte di reati penali: una rete aperta di fatto elimina la possibilità di riconoscimento e quindi di attribuzione del reato penale, che è personale. Insomma, chi legifera si vede che non conosce la rete, reagisce senza alcuna logica scrivendo per la rete come se scrivesse per la carta. E anche per la carta, comunque, una lettera normale non avrebbe effetti legale, nemmeno una raccomandata in busta chiusa

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  • 19
    faufer

    Strano che né negli articoli, né nella proposta di legge, tantomeno nei commenti dei blogger si parli delle “modalità” con le quali dovrebbe arrivare la comunicazione. Una data certa in Internet non esiste, un’email inviata non rappresenta una prova dell’avvenuta ricezione, un modulo compilato (il sistema più usato per pubblicare dei commenti) non ha alcuna certezza giuridica di essere stato ricevuto. E’ tutta aria fritta, come la protezione delle reti wireless a fronte di reati penali: una rete aperta di fatto elimina la possibilità di riconoscimento e quindi di attribuzione del reato penale, che è personale. Insomma, chi legifera si vede che non conosce la rete, reagisce senza alcuna logica scrivendo per la rete come se scrivesse per la carta. E anche per la carta, comunque, una lettera normale non avrebbe effetti legale, nemmeno una raccomandata in busta chiusa

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  • 18
    faufer

    Strano che né negli articoli, né nella proposta di legge, tantomeno nei commenti dei blogger si parli delle “modalità” con le quali dovrebbe arrivare la comunicazione. Una data certa in Internet non esiste, un’email inviata non rappresenta una prova dell’avvenuta ricezione, un modulo compilato (il sistema più usato per pubblicare dei commenti) non ha alcuna certezza giuridica di essere stato ricevuto. E’ tutta aria fritta, come la protezione delle reti wireless a fronte di reati penali: una rete aperta di fatto elimina la possibilità di riconoscimento e quindi di attribuzione del reato penale, che è personale. Insomma, chi legifera si vede che non conosce la rete, reagisce senza alcuna logica scrivendo per la rete come se scrivesse per la carta. E anche per la carta, comunque, una lettera normale non avrebbe effetti legale, nemmeno una raccomandata in busta chiusa

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  • 17
    luis

    Il DDL intercettazioni è un bieco e ignobile tentativo di manomettere la democrazia, più di quanto non lo sia già, è un insulto alla volontà e alla coscienza dei cittadini italiani, compresi coloro che hanno votato questo governo. Se malauguratamente dovesse essere approvato si deve tentare di limitarne i danni, come giustamente dice Claudio, tuttavia l’emendamento non mi sembra il modo migliore per farlo, in quanto sarebbe come ingerire una dose minore di veleno, ma comunque letale, rispetto a quella che il nostro boia vorrebbe inizialmente somministrarci. Non dobbiamo scendere a compromessi con un potere ingiusto, sarebbe come affermare che esso è troppo forte e non ci rimane altra scelta che patteggiare, consumando la nostra dignità.

    Io non riesco a concepire l’idea che si debba pagare una multa per un’ opinione, per un pensiero, per un’idea. Non lo vedo un blogger come Claudio a realizzare un video sulle ultima boiate di Berlusconi e dividerlo in due parti: la prima che denunzierebbe le ingiustizie che emergono da tali fatti e la seconda che smentisce tutto. Stessa cosa per il relativo post, dove si dice una cosa che viene contraddetta da una nota in calce dallo stesso blogger. Un uno scenario del genere Orwell (1984) se lo sogna!

    Piuttosto io avrei pensato ad una cosa “apparentemete” più drastica:

    si ptrebbero equiparare giuridicamente i blog a delle abitazioni private aperte al pubblico o a delle sedi di associazioni.

    Per esempio, se io invito a casa mia un gruppo di amici ed insieme, dopo aver finito di mangiare una bella spaghettata cacio e pepe e davanti ad un buon bicchiere di vino, decidiamo di disquisire dei problemi del paese e di attualità, arrivando ad esprimere le nostre personalissime opinioni nei confronti dei politici (brave persone), mettiamo che le critiche si concentrino su un politico in particolare e mettiamo che per qualche gioco del destino proprio quel politico stesse ascoltando la nostra conversazione e ad un certo punto venisse a bussare alla mia porta dicendo: <<Dovete rettificare o vi rovino!>> .  Noi come minimo lo butteremmo fuori a calci,  perché giustamente ognuno a casa sua può fare e dire quello che vuole su chi vuole, in più il politico avrebbe violato la mia privacy e qulla dei miei amici.

    Perché non applicare un principio simile ai blogger? Farlo però potrebbe risultare piuttosto drastico, perché i blogger si dovrebbero criptare e per poter accedere ad assi dovrebbe essere obbligatoria l’iscrizione, con la quale si otterrebbe automaticamente la chiave per la decriptazione. Chi decidesse di iscriversi accetterebbe automaticamente il principio della libertà di parola, impegnandosi a non rivalersi sui frequentatori del blog nel caso in cui questi lo criticassero. In questo modo se un politico volesse sapere cosa si dice di lui in un blog, dovrebbe prima iscriversi, ma una volta fatto non potrebbe più denunciare il blogger e gli affiliati. Se un terzo si iscrivesse al blog per conto del politico allo scopo di informarlo, risponderebbe di persona di violazione della privacy, se comunicasse determinate informazioni al politico e quest’ultimo ne risponderebbe anch’egli.

    Una cosa simile limiterebbe la diffusione dei contenuti, per ovviare a questo problema i blogger potrebbero rendere libera a tutti una parte dei loro siti in cui non si scende nei particolari, ma si utilizzerebbero una sorta di “incipit” che invoglierebbero i navigatori ad iscriversi al sito per approfondire i contenuti veri e propri.

    Mi aspetto che questa idea venga criticata anche negativamente o anche che venga ignorata.

    p.s. cogito ergo mi inc**zo.    

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    • 17.1
      luis

      Mi scuso per gli strafalcioni grammaticali, per lo sbaglio dei tempi e per il lapsus blog/blogger, ma mentre scrivevo il commento ero travolto dallo sgomento e dall’indignazione, anche adesso riesco a mantenere la calma a fatica.

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  • 16
    RAFX

    Pablo ha scritto :
    " Secondo me possiamo usarla a nostro vantaggio, PRETENDENDO rettifiche da tutte le parti … vogliono zittirci? Devono pagare! "

     Non è male come idea…noi tutti insieme siamo molti di più di quei quattro fessi che vogliono sabotare la Rete..ehehehehe :-)))

    Però, forse, ci possiamo anche rivolgere alla Corte Europea…o a qualcosa di europeo…per chiedere giustizia di questa ingiustizia. Sennò l’Europa a che serve ?

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  • 15
    RAFX

    Che questa democrazia non sia una democrazia lo si vede da cose come questa…

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  • 14
    Alesscam

    Pablo ha scritto :
    Finchè ci sarà la rete, MAI SCENDEREMO IN PIAZZA. Ricorda, quando bloccheranno la rete e saremo costretti a scendere in piazza per informarci, allora si creeranno manifestazioni e rivolte spontanee .. come in nord-africa.La rete (o forse è meglio dire i social network) bloccata, ti porta in piazza e ti porta alla rivolta … MA LORO QUESTO NON LO SANNO!

     

    è quello che vogliono….loro vogliono il caos

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  • 13
    fdrk

    quel “signor” azzeccagarbugli è stato definito, per l’aspetto e l’utilità, SCOPETTO DEL WC e sta, nei fatti, facendo il proprio dovere, servo del “suo” padrone !

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  • 12
    Pablo

    Secondo me possiamo usarla a nostro vantaggio, PRETENDENDO rettifiche da tutte le parti … vogliono zittirci? Devono pagare!

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  • 11
    jino

     si portano avanti rispetto ad un futuro che vede la convergenza dalle piattaforme informative e di intrattenimento su internet, senza tenere conto che  tutte le emittenti ed i giornali, sia nazionali che locali, che hanno un certo bacino di utenza sono all’oggi presenti sul web. Non dimentichiamo il progetto di Santoro che, cacciato  come sappiamo da mamma rai sta sbarcando sul web, libero dai vari condizionamenti politici a cui è, bene o male, legata la sopravvivenza da quelle  parti. Avranno mica paura di un eventuale boom innescato da Santoro o qualcosa del genere? Il “progetto Santoro” prevede delle puntate su web ( titolo:comizi d’amore) che possono essere vendute a reti locali e, perchè no,  nazionali. Ricordo che il Santoro di rai2 portava alla rai svariati milioni di pubblicità, un’autentica gallina dalle uova d’oro e verosimilmente questo potere, che è l’unico vero potere contrattuale del conduttore farà gola alle emittenti locali che, se considerate nell’insieme, hanno la possibilità di raggiungere un numero di ascoltatori non indifferente. Quindi si capisce che la battaglia non riguarda “solo” la libera informazione, ma pure potentati economici e politici del calibro di Publitalia, che ha già fatto cambiare più volte le leggi, ad esempio in materia di tetti pubblicitari.

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  • 10
    SELBER

    evviva i blogger!

    ormai siamo troppi troppo coscienti e “uniti” perchè si possa fermare il processo di trasformazione del modello sociopolitico globale.

    io sono ottimista!

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  • 9

    Claudio, davvero secondo te il governo non si rende conto dell’effetto di questo ddl sui blog liberi? Non sei così ingenuo.

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  • 8
    Anas E.

    Senti Claudio ! Può darsi che quella gentaglia non capisca nulla di Blog, dei social network insomma di Internet, ma una cosa è sicura, hanno capito che la rete è l’ARMA DI RISVEGLIO DI MASSA.

    Sono solo delle porcate, secondo me pure quell’emendamento di cui parlavi è un rassegnamento. Per me basta AVERE LA POSSIBILITA di scrivere nella rubrica “COMMENTI”. Ecco farebbero meglio di emanare una legge che obbliga i Blog a tenere le loro rubriche “Commenti” APERTA ( Cito il blog di Storace che può sp****nare chi vuole e non lascia la possibilità agli interessati di replicare tenendo i COMMENTI sempre chiusi)altrimenti, come hai detto; gli strumenti giuridici ci sono e sono efficaci.

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    • 8.1
      Pablo

      Finchè ci sarà la rete, MAI SCENDEREMO IN PIAZZA.

      Ricorda, quando bloccheranno la rete e saremo costretti a scendere in piazza per informarci, allora si creeranno manifestazioni e rivolte spontanee .. come in nord-africa.
      La rete (o forse è meglio dire i social network) bloccata, ti porta in piazza e ti porta alla rivolta … MA LORO QUESTO NON LO SANNO!

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  • 7
    faufer
    La IX Commissione della Camera dei deputati, considerato che la disposizione in esame estende ai siti informatici le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, "osservato 128A.S. n. 1611 Articolo 1, comma 28 che tale previsione, in quanto riferita ad un termine generico come "siti informatici", sembra porre l’obbligo di rettifica a carico, piuttosto che degli autori dei contenuti diffamatori, dei gestori di piattaforme che ospitano contenuti realizzati da terzi, che, in considerazione del volume dei contenuti ospitati dalla piattaforma, non sarebbero in grado di far fronte a tale obbligo", ha espresso parere favorevole a condizione che il riferimento ai "siti informatici" sia sostituito da "giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5". Quanto sopra è nel documento del sito del Senato relativo alla legge, se tale documento è quello in discussione la Commissione ha già inserito questa modifica che cancella quanto detto da voi.

    http://www.senato.it/…./Dossier_137.pdf

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    • 7.1

      “Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono. Le rettifiche o dichiarazioni devono fare riferimento allo scritto che le ha determinate e devono essere pubblicate, senza commento, nella loro interezza, purché contenute entro il limite di trenta righe, con le medesime caratteristiche tipografiche, per la parte che si riferisce direttamente alle affermazioni contestate. La mancata o incompleta ottemperanza all’obbligo di cui al presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da lire 15.000.000 a lire 25.000.000.”

      (p.214 del PDF da te linkato)

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    • 7.2
      faufer

      ..vai un po più avanti e trovi  a pag 128 :

      La IX Commissione della Camera dei deputati, considerato che la disposizione 
      in esame estende ai siti informatici le procedure di  rettifica delle informazioni 
      ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, “osservato 
       128A.S. n. 1611 Articolo 1, comma 28 
      che tale previsione, in quanto riferita ad un termine generico come “siti 
      informatici”, sembra porre l’obbligo di rettifica a carico, piuttosto che degli 
      autori dei contenuti diffamatori, dei gestori di piattaforme che ospitano contenuti 
      realizzati da terzi, che, in considerazione del volume dei contenuti ospitati dalla 
      piattaforma, non sarebbero in grado di far fronte a tale obbligo”, ha espresso 
      parere favorevole a condizione che il riferimento ai “siti informatici” sia 
      sostituito da “giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo 
      di registrazione di cui all’articolo 5″.

      La IX Commissione della Camera dei deputati, considerato che la disposizione in esame estende ai siti informatici le procedure di  rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, “osservato  128A.S. n. 1611 Articolo 1, comma 28 che tale previsione, in quanto riferita ad un termine generico come “siti informatici”, sembra porre l’obbligo di rettifica a carico, piuttosto che degli autori dei contenuti diffamatori, dei gestori di piattaforme che ospitano contenuti realizzati da terzi, che, in considerazione del volume dei contenuti ospitati dalla piattaforma, non sarebbero in grado di far fronte a tale obbligo”, ha espresso parere favorevole a condizione che il riferimento ai “siti informatici” sia sostituito da “giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5″.

      quindi? ..anche loro hanno capito che è una disposizione non applicabile.


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  • 6
    BB

    poniamo che i blogger abbiamo amici non utonti residenti all’estero – poniamo che questi facciano loro il favore di aprire un blog-clone giocando il ruolo di testa di legno: mettono in linea altrove quello che gli si manda per email.  Ma comunque stiamo perdendo tempo, per fortuna o purtroppo, per dirla con Gaber, siamo in un contesto Europeo, non in Cina né in Arabia Saudita e quindi questa del DDL è l’ennesimo diversivo per distoglierci dai veri problemi. Il Governo ha mollato in precedenza non certo perché il popolo della rete ha protestato, ma semplicemente perché sa benissimo di non poterlo fare.

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  • 5
    midica

    bene allora diamoci da fare tutti quanti a Roma il 15 di ottobre

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  • 4

    E’ esattamente quello che vuole Berlusconi: la morte del web italiano e l’assimilaziione del nostro paese a forme di controllo come quelle usate in Cina, Iran, Birmania e altre “vere democrazie”. Si tratta di una faccenda di puro controllo in cui rientrano la distruzione della scuola pubblica, il bavaglio alla rete (i giornali non contano, tanto il 90% sono suoi, direttamente o indirettamente), la precarizzazione del lavoro, il controllo della giustizia. Ci vogliono ciechi, sordi, muti e ignoranti, un paese di zombi talmente impegnati a sopravvivere che non hanno il tempo di preoccuparsi delle porcherie che il potere combina.

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  • 3
    Sanzo

    DDL fatto per evitare che in rete si parli e si scriva di "loro"!

    Sì loro, la casta dei farabutti di stato. Politci/imprenditori, politci/faccendieri, Politici/appaltatori, politici/puttànieri di minorenni o meno, politici/evasori fiscali, insomma i ladri di stato!

    I ladri onorevoli che ordinano che di loro in rete non si sappia nulla proprio come in tv e sulla stampa asservita. Rete che deve dimenticare, rete che non deve far sapere, che non deve indicare i ladroni che si mangiano il paese e chiamarli per nome e cognome e partito di appartenenza e loggia massonica.

    Io non ci sto e voi?

    Che tutti sappiano, che la rete non dimentichi e continui a ricordare chi sono questi grandissimi farabutti di governo!

    Usiamo la rete per far montare una protesta che faccia fallire i loro intenti e i loro interessi e che questa protesta non resti solo digtale ma vada in strada con un numero mai visto di indignazione dipinto sulla faccia di ognuno di noi!

    Adesso basta, andatevene o vi buttiamo fuori noi!

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  • 2
    GranTubone

    Però attento Claudio, ti stanno inducendo ad accettare la loro volontà sparandola grossa per poi ridimensionarla con gli emendamenti…

    Cercate “tecnica della porta in faccia” – “door in the face technique” e anche “tecnica del piede nella porta” – “foot in the door technique”.

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  • 1
    Barbara L

    Se dovesse servire……possiamo sempre telefonargli in studio…

    Paniz Avv. Maurizio, 32100 Belluno (BL) V. Garibaldi, 78

    tel: 0437 941217 0437 941857 0437 942502

    fax: 0437 940507
    …non sopporto di avere un concittadino così!!!!

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    • 1.1
      TheResearcher80

      Ma uno peggio, no? … Che se ne parli pure a Paniz, così anziché dare aiuto, troverà il modo di suggerire ai suoi compari come pararsi ulteriormente il deretano da eventuali ricorsi e rimostranze. La verità è che finché questo governo e questa gente resterà lì dov’è, le speranze di dialogo saranno pari a zero. Spero che la gente si accorga presto di cosa hanno bisogno per mandarli via … Ma anche lì, penso che sarà troppo tardi. Soltanto la magistratura riuscirà a salvarci da un cancro chiamato Berlusconi e lentamente dalle sue metastasi (berlusconismo e berluscones).

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