La politica non è soltanto l'arte di perseguire il bene comune. E' anche e soprattutto la capacità di trasmettere convinzioni e sogni. Tutti possiamo avere qualche buona idea nell'arco della nostra vita, talvolta perfino geniale. Ma senza altre doti quali la determinazione, la perseveranza, la passione, la pregettualità, la concretezza e la capacità di trasmettere la grandezza di quello che vogliamo realizzare all'ultimo dei nostri collaboratori, le nostre idee saranno come lettere scritte sulla sabbia. Passeranno al primo brontolio della risacca.
Questa notte si è spento
un uomo che amava il futuro. Lo desiderava e non attendeva semplicemente che arrivasse, come molti di noi, ma lo chiamava, lo attirava a sè e lo plasmava a mano a mano che lo riceveva, come un marinaio issa a bordo la gomena di una nave. Poteva essere criticato per la sua filosofia proprietaria, per l'organizzazione monocratica della sua azienda, per la scarsa interoperabilità del suo mondo ma questo, forse, è il prezzo da pagare quando si vive sempre un passo avanti rispetto al normale fluire del tempo: la propria voce arriva da una radiolina sintonizzata sulle frequenze del domani ed è difficile fare conversazione. In fondo i tachioni riescono ad andare nel passato, è vero, ma al futuro hanno accesso solo le idee. E le menti illuminate in grado di pensarle.
E mentre
Steva Jobs se ne va, risucchiato dalla scia di una cometa verso la Nube di Oort, a noi restano uomini che amano solo il passato, tanto da non sapere fare altro che perpetuarlo, incessantemente, condannando il mondo a restare uguale a se stesso. Fino all'arrivo del
Messiah digitale.