La fine del mondo è per oggi

ricordatevi di abilitare i sottotitoli in italiano

Oggi il mondo finisce. Abbiamo consumato tutto: aria, acqua, terra, piante, animali… tutto! Ogni anno il nostro pianeta è in grado di produrre una quantità finita di risorse. Ogni anno ne consumiamo molte di più. Il giorno dell’anno in cui la quantità di risorse consumate supera quella che la Terra è in grado di produrre si chiama Overshoot Day. Viene calcolato da Mathis Wackernagel e dalla sua organizzazione (il Global Footprint Network) con tecniche sofisticate, che vengono raffinate di continuo. Oggi è quel giorno. Si calcola che per la fine dell’anno avremo consumato il 135% di tutto quanto questo pianeta sarà stato in grado di produrre dal 1° gennaio scorso. La domanda è: quanto ancora potremo andare avanti, a questo ritmo?

Molti parlano dell’Overshoot Day. In pochi sono riusciti a intervistare Mathis Wackernagel. Uno solo lo ha incontrato e ha realizzato una videointervista vis-à-vis, e quello sono io. Il video che ho montato (cliccate sull’immagine in alto nell’articolo) è sottotitolato parola per parola. Abilitate i sottotitoli (CC) se non li vedete. Guardatelo e fatelo girare. Chissà che l’anno prossimo l’Overshoot Day non cada il 28 settembre anziché il 27, anche se posticipando di un solo giorno alla volta ci vorrebbe quasi un secolo per riportare in pari il deficit ecologico. Altro che debito pubblico: qui salta tutto.

Byoblu incontra Mathis Wackernagel

Claudio Messora: Ciao e benvenuto su Byoblu.Com. Ho visto quei fantastici pianetini sul tuo sito web.

Mathis Wackernagel: Li vendiamo!

Claudio Messora: Quanto ci vorrà ancora prima che quei pianetini si esauriscano del tutto?

Mathis Wackernagel: Sì, sai, con lo sovrasfruttamento biologico è una discesa sdrucciolevole. Non è tipo: “all’improvviso collassi” o qualcosa del genere… Insomma, la pesca collassa in fretta, ma le foreste… puoi sovrasfruttarle per lungo tempo e si fanno sempre più rachitiche e brutte… oppure l’erosione che va molto lentamente e la produttività va giù ecc. Insomma, è una pendenza scivolosa, e questa discesa sdrucciolevole è già iniziata. Abbiamo sovrasfruttato le risorse planetarie per un po’ di tempo e in maniera più consistente da circa trent’anni più o meno. Alcuni paesi lo stanno già sperimentando in prima persona. Se pensi a posti come il Darfur o Haiti, sono aree dalle risorse estremamente limitate che non sono in grado, a causa di limitazioni finanziarie, di acquistare risorse da altri paesi, e così sono direttamente limitate da cio’ che è disponibile entro il loro territorio, con conseguenze drammatiche sul loro grado di benessere. Questo è quello che accade se non prendiamo il problema delle risorse seriamente.

Se invece lo prendiamo seriamente, potremmo vivere abbastanza bene. Voglio dire, considerate questo: oggi ci sono tante persone in sovrappeso od obese quante ce ne sono che muoiono di fame. E infatti ci sono più o meno tante persone che muoiono per l’obesità e per le complicazioni legate al sovrappeso quante ne muoiono di fame. Questo dimostra l’assurdità della situazione. Questo non è altro che il sintomo.. Ma se prendiamo la questione delle risorse sul serio e davvero iniziamo a pensare, come fossimo agricoltori, qual’è il nostro livello ottimale per il consumo di risorse? Perché se ne consumiamo sempre di più, e non ne abbiamo, ci scaviamo con le nostre mani una fossa. E il miglior consiglio che si può dare a chi si scava una fossa con le sue mani è “SMETTILA DI SCAVARE”! E per chiedersi cosa sta davvero succedendo, che cosa dobbiamo fare per uscire da quella fossa, un modo è quello di fare chiarezza sul nostro mondo e capire quanta natura abbiamo e quanta ne utilizziamo, e chiedersi se possiamo permetterci il deficit, se siamo in deficit, in un qualsiasi deficit ecologico. E se non possiamo, allora facciamo un piano e chiediamoci dove dovremmo andare.

Claudio Messora: I piani di cui parli dovrebbero tuttavia essere perseguiti a livello governativo perché, per esempio, ho fatto il vostro test per calcolare la mia impronta e il mio risultato è stato di oltre sei punti e mezzo. [ndr. errata corrige, mi ero sbagliato: ho rifatto il test e la mia impronta è 1,9.]

Mathis Wackernagel: Questo significa che ci vorrebbero sei pianeti se tutti vivessero come te.

Claudio Messora: Si’. Così ho provato, perché mi sentivo in colpa, a modificare qualche parametro, in accordo con quello che ragionevolmente posso cambiare, e ho totalizzato un punteggio di 5.9 [ndr. vedi sopra: la mia impronta è 1,9]! Quindi, innanzi tutto: qual’è un risultato accettabile per quel test? Secondariamente: qual’è stato il tuo risultato? …sempre che tu abbia fatto il test, ovviamente!

Mathis Wackernagel: Vado in bicicletta al lavoro, cuciniamo pasti vegetariani,

Claudio Messora: Ma prendi…

Mathis Wackernagel: …e prendo molti aerei! Quindi è tremendo! Se tutti vivessere come me, ci vorrebbero più pianeti di quanti ce ne vorrebbero se tutti vivessero come gli americani. E’ un triste bilancio, potresti dire… Ma il mio punto di vista è: dobbiamo veramente guardare qual’è l’interesse personale che viene leso quando non perseguiamo la sostenibilità. E in realtà sono proprio le organizzazioni, le istituzioni a non potersi spostare. Una città che non si prepara per il futuro, non sarà pronta per quel futuro. Un paese che non si prepara per il futuro, semplicemente non sarà pronto per quel futuro. Io ho gambe: posso andarmene. Una città e un paese non possono spostarsi.

Claudio Messora: Io credo che il problema, almeno qui in Italia, è che siamo così egoisti… Così pensiamo che quello che non produciamo, sia sufficiente comprarlo. Esportiamo i problemi.

Mathis Wackernagel: Come farete ad avere successo con questa strategia, sapendo che nel corso degli ultimi anni il potere d’acquisto dell’Italia, se comparato con la media mondiale, è in costante diminuzione? In un mondo sempre più ipersfruttato e con un deficit italiano sempre più vasto, intendo un deficit ecologico, quali sono i vostri piani, con un potere d’acquisto sempre inferiore, per trovare le risorse che vi necessitano? Non sembra essere un piano molto lungimirante. Ripensatelo!

Claudio Messora: Tu viaggi molto, e immagino parlerai con molte organizzazioni, sicuramente con molti governi… Hai avuto contatti con il governo italiano? Qualcuno ti ha dato retta in questo paese?

Mathis Wackernagel: Non siamo molto attivi con il governo italiano. Abbiamo fatto sapere al ministero dell’ambiente che ci sarebbe piaciuto realizzare una collaborazione di ricerca per verificare, per scoprire se i nostri numeri rappresentano realmente l’Italia in maniera accurata, e io penso che sarebbe nell’interesse del vostro paese sapere se siete in deficit oppure no. E’ un po’ come quando ti occorre di sapere quanto oro hai in banca, per esempio, no? Quindi penso che sarebbe una buona cosa per l’Italia. Nessuno si è ancora messo in moto, ma in compenso stiamo lavorando ad un progetto con i paesi del Mediterraneo, e alcuni di loro hanno mostrato un discreto interesse, per esempio il Marocco. C’è anche interesse da parte della Turchia, abbiamo conversazioni in corso con persone della Giordania, A dire il vero la Spagna ha riesaminato la sua impronta ecologica da sola, qualche anno fa, insomma: c’è un buon movimento! Voglio dire: ci sono così tanti paesi nel mondo, noi non ne facciamo una battaglia. Aiutiamo i paesi che vogliono avere successo, e quelli che vogliono semplicemente mantenere la loro attuale rotta, e pensano che sia una buona cosa per loro, gli auguriamo buona fortuna!

Claudio Messora: Spero che l’Italia non sarà tra quelli che non faranno niente. Come ti è successo di inziare a studiare queste cose e fondare la Footprint Network Organization?

Mathis Wackernagel: Credo che tutto affondi nella mia giovinezza. Quando avevo circa dieci anni, accaddero due cose: la prima è l’uscita di un libro dal titolo “Limits to growth” (limiti della crescita). Ho semplicemente dato un’occhiata a come si stava evolvendo il mondo se non avessimo avuto cura delle nostre risorse. Me l’ha mostrato mio padre, mi ha fatto vedere le curve e io ho realizzato che sarei stato vivo, che nel corso della mia stessa vita avrei vissuto cambiamenti radicali se non fossimo stati attenti, e questo, seppure bambino, mi preoccupò molto. Nello stesso tempo, nello stesso anno avemmo la prima crisi del petrolio. La Svizzera decise, come reazione, di istituire tre domeniche a piedi, una cosa molto eroica! A me, che ero un bambino, piacque molto. Furono tre giorni fantastici, veramente memorabili! E così, un futuro senza macchine, senza petrolio, agli occhi ingenui di un bambino sembrò una cosa estremamente positiva! Così pensai: perché il mondo non dovrebbe essere diverso? E probabilmente dovrà essere diverso!

E poi ebbi moltissime opportunità. Sono stato diverse estati in una fattoria, durante le vacanze, per capire meglio come funziona la natura come si lavora con le mucche eccetera. Questo mi diede modo di sviluppare più di un apprezzamento della nostra stessa dipendenza dalle risorse naturali. Credo che l’impronta ecologica iniziò a uscire fuori, nel dibattito, all’incirca ai tempi della Conferenza di Rio, [non comprendo] che per la prima volta portò la discussione sullo sviluppo sostenibile all’attenzione mondiale. Però, allo stesso tempo, non ebbero mai il coraggio di dire che abbiamo un solo pianeta a disposizione. Fondamentalmente, hanno dato una riverniciatina alle cose, hanno pensato che ogni cosa fosse stata sistemata e che questo era abbastanza. E’ buffo, dissero “tutto quello di cui abbiamo bisogno è uno sviluppo sostenibile”, ma andando a fondo e guardando i dettagli non c’era niente che si rapportasse ai vincoli sulle risorse. Una situazione davvero grave, ecco perché abbiamo pensato che, come contributo al dibattito, avere uno strumento che aiuti accuratamente a mostrare quanti pianeti abbiamo e quanti ne utilizziamo sarebbe un utile contributo.

Ora, si è forse trattato di un contributo un po’ lento, e parliamo di vent’anni fa. Abbiamo iniziato a lavorare con i governi e proprio come una giovane persona impaziente, non più così giovane a dire il vero, vorrei che accadesse tutto molto più in fretta perché prima ci diamo da fare, più sarà semplice. E’ come con i biglietti aerei, sai… Se attendi l’ultimo minuto a comprare il biglietto, ti costerà davvero tanto!

Claudio Messora: C’è stata anche qualche critica ai fattori che tenete in considerazione per calcolare…

Mathis Wackernagel: Certamente! Io lo spero, che vengano fuori delle critiche.

Claudio Messora: State lavorando per raffinare il modello e aggiungere nuovi valori?

Mathis Wackernagel: Io credo che la cosa più importante è che non siamo un organizzazione fideistica. Per favore, non credeteci sulla parola. Siamo un’organizzazione scientifica: metteteci alla prova! Insomma, le critiche ci sono sempre. Ci sono critiche valide, ci sono critiche sciocche, come sempre… Noi continuiamo a migliorare, e a tenere in considerazione le critiche. Miglioriamo sempre la metodologia, e potrebbe essere migliorata certamente di più, sicuramente! Ogni anno facciamo passi avanti, facciamo uscire una nuova edizione… Potremmo fare salti quantistici più grandi, se avessimo più risorse, ovviamente, ma in ogni caso il nostro metodo mostra solide tendenze, e anche se lo cambiassimo la storia non cambierebbe poi di molto, perché sopra ogni altra cosa crediamo che il nostro metodo sia piuttosto una sottostima dell sovrasfruttamento che è in atto, non una esagerazione. A mano a mano che i risultati saranno migliorati è più facile che i risultati mostreranno un’impronta ecologica più ampia e una minone biocapacità di base.

Claudio Messora: Ultima domanda: tu credi davvero che l’umanità imparerà la lezione in fretta e cercherà di cambiare strada?

Mathis Wackernagel: Io credo che in realtà si tratti di un messaggio di speranza, e cioè che se solo iniziamo a riconoscere i nostri stessi interessi più a fondo, potremmo ritrovarci in gran bella forma. Non è una battaglia perduta in partenza. Dobbiamo solo trovare le persone giuste, il messaggio giusto, e le cose possono cambiare abbastanza radicalmente. Per esempio, ci sono due paesi nel mondo che sono radicalmente diversi da tutti gli altri paesi che hanno il petrolio, solo perché hanno avuto un’intuizione. NOn si tratta di ideologia, e neppure di pressione morale. E’ solo perché vedono il petrolio come un bene, una risorsa, e non come un guadagno. E semplicemente per questo, hanno rafforzato i loro conti in banca invece di spendere i soldi, e sono stati in grado di gestire le loro risorse molto di più a loro vantaggio piuttosto che essere prosciugati o cadere in cicli di dipendenza che preoccupano un paese come nel caso della Russia, del Venezuela, della Nigeria, o dell’Alaska per esempio, dove il denaro è stato semplicemente speso, se ne è andato e ora tutti ne sono più dipendenti. Quindi solo la visione giusta circa il significato di quello che è veramente di valore può fare una enorme differenza su come gestiamo le nostre nazioni.

Claudio Messora: Grazie per i tuoi sforzi.

 

Mathis Wackernagel: Grazie anche a te per i tuoi sforzi.

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9 risposte a La fine del mondo è per oggi

  • 2
    TheResearcher80

    La questione delle risorse del pianeta inevitabilmente diventa anno dopo anno sempre più importante e urgente. E’ bene ricordarlo, perché problemi come la crisi mondiale e il rischio default sono aspetti purtroppo non meno importanti, ma che distolgono completamente l’attenzione dal fatto che se si continua così, il pianeta ci lascierà col c*lo per terra. Si parla di protocolli (vedi Kyoto), si parla di cambiamenti climatici, si parla di impegni risolutivi che a mio parere restano sempre fumosi, oltre che un modo per levarsi dalla coscienza il problema, dal momento che non tutti i paesi sono concordi e la Terra non ci lascierà a piedi dall’oggi al domani. Tuttavia quando succederà, non ci sarà scampo. L’unico modo per risolvere il problema è spingere sulle rinnovabili, ma soprattutto sul progresso tecnologico: a tal fine non posso non citare l’E-Catalyzer di Rossi e Focardi, un’invenzione che potrebbe candidarsi fra quelle che rivoluzioneranno la vita dell’uomo In questi articoli recenti: “http://www.basilic.it/e-cat-rossi-megawatt-pulito/” e “http://ildemocratico.com/2011/09/23/fusione-fredda-rossi-mantiene-promessa-pronto-e-cat-da-1-mw/” si evidenzia come la reazione LERN impropriamente detta “fusione fredda” sia ormai riconosciuta dai principali centri di ricerca, ma soprattutto questi articoli dimostrano che i suoi inventori non sono di certo rimasti con le mani in mano. Avevano promesso che entro ottobre sarebbero partite le prime centrali da 1 Megawatt in Grecia e così sembra stia accadendo. Tuttavia va sottolineato un fattore: in quanti si stanno buttando per accaparrarsi l’E-cat, anche come dimostrazione di buona volontà nell’abbandonare le vecchie fonti energetiche come il petrolio, il carbone, ecc. Il problema è sempre il solito: le lobby e gli interessi economici, probabilmente ancor più spinti dalla crisi mondiale, che disincentivano gli investimenti, ma soprattutto vecchie e sicure fonti di guadagno. Mentre in questo periodo si parla di energie rinnovabili e di “fusione fredda”, è recente la notizia che in Puglia (nel magnifico mare del Salento), la Northern Petroleum abbia cercato di avviare delle procedure preventive alla trivellazione in mare (http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/09/06/news/piattaforma_per_il_petrolio_spunta_nel_salento-21281058/), poi prontamente respinte dalla regione (http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/09/23/news/la_regione_respinge_le_trivelle_della_northern-22132870/), ma chissà per quanto altro. In conclusione, bene mantenere viva la questione ecologica del pianeta, ma prima di lavorare su questo, bisognerebbe lavorare sulla testa di coloro che direttamente o indirettamente ne gestiscono le risorse (Stati e multinazionali). Impresa titanica, anche se solo allora dal mio punto di vista si potrà cominciare a parlare massicciamente e seriamente su come contenere le risorse del pianeta. Quando succederà tutto ciò? Ancora non è dato saperlo, sebbene abbia il forte sentore che avverà quando sarà già troppo tardi.

    • 2.1

      Che dirti, tienici informato visto che segui la vicenda. Ripeto che mi auguro vivamente l’effettiva veridicità di una tanto roboante invenzione.

      Nel frattempo, segnalo questi 20min di video su Rainews24 sull’argomento:
      http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=23074

      Ed invito i lettori a fare una semplice ricerca su internet con chiave “Petroldragon”, il passato esperimento commerciale di Andrea Rossi, rovinosamente finito nei tribunali.

    • 2.2
      TheResearcher80

      Se hai avuto modo di leggere uno degli articoli citati, scoprirai che purtroppo la Grecia si è rivelata per quello che è: la Defkalion, ossia l’azienda energetica che avrebbe ospitato le centrali con E-cat, ha dato forfait e ora è sparita dalla circolazione. Tuttavia Rossi, non ha demorso e ha perseverato, trovando un altro partner che gli permettesse di realizzare la centrale da 1 MW, come promesso nei tempi previsti. Sembra non sia stato facile perché per ottenere l’obiettivo, Rossi ha dovuto vendere addirittura la sua casa (!!!). Quando la centrale sarà avviata, l’inaugurazione sarà trasmessa in streaming, insieme ai dati che ne usciranno in termini di temperature e energia prodotta. Hai ragione ad andare cauto, ma se fossi più informato, ti accorgeresti che anche la NASA ha ormai riconosciuto l’efficienza dell’invenzione: se fosse l’ennesima boutade, Rossi non avrebbe venduto la sua casa, come menzionato nell’articolo.

    • 2.3

      Attenti a non riporre troppe speranze nell’energy catalyzer del dott. Rossi. Informatevi ben bene su chi sia il personaggio che lo propone e che cosa ha alle spalle, soprattutto in termini di miracoli annunciati (il petrolio da rifiuti di qualche decennio fa) che in realtà si rivelarono vere e proprie truffe.

      Rainews24 ha seguito la vicenda ed ha fatto un paio di servizi un minimo obiettivi ed esaustivi sulla vicenda.

      Il mio augurio è che questo prodotto sia davvero una scoperta epocale, ma resto comunque molto scettico in proposito.

      Se qualcuno ha notizie della sua commercializzazione in Grecia (cosa data per certa già da fine estate), ce ne renda conto e ci informi.

  • 1
    luis

    Anch’io ho sempre creduto alla storia delle risorse limitate, ma c’è qualcosa che mi dice che potrebbe essere così. E’ vero il nostro pianeta deve per forza avere risorse finite, ma non è detto che attualmente siamo arrivati a sfruttarle tutte o quasi. Qualcuno ci vuole costringere a considerare materie disponibili in quantità limitate nel nostro pianeta come risorse primarie ed irrinunciabili, come ad esempio il petrolio, quando si potrebbero utilizzare risorse alternative in abbondanza. La tecnologia è tenuta al guinzaglio dagli interessi di potere, se si fa percepire alla gente che le risorse sono in procinto di esaurirsi si giustificheranno la crisi e i disagi sociali e sarà più facile per alcuni controllare le masse.

    Posso anche sbagliarmi, comunque la questione è interessante, dal canto mio la approfondirò, voglio vederci chiaro

  • 0
    elpayaso

    Leggendo il titolo avevo pensato che per oggi ci fosse EFFETTIVAMENTE la fine del mondo, allora ho guardato la guida TV ma non c’era riportato niente, i giornali non ne parlavano, allora ho capito che non c’era niente che mi salvasse da andare a lavorare. Più che altro dal farmi schivizzare.

  • -1

    Spero vogliate leggere questo mio articolo a proposito dell’Overshoot Day….

     

    http://francescosalistrari.blogspot.it/2012/08/crisi-ed-overshoot-day.html

     

    Grazie.

  • -2
    Guastatore1986

    Se la smettessimo di fare gli spreconi, non saremmo ridotti così

  • -3

    Sul sito del Global Footprint, linkato nel post, è facile raggiungere i grafici come quello dell’immagine.

    Scorrere i trend d’impronta ecologica di paesi come Cina, India, Brasile, Russia (quest’ultima con un andamento folle) è davvero preoccupante. A fronte della stabilità e, si spera, tendenziale diminuzione dell’impronta dei ‘soliti noti’ d’occidente, c’è un’esplosione di ‘fame di pianeta’ impressionante.

    Come la si ferma questa rovina planetaria?

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