La truffa dei giocattoli

Per Natale, mia mamma ha comprato un Mini Calcio Balilla ai suoi nipotini. Lo ha preso in cambio di 1800 punti in una grande catena di supermercati. Si scrive “punti” ma si legge “soldi”. A titolo di benvenuto, appena aperta la confezione, un’angoliera era rotta. Ma è il meno. I longaroni laterali si avvitano nel legno dell’intelaiatura. Peccato che le viti insistano su un quadratino di compensato di 2 centimetri di lato per mezzo di spessore, il quale a sua volta è fissato all’intelaiatura con due gocce di colla lungo i lati più sottili. Non ci vogliono cinque anni di ingegneria per capire che il tutto può durare da Natale a Santo Stefano.
Ma non è finita. Le barre metalliche dove si infilano i giocatori non hanno un fermo adeguato all’estremità, se non un cappuccio di gomma assolutamente inutile. Al primo utilizzo normale escono dalle loro sedi, roteando in aria e creando un pericolo concreto per i bambini, oltreché un evidente disagio. Inoltre le maniglie per giocare si fissano alle barre metalliche con una piccola vite ma senza nessuna solidità strutturale: appena le tiri un po’ più forte te le ritrovi in mano. Così ho guardato sulla scatola chi avesse congegnato questa truffa ai danni di ingenue nonne e malcapitati nipotini. Volevo esprimere una vibrante lamentela. C’era scritto Made in China. Ho lasciato perdere.

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 Un mese e mezzo fa mio figlio ha compiuto sei anni. Gli abbiamo fatto una festa. Sono venuti tantissimi suoi compagni di classe. Tutti con un regalo. Tra le altre cose ha ricevuto ben tre o quattro macchinine telecomandate. Quando ero piccolo io, una macchinina telecomandata era un sogno inarrivabile. Costava una fortuna. Ma forse c’era un motivo. Abbiamo aperto la prima. Ho dato fondo a tutta la mia scorta di pile per la videocamera e i radiomicrofoni, perché nella scatola non c’erano. Però era splendida: si accendevano anche le luci. “Era“, perché è durata qualche ora.
E’ stata forse distrutta, presa a calci, a martellate? Niente di tutto questo. Il motore funzionava bene. Solo, girava a vuoto, senza trasmettere il movimento alle ruote. Così, pensando ingenuamente a un filo staccato o a una cinghietta uscita di sede, ho provato ad aprirla. Dopo mezz’ora di equilibrismi sono arrivato alla scatoletta contenente la trasmissione. Gli ingranaggi erano immersi in una vasca di grasso e tenuti in posizione da sottili supporti di plastica. Rotti. Un millimetro di plastica rotta e un gioco da diverse decine di euro da buttare nel cesso. Sulla scatola, in piccolo tra i colori sgargianti e le foto spettacolari, c’era una scritta. Diceva Made in China.
Ne abbiamo aperta una seconda. Altre pile di dimensioni diverse da trovare smontando due telecomandi. E’ durata ancor meno della prima.

 

 Tra i regali c’era anche un set di walkie-talkie di Spiderman. Servivano due pile da 9 volt, così ho sventrato un minipimer e una radiosveglia. Li abbiamo accesi. Erano completamente inutilizzabili. Se stavi a due o tre metri di distanza, vagamente percepibile in un rumore di fondo predominante, potevi a malapena distinguere la voce proveniente dal secondo trasmettitore. Che tuttavia udivi molto più distintamente dal vivo, ovviamente. Se ti allontanavi a 4 o 5 metri, o se addirittura osavi cambiare stanza, era come cercare di captare un segnale radiofonico proveniente da Alfa Centauri. Made in China. Ho recuperato le pile e ho cestinato il resto.

 

 Sono solo alcune storie di milioni di altre storie perfettamente identiche che ogni anno si consumano nella quasi totale indifferenza del mercato, dei genitori, degli zii, dei nonni e nella delusione dei bambini. Una volta i giocattoli erano prodotti da un’industria matura, che lavorava secondo criteri di qualità, basandosi su un’esperienza e una maturità tecnologica e ingegneristica frutto di una storia fatta di eccellenza. Era, tra l’altro, il Made in Italy. I giocattoli (forse) costavano un po’ di più e se ne compravano di meno. Ma per Dio! erano solidi, robusti, affidabili. E se si rompevano valeva la pena spendere il tempo e le energie necessarie a gestire il processo della loro riparazione. I bambini avevano un giocattolo vero con cui divertirsi e gli adulti non avevano buttato via i soldi. Oggi (forse) una macchinina radiocomandata costa un po’ meno di ieri. Ma la società dei consumi ha accelerato talmente il suo ciclo produci-consuma-crepa che non c’è più il tempo di stare dietro a tutte le cose di infima qualità che arrivano incartate e che non funzionano. Ammesso che davvero qualcuno sia disposto a sostituirle (perché nell’era della globalizzazione nessuno ripara più niente, questo è ovvio), sono talmente tante, c’è così poco tempo e il loro valore percepito è talmente scaduto che non ne vale più la pena. L’unica via possibile è il cestino. Oppure la trasformazione di un appartamento da 80mq in una discarica di cianfrusaglie. In tutto questo profluvio tumorale di spazzatura chi ci guadagna è il produttore, perché costruisce a prezzi infimi oggetti qualitativamente scadenti accompagnati da una garanzia di facciata sulla quale pochissimi avranno voglia e tempo di rivalersi. Del resto, le stesse industrie occidentali, quelle che rappresentavano l’eccellenza, inseguendo questa scellerata spirale di involuzione hanno iniziato a produrre i loro giocattoli sfruttando la manodopera a basso costo disponibile nei paesi emergenti, dove i diritti umani e l’attenzione alla sicurezza sono un concetto molto sfumato. Ricorderete il caso dei 18 milioni di giocattoli Mattel prodotti in Cina e ritirati dagli scaffali perché erano state utilizzate vernici al piombo oppure avevano calamite troppo piccole che potevano essere ingerite.

 

 Ma c’è una domanda che mi tormenta. Quanto è costato quel Mini Calcio Balilla? Quanto quelle macchinine radiocomandate? Quanto quella coppia di walkie-talkie, comprati con un gesto forse distratto in un supermercato e gettati via ancor più distrattamente? Ad una festa di compleanno di un bimbo di sei anni arrivano mediamente regali per un valore complessivo che supera le centinaia di euro. E’ banale buonismo popolano chiedersi quante adozioni a distanza avremmo potuto sottoscrivere con tutti quei soldi? I nostri figli sono più felici, solo perché oggi hanno più cose da buttare e molte meno con cui giocare davvero?

 

 Quando ero piccolo abitavo a Genova. C’erano tante salite e andavano di moda i carretti. I carretti erano piccoli veicoli elementari, costituiti da grandi assi di legno cui si applicavano generalmente quattro rotelle di ferro, del tipo di quei cuscinetti a sfera che si usano in meccanica, non so bene per fare cosa. Molti bambini si costruivano un carretto, poi ci salivano sopra e si gettavano già dalla discesa, producendo un infernale sferragliamento delle ruote di acciaio sull’asfalto. Ma i decibel di puro casino erano direttamente proporzionali al divertimento.

 

 Così, mio nonno decise di costruirmene uno. Prese un’asse di legno solida e robusta. Avendo lavorato all’Ansaldo, nel cantiere navale, sapeva dove recuperare i cuscinetti a sfera. Ma poichè quando faceva qualcosa la faceva con amore, e non tanto per farla, realizzò un carretto unico, che nessun altro bambino aveva. Non solo progettò un sistema sterzante, per cui grazie ad un manubrio potevo orientare i due semiassi anteriori cambiando direzione, ma ricavò anche un’apertura nella parte anteriore dell’asse, dentro la quale inserì una tavoletta basculante che una molla riportava in posizione. La tavoletta era ricoperta di cuoio: bastava premerla perché il cuoio entrasse a contatto con l’asfalto e, grazie all’attrito prodotto, frenasse la corsa del carretto.

 

 Adesso avevo un carretto nuovo fiammante, esclusivo, super-tecnologico e anche bello esteticamente! Questo purtroppo non impedì all’invidia degli altri bambini di mettermi in testa a quella speciale carovana di cinque/sei carretti che ogni tanto veniva organizzata per la discesa, a mo’ di trenino, per poi lanciarmi a tutto spiano contro la scalinata della chiesa, espellendomi dal convoglio come un proiettile. L’impatto con i sacri gradini mi procurò una ferita al ginocchio che ci mise un mese e mezzo a guarire. Ma si tratta di un particolare secondario.

 

 Quello che ricordo è il momento della costruzione. Ricordo mio nonno al lavoro. Io che lo guardavo ammirato. Ricordo la dedizione e l’ingegno con la quale applicava le soluzioni che aveva pensato apposta per me.

 

 Credo di non avere mai avuto un giocattolo più bello. Neppure una macchinina radiocomandata, acquistata a prezzo pieno negli anni ’70, mi avrebbe dato la stessa gioia.
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78 risposte a La truffa dei giocattoli

  • 46
    LordZanna

    Trovare qualcosa che non riporti “Made in China” è raro da molto tempo, per tutti i tipi di prodotti.

    L’altro mito da sfatare (o meglio pregiudizio) è che in Cina costruiscano solo schifezze.

    Anche la Apple produce in Cina eppure costano cari e i cosiddetti fan della mela li ritengono prodotti superiori…

  • 45
    ADesso97

    Le cose sono come la felicità… durano poco…

  • 44
    Andrea Pulcinelli

    Il post ricalca interamente il mio pensiero. Anche per questo Natale i nostri bambini avranno molti più giochi da buttare in discarica e meno con cui giocare.

    Mio figlio di 4 anni circa due anni fa voleva una cucina da bambini … ebbene io e mia moglie ci siamo rifiutati di comprargliene una però abbiamo deciso di autocostruirla … http://yummymummyematteo.blogspot.com/2009/10/la-minicucina.html. Questo non è sempre possibile però in ogni caso dovremmo diventare dei consumatori più responsabili non solo nei giochi.

  • 43
    luis

    Io penso che per i bambini, che sono gli utilizzatori finali di quei prodotti, non sia tanto importante il giocattolo in sè, quanto il gioco. Se una macchina radiocomandata si rompe, il bambino può far finta che funzioni, con la sua immaginazione. Se un Walkie talkie non funziona, il bambino può parlare nella stessa stanza con un famigliare o un amichetto, facendo finta di essere separato dall’interlocutore da una distanza di kilometri. Il carretto con le ruote fatte con i cuscinetti delle lavatrici non era mica dotato di un motore elettrico, ma probabilmente Claudio, quando ci giocava, immaginava che ne avesse uno con prestazioni supersoniche. La truffa di un giocattolo difettoso è percepibile solo dal genitore che giustamente ragiona in termini di convenienza, qualità e rapporto qualità-prezzo. La cosa che si potrebbe fare, sendo me, è cercare di non far percepire al bambino di aver ricevuto un “pacco”, lasciando che si goda la sua infanzia, tanto, purtroppo, non mancheranno occasioni nella sua futara vita di giovane adulto per sperimentare le bizzarrie del consumismo e le insidie dell’obsolescenza pianificata nei prodotti.  

    • 43.1

      mis embra un discorso delirante. Funzionerebbe se stessimo parlando di cose che ci ritroviamo lì e seguissimo la giusta linea di pensiero di non sprecare nulla. Ma qui stiamo parlando di qualcuno che ti vende (e quindi ti fa pagare fior di solid) qualcosa che costa perché va con il telecomando.
      Se vogliamo lavorare di immaginazione mi va benissimo, ma stiamo parlando di un’altra cosa.

    • 43.2

      mis embra un discorso delirante. Funzionerebbe se stessimo parlando di cose che ci ritroviamo lì e seguissimo la giusta linea di pensiero di non sprecare nulla. Ma qui stiamo parlando di qualcuno che ti vende (e quindi ti fa pagare fior di solid) qualcosa che costa perché va con il telecomando.
      Se vogliamo lavorare di immaginazione mi va benissimo, ma stiamo parlando di un’altra cosa.

    • 43.3

      mis embra un discorso delirante. Funzionerebbe se stessimo parlando di cose che ci ritroviamo lì e seguissimo la giusta linea di pensiero di non sprecare nulla. Ma qui stiamo parlando di qualcuno che ti vende (e quindi ti fa pagare fior di solid) qualcosa che costa perché va con il telecomando.
      Se vogliamo lavorare di immaginazione mi va benissimo, ma stiamo parlando di un’altra cosa.

    • 43.4
      luis

      E’ ovvio che se un nonno o un genitore sapessero a priori che un giocattolo è difettoso non lo comprerebbero, ma visto il dilagare di prodotti di scarsa qualità o si sta attenti nella scelta o si chiude un occhio oppure ci si fa cambiare l’articolo, se possibile, oppure ancora si potrebbe scegliere di acquistare giocattoli più semplici e meno sofisticati per evitare delusioni. 

      Questo è solo un mio punto di vista, non voglio, ne sono nella posizione di insegnare niente a nessuno. Certo è una cosa odiosa che mettano in commercio prodotti difettosi, ma non lo possono essere tutti su scala globale, per esempio i miei cugini non hanno avuto problemi con i regali (almeno non ancora).

  • 42

    Bene, vi lascio questo contributo video doppiato dalla mia amica Alice.

    A Voi: La storia dell’elettronica

    • 42.1
      roberto p.
      roberto p.

      Il tuo video completa quello già pubblicato da Claudio il 15 giugno 2008 nel post “Il gene della morte”

      Ma da quella data non ho avvertito nessun minimo miglioramento (SIGH …).

  • 41
    fanny

    Gianmario d ,io invece stupidamente la lavatrice l’ho buttata ne ho comprata una nuova e me ne sono pentita.

  • 40
    Giancarlo58

    Sono uno di quelli che che non amando buttare gli oggetti semplicemente perchè guasti, prima di farlo comunque , tenta di ripararli. Molte volte gli oggetti dotati di un motore elettrico che sono plurifunzionali come i piccoli robot da cucina , presentano delle debolezze messe li proprio nei punti di maggiore sollecitazione.Se si rompe proprio li, dovete buttarlo assieme a tutti gli acessori.Spesso vengono usati sistemi di assemblaggio , che non ti permettono di sostituire per esempio una piccola parte molto importante che avrebbe un costo di fabbricazione irrisorio. La semplice lama di un mimi-tritatutto, non è sostituibile.Quando non taglia più, ti devi ricomperare la lama e anche il motore elettrico.Oggi hanno vita dura i riparatori di oggetti perchè spesso vengono assemblati in modo da rendere impossibile lo smontaggio.Viti e bulloni per esempio sostituiti da borchie e/o ribattiture. Nonostante le innumerevoli colle vendute nei supermercati del bricolage, riparare certi oggetti è di fatto reso impossibile dal sistema.Per il futuro ci sarebbe da aspettarsi l’auto “usa e getta” . Sarà forse costruita senza bulloni , non dovrai nemmeno cercare dove si trova l’asticella per monitorare il livello dell’olio motore perchè non c’è come non ci sarà nemmeno il tappo. Non occorreranno manutenzioni e se non subisce guasti e/o incidenti durante l’uso, dopo un certo numero di km, la butti via e ne ricomperi una nuova… dove? In un grande centro commerciale ovviamente.

    Spero vivamente che questo sia solo un brutto sogno

    Cordialmente Giancarlo

  • 39
    byomatteo

    IO AI MIEI TRE BIMBI HO “COSTRUITO” CON LE MIE MANI UN CAVALLUCCIO DI LEGNO ….MADE IN ITALY AL 100% CON MATERIALE RICICLATO DA SFRIDI DI LAVORAZIONE E AVANZI CHE SI PUO’ CHIEDERE NEL RETROMAGAZZINO DI UN QUALSIASI BRICO CENTER.
    IN PASSATO HO COSTRUITO ANCHE UN CAMION CON RIMORCHIO E UNA CASETTA… SEMPRE DI LEGNO…
    FATE ANCHE VOI LO STESSO…NON IMPORTA CHE SIANO PRECISI…NON E’ DIFFICILE…UN PO’ DI TEMPO SI TROVA E VI ASSICURO CHE I BAMBINI NE SONO MOLTO STIMOLATI DALLE FORME STRANE CHE ESSO PUO’ ASSUMERE…IL LEGNO E’ FACILMENTE LAVORABILE! MA ANCHE SOLO PEZZETTI DI LEGNO UNO SULL’ALTRO TIPO LEGO VI ASSICURO CHE CI GIOCANO TANTISSIMO E POI LI POSSONO COLORARE…TUTTO SENZA LIMITI DI FANTASIA ED A UN COSTO CONTENUTISSIMO.

  • 38
    Gianpy

    Ciao Claudio (e lettori del blog),

    vorrei portarti la mia piccola testimonianza …. innanzitutto, perché delocalizzare (Cina, India, Cecoslovacchia, ecc. ecc. poco importa): perché COSTA MENO.
    A me hanno sempre detto che “se per realizzare un manufatto hai il 50% di manodopera e il 50% di costo dei materiali allora si va all’estero (Cina ???)”.

    Fermo restando che in Cina (o in altri paesi detti “emergenti”) vengono sistematicamente calpestati i diritti civili (e non solo quelli dei lavoratori) per cui la competizione è IMPOSSIBILE non è assolutamente vero che in Cina lavorano male.
    In Cina fanno ciò che chiediamo loro.
    Se l’imprenditore chiede di realizzare degli articoli con il prezzo più basso possibile (con – quindi – livelli qualitativi penosi) in modo da aumentare gli utili i cinesi lo fanno (naturalmente mantenendo inalterato il prezzo di vendita in Italia !!!)
    Ma sono anche in grado di realizzare oggettini all’avanguardia, come i tanto famigerati prodotti Apple !!!!
    Su cui – presumo – Apple abbia degli utili di tutto rispetto, visto il prezzo di vendita (e il costo relativo) !!!!

    Ci sono anche imprenditori che fanno realizzare i propri prodotti in Cina ma utilizzando dei criteri qualitativi “locali”, cioè con controlli di qualità pari a quelli realizzati nel paese d’origine.

    Il problema è che qui – in Italia – FORSE ci vogliono guadagnare un po’ troppo ….

    Alcuni anni fa ho acquistato su Amazon.com in USA dei giocattoli per i miei figli.
    Tutti rigorosamente FISHER PRICE. Tutti rigorosamente fatti in Cina.
    Tutti rigorosamente IDENTICI a quelli in vendita in Italia.

    NON essendo possibile l’acquisto e la spedizione in Italia (direttamente) li ho fatti recapitare ad una mia amica negli States la quale ha provveduto poi ad inviarmeli.

    Risultato: contando le spese di spedizione (che ho pagato io) e i diritti doganali (che comunque ti fanno pagare) li ho pagati la META’ di quanto li avrei pagati acquistandoli IN OFFERTA nei centri commerciali che li scontavano già o li proponevano in offerta !!!!

    Lo scorso anno ho acquistato un TV LED da 40″ SAMSUNG in Francia.
    L’ho pagato (spese di spedizioni comprese) 1/3 in meno del miglior prezzo che avevo trovato nelle catene on-line italiane di elettronica in offerta.

    Quel che ti ho sopra citato è tutt’ora funzionante perfettamente.

    Al contrario, altri prodotti “no brand” ricevuti dai miei figli come regali ed acquistati nei centri commerciali a prezzi “competitivi” si sono “demoliti” dopo pochi giorni di utilizzo.
    Tutti – rigorosamente – fatti in Cina, naturalmente.
    Ho provato a ripararli ma era praticamente impossibile, circuiteria elettronica fatta con rifiuti e meccanica inesistente.
    ESATTAMENTE come i giocattoli di tuo figlio ….

    Cercando nei miei vecchi giocattoli ho trovato “Simon”, quel gioco con quattro quadranti che si illuminano in sequenza e che tu devi “ripetere”. Lo usavo quando ero piccolo (più di 30 anni fa). Ci ho messo le batterie, l’ho acceso e funziona !!!!
    Ora i miei figli ci stanno giocando alla grande …

    Morale: i nostri “vecchi” giocattoli erano fatti per DURARE, quelli che stanno riempiendo gli scaffali dei supermercati sono GIA’ SCADUTI nel momento in cui li acquisti.
    Sono TUTTA APPARENZA ma NIENTE SOSTANZA …

    Io – se possibile – cerco di NON acquistare questi “giocattoli” per i miei figli.
    Ma è difficile, qualcuno – da parte dei nonni o degli amici – arriva sempre.
    E che si rivela – sempre – una delusione, un giocattolo che dura solo qualche minuto (sempreché non funzioni già da subito …)

    Ciao Claudio, Buon Anno !!!!

  • 37
    Rhinoted

    http://www.youtube.com/watch?v=BHk8wW_DEbI

    Guardate questo stupendo documentario sull’obsolescenza programmata. è sottotitolato in Italiano, vi dico solo che in Spagna lo hanno passato in prima serata sulla televisione nazionale (la nostra raiuno). Noi al massimo a quell’ora abbiamo Martufello e le veline..

    Ve lo consiglio vivamente per capire meglio di cosa stiamo parlando in questo post ed intravedere il tragico disegno strisciante che c’è sotto..

     

    ciao ciao

     


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